di Laura Pugno

[Presentiamo l’incipit de La caccia, il romanzo di Laura Pugno pubblicato nella nuova collana “Scrittori” della casa editrice Ponte alle Grazie, da oggi in libreria.

 In uno scenario dominato dalla guerra fra gli umani due fratelli, Mattias e Nord, uniti dalla capacità di comunicare per telepatia si trovano a ripercorrere il territorio ostile del monte Gora, dominato da una natura incoercibile e da una minacciosa Bestia, e dove già il padre ha perso la vita nella caccia alle volpi rosse. Alle spalle l’appartamento abbandonato e pieno di sangue di Nord, dove è stato ritrovato il corpo illeso, eppure morto, di una bellissima ragazza dai capelli rossi].

mattias

Quella notte mi sono svegliato e ho sentito Nord entrare nella mia mente. Non capitava da tanto tempo, ormai, credevo che il canale fosse chiuso. Ho sentito il flusso della sua mente scorrere nel mio sangue. Come sempre, sono entrato in trance. A differenza di molte altre volte, non ho provato dolore.

Quando ho sentito la telepatia scomparire ero esausto, come sempre. Il mio corpo era coperto di sudore gelato, con una sfumatura acre, da sforzo. Mi sono passato le mani sulla nuca, dove i peli si erano increspati come all’avvicinarsi di un pericolo, ma adesso ero calmo.

Questo, per alcuni, non è uno stato naturale del corpo. È un pericolo.

Altre volte, la mia telepatia con Nord era stata una visione perfetta. Stavolta era solo una presenza, la sensazione di un esserci. Sapevo solo che Nord, in qualche modo, era vivo.

Forse era a casa, era ridisceso dal Gora, la grande montagna. Se era così, prima o poi mi avrebbe cercato. Avevo sete. La telepatia mi lascia sempre sete. Mi facevano male braccia e gambe, sentivo le ginocchia rigide. Ho bevuto acqua gelata e sono andato a letto.

Ho dormito un sonno purissimo, senza sogni.

All’alba, mi hanno chiamato per dirmi che Nord era scomparso. La milizia era nel suo appartamento.

Ho cercato di schiarirmi la testa. Di certo i miliziani mi avrebbero interrogato, e non importava cosa sapessi o non sapessi veramente. Contava essere credibile, recitare bene la parte, perché la telepatia è proibita.

Della nostra famiglia, siamo rimasti solo noi due.

L’unica cosa che sapevo per certo, l’ultima informazione che avevo su mio fratello, era che contava di salire ancora una volta sul Gora. Per lui, la grande montagna era un’ossessione. È lì che nostro padre è morto, andando a caccia di volpi. È stato dichiarato morto dopo sette anni, perché il corpo non è mai stato ritrovato.

Adesso, anche Nord era scomparso. Da qualche giorno, ha detto il miliziano con cui ho parlato al telefono. Non mi avevano avvisato subito. Avevano fatto accertamenti.

È stato lì che ho capito che da qualche giorno ero sorvegliato. Dal tono della voce, sembrava che il miliziano si aspettassero qualcosa. Una prova. Un miracolo.

Mi ha ordinato di raggiungerlo nell’appartamento di Nord.

Non ho provato stupore. Era come se da sempre mi aspettassi qualcosa del genere. Un giorno mi chiameranno per dirmi che anche mio fratello è scomparso.

Del resto, l’assenza di Nord è uno stato più normale della sua presenza. Qualche volta la sua mente passa nel mio sangue per calmare il dolore.

Quello che non mi aspettavo era la ragazza morta.

Sotto l’appartamento di Nord, c’erano nastri gialli a tracciare un perimetro di sicurezza. Sembrava una scena vista in tv. Mi sono chiesto quale fosse la ragione.

Non ho avuto il tempo di farmi altre domande. Un miliziano mi ha preso per un braccio. Mi ha fatto entrare in casa stando attento a che non spargessi in giro tracce, o che non ne cancellassi inavvertitamente. Mi ha detto che c’era qualcosa di strano in quello che avevano trovato in casa di Nord, ma non ho capito cosa volesse dire.

Nord era salito sul Gora. E da qualche parte, ma questo non potevo dirlo al miliziano, era ancora vivo, perché ieri notte la sua mente aveva invaso il mio sangue, lasciandomi un senso di pace.

