di Moira Egan (traduzione di Damiano Abeni)

[Tanti auguri, Moira!].

È una cosa che si impara,
aprire il vino
con il cavatappi degli adulti,
quello che sommeliers e maîtres
d’ sfoggiano in una specie di fondina,
come un’arma con il colpo in canna:
seducente, sofisticato,
nulla di nero su bianco qui,
tranne le loro divise ben stirate.

Sulla strada per L’Agnata,
incuneandoti a tornanti
nell’interno,
le cominci a vedere, denudate
dalla cinta in giù ma sempre belle,
un’intensa terra d’ombra
sotto l’incisione, e le sezioni
superiori ancora decorosamente
vestite di corteccia grigio-scura.

Scomposte e sensuali, ruzzano
e corvettano come strette
in un bustino (quasi un immobile
corpo di ballo). Capiscono,
con il senso delle Menadi,
di essere state messe a nudo
dai loro sugherai, perfino, che presseranno
e torniranno, presseranno e marchieranno
la loro superficie fino a trasformarle in tappi.

Che appagamento quello schiocco,
un tappo ben fatto
che si sfila da una bottiglia
di valore. La cameriera che oggi
si occupa di noi è anche meno brava
di me a stappare (anche se io
ho fatto tanto tanto allenamento,
e l’allenamento rende migliori, no?).
Lei ripara in cucina.

Queste querce vivono un secolo,
si dice, o anche più,
e quel raccolto, si dice, non fa
male alla pianta. Immaginatevi
di venire del tutto scorticati ogni
nove-dodici anni per fare
qualcosa di utile, qualcosa che contenga
Bellezza e (se in vino veritas
è vero) Verità.

Intanto mio marito fa due chiacchiere
con la signora
di quest’oasi
dall’erba di smeraldo, col suo invaso d’acque.
È stata la sposa di uno dei grandi
d’Italia, un cantautore, un bardo come Dylan.
Non è una ragazzina, ma è sempre snella
e bionda e bella.
Cammina a capo chino.

Il vino è riapparso
dalla cucina: stappato, buono.
Chiedo a mio marito se
questa donna si sia mai risposata
dopo la morte di De André. Lui resta
un poco in silenzio, negli occhi
gli luccica una minuscola mezzaluna. Oh no,
risponde. Come si fa
ad andare oltre un amore come il loro?

2 thoughts on “Quercus suber

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