di Italo Testa

Di santi, in via Trebbiola, non ne hai mai visti, eppure avanti e indietro, avanti e indietro, l’hai fatta spesso, dall’angolo con via Alberoni, all’incrocio con via Benedettine, e viceversa, in macchina, cambiando nel tempo i sensi unici, prima da via Abbondanza, poi da via Roma, ma di santi non ne hai mai visti, anche a piedi, per esempio, sei ai giardini Merluzzo, ti porti dietro l’edicola, attraversi via Alberoni e svolti alla prima a destra, quindi scendi, che’ la strada va in lieve discesa, mettiamo mille, millecinquecento volte, l’avrai fatta, forse meno, spesso però senza andare sino in fondo, spesso fermandoti subito a sinistra, spesso ripartendo di lì, ma di santi, no, neanche l’ombra, va bene la nebbia che confonde, va bene che in linea retta arrivi al fiume, va bene che il fiume adesso è il Po ma prima di Cristo era la Trebbia che ci confluiva dentro, e magari era pericoloso e un dio protettore poteva anche servire, va bene che di lì può risalire qualsiasi cosa, va bene che i legionari romani ci saran passati, va bene anche Annibale, e quello che vuoi, però i santi, no, non ci hai mai fatto caso, al massimo Michael Jackson, in quadro come un santino, al bar Michael Jackson, che però non è in via Trebbiola ma in via Alberoni, quasi all’angolo, oppure metti che sei in bicicletta, vieni da piazza Duomo, prendi via Roma e zac, giri dentro a sinistra, puoi anche lasciare andare i pedali per un po’, metti che sia qualche anno fa, scendi contromano per via Trebbiola, arrivi fino in fondo e poi risali, metti che decidi di fare così, avanti e indietro, una ventina di volte, mezzo minuto per scendere, un minuto per risalire, avanti e indietro, e perché no, avanti e indietro per Via Trebbiola puoi farlo anche tutto il giorno se credi, anche cento mille volte se credi, fino a che ti stordisci, hai le traveggole, ma di santi mentre pedali niente, oppure su e giù, fino a che incontri qualcuno che conosci, su e giù per via Trebbiola ce ne passa di gente, e ognuno va dove gli pare, anche questo è il bello, di gente ce ne passa e uno che conosci prima o poi lo incontri, tipo Antonino che cammina addossato al muro, di sicuro, ma anche quello non è un santo, oppure metti che non hai altro da fare, e sei a piedi questa volta, e vuoi avere una conoscenza esaustiva di via Trebbiola, che’ anche questo oggigiorno può essere uno scopo, un obiettivo nella vita, tipo cominciare a contare, a fare degli elenchi, i numeri civici che sul lato destro arrivano al 73, sul lato sinistro al 46, oppure il numero di finestre, e il numero di ombre sul marciapiede all’una del 15 agosto, anche questo sarebbe un bel calcolo, ma di santi, e a dire il vero anche di madonne, non ti pare proprio di poterne contare, tutt’al più gli esercizi commerciali e le attività, procedendo con ordine, all’angolo con Palazzo Costa, dove prima della crisi del ‘29 c’era la banca Raguzzi, oggi c’è il Dimeglio, più avanti un architetto, un negozio di terrecotte e amuleti, ma questi come santi non contano, e una macelleria Halal, poi il circolo Tuxedo, ma anche i santi bevitori non contano, poi più niente su questo lato, e con la crisi che c’è credi proprio che non se ne aggiungeranno, allora torni indietro, ricominci dall’altro lato, dove incontri al massimo un dentista, e pensi sia il caso di chiedere in giro, anche a una che c’è nata, ma tu di santi e madonne ne hai mai visti in via Trebbiola, e quella che dice aspetta un po’, fammi pensare, che una vaga idea ce l’ho, ma forse più in fondo alla via che in principio, e allora pensi che non c’è speranza, e che quando Giampaolo ti ha chiamato da Milano e ti ha chiesto se ne avevi in mente qualcuno era meglio dire di no, che’ ti stanno pure antipatici, e poi perché fissarsi su questa via Trebbiola, non era meglio andare in biblioteca e prendere il libro dei Mistadelli di Maria Rosaria Auricchio e copiarne uno, lì ci sono tutti i santi che vuoi, anche se probabilmente son quasi tutti santi campagnoli, o magari era meglio fare appello ai romani, che funzionano sempre, che qualche erma vicino alle mura l’avranno pure piazzata in città, e i cristiani a metterci poi su il cappello, o era meglio pensare ai longobardi, che almeno hanno dei bei nomi, e poi le mura nel medioevo giravan su per via Trebbiola, e all’angolo acuto tra via Roma e via Alberoni c’era magari anche una porta, e allora di santi ne avran avuto bisogno, come tutti, e invece no, niente in vista, e tu per vedere un santo dovresti andare proprio a sbatterci contro, così inizi a pensare, proviamo a cambiare metodo, magari con google maps ci capisci qualcosa, trovi la