L’agente ha aperto la porta della stanza di Nord, e ho visto la ragazza morta.

Il corpo sul letto non presentava segni di violenza, era perfettamente bianco e nudo. Aveva capelli rossi, folti, una magnificenza d’oro rosso, e piccoli peli rossi che spuntavano radi dalla pelle bianca, ma senza interrompere l’impressione predominante di biancore.

Le analisi dei campioni prelevati dal corpo non aveva evidenziato tracce di tintura, anche il sesso era di un rosso dorato. L’autopsia non aveva rivelato la causa della morte, se non che si era trattato di morte naturale. Ora, coi nuovi metodi, era possibile eseguirla sul posto, freezando il corpo perché non si corrompesse, mantenendo intatta per giorni la scena della morte. C’era un delicato filo d’argento che ricuciva lo stomaco e si confondeva con lo splendore della pelle.

Sono rimasto ipnotizzato da quel bagliore bianco, finché la stretta del miliziano sul mio braccio non mi ha scosso dall’improvviso torpore.

Guarda a terra, ha detto, indicando il pavimento.

Ho abbassato gli occhi, uscendo dal sortilegio della ragazza morta.

Per terra c’erano tracce di sangue secco, ma quale che fosse la macelleria che si era svolta in quella stanza, non aveva niente a che fare con lei.

Il sangue è di tuo fratello, ha detto l’agente, a voce bassa.

Davanti al corpo della ragazza, ho avuto l’impressione che sussurrasse, come se avesse paura di svegliarla.

Lentamente, mi sono reso conto di cosa volesse dire. Il sangue nella stanza era di Nord. E c’era sangue ovunque. Come poteva essere ancora vivo? Ho sentito quelle parole ronzarmi in testa, confondersi col ricordo della telepatia, con la sensazione di quella presenza interna. Se Nord era morto, chi era entrato nella mia mente?

Mi è venuta la pelle d’oca. Ho sentito un brivido lungo la schiena, all’idea che un’altra persona avesse così delicatamente rimosso i sigilli del mio cervello, senza la mia volontà.

No, non poteva essere.

Il miliziano mi ha messo le mani sulle spalle. Doveva aver giudicato la presa sul braccio insufficiente. I suoi modi erano amichevoli, ma dovevo stare in guardia.

Va bene, ragazzo, ha detto. Sei sotto shock. Fattene una ragione.

Sto bene, ho detto, cercando la voce in gola prima di trovarla.

Non fidarti di lui, stai in guardia.

Allora vieni con me. C’è ancora qualcos’altro da vedere.

Mi ha portato via di lì, in direzione della cucina, dando istruzioni, intanto, agli uomini della squadra. L’appartamento di Nord non era grande, e la scarsità di mobili lo rendeva vuoto.

Una volta in cucina, mi ha fatto sedere su una sedia di metallo.

Lì c’erano resti di cibo. Una pellicola di plastica copriva un fondo di minestra raggrumato in una pentola, che aveva preso un colore marrone chiaro, opaco. C’erano una scodella e un piatto puliti accanto al lavello. La maggior parte dei mobili della casa erano coperti di polvere.

Più tardi, ha detto l’agente, avrebbero completato l’esame delle prove. Se avevo notato qualcosa di strano, a parte la presenza del corpo, qualsiasi cosa di diverso, dovevo dirglielo.

Non ho detto niente. Il mio silenzio non doveva piacergli, ma non avrei saputo cosa dire. Conoscevo poco la casa di mio fratello. Il miliziano ha continuato a parlare, come se gli avessi dato una risposta.

La ragazza dimostrava sui vent’anni. Non aveva documenti, non era stato possibile identificarla da calchi dentali, tatuaggi o dna registrato. Non c’era niente di suo nell’appartamento di Nord. I vestiti erano senza marca. Nessuno aveva reclamato il corpo. E non aveva lasciato tracce nel mondo reale, se non il suo corpo.

Di nuovo il miliziano mi ha guardato, come se si aspettasse una risposta.

Non l’ho mai vista prima, ho detto tutto d’un fiato.

Ero come abbacinato. Cosa aveva a che vedere Nord con quel corpo, quella morte? Questa era la domanda, per me e per il miliziano davanti a me.

Non è stata uccisa, ha detto il miliziano lentamente. È morta. È come se avesse semplicemente smesso di vivere.

