di Marilena Rea

 

[E’ uscito da qualche mese per Sandro Teti Editore la prima traduzione italiana di La principessa guerriera di Marina Cvetaeva, cura e traduzione di Marilena Rea, postfazione di Monica Guerritore. Pubblichiamo un estratto dell’introduzione e un passaggio dell’opera di Cvetaeva].

 

Nell’universo Cvetaeva il poema Zar-fanciulla (Car’- devica), una fiaba in versi (poėma-skazka, recita il sottotitolo), occupa un posto cardinale. Perché venne composto nel 1920, anno di enormi privazioni, di miseria, freddo e lutto: tra memorie tracciate febbrilmente nei diari e nelle lettere, guerra civile, mercato nero, un marito al fronte e la morte della piccola figlia Irina. Perché è l’espressione più complessa di quello che Cvetaeva chiama la sua «linea russa»[1], cioè  l’immaginario folclorico, epico e fiabesco («Voi sapete quanto io ami l’arte popolare (NB! Io stessa sono il popolo!)»)[2]. E soprattutto perché è sempre stato considerato da Cvetaeva la sua «cosa migliore»[3]. In un tempo astorico e ciclico, tipico della tradizione folclorica[4], ripartito in tre Notti e tre Incontri fondamentali (più una breve Notte Ultima e una Fine), si consumano le vicende di quattro personaggi: lo Zar ubriacone, la Zarina di seconde nozze, lo Zarevič, e lei – la protagonista assoluta: Zar-fanciulla, la principessa guerriera, la gigantessa dal nome androgino, l’amazzone russa, insieme donna e re. Suo è il regno al di là dei mari, sua è la forza ignea, suo è il dominio sugli elementi del creato; di altezza smisurata e potenza da bogatyr’ (l’eroe epico delle byliny)[5], principio universale maschile, simboleggia la forza attiva del Sole. […] Rovesciando il topos dell’eroe della fiaba che parte in cerca della sposa[6], la Vergine guerriera solca i mari per conquistare il suo giovane sposo, lo Zarevič,un fanciullo inerte, malinconico, riottoso all’amore, dedito solo della musica; lui rappresenta il principio lunare, e dunque femminile e agli antipodi della principessa guerriera, conservando poco dell’eroe della fiaba originale.

 

Nel passo riportato qui di seguito, diamo un’anticipazione dell’Incontro primo, in cui viene presentato il personaggio di Zar-fanciulla mentre sente per la prima volta una canzone del dolce Zarevič, trasportata dalle onde del mare.

*

 

da La principessa guerriera

di Marina Cvetaeva

 

Dopo una notte sul cavallo a fare guerre

(imperla la fronte il sudore-rugiada),

accanto alla finestra, a ridosso del mare,

Zar-fanciulla linda la sua sciabola.

 

Tiene un colombo sulla spalla destra,

tiene un gerfalco sulla spalla sinistra.

Ai suoi piedi, accovacciata, la balia

le tira a lucido gli stivali.

 

«Oh tu, mio Zar, Zar-fanciulla,

Zar-Incendio, Zar-Tempesta!

Con te le parole non valgono nulla,

pace non dai a questa vecchia.

 

Guardo la criniera dei tuoi ricci,

guardo la fiamma dei tuoi occhi:

non mi sembri nutrita dal mio latte,

ma dal sangue di leonessa selvaggia!

 

Appena sorge il giorno – abbatti i nemici,

poi a mezzogiorno – batti i boschi vicini,

quando cala la sera – cominciano le danze,

a mezzanotte – ti scoli bottiglie coi soldati.

 

Gli altri dormono, ma tu la sciabola affili,

gli altri – in chiesa, ma tu i cani cibi.

I parenti hanno smesso di insistere.

Su, passami il piede sinistro!»

 

Se la ride Zar-fanciulla:

«Senza famiglia si sta troppo bene!

Il Fuoco è mio padre, l’Acqua – mia madre,

il Vento è mio fratello, sorella – la Bufera.

Di altri parenti posso fare a meno!»

 

In collera, la balia: «Che ridi?

Sembri una cavalla che raglia!

Questa tua mala creanza

mette in fuga i pretendenti!»

 

Sbellicandosi, la Vergine-Zar:

«Pretendenti? Che smanceria!

Questo è mio marito: il gladio,

la spada mia fedele, audace.

Di altri amici posso fare a meno!»

 

Si rattrista a questo punto la balia:

«Se andassi a cogliere fiori,

se ti facessi delle amiche,

se ti svagassi un poco…»

La Vergine, con un sogghigno:

«Lo squillo di tromba è il mio svago!

Di altri svaghi posso fare a meno! »

 

«Se ti sposassi un giovinotto –

frigna la balia ai suoi piedi –

e cambiassi quest’abito orrendo,

e su una culla, piena d’amore,

tra fascette e pannolini,

di notte, invece di bisbocce,

cantassi lunghe filastrocche…»

 

Allora la Vergine batté il piede:

«Tu sei una balia, io – uno Zar-Demonio!

Che diavolo ci faccio con le fasce?

Il mio scopo è fare la guerra,

di altri scopi posso fare a meno!

 

Ma aspetta … Che mirabile suono

è questo che dal mare s’innalza?

Che parole mormorano le onde

fino al davanzale della finestra?»

***

– Gusla, gusla dolce-suono,

ecco tutto il mio diletto!

Di un dentello di corona

io non sono proprio degno.

 

Mai sentito quale sogno

turba una donna di notte.

Gusla, gusla, mio piacere

da diciassette primavere!

 

Sono bambino petto-stretto,

di lotte e guerre inesperto!

Gusla, gusla dolce-nota:

ecco l’unica legge che so!

 

Fino al giorno della morte

mai lascerò queste corde!

Gusla, gusla, mio piacere

da diciassette primavere!

 

Note

 

[1] M. Cvetaeva, Lettera a A. V. Bachrach del 30 giugno 1923, in Il Paese dell’Anima. Lettere 1909-1925, a cura di S. Vitale, Milano, Adelphi, 1996,pp.182-183.

[2] M. Cvetaeva, Lettera a A. A. Tesková del 22 maggio 1939, in Sobranie Sočinenij v semi tomach, sost. i pod. A. Saakjanc i L. Mnuchina, Moskva, Ellis Lak, 1994-1995, t. 6, p.477.

[3] M. Cvetaeva, Lettera a M. A. Vološin del 7 novembre russo 1921, in Il paese dell’anima, cit., p.113.

[4] D. Lichačev, Poetika chudožestvennogo prostranstva, in id., Istoričeskaja poetika russkoj literatury, Sankt Peterburg, «Aleteija», 1997, pp.129-145.

[5] V. Aleksandrov, Fol’klorno-pesennyemotivy v lirike Cvetaevoj, in AA.VV., «Russkaja literatura i fol’klornaja tradicija. Sbornik naučnych trudov», Volgograd, 1983, pp.103-112.

[6]Imprescindibili per l’esegesi del poema sono stati: J. Faryno, Mifologizm i teologizm Cvetaevoj (Magdalina, Car’-devica, Pereuločki), «Wiener Slawistischer Almanach», S. 18, 1985; E. Meletinskij, Geroj vol’šebnoj skazki, Izdatelstvo Vostočnoj Literatury, Moskva, 1958; e M. Azadovskij, Istorija russkoj fol’kloristiki, Moskva, 1958-1963.

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