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Letteratura e realtà

Un mese senza Giò. Ricordando Giovanna De Angelis

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cropped-mare-colore.jpgdi Stefania Ricciardi

Un mese fa, il 14 gennaio 2013, ha lasciato questo mondo Giovanna De Angelis, editor del marchio Time Crime di Fanucci Editore. La malattia che la tormentava da cinque mesi non le ha dato scampo.

Mi è ancora difficile pensarla inerme e sconfitta dopo le sue vittoriose battaglie in nome di scelte professionali ardite, scevre di mera convenienza. Mi è impossibile pensarla muta, lei che di cose da dire ne aveva più di quanto mostrasse.

Giovanna viveva il suo lavoro controcorrente. Originaria di Benevento, laurea e dottorato alla Sapienza di Roma, dove ha svolto attività di ricerca sfociata in pubblicazioni importanti (tra cui l’antologia di scrittori meridionali Disertori, Einaudi 2000, sua la postfazione, e il saggio Le donne e la Shoah, Avagliano 2007), è approdata giovanissima alla Einaudi e vi è rimasta dodici anni lavorando come editor. Dal 2008 al maggio 2011 è stata responsabile della narrativa straniera di Fazi Editore.

A me, che ho avuto la fortuna di conoscerla personalmente nel suo passaggio alla Fazi e di collaborare con lei come traduttrice e lettrice, ha dato molto: estrema professionalità e competenza, propensione all’ascolto e al confronto, puntualità negli scambi mail, doti sempre più rare nell’editoria attuale, ma che per lei erano pura prassi.

Giovanna leggeva senza tregua e le proposte le vagliava davvero; i suoi rifiuti erano sempre argomentati, mai banali. I suoi autori li sceglieva innamorandosi innanzi tutto delle loro opere, non dopo uno scroll di mouse sulle classifiche estere o per la concreta possibilità di un finanziamento alla traduzione.

Mostrava insofferenza per le scelte imposte dal mercato e si sforzava d’imporre le sue, di tanto in tanto, attingendo spesso dalla letteratura francese, uno dei nostri terreni comuni, oltre alle origini campane di cui sorridevamo compiaciute.

Era orgogliosa di aver pubblicato Michel Le Bris e Thierry Hesse, l’esordio notevole di Élisabeth Filhol e quel Jérôme Ferrari su cui aveva scommesso già da Dove ho lasciato l’anima, prima che Le sermon sur la chute de Rome gli valesse il prix Goncourt 2012.

Grande appassionata di thriller, era entusiasta della sua nuova sfida, Time Crime, con l’editore Fanucci.

Ricordo con nostalgia la prima scheda di lettura scritta per lei. Riguardava un ‘mattone’ che avevo timidamente stroncato con uno stile forse un po’ troppo lezioso e accademico. Giovanna mi scrisse perentoria: “Stefania, fuori dai denti, che cosa ne pensi?”. Le risposi: “Pallosetto…” E lei: “Mi sembrava…”.

“Fuori dai denti” era una sua espressione ricorrente. Forse perché incarnava il suo modo di essere: diretto ma al tempo stesso ponderato, di una fermezza signorile.

Di Giò – come amava firmarsi appena s’instaurava un briciolo di confidenza – mi porto dentro tutto questo e altri ricordi privati. E ovviamente lo sguardo felino e il sorriso complice, il nerbo dirompente, il coraggio nel lavoro e la sconfinata passione per i libri.

[Immagine: Lungomare di Salerno].

 

Un commento

  1. Lascia molto di sé nel mondo chi lascia ricordi come questi in amici come questi.

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