Quello che si dice che accada a chi vede gli spiriti, ho detto. Quindi non l’ha uccisa Nord. Ma allora, perché lo state cercando?

Fuori, come sempre, le strade erano coperte dalla polvere rossastra che aveva cominciato a cadere negli ultimi giorni della guerra civile, quando c’erano stati più morti. Tutti si uccidevano con tutti, per pareggiare gli ultimi conti. Poi la milizia aveva “riportato l’ordine”. Ma la polvere non aveva mai smesso di cadere, e ancora i meteorologi non sapevano spiegarne l’origine. Ormai era entrata a far parte del paesaggio.

Nostro padre era scomparso uno dei primi giorni di guerra civile. Due giorni dopo, i miliziani erano venuti a prendere Nord. Nostro padre ricopriva un grado alto, nella milizia.

Nord era stato torturato. Un flusso lancinante di telepatia era uscito dal suo corpo ed era entrato nel mio – a distanza, nella vecchia casa vuota, al buio, costringendomi bocconi sul pavimento, a vomitare fino a quando non c’era più stato niente da buttare fuori dal mio stomaco.

Oggi la vecchia casa è in rovina, non ha retto ai bombardamenti.

Avevo creduto di impazzire, quando Nord era tornato, livido e pieno di sangue e con un’uniforme nuova della milizia, di un nero focato. Quando credeva che stessero ormai per ucciderlo, improvvisamente gli era stato offerto di prendere il grado di suo padre.

Quella notte abbiamo offerto croste di pane agli spiriti, poi Nord è partito.

Per i dieci anni della guerra civile, Nord era stato questo invasamento del mio corpo, improvviso, febbrile, pieno di dolore fisico e mentale. Verso la fine, avevo colto qualche traccia di sollievo. Ormai erano convinti di vincere. Poi, di colpo, le visioni erano cessate. Allora ho creduto che mio fratello fosse morto, ma poi ho capito che l’assenza della morte, nella telepatia, ha una qualità diversa.

[Immagine: Andy Alcala, The Fox Hunt, Winslow Homer (1893) [Making of] (gm) – http://www.andyalcala.com/post/21050144905/the-fox-hunt-winslow-homer-1893-making-of]

2 thoughts on “La caccia

  1. Premetto, subito a mia colpa: non ho mai letto per intero una opera di Laura Pugno, ma sempre passi antologici. E qui la decenza imporrebbe il silenzio. Siccome non ho da porre un giudizio ma una domanda, continuo, indecente.

    Leggo che Laura Pugno è molto ammirata dai critici – chi siano i critici che la ammirano, sempre per colpa del mio essere lettore sì ma addetto ai lavori no e nemmeno Lettore Serio – non so chi siano.

    Quindi con piacere per la buona occasione offerta ho letto l’incipit dell’opera “La caccia”, che apre anche una nuova collana editoriale dagli obiettivi degnissimi – leggo che nel piano editoriale di Ponte delle Grazie è previsto un titolo di André Neuman, uno scrittore che mi ha meravigliosamente disorientato.

    L’incipit lo trovo davvero debole, ecco la mia indecenza, e l’autopsia sul-posto del corpo morto ma ancora radioso di bianco e fiammante di oro rosso non tinto neanche lì peggio che debole… E Nord che scompare sul Monte-Gora dopo aver trasmesso per dieci anni sofferenze telepatiche a suo fratello, ehm.

    Dati tutti i presupposti, l’accusa che mi faccio da me è che non sto comprendendo qualcosa e che è anche giusto che non la stia comprendendo, essendo Laura Pugna rappresentante di una letteratura non commerciale, non addomesticata formalmente, che non ragiona in termini acquietanti di vendite e di storie ben raccontate.

    Per questo, con onesto dubbio, provo a chiedere: chi mi aiuta a capire cosa mi sta sfuggendo forse perché spaventato, chissà, dall’apertura della caccia?

    Un saluto che spera di non risultare supponente né inutilmente beffardo,
    Antonio Coda

  2. Una precisazione che spero ridondante, ma giusto per evitare equivoci. Quando scrivo “Leggo che Laura Pugno è molto ammirata dai critici eccetera eccetera…” non intendo dire che l’ho letto qui – qui nell’articolo o qui su Le Parole e le Cose – ma che cercando il suo nome in Rete non se ne sente che bene, dove se ne sente.

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