di Claudio Giunta

Secondo me, la Biblioteca Nazionale di Firenze non dovrebbe essere usata come discoteca, per farci delle feste notturne con centinaia di persone paganti che ballano e bevono.

 Sembra una di quelle affermazioni troppo ovvie perché valga la pena di enunciarle, anzi una specie di non-senso da Edward Lear, da fratelli Marx (tipo «Le corsie degli ospedali non dovrebbero essere usate per le gare di slittino», o «Non bisognerebbe giocare a tennis nelle stazioni ferroviarie»), ma il fatto è che la Biblioteca Nazionale di Firenze è stata usata come discoteca, per farci una festa notturna in cui centinaia di persone (paganti) hanno ballato, bevuto e messo a rischio i mobili e le suppellettili. Documentazione fotografica qui. Documentazione video qui. E documentazione, come dire, testuale qui (verso la fine di questo documento, prezioso anche per l’antropologo, da parte degli organizzatori della serata danzante, un ringraziamento alla Direttrice, «rigorosa ma illuminata: lasciateci dire che se altri fossero come Lei, i luoghi più belli del nostro straordinario Paese sarebbero conosciuti e fruiti da tante tante tante persone in più»: come dubitarne?).

 Alcuni studiosi, che hanno a cuore la Biblioteca Nazionale di Firenze e, in generale, le biblioteche italiane, hanno scritto questo appello, che mi auguro venga letto e condiviso:

Appello per le biblioteche italiane

Corrono tempi duri, si sa, per i beni culturali del nostro paese. La crisi  è particolarmente acuta nel settore più debole e indifeso, eppure indispensabile per la ricerca scientifica, quello delle biblioteche. Come se non bastasse l’endemica scarsità di finanziamenti, che da tempo sta strangolando le biblioteche statali, anche il terremoto ha dato una mano: le biblioteche di Modena, Parma e Pisa sono state danneggiate e chiuse per qualche tempo, a seguito degli eventi sismici, che hanno nuociuto alla statica o compromesso il sistema elettrico degli edifici. Non stanno meglio le biblioteche comunali: è di questi giorni la notizia del crollo di un’ala della Biblioteca Saffi di Forlì, che custodisce il prezioso Fondo Piancastelli, ora chiuso a tempo indeterminato.

In questo quadro improntato al pessimismo, ha suscitato sorpresa qualche giorno addietro una notizia di segno positivo: il ministro Ornaghi ha predisposto un finanziamento di oltre sei milioni di euro a favore delle biblioteche statali. Non è molto e tuttavia va apprezzato il segnale in controtendenza, se il Ministero intende dare un seguito all’impegno economico finalmente preannunciato.

In alternativa, c’è il rischio di una ricerca spasmodica di fondi per la sopravvivenza, all’insegna del “costi quello che costi”, ricorrendo anche a scelte improprie e rischiose. Sembra rientrare in questa deriva l’iniziativa della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze che, il 10 novembre scorso, ha appaltato la sua sede alla società “I Love Disco” per una festa che ha trasformato la maggiore biblioteca di conservazione italiana in una discoteca. Al camuffamento di occasione nulla è mancato: luci colorate sulla facciata e all’interno, buttafuori all’ingresso per difendere la festa di sei-settecento invitati che si sono stipati nell’atrio e nei corridoi per danze e intrattenimenti vari, dalle nove alle tre di notte. Largo il consumo di alcool, numerose le foto scattate sui tavoli della biblioteca adibiti a piedistalli di occasione, inevitabili gli episodi incresciosi: come le deiezioni corporali scovate dagli addetti alle pulizie in luogo non deputato, accanto a vetri rotti e ad altri residuati della notte brava. Si è infine sfiorata la tragedia come conseguenza perché un operaio, salito sul lucernario del primo piano per smontare un’istallazione, ha rischiato di precipitare da un’altezza considerevole, a seguito della rottura della vetrata di sostegno.

