Traduzione di Damiano Abeni

[La traduzione de L’imperatore del gelato è stata intesa come un implicito omaggio a Montale, quanto riuscito non so. È stata completata nel periodo 1994-’95, e mi ricordo che la sentivo allora come un requiem per l’epoca che aveva segnato la prima parte della mia vita. Non riuscivo a non pensare che l’ineffabile nostro primo ministro di allora fosse l’Imperatore del Gelato in persona. Ora ritengo che i piedi che protrudono siano i suoi (da)].

The Emperor Of Ice-Cream

Call the roller of big cigars,
The muscular one, and bid him whip
In kitchen cups concupiscent curds.
Let the wenches dawdle in such dress
As they are used to wear, and let the boys
Bring flowers in last month’s newspapers.
Let be be finale of seem.
The only emperor is the emperor of ice-cream.

Take from the dresser of deal.
Lacking the three glass knobs, that sheet
On which she embroidered fantails once
And spread it so as to cover her face.
If her horny feet protrude, they come
To show how cold she is, and dumb.
Let the lamp affix its beam.
The only emperor is the emperor of ice-cream.

L’imperatore del gelato

Chiama il sigaraio dei grandi avana,
il muscoloso, fagli montare
in coppe da cucina concupiscenti creme.
Che le scanfarde scialino tempo
in vesti loro abituali, e che i garzoni
rechino fiori in quotidiani di un mese fa.
Che sia essere il finale di è sembrato.
L’unico imperatore è l’imperatore del gelato.

Prendi dal trumeau d’abete, che ha perso
tre vitrei pomelli, il lenzuolo
su cui un tempo ricamò pavoni
e stendilo a celarle il volto.
Se protrudono i piedi callosi
è per svelare quanto sia fredda, e muta.
Che il lume apponga un raggio ambrato.
L’unico imperatore è l’imperatore del gelato.

 

Tattoo

The light is like a spider.
It crawls over the water.
It crawls over the edges of the snow.
It crawls under your eyelids
And spreads its webs there–
Its two webs.

The webs of your eyes
Are fastened
To the flesh and bones of you
As to rafters or grass.

There are filaments of your eyes
On the surface of the water
And in the edges of the snow.

Tatuaggio

La luce è come un ragno.
Striscia sull’acqua.
Striscia sui confini della neve.
Striscia sotto le tue palpebre
dove tende le sue ragnatele –
due ragnatele.

Le ragnatele dei tuoi occhi
si legano
alla tua carne alle tue ossa,
come a travicelli o fili d’erba.

Vi sono filamenti dei tuoi occhi
sulla superficie dell’acqua
e nei confini della neve.


The Wind Shifts

This is how the wind shifts:
like the thoughts of an old human
who still think eagerly
and despairingly.
The wind shifts like this:
like a human without illusions,
who still feels irrational things within her.
The wind shifts like this:
like humans approaching proudly,
like humans approaching angrily.
this is how the wind shifts:
like a human, heavy and heavy,
who does not care.

Il vento cambia

Così cambia il vento.
Come i pensieri di un’anziana umana,
che ancora pensa intensamente,
disperatamente.
Il vento cambia così:
come un’umana senza illusioni,
che ancora sente l’irrazionale in lei.
Il vento cambia così:
come umani che s’avvicinano orgogliosi,
come umani che s’avvicinano rabbiosi.
Così cambia il vento:
Come un umano, pesante, pesante,
cui non importa niente.

 

The Pleasures of Mere Circulating

The garden flew round with the angel,
The angel flew round with the clouds,
And the clouds flew round and the clouds flew round
And the clouds flew round with the clouds.

Is there any secret in skulls,
The cattle skulls in the woods?
Do the drummers in black hoods
Rumble anything out of their drums?

Mrs. Anderson’s Swedish baby
Might well have been German or Spanish,
But that things go round and again go round
Has rather a classical sound.

I piaceri del mero circolare

Il giardino volò in tondo con l’angelo,
l’angelo volò in tondo con le nubi,
e le nubi volarono in tondo e le nubi volarono in tondo
e le nubi volarono in tondo con le nubi.

C’è forse un segreto nei teschi,
i teschi di vacca nei boschi?
I tamburini dai cappucci foschi
rullano nulla sui loro tamburi?

Il pupo svedese della signora Anderson
sarebbe potuto ben essere tedesco o spagnolo,
ma che le cose girino in tondo e ancora girino in tondo
ha un suono classico, in fondo.

 

Thinking of a Relation Between the Images of Metaphors

The wood-doves are singing along the Perkiomen.
The bass lie deep, still afraid of the Indians.

In the one ear of the fisherman, who is all
One ear, the wood-doves are singing a single song.

The bass keep looking ahead, upstream, in one
Direction, shrinking from the spit and splash

Of waterish spears. The fisherman is all
One eye, in which the dove resembles a dove.

