cropped-Goings.jpgTraduzione di Simone Burratti e Todd Portnowitz

[Donald Justice (1925-2004) è uno dei più importanti poeti americani del secondo Novecento. Presentiamo quattro delle sue poesie più significative, nella traduzione di Simone Burratti e Todd Portnowitz].

Variazioni sopra un testo di Vallejo

Me moriré en Paris con aguacero …

Morirò sotto il sole di Miami,
In un giorno in cui il sole splenderà,
Un giorno come i giorni che ricordo, un giorno come gli altri,
Un giorno che nessuno riconosce o ricorda più,
E allora il sole splenderà sugli occhiali scuri degli stranieri
E sugli occhi dei pochi amici dell’infanzia
E dei cugini ancora vivi attorno alla tomba,
Mentre i becchini, da parte, sotto l’ombra ferma delle palme,
Fumeranno appoggiati alle loro pale,
Parlando sottovoce in spagnolo, per rispetto.

Credo sarà una domenica come oggi,
Eccetto che ci sarà il sole e non pioverà più
Né soffierà il vento che oggi piegava i cespugli;
E credo sarà una domenica perché oggi,
Quando ho tirato fuori questa carta per scrivere,
Mai niente mi è sembrato così vuoto: la mia vita,
Queste parole, la carta, la domenica grigia;
E il mio cane tremava sotto il tavolo
Per il temporale, guardandomi senza capire,
E mio figlio leggeva in silenzio, e mia moglie dormiva.

Donald Justice è morto. Una domenica il sole è uscito fuori,
Splendeva sulla baia, sugli edifici bianchi,
Le macchine passavano lente come sempre, così tante,
Alcune con i fari accesi nonostante il sole,
E più tardi i becchini con le loro pale
Sono tornati alla tomba sotto il sole
E uno ha ficcato la sua pala nella terra
Per spostare qualche zolla, la marna
Nera di Miami, e ha disperso la terra, e ha sputato,
Voltando le spalle bruscamente, per rispetto.

 

Variations On A Text By Vallejo

Me moriré en Paris con aguacero…

I will die in Miami in the sun,
On a day when the sun is very bright,
A day like the days I remember, a day like other days,
A day that nobody knows or remembers yet,
And the sun will be bright then on the dark glasses of strangers
And in the eyes of a few friends from my childhood
And of the surviving cousins by the graveside,
While the diggers, standing apart, in the still shade of the palms,
Rest on their shovels, and smoke,
Speaking in Spanish softly, out of respect.

I think it will be on a Sunday like today,
Except that the sun will be out, the rain will have stopped,
And the wind that today made all the little shrubs kneel down;
And I think it will be a Sunday because today,
When I took out this paper and began to write,
Never before had anything looked so blank,
My life, these words, the paper, the gray Sunday;
And my dog, quivering under a table because of the storm,
Looked up at me, not understanding,
And my son read on without speaking, and my wife slept.

Donald Justice is dead. One Sunday the sun came out,
It shone on the bay, it shone on the white buildings,
The cars moved down the street slowly as always, so many,
Some with their headlights on in spite of the sun,
And after awhile the diggers with their shovels
Walked back to the graveside through the sunlight,
And one of them put his blade into the earth
To lift a few clods of dirt, the black marl of Miami,
And scattered the dirt, and spat,
Turning away abruptly, out of respect.

*

Gli uomini a quarant’anni

Gli uomini a quarant’anni
Imparano a chiudere dolcemente
Le porte delle stanze
In cui non rientreranno.

Riposando al pianerottolo
Lo sentono muoversi sotto
Come fosse la chiglia di una nave –
Per quanto il moto sia lieve.

E in fondo agli specchi
Ritrovano la faccia del ragazzo
Che si allenava di nascosto ad annodare
La cravatta del padre,

E poi la faccia di quel padre
Ancora calda del mistero della schiuma.
Ormai sono più padri che figli.
Qualcosa li sta colmando, qualcosa

Come il suono serale dei grilli,
Che si estende,
Colmando il bosco ai piedi del pendio
Dietro le loro case ipotecate.

 

Men at Forty

Men at forty
Learn to close softly
The doors to rooms they will not be
Coming back to.

At rest on a stair landing,
They feel it moving
Beneath them now like the deck of a ship,
Though the swell is gentle.

And deep in mirrors
The rediscover
The face of the boy as he practices trying
His father’s tie there in secret,

And the face of that father,
Still warm with the mystery of lather.
They are more fathers than sons themselves now.
Something is filling them, something

That is like the twilight sound
Of the crickets, immense,
Filling the woods at the foot of the slope
Behind their mortgaged houses.

