[E’ uscito da poco, per le edizioni Macabor, La luna e le sue forme. Testimonianze critiche per la poesia di Anna Cascella Luciani, con un’antologia poetica, a cura di Marco Corsi. Presentiamo una scelta di poesie dal volume]

 

di Anna Cascella Luciani

 

da Venaria. (1973-1977)

 

Sei chiusa.

dentro per sempre

nella casa del padre.

Ti prestano stanze

orlate di rosso

e letti

di pino odoroso

alle tue membra assolate.

Mio fiore di serra

mia

Biancaneve increspata

ti preparano stanze

di vetro e tu

congiuri con loro

alla tua morte

apparente

 

*

 

da Tesoro da nulla. (1983-1989)

 

quasi piena è la luna

e Saffo è assente: le

Pleiadi non so, eternamente

muovono il canto, le sette

ingannatrici, sorelle delle

Iadi, cielo e pianto.

 

*

 

da Tutte le oscurità del verde. (1996-2005)

 

(Studio dal vero)

 

Il piccione sugli smerli

esterni fa da guardia

al tempo memore

dell’alzarsi e abbassarsi

della luce – sensibile

volatilmente al buio

all’ombra – quando

abbandona la guardia

del suo giorno –

degli spalti interni –

della vita interiore

dei cortili – non so

nulla – meno che del mio –

nessun abitante esteta

in quelle stanze – qualche

gabbiotto di metallo –

ruggine – ai quattro

vasi fuori alle finestre –

le piante – anche –

malcurate – alcune

casuali figlie del verde

piante grasse – echinocactus –

palle spinose che altrove

indicherebbero lo scorrere

interno della linfa –

e un ciclamino più in basso –

esposto al gelo (l’altro

pomeriggio in volo

un passero) – questo

l’interno del cortile

(dei cuori di chi vi abita

non so niente – del mio

potrei invece dire – solo

un terrazzo – non eccelso –

in basso – ha in giugno

un gelsomino – due petunie –

un’ortensia se l’inverno

è andato bene) –

 

*

 

da Gli amori terreni. (2009-2012)

 

Olga mi ha regalato

un ibisco rosso –

stupefatta lo ammiro –

entrato in casa dopo

anni di assenza – uccello

del paradiso le ali

dei petali purpurei –

glorie vegetali – sontuose –

e umili – nel pretendere

solo la sorella acqua –

e una terra amica – scevra

di guerra – e a lui

compagna – sodale – di una

morte detta “naturale” –

 

*

 

da Invalidi esili. 2013-2017 – inediti in volume

 

(dalla costa verso l’interno)

 

radice di figura – la luce –

diviene – nella luce –

 

(dalle rose d’abisso

che una luce trapela

in tesoro di scavo –

e le dispiomba –

all’alisso marino

in superficie – pianta

che dilaga di bianco

di viola – e promette

–  come deve – solo

per quel che può

per quel che deve)

 

non più di tanto indica –

apre breccia – nelle mura

del cerchio di parole –

 

anabasi e kairos

del momento (divinità

quasi sconosciuta –

appena poggiata

al volatile kronos d’ogni

tempo – eppure

chi sa la prima donna –

e l’uomo – cosa videro

d’intuizione nella fine)

la radice – sbiancata

nella luce – a luce

rimandando – di figura –

è inizio d’anabasi –

cesura

 

*

 

Non si riavvolge il tempo

 

I

 

Non si riavvolge il tempo

nei suoi giorni –

e sofferenze che il tempo

scaturisce non un tempo

diverso – che sia nuovo –

migliora il passaggio

che c’è stato – supera

chi può – in sommo

o minor grado – la sofferenza

che fu inferta – e in gioia

vive – se può – se non è colto

da recidive sorti –

 

 

II

 

non tutto non sempre

da sofferenza – per i vivi

ancora – si ritesse in gioia

di speranza – non tutto

non sempre in via di ritorno

o fuga sopporta angoscia

di esiti – e s’immette –

e taglia – la terza delle Moire –

e Lachesi – si dice –

già sapeva –

 

 

III

 

–  di Levi non si sa

se fu malore improvviso

a scivolarlo per il cono

oscuro delle scale – lo stretto –

buio cunicolo d’abisso –

simile alla polvere-fumo

degli uccisi ad Auschwitz

che salire vide – in peso

di gravità incontraria –

nel campo dove ebbe

reclusione – o se fu

il sopravvissuto dolore

a portarlo via – Torino –

11 aprile dell’ ‘87 –

e Benjamin – a un passo

dalla forse salvezza – in fuga

dall’orrore che lo perseguiva –

si uccide – nella notte

del 25 settembre del ‘40 –

Portbou – frontiera

tra Francia e Catalogna –

non reggendo ansia

di fuga – di persecuzione –

 

 

IV

 

da sofferenza a gioia non

sempre è dato di passare

non sempre i colpi

rimarginano in nuova

mente – e corpo

di anima che duole –

e più non può – non vuole –

 

[foto di Dino Ignani]

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