via, schiacci il bottone di google street, e sei lì, cominci a scendere con la freccia, sempre diritto, sul marciapiede di sinistra c’è una signora brizzolata, o almeno c’era ancora nel gennaio 2011, quando è stata presa l’immagine, poi al numero dieci entri dove c’è uno squarcio, nella cosiddetta piazzetta di via Trebbiola, c’è ancora il cartellone pubblicitario nel cortile, della piazzetta c’è rimasto solo il disegno autocad, il solito colore rosso arancio della vita da geometri, entri nella cosiddetta piazzetta di via Trebbiola, o meglio tra le rovine della piazzetta, dove hanno scavato per fare case e negozi e parcheggi, dove han finito per far quasi crollare i palazzi intorno, dove adesso c’è una specie di parcheggio sulla ghiaia, guardi tutti i muri puntellati, ma anche qui nello squarcio niente santi, anche google street come metodo per scovare i santi non funziona, meglio allora spegnere il computer, scendere le scale, aprire il cancello e tornare a piedi giù per via Trebbiola, che’ poi per vedere i santi magari è meglio se alzi la testa, che’ di solito non stanno rasoterra, tranne quelli disegnati col gessetto, che pero’ non credo se ne sian mai visti in via Trebbiola, e nemmeno stanno a mezza altezza, i santi, insomma devi smettere di andare con la testa bassa e storcere un po’ il collo, ma non troppo, dopotutto santi e madonne c’è ancora meno probabilità di vederli direttamente in cielo, sia perché la via è stretta, sia perché il cielo è grigio, sia per altre ragioni che tutti comprendono, e dunque non è il caso di stare a spiegare, e poi in città i santi di solito stanno al secondo piano, al terzo al massimo, ma non troppo in alto, senno’ nessuno li vede, così inizi a scendere di nuovo per via Trebbiola, lentamente, un passo dopo l’altro, e guardi in su, sopra i numeri civici, e arrivi di nuovo all’altezza della casa del dentista e noti qualcosa, in una specie di nicchia, all’altezza delle persiane grigie, c’è un tale col barbone mezzo grigio, un ciuffo di capelli in mezzo alla testa pelata, un santo, questo deve essere proprio un santo, e deve stare lì anche da un po’, un santo in un mosaico, con la sua bella aureola in testa, e un mantello cangiante, arancio con delle strie gialle, e in mano un’asta con in cima una croce, un santo, sì, tipo un San Rocco, ma senza il cane, e senza la piaga sulla gamba, o un Sant’Antonio Abate, ma senza il maiale, o un San Giuseppe, ma senza la pialla, un santo insomma, inutile sottilizzare, un santo e basta, e chi ti dice che non fosse un dio romano che poi lo han travestito da santo, e adesso che lo hai trovato puoi metterti il cuore in pace, c’è un santo anche in Via Trebbiola, anzi c’era già da un pezzo, e non lo avevi mai visto, e come te tanti altri, quasi tutti forse, un santo senza nome, che’ per saperlo dovresti forse chiedere al dentista, dopotutto il santo è in buona forma, non è antico, o forse è stato restaurato, dopotutto il dentista dovrebbe saperlo, potresti suonare il campanello e dire, ma che santo è quello che avete sulla casa, chi ce l’ha messo, passavo di qui e ho avuto questa curiosità, nemmeno nel libro della Auricchio era censito, lei ne sa qualcosa, insomma, tutta una serie di domande che non fanno per te, che’ il dentista non hai nemmeno idea che faccia abbia, allora è meglio proseguire oltre, se c’era un santo qui magari ne trovi anche degli altri, è vero che la via non è lunga, ma in alto chi ci ha mai guardato, meglio proseguire almeno fino al crocicchio, giù sino in fondo, per via Trebbiola, guardando sempre sul lato destro, ma stando un po’ in mezzo alla strada, per vedere meglio, casomai ci sia qualcosa, e in effetti al numero 71 qualcosa c’è, dei disegni sghembi a fianco di una grondaia, una macchia simile ad un manto blu, due gambe paffute a mezz’aria, e l’angolo del collo di una donna, questa è una madonna, sì, questa è senz’altro una madonna, e ha anche due angeli sospesi sulla testa, accidenti, astratta, un po’ cubista, ma pur sempre una madonna, facendo le somme, una madonna della grondaia e un santo arancio con la barba, tutti e due in bella forma, e invisibili, in via Trebbiola, e non ne sapevi niente, e non vuoi saperne niente, mentre risali per via Trebbiola, adesso che i santi li hai visti puoi tornare a camminare con la testa bassa, senza vedere niente, sull’altro lato del marciapiede, puoi andare fino in fondo, all’angolo tra via Roma e via Alberoni, di fronte ai giardini Merluzzo, dove nel medioevo ci stava forse la porta di San Lazzaro, adesso puoi andare a prenderti un caffè proprio lì, sotto l’icona di Thriller, al bar Michael Jackson, santo subito.

