di Orsetta Innocenti

 

“Leggere, scrivere, far di conto. E portarsi da galantuomo”. Fin dalla scuola post-unitaria, il concetto del ‘fare gli Italiani’ ha delegato alla scuola la formazione del buon cittadino, in un doppio ruolo, di educazione culturale e civica. È una impostazione condivisa, tanto che in molti paesi europei il ministero si chiama dell’Educazione” e/o “della Formazione”, e non solo dell’Istruzione, come in Italia. Il come assolvere a questa funzione civica è stato, nell’Italia repubblicana, oggetto di ampio dibattito, drogato però da un vizio di forma all’origine, perché la necessità di introdurre a scuola una forma autonoma di “educazione civica” ha sempre trovato la via di leggi monche, che hanno seguito l’unico mantra che accomuna la lunga litania di riforme che hanno scandito la storia del nostro paese in termini di scuola “senza nuovi o ulteriori oneri per la finanza pubblica”. Di questa fantomatica “materia-non materia” sono state previste linee guida, abilitazioni, progetti. Tutto, tranne l’unica cosa che serve a dare concretezza di appartenenza a un curricolo scolastico: un docente in cattedra e almeno un’ora di insegnamento a settimana.

 

Si comincia col DPR 585/1958 (ministro Moro), quando per la prima volta si stabilisce che «i programmi d’insegnamento della storia, in vigore negli istituti e scuole d’istruzione secondaria ed artistica, sono integrati da quelli di educazione civica»[1]. Nasce l’idea che l’educazione civica sia compito di tutta la scuola, ma competenza specifica dell’insegnante di Lettere; proprio per questo, viene inserita tra le conoscenze necessarie per prendere l’abilitazione in quella classe di concorso. Per quanto riguarda la collocazione oraria, si dice solo che l’insegnante di storia dovrà dedicare alla materia «due ore mensili», senza alludere a una separata valutazione. È in questa forma che l’educazione civica sopravvive fino al 2008, quando Gelmini – nell’ambito di una attenzione riformista che guarda, nelle dichiarazioni, ‘al buon tempo antico’, propugnando per esempio il ritorno al grembiule o al maestro unico, o la lettura della Bibbia (nei fatti la parola che meglio serve a spiegare quella ‘riforma’ è di nuovo una sola: “tagli”) – torna sulla questione, sostenendo la sua volontà di dare maggiore lustro alla formazione civica. Per l’occasione, la legge 169/2008 le cambia nome in “Cittadinanza e Costituzione”, ma non la struttura antimaterica: nessuna collocazione oraria nel curricolo, nessun insegnante dedicato, abilitazione compresa nell’insegnamento di Lettere. E poco cambia anche con la successiva L. 222/2012 che, riconoscendo nel 17 marzo la «Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera», all’art. 1 sancisce nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione la necessità di organizzare percorsi volti a sensibilizzare gli studenti sugli eventi e i simboli dell’unità nazionale, anche in una prospettiva europea.

 

Si arriva così alla scorsa legislatura, quando (ministro Fioramonti) con la legge 92/2019, “Cittadinanza e Costituzione” torna a essere “educazione civica”, con grandi brindisi alla ‘novità’ e i voti parlamentari di tutti, perché non c’è nulla come un delizioso rituale, possibilmente a costo zero, per cementare maggioranza e opposizione intorno all’immagine totem dei propri ricordi scolastici, e pazienza se la realtà, quella di un sostanziale disinteresse per la scuola pubblica, nel frattempo scandisce altro. Così, nel mezzo dell’emergenza, Azzolina fa uscire il Decreto 35/2020, «Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, ai sensi dell’articolo 3 della legge 20 agosto 2019, n. 92»[2], inviate alle scuole senza tenere in conto (come è ormai prassi di questa ministra: è successo lo stesso per le OM di questa fine anno scolastico, in merito a valutazione ed esami di fine ciclo, primo e secondo) di nessuna delle richieste sostanziali di modifica proposte in merito dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione[3].

 

I contenuti della ‘nuova’ educazione civica sono, sostanzialmente, life, world and everything: una lunghissima lista di educazioni e competenze la cui realizzazione compiuta sarebbe impossibile in due vite intere, altro che due cicli scolastici[4]. Veniamo alle modalità organizzative per inserire questa nuova ora settimanale nel curricolo. Poiché, appunto, si trattava di inserire un totale di 33 annuali, di una materia per la quale vi sono insegnanti che hanno una specifica abilitazione in tal senso (per esempio: i docenti di diritto, e quelli di lettere, la cui abilitazione in Storia recita “Storia ed educazione civica”), l’osservatore di buon senso potrebbe pensare che una buona idea poteva essere (come fatto dalla ministra Carrozza nel 2013 quando reintrodusse un’ora di geografia al biennio delle superiori) di mettere un’ora in più alla settimana nel monte ore annuale dei diversi gradi, ordini e indirizzi, e poi di servirsi, per insegnare qualcosa che vuole una competenza specifica, di insegnanti già abilitati per quello.

