di Rodolfo Quadrelli

 

[Pubblichiamo sei poesie di Rodolfo Quadrelli tratte da Tutte le poesie (1960-1984), a cura di Fiorenza Lipparini, con uno scritto di Quirino Principe, Pavia, Effigie 2020. Ringraziamo Paola Quadrelli e l’editore].

 

OH TOI, QUE J’EUSSE AIMÉE…

 

Sbagli al telefono, e un altro ti risponde

(altra): e proprio niente quella voce è,

un filo a te sottratto, che la trama confonde

dei desideri, e che sorpreso, ti fa dire «beh?».

 

Ché solo la tua storia t’interessa, ma ora

vorresti tramutare questo errore

in altra storia, in altra trama: implora

un’altra vita in te, un altro amore.

 

Valuti ormai il tuo prossimo per quello

che solo a te può dire o può giovare,

vorresti ora conoscere chi è quello

(quella) che per caso risponde e non è nulla, o pare:

 

creatura anch’essa, per caso appesa a un filo,

e questo filo fosse quello che ha

segreto da inseguire pro nihilo,

filo segreto della Carità.

 

Dire però «chi sei?» anzi «chi è?» non osi,

e l’altra voce si ritira e tu

torni al tuo vero scopo, e quando posi

la cornetta, un volto, un sogno in rotta scende giù.

 

*

 

LE BANDIERE

 

Di fronte all’ultimo gioco del potere

perdo le forze e ritorno bambino:

apro un opuscolo e guardo le bandiere.

È azzurro questo? O è quasi turchino

 

che mi prende d’un subito, colore

di desiderio e insieme di memoria?

Io sono qui per odio della storia

perché non riesco a vivere d’amore.

 

Potessi dietro al verde, al rosso, al giallo

dove mi perdo e non mi salvo, privo

del fuoco interno di ogni uomo vivo,

dimenticarmi del mio primo fallo!

 

Che cos’ho fatto? No, non è un segreto

che sono andato spesso fuori pista;

credo di esistere solo nella lista

di chi vede «permesso» ed è «divieto».

 

Ma errore non può essere il destino

che io deliberai giovane adulto;

e perché non mi presto al basso culto

sono qui a vaneggiar, vecchio bambino.

 

Dietro alle voci degli anni di allora

trema l’orgoglio di una vita fiera;

io mi piego in silenzio d’ora in ora,

e quella sventola come una bandiera.

 

*

 

PLAZHER

 

Alzarsi presto dopo aver dormito,

lavarsi in fretta e non pensare a niente,

caffè, pipa, e poi, via, com’è di rito,

ripiombare sul libro del giorno precedente.

 

E poi andare a scuola: alacrità

di chi si aspetta, a leggere il giornale,

il proprio incontro con la verità,

il giorno nuovo, l’oblio di tutto il male.

 

Stanchezza che ti insidia, e conoscenza

del dono altrui, del sogno di quest’altro,

ti ferma lì un momento: non sgomenta!

 

Ché la sera ti resta, l’esperienza

non prevista, chissà, a cui non sei scaltro.

Rientrare tardi senza che si senta.

 

*

 

LA FELICITÁ

 

Felicità nel niente che maturi

lo strazio di due anni e mezzo, ai quali

ne va aggiunto qualche altro e che assicuri

gli spiriti vitali, no mortali,

 

resta un poco con me, tu che ti curi

tanto di chi è perdente e che ai suoi mali

non opponi che infanzia e che con puri

pensieri tergi la fronte degli uguali;

 

ora per te divento quello che ero

quando sapevo e non sapevo il dopo.

Sento una canzoncina, non priva di mistero,

che regge, come un filo, ogni mio scopo.

 

E se tu sei quale sembravi o eri

offrimi un varco tra domani e ieri!

 

*

 

LE FINESTRE ILLUMINATE

 

Le finestre illuminate che chiudono in segreto

qualcosa che indovini ma che non sai per certo,

e che sembrano opporre con la luce un divieto

a penetrare dentro un mondo chiuso e aperto,

 

le vedi nella sera, da sempre e non sai come

persuadono a resistere, e con la luce hanno

un loro volto, una fiammella, un nome

e ad essi i sogni a cento, a mille vanno:

 

un mondo intero è chiuso in quella luce,

un mondo oscuro dietro una superficie,

l’anima stanca si alza, già vola, si riduce

verso il cielo a pregare, poi torna a terra e dice:

 

il mistero che sta nelle finestre illuminate

è finito e infinito come la stessa vita

e non si può sapere quanto l’amore amate

o l’odio odiate abbia le cose a cui ci invitano:

 

ma nella quiete credi che sempre verso il bene

vadano quei destini, anche le pene!

 

*

 

LA DOMENICA

 

La domenica finita, impressa su uno schermo,

le voci che risuonano, il va e vieni alterno,

tutto risponde adesso a un mio disegno,

ritorna avanti, mostra il proprio segno.

 

Sto coi bambini in giro, e chi lo sa

che cosa cerco per tutta la città,

forse perdere tempo o chi sa dove

credere a una verità che non vuol prove.

 

E intanto andare, andare con le gambe

seguire l’estro, prendere vie strambe,

finché appare una mèta e verso quella

dirigersi nel buio o semibuio della

 

strada che non va da alcuna parte,

e poi tornare sia a caso o ad arte

donde era la partenza e verso casa

incamminarsi. Domenica persuasa

 

di esistere per niente o per il tutto che

cerchi e ricerchi invano ma che c’è.

 

 

[Immagini: Wolgang Tillmans, Freischswimmer].

1 thought on “Sei poesie

  1. Poesie come uno specchio concavo, che solo poco riflette: l’autore e le sue idiosincrasie e la rima, che a volte potrebbe stabilire legami esterni sorprendenti a chi scrive, qui rincalza il suo mantello a ruota.

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