Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Il fuoco tra le dita

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di Franco Buffoni

“Perché si è gelosi? Gelosi più del pensiero dell’uomo amato che non del suo corpo? Non vogliamo che egli pensi a un’altra donna, che la desideri vicina e compagna. Non vogliamo che egli dia a lei affetto, comprensione affettuosa, che a lei parli di se stesso in segreto, che a lei si confidi, che a lei si abbandoni. Questo non possiamo sopportare. Non possiamo sopportare un interesse dimostrato da lui a lei profondo. Se egli ci tradisce solo con il corpo e all’altra dà questa sensazione non di ‘amore’ segreto ma di bisogno, di capriccio, di richiamo fisico, noi ecco, pur soffrendone, possiamo sopportarlo, ma non che egli conceda a lei o illuda lei sull’averlo anche come mente e cuore”.

Sono parole queste tratte dal diario di Maria Cumani, danzatrice e attrice (Giulietta degli Spiriti di Fellini, Galileo di Cavani, Caligola di Brass), nata nel 1908 da una famiglia dell’alta borghesia milanese e scomparsa nel 1995. “Ragazza madre”, come si autodefinisce, alla fine degli anni Trenta. E il padre è Salvatore Quasimodo, che più tardi la sposa, pur continuando a tradirla, mentre Maria gli rimane sempre fedele. E innamorata. Fino e oltre la morte di lui nel 1968: “Ha detto che vuole vedermi”, tre giorni prima della scomparsa. Emblematica figura femminile del Novecento italiano (non dimentichiamo che la parità giuridica tra uomo e donna venne raggiunta solo nel 1975), Maria Cumani rimane sola, disconosciuta dal padre – quindi perdendo agiatezza e rango sociale – e costantemente tradita dal marito, che pare risvegliarsi nei suoi “diritti” soltanto quando lei – ancora bellissima, alta, flessuosa e in piena attività anche come insegnante di danza – osa chiedere la separazione legale, uscendosene con la significativa frase: “Ma che figura ci faccio? Io, abbandonato da una donna?”. Tutto questo e molto altro nel volume Il fuoco tra le dita curato per i tipi dell’editore Abramo dal figlio di Maria Cumani, l’attore Alessandro Quasimodo in collaborazione con Mariacristina Pianta. Di grande interesse anche gli scritti teorici di Maria Cumani sull’arte della danza, posti in appendice al volume, e l’apparato iconografico: dalla foto di copertina, con una immagine di Maria che s’alza come in volo danzando sulla spiaggia di Bocca di Magra nel 1942, alla reticenza con cui Alessandro diciannovenne riceve un bacio dal padre il giorno dell’assegnazione del Nobel nel 1958. Ancora dal diario di Maria: “Anche verso il figlio vuole convincere se stesso di non avere nessuna colpa e crede di mettersi in pace gettandole tutte sulla madre”.

E la pagina più leggera, più alta, più aerea: la casa è appena stata completamente distrutta dal più terribile bombardamento su Milano (Milano, agosto 1943), il bambino è in salvo nella campagna bergamasca, il poeta e la danzatrice sono sfollati in Liguria e vivono una giornata di liberazione (“avevamo perso solo ciò che non conta”) allontanandosi su una piccola barca nel mare e nel sole. La leggerezza kunderiana dell’essere.

[Immagine: Masbedo, Until the End (2011) (gm)].

2 commenti

  1. IL CRITICO – “La leggerezza kunderiana dell’essere” trapiantata in Italia diventa buffoniana?

    SAMIZDAT – Ahi noi, sempre a rovistare nelle cassettiere dei grandi scrittori per far veni fuori la loro umanissima, sconvolgente debolezza che tanto giustifica la nostra ( politica)!

    IL CRITICO – Politica? Che c’entra la politica con la letteratura e la grandezza e le passioni!

    SAMIZDAT – Hai ragione! Su LPLC (vedi gli ultimi post) non c’entra più…

  2. Il saccente – Chi potrebbe inferire omai che non si viva su dimensioni accettabilmente differenti?
    Il truzzo – Ma ddeché,… a me mme pare che stamo sempre llà: ce sta sempre un quarcuno che tte vò pefforza convertì!
    Il saccente – E dunque, assecondando il tuo, di punto di vista, si potrebbe parlare, nel caso di Abate, di priapismo politico?
    Il truzzo – Priapichè? Ma vedi d’anattene và…

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