L’uso sconveniente di un edificio storico ci pare intollerabile e nulla ha a che vedere con l’esigenza di allargare la fruizione dei beni culturali, secondo l’inadeguata tesi della Direzione. Il degrado di immagine che si riflette sulla Biblioteca non ha prezzo e supera di gran lunga il vantaggio per gli eventuali introiti. Non solo perché la Biblioteca si avvia così a una mercificazione dell’edificio, ridotto a capovolgere la finalità d’uso, ma soprattutto per i pericoli di deterioramento e di incendio in una struttura fragilissima, che ospita al suo interno milioni di volumi. Nella quale gli arredi e le strumentazioni elettroniche, come pure i cataloghi e i magazzini, che non sono chiusi all’interno, sono rimasti per una notte alla mercé di estranei, del tutto ignari del valore e del significato della Biblioteca di cui erano fruitori inconsapevoli. Si deve a un caso fortunato se nulla è accaduto di irreparabile. La consapevolezza acquisita deve mettere sull’avviso, sollecitando una duplice richiesta. Alla Direzione della Nazionale perché non ripeta in futuro un azzardo così avventuroso, contrario alla tradizione ed estraneo al regolamento interno; al Ministero responsabile e agli Enti locali preposti per le comunali perché sostengano la struttura portante del sistema bibliotecario e archivistico del paese con la certezza dei finanziamenti necessari. È questo il solo modo per togliere ogni tentazione di replicare anche altrove, in nome dell’emergenza, uno scempio che può avere conseguenze imprevedibili.

[Immagine: John Travolta (Tony Manero) in La febbre del sabato sera (gm)].

12 thoughts on “Vieni a ballare anche tu alla Biblioteca Nazionale

  1. Incredibile.
    Per quel che vale il mio sostegno morale, ho letto e condivido (e rabbrividisco).

  2. Non si trovano parole per commentare il fatto e soprattutto il comportamento dei vertici della Biblioteca che hanno aperto le porte ad un evento che nulla ha a che vedere con le finalità dell’istituto. Inammissibile, sbalorditivo, increscioso sono aggettivi che non bastano a dire l’inadeguatezza e l’irresponsabilità di una tale scelta rispetto al delicato compito di conservare la memoria collettiva di un paese. Un bene pubblico di tale importanza non può essere abbandonato all’arbitrio e al rischio. Per puro caso non è successo niente di ancora più grave, ma le foto e i filmati visibili in rete e il resoconto di escrementi e vetri rotti ritrovati l’indomani rendono di per sé piena testimonianza della gravità dell’episodio.

  3. Indecente, semplicemente. Soprattutto se si pensa ai mille piccoli e grandi ostacoli che vengono posti agli studiosi, ai disservizi, alla non infrequente arroganza del personale, all’incuria per i fondi che rendono la Nazionale una tra le meno accoglienti biblioteche d’Italia. Una gestione del tutto inadeguata.

  4. Inaudito! Ma concordo con Stefano Carrai: non ci sono parole che possano commentare l’accaduto.
    Si ravvisa un totale dispregio per quanto di più significativo abbiamo fra i beni comuni.

  5. Nonostante la mia recente emigrazione in terra albionica, posso vantare una trilustre frequentazione della BNCF. Pur tuttavia, scorri e riscorri le foto, guarda e riguarda i filmati, non m’è riuscito di ravvisare non dico una dozzina, ma dico una (almeno una!) fisionomia già vista nei corridoi o nelle sale della mia amata Biblioteca.
    Stando all’auspicio degli organizzatori, però, non è mai troppo tardi: i poverini non sapevano cosa si stavano perdendo, ma dopo questa illuminata e lungimirante iniziativa saranno certamente tra le “tante tante persone in più” che “fruiranno” del nostro derelitto tempio del sapere (e non solo per fare fuori luogo i loro bisognini birichini, eh!).
    Sicuramente non staranno nella pelle per la voglia di utilizzare come Biblio-teca un luogo che hanno conosciuto come Disco-teca. E per consultare un manoscritto in Sala Rari si dovrà prendere il numerino come al banco alimentari della Coop.
    Ecco: spero che la Direttrice Sebastiani, che mi auguro avrà il buon gusto di rispondere sensatamente alle critiche, non voglia nascondersi dietro argomenti di questo tenore.
    Una Biblioteca la si valorizza davvero, credo, facendola funzionare bene come Biblioteca, e non spacciandola per quello che non è. A quando, altrimenti, la serata pizzeria in Tribuna Dante, con annesso Convegno sulla mozzarella di bufala?
    L’unico argomento che potrebbe stare onestamente in piedi è quello pecuniario: spero che nel magherrimo bilancio dell’ente l’iniziativa “I Love Disco” abbia portato tanti tanti bei quattrini, e che questi vengano spesi molto molto bene.
    Ad esempio, per riparare il tetto e tenere all’asciutto i libri delle sale di consultazione quando piove.
    Così magari potranno usarle per ospitare la prossima finale di X Factor!

