Testo di Louise Glück. Traduzione di Massimo Gezzi

 

Otto anni fa, insieme a Franco Buffoni, Guido Mazzoni, Antonella Anedda, Damiano Abeni, Moira Egan e altri, partecipai a un pomeriggio organizzato dall’American Academy in Rome e intitolato More Honor in Betrayal’: Two Days of Poetry in Translation. Per l’occasione tradussi poesie di Robert Hass, W.S. Merwin e Louise Glück. Mi unisco ai festeggiamenti per il Nobel presentando – senza il tempo di rivederla – questa traduzione inedita di Nostos, da Meadowlands (1996) (Massimo Gezzi).

 

Louise Glück, Nostos

 

In giardino c’era un melo –

e questo sarebbe

quaranta anni fa – dietro,

solo prati. Macchie di crochi

nell’erba umida.

Io stavo alla finestra:

fine aprile. Fiori primaverili

nel giardino del vicino.

Quante volte, davvero,  quell’albero è fiorito

per il mio compleanno?

Proprio quel giorno, voglio dire,

non prima e non dopo? L’immutabile

che prende il posto di ciò che muta,

che evolve.

L’immagine che prende il posto

della terra inesorabile. Cosa so

di questo luogo,

il ruolo dell’albero per decenni

preso adesso da un bonsai, delle voci

che si levano dai campi da tennis –

Campi. Il profumo dell’erba alta, appena tagliata.

Quello che ci si aspetta da un poeta lirico, d’altra parte.

Guardiamo il mondo una volta sola, nell’infanzia.

Il resto è ricordo.

 

*

Louise Glück, Nostos

 

There was an apple tree in the yard –

this would have been

forty years ago — behind,

only meadows. Drifts

of crocus in the damp grass.

I stood at that window:

late April. Spring

flowers in the neighbor’s yard.

How many times, really, did the tree

flower on my birthday,

the exact day, not

before, not after? Substitution

of the immutable

for the shifting, the evolving.

Substitution of the image

for relentless earth. What

do I know of this place,

the role of the tree for decades

taken by a bonsai, voices

rising from the tennis courts –

Fields. Smell of the tall grass, new cut.

As one expects of a lyric poet.

We look at the world once, in childhood.

The rest is memory.

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *