di Laura Liberale

 

[Laura Liberale è una figura di studiosa-poeta molto complessa: dottore di ricerca in Studi indologici e specializzata in tanatologia, Liberale ha insegnato culture e filosofie dell’India e tenuto corsi di alta formazione per i professionisti della cura che accompagnano i pazienti terminali. Scrive romanzi e poesie, una scelta delle quali è apparsa in Nuovi Poeti Italiani 6 (Einaudi 2012). Esce in questi giorni Unità stratigrafiche, il suo nuovo libro di poesia edito da Arcipelago Itaca, dove Liberale esplora una scrittura di lucidità disturbante e insieme di raggelante compassione. Ne presentiamo un estratto.]

 

 

a volte i morti gettano biglie colorate nei cortili dell’infanzia
nessuna uguale all’altra, piovono giù senza colpire
quando qualcuno passa

 

i morti potrebbero crivellarci
ma si limitano, parmenidei, ad associarsi
alla perfezione di minute sfere

 

 

 

 

nottetempo ha fatto a pezzi
il cippo a bordo strada per il padre
a meno di due metri dal punto esatto dello schianto

 

dice che ne poserà uno nuovo
nell’angolo di bosco dove suo padre
andava a amoreggiare con sua madre

 

dice di essersi ricreduto
e che se proprio deve commemorarlo
che almeno sia nel posto
in cui tutto in un certo senso è cominciato
e non dove è finito

 

 

 

 

per molti giorni il padre
tornò in forma di mosca

 

veniva per posarsi
sulla bocca dei vivi
congiunti, forse bramava
più precise parole
forse essere inghiottito
forse, ma meno probabile
dei baci

 

il morto canta dodecasillabi
prendendoti in prestito la bocca

 

quando ti svegli continui a cadenzare
ma, chiaro, sono perse le parole

 

cominciavano con qualcosa come
infiora la frase la gola s’indora

 

e rimavano senza vergogna

 

 

 

 

i morti che non ci vollero al loro funerale
a volte ci ripensano
e accendono un display nel quasi sonno
con su scritto: «Uno spazio per dirti addio»
convinti che possa bastarci
che ce lo faremo bastare

 

e hanno ragione

 

 

 

 

se un morto, il giorno delle sue esequie
ti colora di azzurro il parabrezza
sorridendoti nel centro
è per dirti due cose:
il tuo ritorno a casa filerà liscio

 

quando perderai di nuovo qualcuno — e lo perderai presto —
cerca di ricordare quel che ti ho mostrato oggi

 

 

 

 

la vicinissima alla morte
non parla più ma tutti segue
con lo sguardo, si assicura
alla cordata dei vivi, perimetra
lo spazio che resta in luce
e quello che invece imbuia
alla più giovane di noi elargisce
una smorfia ipossica
un sorriso che vorremmo
già oltre la fatica

 

 

 

 

col rantolo i morenti
danno la stura al sé
si sperdono

 

si fa veggente la parola
precipita nel pre
di ogni discorso

 

 

 

 

alla morte di un vostro fratello potreste
girare intorno all’isolato per sfinirvi
e poi impastare e cuocere per cento bocche
riempire i vivi di pane lievitato
su quel petto fermo come una tavola

 

(per F.)

 

 

[Immagine: Christopher Bucklow, Tetrarch, 3:33 pm, 18th November2005].

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