cropped-IMG_0568bis.jpga cura di Massimo Gezzi

[La sesta puntata della rubrica dedicata ai poeti nati negli anni Ottanta presenta oggi cinque poesie di Raimondo Iemma, nato a Torino nel 1982 e già autore di Ultime questioni aperte (Edizioni della Meridiana, 2005) e di luglio (Lampi di stampa, 2007). Queste poesie appartengono a un libro inedito intitolato Una formazione musicale e sono tratte – tutte tranne l’ultima – dalla sua prima sezione, dal titolo nella struttura. Il giorno che i miei si separarono appartiene invece alla quarta sezione, différences (mg)].

Presa di servizio

Arrivo all’ora in cui si cena nel nostro paese.
Per raggiungere la stanza di questi giorni
è necessario attraversare il grande atrio
vuoto di poche persone, attardarsi forse
a considerare strade e passaggi
che di fronte alla stazione convergono
nell’unica piazza, come dita di una mano
e camminare all’incirca la metà di un’ora
piuttosto soli nella notte scura
non perfettamente eretti, con il mondo
immobile alle spalle, in attesa
di niente, scena muta.

 

Didascalia d’ufficio

Molte nazioni africane presentano confini in linea retta, probabile retaggio della suddivisione coloniale. Ciò le rende, nella grafica, del tutto simili agli stati americani, alcuni dei quali hanno la forma di quadrilateri irregolari. Nell’Europa centrale i rilievi montuosi si vogliono frontiere naturali, mentre a nord non è infrequente la presenza di alcune enclave, che rendono difficili le attribuzioni amministrative e i sonni dei funzionari. Agli uomini del Corpo Diplomatico vengono assegnati appartamenti di rappresentanza, nei cui saloni sono stati meditati – e talvolta anche compiuti – suicidi nella forma più sobria, come si conviene alla categoria.

Stanze rumorose

…o vagoni affollati di monaci in subbuglio
terrazze che affacciano al mare di ghisa
gallerie colme di risa, ampi richiami
da scale senza più architettura.

Uno pronuncia, l’altro apre bene il canale
del timpano, si lascia attraversare.

L’onda solletica il tamburo e gira lenta.
È di cartilagine la cassa
di risonanza, musicale
accordo, maniacale
mancanza di attenzione.

 

Albergo

Ripenso al volteggiare di elicotteri
a dove se ne andassero tracciando
un’onda bianca nei cieli di marzo

alle musiche sentite affiorare
da sotto la terra, o solo immaginate
e ancora presenti, come tele di ragno

alle stanze che mi hanno ospitato
o tra selve di quadri e tendaggi
depennato dal registro dei morti

al doppio labirinto di un amore
costruito nottetempo, a quanto
quell’inganno sappia essere reale.

Ma l’immagine è il creato che svanisce:
negli infiniti mondi sovrapposti
verrò a mia volta sognato.

 

Il giorno che i miei si separarono

Il giorno che i miei si separarono
a dire il vero fu una finta infatti
rimasero seduti sul divano
un divano giallo di una marca nota.

Fu così che imparai la distinzione
semplice esistente tra i luoghi della
mente e lo spazio fisico dei corpi:
con mia madre che ascoltava i titoli

del telegiornale e mio padre
il silenzio di mia madre. Avevo
ventidue anni sulla dolcevita
stirata e la rubrica quasi vuota.

Il giorno che i miei si separarono
comunque non dovetti preoccuparmi
di andare a comprare il giornale perché
da qualche anno eravamo abbonati.

[Immagine:  Prima della neve. Foto di Daniela Piergallini (mg)].

 

1 thought on “Nuovi poeti /6: cinque poesie di Raimondo Iemma

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