[già apparso su “La libertà”, 31 maggio 2012]

 [Immagine: David La Chapelle, American Jesus (2010)(gm)].

 

 

 

 

 

2 thoughts on “Santo subito

  1. Scusandomi con Italo Testa, copio qui un commento che andrebbe nel post di Buffoni su Pascoli ma che non appare. Voglio pensare ad un difetto tecnico e non a una censura.
    Provo.

    «Ora non capisco perché nel caso di Buffoni la sua ipotesi critica debba previamente “dimostrare” di non essere una dissimulata propaganda omosessuale mentre nel caso degli altri critici si dia per accertato che non siano dei propugnatori dell’incesto né dell’infanzia traumatizzata ». (Coda)

    « Non a caso quando si mettono in discussione i valori normativi e di valore della “Critica” (come nel post sulla poesia femminile o come in questo caso), cercando di ribaltare alcune posizioni identitarie e usare un punto di vista subalterno, la discussione si accende e i difensori del canone scendono in campo.
    Ma ciò si può dire anche nell’ambito accademico. A me, ad esempio, viene rimproverato di occuparmi “solo” di gay and lesbian studies (anche se questo non è vero). A nessuno verrebbe mai in mente di dire la stessa cosa a un dantista». (Leonardi)

    Se si ha l’onesta di rileggere le obiezioni dei “contestatori” e le mie in particolare, si vedrà che nessuno ha chiesto a Buffoni di “dimostrare” che la sua non sia una dissimulata propaganda omosessuale.
    Nel mio primo intervento (ironico) ho bacchettato il « miope specialismo (gay o corporale o parafemminista)» (con un riferimento anche al post di Cortellessa). Era lo specialismo a essere criticato. E questa critica la muoverei a un miope studioso di gender studies come a un miope dantista.
    Nel secondo intervento che voleva essere di “critica dialogante” con l’illusione ora svanita che, com’era successo in altro post, Buffoni mi rispondesse, ho citato questa sua frase:

    «Parlare di autori omosessuali o di letteratura omosessuale mi fa una strana impressione. Da un lato sono convinto che in Italia ce ne sia bisogno: in Italia l’omosessualità non è ancora “normale”. […]c’è ancora molto bisogno di una rivendicazione militante della differenza. Prima di poterci concedere – anche noi – il superamento dei ruoli e delle categorie.» ( Buffoni)

    E ho scritto – credo rispettosamente – «Si ha la brutta impressione che Buffoni voglia far passare un discorso debole teoricamente appellandosi a un’urgenza di miltanza gay in Italia e che cerchi nella letteratura pezze d’appoggio non troppo convicenti». Quindi l’accento ( la preoccupazione) era per la debolezza teorica del suo discorso (poi in parte giustificato dal fatto che il genere da lui qui praticato sia un diario pubblico, insomma una serie di appunti in viadi futuri approfondimenti).
    Per il resto ho fatto domande e altre obiezioni.
    Cosa ci voleva a contrabbatermi nel dettaglio, punto per punto?
    Buffoni l’ha evitato e ha preso sistematicamente a lodare gli intervenuti a suo favore e a delegittimare – co una strategia del silenzio leggermente spocchiosa – me e altri che muovevano obiezioni o critiche.
    Tengo a precisare (a Leonardi in particolare) che non ho alcun canone da difendere. Né difendo i «valori normativi e di valore della “Critica”» (Ah, quella maiuscola!).
    Mi piace approfondire le questioni che mi appassionano ( e l’ho dimostrato anche con obiezioni e osservazioni consimili a quelle in questa occasione rivolte a Buffoni nel citato post di Giartosio).
    Quanto al «punto di vista subalterno» a me pare che, invece di difenderlo a riccio, rischiando di mantenenerlo subalterno, si debba a tutti i costi puntare a liberarlo dalla sua subalternità. E quanti si dedicano a studi considerati subalterni ( magari da loro stessi e non solo dagl avversari eventuali o reali), hanno un solo modo per farlo secondo me: misurarsi a fondo con quanti li contestano. Li dovrebbero ringraziare, perché gli permettono di “farsi le ossa” e trovare argomentazioni più efficaci a favore dei loro studi. (E, tra l’altro, potrebbero anche imparare a distinguere contestatori che li vogliono azzittire da contestatori che li vorrebbero più efficaci e audaci).

  2. Un’altra notevole prova di scrittura di Italo Testa, dove la poesia si stempera nella prosa e uno sguardo precisissimo restituisce le immagini da una prospettiva a due fuochi.

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