There is one dove, one bass, one fisherman.
Yet coo becomes rou-coo, rou-coo. How close

To the unstated theme each variation comes…
In that one ear it might strike perfectly:

State the disclosure. In that one eye the dove
Might spring to sight and yet remain a dove.

The fisherman might be the single man
In whose breast, the dove, alighting, would grow still.

PENSANDO A UNA RELAZIONE TRA LE IMMAGINI DELLE METAFORE [T, 356]

Le palombelle tubano sul Perkiomen.
I persici sul fondo hanno ancora paura degli Indiani.

All’unico orecchio del pescatore, che è tutto
un orecchio, le colombelle cantano un’unica canzone.

I persici continuano a guardare avanti, a monte, in una
sola direzione, ritraendosi da sprilli e spruzzi

di fiocine d’acqua. Il pescatore è tutto
un occhio, in cui la colombella somiglia alla colombella.

C’è un’unica colombella, unico pesce persico, unico pescatore.
Eppure cuu diventa ru-cuu, ru-cuu. Quanto

al tema non enunciato ogni variazione si avvicina…
in quell’unico orecchio potrebbe suonare a perfezione.

Enuncia l’epifania. In quell’unico occhio la colombella
potrebbe sgorgare alla vista eppure restare colombella.

Il pescatore potrebbe essere l’unico uomo
nel cui petto, la colombella, posandosi,

ancora crescendo si farebbe immobile.

 

[Immagine: Andreas Gursky, Rhein II (1999) (gm)].

7 thoughts on “Tra le immagini delle metafore. Cinque poesie di Wallace Stevens

  1. Complimenti per le belle traduzioni di un poeta molto difficile da tradurre. Mi resta però enigmatico che cosa c’entri Berlusconi con l’imperatore del gelato.

  2. Grazie a LPLC per aver dato spazio a Stevens, e grazie a chi lo sta apprezzando.
    Quanto alla figura dell’imperatore del gelato: per me si potrebbe chiamare “il re del luna park”, “l’imbonitore della domenica”, insomma uno che dispensa circenses mentre arraffa (o comunque non si preoccupa di distribuire) il panem. Nel ’94 a me era chiaro che era quello che stava succedendo, e che questo trionfo della sventatezza avrebbe spento non solo le ideologie, ma le idee e le menti stesse, portando dal governo della politica (per quanto una cattiva politica) al governo del mercato e dell’interesse privato immediato.
    Questo, ovviamente, leggendo la poesia non in termini di veglia funebre di una singola persona, ma di una collettività. E penso sia una lettura possibile, non solo perché sono totalmente d’accordo con Don Paterson, che nel suo fenomenale nuovo commento ai sonetti di Shakespeare dice “Reading […] is an act of authorship”, ma perché Stevens – come tutti i grandi – non sta mai parlando di “una cosa”. La bellezza, una delle bellezze, delle poesie perfettamente controllate dal punto di vista formale e intellettuale è che grazie a quel controllo hanno la possibilità di travalicare lo spazio che l’autore aveva pensato per loro.

  3. a Damiano Abeni.

    Grazie per il chiarimento. Certo che è una lettura possibile, visto che è stata possibile per lei. Secondo me Berlusconi non c’entra niente con l’imperatore del gelato, perchè nella sua figura c’è sicuramente tanta crema, ma poco o nullo ghiaccio; tante balle e imbonimenti ma pochi muscoli, appena un’ombra di big cigars e morte, zero (B. voleva *fare* l’americano, ma non lo era: l’imperatore del gelato è il businessman americano tipo dei tempi di Stevens, raggiro, sorriso, ciuffo, denti splendenti, ma anche violenza appena sottopelle)
    Ma questi sono modi diversi di vedere Silvio B., non Wallace Stevens, che infatti lei traduce molto bene.

  4. Dimostrazione quasi miracolosa di come tutti gli aspetti di significante (ritmo, rima, fonemi, allitterazioni, onomatopee) siano significato.
    A me però pare che ciò riesca perché ciascuna poesia ha un suo stabile (e individuabile) baricentro di senso, che non necessariamente è “una cosa”, certo non una situazione o un tema intellettuale: magari un “tema” in senso sinfonico. Non si sente nulla di gratuito in quei “giochi”.
    “The wind shifts” e “The pleasures of mere circulating” sono, secondo me, le più belle, anche perché quanto ho appena detto lì è evidente.
    Per questo non sono molto d’accordo con la libertà di vedere nella poesia un po’ quello che si vuole. L'”autorship”, sia del lettore che dell’autore, ha responsabilità sovraindividuali che in ultima istanza sono responsabilità etiche.
    Le traduzioni però mi sono piaciute molto, parecchi degli elementi che turbinano in Stevens si ritrovano.
    Grazie e complimenti.

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