 

Invece no. Visto che comunque non deve costare un euro alle casse dello Stato, il metodo scelto è quello dell’’ultimo biscotto’ che si ricava dai ritagli di tutti gli stampini precedenti, quello che viene sempre un po’ più storto. Tutti gli altri insegnanti taglieranno qua e là qualche ora a settimana dal loro monte ore, in modo da andare a comporre il fatidico 33 annuale richiesto senza aumentare le ore settimanali e poter permettere così all’‘esperto’ coordinatore di espletare il suo dovere nella ‘nuova’ materia (gratuita).

 

Il docente ‘esperto’, a sua volta – ed è questa l’unica significativa novità, che declassa il concetto di abilitazione, e pubblico concorso – potrà essere incarnato da una serie variegata di figure (tra le quali, alle superiori, spicca, bontà del MI, il docente di diritto, ma per esempio non quello di lettere). A lui spetterà il compito di coordinare i colleghi che, a turno, presteranno la loro opera (e la loro ora) per versare qualche cosa nel comune secchio dell’educazione civica di tutti. Infatti, visto che la buona cittadinanza ci riguarda tutti, tutti la possiamo un po’ insegnare, a turno. Come se, per introdurre un’ora in più a settimana nelle scuole di ginnastica, si chiedesse all’insegnante dell’ultima ora, tutti i giorni, chiunque sia, di dedicare gli ultimi dieci minuti a fare qualche addominale, se è bel tempo una corsetta. Tanto, se qualcosa si fa a costo zero, senza tenere in considerazione abilitazioni disciplinari e competenza, si può sognare in grande: l’Università della vita consente di prendere pronte abilitazioni quasi in tutto, basta un breve corso, magari ‘trasversale’, magari in modalità blended (9 ore in presenza e poi una relazione da caricare in piattaforma, totale 25 ore – così funziona la formazione nella buona scuola): perché servirsi di insegnanti in quella materia abilitati? Quello che serve a completare una operazione di pura facciata è solo avere a disposizione ‘una casella’: se prevedo un voto autonomo, da esibire nella pagella finale alle famiglie, che cosa importa se non deriva da un’ora in più a settimana, insegnata e pagata da un docente specifico? È il (solito) gioco delle tre carte: raddoppio la torta tagliandola a metà.

 

Se non fosse che il diavolo si annida nei dettagli. Perché questo giocare con le materie fantasma a furia di smontare il tempo (ore di lezione di tot minuti, variabili, ma orario cattedra da 18h, cioè minuti 1080) tradisce il sistematico calpestare, da parte del MI, del Contratto Collettivo Nazionale. Il quale – nonostante lo svilimento che perennemente subisce: in vacanza forzata per lungo tempo, disatteso e/o disapplicato – è, e resta, lo strumento unico all’interno del quale si inserisce qualunque riforma del quadro normativo dei lavoratori di quel comparto. Così non è stato per questa dubbia ‘novità’. E così non sembra essere nella ventilata ipotesi (una delle tante) di ore da 40 minuti, il prossimo 2020/21, per gestire l’emergenza da Covid-19, senza spendere in investimenti, personale, edilizia scolastica: tutto sulla pelle dei soliti insegnanti, che potrebbero finire a fare (come per l’educazione civica targata Fioramonti) le ore fantasma: 24 unità orarie da 40’ in classi diverse, ma 1080 minuti complessivi a settimana. Un’idea che non pare improprio pensare che la ex sottosegretaria dell’ex sottosegretario dell’ex ministro Bussetti abbia preso riadattando dalla ‘nuova’ educazione civica questa modulazione sciagurata.

 

[1] Cfr. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1958/06/17/058U0585/sg (u.c. 11/07/2020).

[2] Cfr. https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/m_pi.AOOGABMI.Registro+Decreti%28R%29.0000035.22-06-2020.pdf/8e785f33-2898-95b1-7326-dcc368228f98?t=1592916355595 (u.c. 11/07/2020).

[3] Cfr. http://www.flcgil.it/files/pdf/20200619/parere-cspi-su-linee-guida-insegnamento-educazione-civica.pdf (u.c. 11/07/2020).

[4] Cfr. il bell’articolo di Claudio Giunta, La fascista intelligente e l’educazione civica, «Il Mulino», 4, 2019: https://www.rivistailmulino.it/journal/articlefulltext/index/Article/Journal:RWARTICLE:94468 (u.c. 07/07/2020).

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