  6. Sinceramente non capisco il motivo di tanto scandalizzarsi. Anzi, lo capisco, e lo identifico col classico atteggiamento sacerdotale degli studiosi italiani del quale, per altro, gli stessi studiosi, in altre occasioni, si lamentano. Come siamo prevedibili noi intellettuali! Ci stracciamo le vesti se i luoghi sacri del nostro sapere vengono vilipesi e contaminati dalla cultura popolare; vogliamo rimanere il più chiusi possibile nel nostro nobile castello circondato da sette mura, ripide e invalicabili, e che ci tengono al sicuro dalle anime degli altri dannati; abbiamo la fobia da contaminazione.
    Ricordiamo piuttosto al mondo che esistiamo, e che non siamo una minoranza da tutelare con leggi speciali, ma un mondo aperto, presente nella società e nella storia contemporanea.

  7. Gentile Zacco, non è scandalo; non è moralismo; non è atteggiamento sacerdotale. Questi, mi scusi, sono luoghi comuni: i tipici luoghi comuni di un certo risentimento antiittellettualistico. Il punto, secondo me, è che una società davvero democratica deve mantenere il senso delle soglie, perché anch’esse sono un bene comune. In questo caso, uno dei più importanti luoghi italiani di conservazione del patrimonio librario non può essere riciclato – a rischio di danni – in arena discarica. E chi dirige quel luogo deve proteggerlo: rinnovarlo certo, ma non sotto il segno del disprezzo. Credo che riceva uno stipendio statale – spero migliore del nostro – anche per questo.

  8. Gentile @Zacco, si stupirà, ma questo intellettuale che ha partecipato alla lamentazione collettiva, per l’età, mette piede, a volte, anche nelle discoteche. Mi parrebbe ben strano entrarci con un libro e pretendere il silenzio perché non riesco a concentrarmi fra corpi sudati che ballano e musica a mille. Allo stesso modo le biblioteche non sono fatte per ballarci. Sono un po’ troppo fragili.
    Si può aprire la cittadella della cultura alta alla cultura pop in forme decisamente più intelligenti. Non le pare?

