di Giorgiomaria Cornelio

 

[Una nota e due frammenti testuali dal foglio Rinnovella di Giorgiomaria Cornelio, recentemente pubblicato dalle edizioni Benway, curate da Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli. La traduzione in francese è di Alessandro De Francesco.]

 

II. non tacere tutto ciò che dirupa, che dilava. che torna alla nerezza invertebrata. un lungo plebiscito ha dovuto stabilire il limite contornabile, la somma di cadute che decreta un pianterreno. per cui ti chiedo la postura della valanga. di insegnare alla freccia un’amnesia oltre ogni orientamento. di usare lo stesso vaso dove il Carbonaio avrà lasciato i liquidi rudimenti del trapasso. poi sarà altra carpenteria, e un mantice ad arrostirti la febbre. sarai la vigilia e non l’avvento. l’osso più magro del sostantivo. il guscio covato anche dopo la schiusura. la ricirconcisione. questo sarai. perché l’attesa deve durare un giorno in più della fine: allora le doglie scavalcheranno il concepimento. allora resteremo assolutamente abbandonati. e per questo: […] salvi.

 

II. ne pas taire tout ce qui entraîne, qui érode. qui revient à la noirceur invertébrée. un long plébiscite a dû établir la limite contournable, la somme de chutes qui décrète un rez-de-chaussée. donc je te demande la posture de l’avalanche. d’apprendre à la flèche une amnésie au-delà de toute orientation. d’employer le même pot où le Charbonnier aura laissé les rudiments liquides du trépas. puis ce sera une autre charpenterie, et un soufflet pour te rôtir la fièvre. tu seras la veille et non la venue. l’os plus maigre que le sub-stantif. la coque couvée même après l’éclosion. la recirconcision. tu seras ceci. parce que l’attente doit durer un jour de plus que la fin : alors les douleurs franchiront la conception. alors nous resterons absolument abandonnés. et pour cela : […] sauvés.

 

VIII. il penultimo recita la formula: «midollo, midollo, midollo che non secca. spina tra due orli. stanotte è pesto buco e lucore. stanotte scorna. e rinnovella il mondo.»

 

VIII. l’avant-dernier récite la formule : « moelle, moelle, moelle qui ne sèche pas. épine entre deux bords. cette nuit c’est trou total et lueur. cette nuit en découd. et renouvelle le monde.»

 

*

 

Nota alla Specie Storta

 

Quaderno della stortura, arrovescio dell’estinzione. Non più questa o quella specie, quell’andare verso una fine di parte; ma il nostro essere comune agguato alla finitudine programmata; pieno sprogetto; ricirconcisione.

 

Un’interpretazione chassidica del sacrificio di Isacco vede, nella rinuncia di Abramo, una forma superiore di alleanza: Abramo sacrifica anche il sacrificio.  Eccoci, dunque, in luogo della non coincidenza.   Poesia questo scarto: la messa in opera del tempo che serve a lavarne via la compiutezza.  Tempo di annuncio portato all’estremo dell’annuncio: afasia; tempo in cui solo diventiamo degni del portarci alla fine del tempo.

 

In un suo saggio, Padre Pozzi ricordava che con la recita di salmi e antifone «si intendeva preparare mentalmente “la cuna, el linzoletto, la fodetra, el patelino” a Gesù nascituro, seguendo passo passo le presunte attività di Maria in attesa del parto».  Ugualmente, questi frammenti di scrittura sono gestazioni immaginative; ipotesi di vicarianza; sconfessioni della catastrofe; viatici; recuperi; rinnovellamenti.

 

Nessuna redenzione senza spiegamento dei possibili: i corpi negati o i corpi estinti andranno restituiti al mondo che viene.  Così, questo quaderno è doppiamente indirizzato alla bimba storta che sono stata e alle bimbe storte che non hanno potuto esserlo.

 

Piuttosto che una ginnastica di raddrizzamento, ho voluto lasciare qui un’ulteriore postura della valanga.

 

La Specie Storta: un disegno di Giuditta Chiraluce

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