La gita

“devo rassegnarmi a non potere qui/
raddrizzare nulla”
Nathan Zach

Un vento che m’impasta
col soffione, che mi
fonde le suole mentre
faccio la mia
cernita: quale sasso
ti ricorda, il suono
di quale sirena.

Adesso è il tempo della
miniera, della terra
che mi sfiora il capo,
del parlare indurito,
della lampada spenta.

Scale dentro la roccia
grattano il fondo, dove
si sudano sassi e il cuore
gorgoglia.

Ci si scende in miniera,
seguendo briciole di
pirite, ci si scende
con gli occhi, coi ginocchi,
ci si scende a cercare
la traccia, la goccia
che ha segnato la pietra
col cadere, che fa la
memoria traboccare.

(ci sciogliamo
col caldo, goccia
a goccia, ci
rimpastiamo
al mare.

ci ritroviamo,
nodo nella
palpebra.)

Dentro ascolto il
legno del sostegno,
conto le micce che
aprono alla vista,
ci raduno prima
della volata,
………………..ci cerco
nel buio e nel calore.

Ci cerco, a noi due:
tu nube di memoria,
io che mi sfuggo
come di mercurio,
tremito di termometro
che ingoio, vetro e tutto.

(Un treno dal buio,
un piede per binario,
un occhio accecato che
ti cerca,
…………….un treno
nel buio, che t’aspetta.)

poi

È il crepito
al respiro
ad annunciarti,
tutta la polvere
infilata negli
alveoli, ora
carta vetrata.
È il bagliore
di cerino dentro
all’occhio.

(la polvere che scende
dalle mine s’è
intrecciata al polmone e
ad ogni piano la
sacca è più lisa,
più pesa.)

in galleria, (ancora febbre)

macchina che va a vuoto
e surriscalda,
l’affanno accelerato di chi
sente sfuggirsi,
lampadina che
sfrigola e svapora.

sfilarti il filo
rosso dalla scapola,
seguirti nelle
ossa della
terra
………oltre il confine
del labbro,
………………..noi
rimossi dalla luce.

questo è un lavoro
di taglio e riempimento,
poco importa se sasso o

se parola.

 

“Impatient of the fewest words”
(dialogo  tra Emily e Paul)

In piedi, sulla soglia,

il mio occhio nella tua
mano, la tua lingua
sul mio orecchio:
così ci conosciamo,
toccandoci, perché
la pupilla è sgranat
a
per lo sforzo, le papille
come scartavetrate.

Se l’asse cede, se la
voce affonda,
…………………..c’è qui,
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.

 

[Immagine: Matthew Tischler, Screen Series (gm)].

9 thoughts on “Elisa Biagini, Poesie inedite

  1. Il verso breve, scheggiato, il “blending” concettuale tra sasso e parola (topos già esistente, probabilmente derivato dall’usare le parole come armi o pietre: addirittura mi viene in mente una canzone di Bersani che comincia con “Le mie parole sono sassi”… questo non è per mettere alla pari due forme di espressione diverse, come poesia e canzone, ma per mostrare comunque una matrice comune da cui partono), l’inventività sintattica giocata su piccoli scarti ritmico-versali mi fanno apprezzare questa poesia, sebbene preferisca una poesia meno verticale. “Nube di memoria” mi sembra troppo letterario, e non mi convincono il “cuore / gorgoglia” e “la pietra suda”, ma è poca cosa. Complimenti.

  2. “mi viene in mente una canzone di Bersani che comincia con “Le mie parole sono sassi”…”

    Oddio! Cantava così prima di essere segretario del PD?
    Che scoop!

  3. @ Ennio Abate: Samuele Bersani, non Perluigi. O è il suo riferimento ironico?
    Non c’è mai nulla di male a tracciare certe intertestualità, o la presenza di tropi in testi pur diversissimi.

  4. gli unici 2 versi da sottolineare sono: questo è un lavoro | di taglio e riempimento| (e per vedere un vero lavoro di taglio e riempimento, niente di meglio di un ipertesto)

  5. @ Castiglione

    Ero di passaggio, scherzavo.
    Come scherzo nel chiedere: ma come fa “il verso scheggiato” a derivare “dall’usare le parole come armi o pietre”?
    Queste a me paiono solo dolcissime, melanconiche, intimistiche parole.

  6. @ Abate.

    Verso “scheggiato” è una suggestione che derivo dalla forma quasi scheletrita dei versi, i frequenti enjambement e le spezzature sintattiche – anche se non sono estreme come in certi sperimentalismi.

    Le parole come pietre: qui ho solo pensato al fatto che questo modo di dire avvicina il concetto di parola e quello di pietra (o sasso, in questa declinazione), e che entrambe le entità appaiono spesso insieme in poesia, ma non sempre (anzi, spesso no, in effetti) nell’accezione del modo di dire e della canzone di (Samuele) Bersani. Un altro esempio è qui: http://castiglionedav.altervista.org/blog/poem-shot-2-carlo-bellinvia-1985/

    Cordiali saluti
    Davide

  7. la parola è pietra persino nel linguaggio parlato tutti i giorni da tutti. altre volte è vento.

  8. in effetti la definizione di “samuela bersana della poesia italiana” si addice alla biagini
    sono venti anni che scrive, senza soluzione di continuità, lo stesso testo, che, invariabilmente, viene presentato dai suoi devoti come una novità

    auguri per il prossimo sanremo

    Inga Leera

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