  9. @Daniele: sì, si possono fare un sacco di cose intelligenti per aprire la cultura al mondo, e forse quella di mettere una discoteca in un edificio storico non è la più felice. Ma quello che voglio segnalare non è il fatto in sé, bensì l’atteggiamento di immediata e radicale chiusura di fronte ad un’iniziativa del genere da parte degli intellettuali, e soprattutto l’atteggiamento stizzito e scandalizzato: tutti si lamentano che la cultura in questo paese è svalutata ed è considerata più un peso che una forza-guida per la società. Ma perché è considerata un peso? Perché viene finanziata (quando è finanziata) più come si fa per tenere in vita un malato in attesa che muoia che per darle energia vitale che le consenta di rinnovarsi ed evolversi? Per la miopia e ottusità dei politici! Certo, ma anche per l’atteggiamento chiuso, passatista e castale degli intellettuali. Questo della biblio-discoteca è un esempio perfetto, e la reazione scandalizzata è proprio una spia di questo atteggiamento: finché noi per primi consideriamo la cultura come un tempio recintato nel quale i rituali sono appannaggio esclusivo di una classe scelta e iniziata; e finché consideriamo le opere come delle reliquie da contemplare e non come delle esperienze da vivere alimentiamo noi per primi l’ottusità dei politici, e il disinteresse generale verso la cultura.
    Chi legge questo blog è certamente lontano dallo svalutare la cultura popolare, ma eccolo lì l’atteggiamento sacerdotale cui accennavo prima: sacerdoti, e di quelli che predicano bene e razzolano male! Che male c’è a far cassa portando un evento mondano in un palazzo storico? Forse al posto della serata-disco sarebbe stato meglio un aperitivo radical-chic? E che differenza c’è?
    Sapete, credo che questo evento sia una provocazione ideale per demolire la torre d’avorio in cui cercano rifugio e protezione molti intellettuali italiani, e ce ne vorrebbero di altri anche più dirompenti di questo. Se troviamo il coraggio di aprire le porte, forse qualcuno smetterà di aver paura di entrare.

  10. Sì, un aperitivo (magari non radical-chic) con lettura pubblica di opere o microconferenza. Ci sarebbe una bella differenza con la discoteca. Non la vede? E a patto di salvaguardare le sale di lettura e la Sala manoscritti e rari (la torre d’avorio), dove si ha pur sempre il diritto di studiare.
    Nella mia città, Torino, esiste un posto chiamato Circolo dei lettori, dove si può leggere il giornale, libri, assistere a conferenze, anche degustando un cappuccino o un apertivo al bar. E gli intellettuali ci vanno a presentare libri, altro che levare gli scudi. Non si faccia accecare dall’antiintellettualismo (ce n’è già abbastanza in ogni altro luogo che non siano i blog culturali), guardi alle cose e discrimini il grano dal loglio.

  11. Un aperitivo con lettura di opere e microconferenza ci arriva anche un bambino di cinque anni: ma questo non è aprire le porte alla cultura popolare, è un cantarsela e suonarsela tra di noi. La cultura popolare non è la lettura o il cineforum col dibattito, è la discoteca, è il cinepanettone, è Maria De Filippi: lo sentite il brivido dietro la schiena? Volete che continuo? Meglio di no…
    Io non sono affatto accecato dall’antiintellettualismo, ho studiato per una vita, e sono convinto che è meglio sapere che non sapere, ma non ho paura di dialogare col mondo esterno, non ho una concezione sacra della cultura, nemmeno Pasolini ce l’aveva, ecco l’esempio che mi serviva: Pasolini, lui non avrebbe mai disapprovato un’idea del genere.

  12. Pasolini che plaude ai figli viziati della nuova borghesia universale cui tutti apparteniamo che scagazzano e si ubriacano fra i libri? Ma non mi faccia ridere.

    Poi io non faccio parte di nessun “noi” insieme a lei. Se lei si sente facente parte della classe degli intellettuali e se ne vergogna, non mi tiri in mezzo. Io sono troppo giovane per pormi problemi come “intellettuali VS popolo”. A me, per generazione, viene abbastanza naturale leggere Montale, vedere i cartoni Pixar, ascoltare Bach, cantare Battisti con gli amici, andare a ballare, commuovermi davanti al gotico senese. Tutto insieme. Ma, se non i relativi valori, almeno la differenza tra ciascuna di queste pratiche mi è chiara e non vedo che cosa guadagneremmo a mescolar tutto nella stessa polta. Chi è andato quella sera a ballare alla Nazionale ci è tornato a prendere in prestito un libro solo se già lo faceva. Una festa come quella non aggiunge nulla al da lei tanto auspicato incontro tra alto e basso.
    Ballare in biblioteca è da cafoni. Anzi, organizzare una cosa del genere lo è. Punto.

    Caro Claudio, anche io pensavo come te che “non si balla in discoteca” fosse un non-sense. Ma la nostra immaginazione è sempre troppo poco originale davanti alla realtà.
    Io la chiudo qui.

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