Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Sette poesie inedite di Andrea De Alberti

| 6 commenti

[Andrea De Alberti è nato nel 1974 a Pavia dove vive e opera. Suoi testi sono presenti nell’Ottavo Quaderno Italiano di Poesia Contemporanea, a cura di Franco Buffoni, e in Nuovi poeti italiani, a cura di Paolo Zublena (fascicolo monografico di «Nuova Corrente», LII, 135, 2005). Del 2007 è la raccolta Solo buone notizie per Interlinea; del 2010 Basta che io non ci sia per Manni. Le sette poesie che seguono sono tratte da una raccolta inedita intitolata Dall’interno della specie (mg)].

Dall’inizio

Una mente scruta l’abisso,
i mammut si traducono in prismi di ghiaccio nascosti,
i tasselli hanno erica e fango come indizio
del mondo e non andranno al loro posto,
la conoscenza dell’animo umano ha una deriva
che porta un continente a scontrarsi con la volta
delle stelle.
Eppure, nei tanti ruscelli che scorrono al mare,
molti maschi in crisi di ruolo cominciano a covare
la rabbia che li sposterà in zone più fertili
di terra, lontane.

 

Oasi

È strano vedere una casa dietro a una lastra di vetro,
gli animali si dormono addosso,
lo vedi che anche per loro c’è un’intimità più profonda.
Guarda la lontra, ha ancora la testa sudata,
un castoro nuota a ritroso, il bradipo è sveglio
mentre mio figlio lo guarda dopo il lungo riposo,
oppure la didascalia dice che certi pesci tropicali
mangiano a mezzogiorno come gli umani.
Mi muovo più lento guardando da molto vicino un gufo reale,
osservo il volo del nibbio,
mi sembra il verso del gheppio come un segnale
di avvicinamento all’inverno.

 

Dall’interno della specie

Eppure nel frammento di ogni memoria,
nella natura di un sorriso che supera a volte il nostro sguardo
accarezziamo la vertigine con una mano
nello scandalo innaturale che ci trattiene,
eppure, dall’interno della specie,
ognuno tenta di lenire il proprio male con una scheggia,
con le prove concepite fuori da ogni possibile
orizzonte di stupore.

.

In origine

Sarà come rallentare il corpo in un nuovo soddisfarsi
nel chiarore della neve,
camminare verso un altro sdoppiamento:
i platani, i tigli, le acacie,
vite a coppia per trent’anni dietro il cancello di casa,
quel che saremo o che diventeremo,
forse ero io, forse eri tu prima di nascere,
un’andata e un ritorno, un arrivare nel silenzio.
Sarà un nuovo divenire, una specie di annullamento,
una simulazione vuota,
così è sentirsi pieni di cose
dentro una stanza che è alla base
del nostro vivere in silenzio,
con il vuoto meccanico di un’azione,
ogni volta che ti allontani da lui come da un puntoluce
non lo trovi più nemmeno in sogno.

 

Il dolore ai tempi dell’Aulin

Il dolore è a basso consumo energetico,
ha certo per noi un’aria familiare più o meno consolante,
ha un livello di attenzione fuori dal comune,
lo vedi come si attacca a tutto,
ai piccoli nei, alle macchie sul corpo,
non ha un interesse classificatorio,
non fa distinzioni di razza,
il dolore è un tipo di cottura: se non lo controlli,
se non lo giri ogni momento si attacca come il risotto.
Il dolore si produce sia per il freddo sia per il caldo,
dal di fuori e dal di dentro,
si prepara in panchina con un dovuto riscaldamento,
si allena ogni minuto per entrare in campo,
il dolore dorme poco di giorno e niente di notte,
quando ha il raffreddore gli sembra di morire,
quando sta bene è scaramantico e non lo vuole dire,
il dolore ha una parola buona per tutti.
Il dolore è come quando uno non sente al telegiornale
ma capisce da strani segni che qualcosa sta andando male.

 

Un tranquillo week end

L’albero autonomo, l’arbusto, la grossa liana,
l’erbacea, la pianta grassa, le parassite non dannose,
i funghi, i licheni, le felci terrestri
occupano aree quasi impercettibili della nostra mente.
Ma se non siamo mai inciampati in una liana,
né ci siamo nascosti dietro a un arbusto,
se non abbiamo mai raccolto funghi nel bosco,
se nemmeno una pianta grassa ci ha aperto il cuore
mostrando il suo fiore dopo trent’anni di pessimo umore,
se avessimo visto morire dentro a un torrido agosto i licheni,
se avessimo ascoltato una felce terrestre parlarci
di insondabili strade maestre,
allora saremmo stati per sempre raccoglitori
nell’avanzare incontrollabile delle foreste.

 

 La strada per la comprensione

Tutta la nostra vita non è al riparo,
i desideri hanno la punta dei piedi congelata,
ogni strada ha una minima percentuale d’incidente,
le persone nascondono altre persone,
un cono d’ombra precipita in un punto,
una sconfitta non è una perdita di tempo,
ogni amore ha una regola da cattivo tenente,
il male ha una riva per precipitare in un fosso,
chi vive abbastanza rimane per sempre.

[Immagine: Wolfgang Tillmans, Fleeting Moments (gm)].

6 commenti

  1. molto intensi questi inediti di Andrea, che già avevo avuto modo di leggere in passato.

    Grazie

    a.

  2. Belle

  3. Molto belle e intense. Le avevo gia’ lette (Andrea e’ un mio amico, posso dire “fratello maggiore”) e spero vengano presto pubblicate.

    Segnalo, a chi fosse interessato, la mia recensione al suo secondo (stupendo) libro “Basta che io non ci sia”: http://www.criticaletteraria.org/2010/11/basta-che-io-non-ci-sia.html

  4. beh in ritardo, vi ringrazio, e molto,
    andrea

  5. Mi ero perso il post. Queste poesie sono davvero belle, interessanti e mostrano un autore maturo. Sopra le altre Un tranquillo week end.

  6. Linguaggio fluido e ricercato, good. Ti invito a leggere il mio blog sulla PostNarrativa, e a discutere insieme dei contenuti.
    Lapostnarrativa.wordpress.com
    salut

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