*

Il turista da Termoli

Uno di quegli uomini che potrebbero essere
un venditore di auto usate o un turista
da Termoli, o un sicario
– – John D. Macdonald
Non mi riconosceresti.
La mia è la faccia di chi spunta fuori
Dagli specchi unti dei gabinetti
Mentre cerchi la luce a tentoni.

I miei occhi hanno l’espressione
Degli occhi freddi delle statue,
Mentre guardano i loro piccioni
Tornare dal tuo pasto sparpagliato.

Me ne sto fermo nel mio angolino
Con quella stessa pazienza marmorea;
E se mi sposto di lì è precisamente
Con quella stessa velocità

Dell’ombra del tendone
Sotto il quale sto ad aspettare
E con la cui oscurità
Sembro quasi tutt’uno.

Parlo poco, e sempre in un mormorio
Smorzato, come quello delle folle
Che si accalcano intorno
Alle vittime degli incidenti.

Devo confessarti chi sono?
Il mio nome è ogni nome, o nessuno.
Sono il venditore di auto usate,
Il turista da Termoli,

Il sicario che aspetta. Resterò
Qui in piedi per sempre,
Come uno che ha perso l’autobus,
Familiare, anonimo –

Qui, nel mio solito angolino,
Che è quello dove tu stai per svoltare
Per raggiungere il posto dove adesso
Faresti meglio a non arrivare più.

 

The Tourist From Syracuse

One of those men who can be a car salesman
or a tourist from Syracuse or a hired assassin.
— John D. MacDonald

You would not recognize me.
Mine is the face which blooms in
The dank mirrors of washrooms
As you grope for the light switch.

My eyes have the expression
Of the cold eyes of statues
Watching their pigeons return
From the feed you have scattered,

And I stand on my corner
With the same marble patience.
If I move at all, it is
At the same pace precisely

As the shade of the awning
Under which I stand waiting
And with whose blackness it seems
I am already blended.

I speak seldom, and always
In a murmur as quiet
As that of crowds which surround
The victims of accidents.

Shall I confess who I am?
My name is all names, or none.
I am the used-car salesman,
The tourist from Syracuse,

The hired assassin, waiting.
I will stand here forever
Like one who has missed his bus —
Familiar, anonymous —

On my usual corner,
The corner at which you turn
To approach that place where now
You must not hope to arrive.

*

La sera della mente

Ora viene la sera della mente.
È qui che la lucciola si contrae nel sangue,
Qui che l’ombra scivola lunga la pagina
Mentre leggi seduto accanto al muro del giardino.
Ora i peschi nani, inchiodati ai loro tralicci,
Rabbrividiscono e si piegano. Riconosci le loro voci ormai,
Le pesche sacrificali che chiamano
Debolmente il tuo nome, quel nome
Che nessuno conosce, tranne te.
È l’aura e l’avvenire.
È quella cosa che scende, che ti vola attorno, proprio qui;
E che ora ti porge un artiglio e tu lo prendi;
Con riconoscenza, te lo porti in grembo, così.

Dicevi che non te ne saresti andata di nuovo,
Che non volevi andartene, ma poi –
È come se tu fossi ancora lí, al porto,
A guardare una barchetta che se ne va
Oltre le secche, i falaschi e i pesci morti…
Ed eri già a bordo, solcando le onde e i soliti intralci,
E più oltre, sotto un cielo sfacciato,
Sospeso come un gong prima del colpo—
Ma in che senso, sospeso? – e adesso lo colpiscono, adesso,
Il sogno etereo di una fanciullezza si ripete, si ripete
E tu devi alzarti ancora per quello stesso sangue,
E per i vuoti in gola.

 

The Evening of the Mind

Now comes the evening of the mind.
Here are the fireflies twitching in the blood;
Here is the shadow moving down the page
Where you sit reading by the garden wall.
Now the dwarf peach trees, nailed to their trellises,
Shudder and droop. Your know their voices now,
Faintly the martyred peaches crying out
Your name, the name nobody knows but you.
It is the aura and the coming on.
It is the thing descending, circling, here.
And now it puts a claw out and you take it.
Thankfully in your lap you take it, so.

You said you would not go away again,
You did not want to go away — and yet,
It is as if you stood out on the dock
Watching a little boat drift out
Beyond the sawgrass shallows, the dead fish …
And you were in it, skimming past old snags,
Beyond, beyond, under a brazen sky
As soundless as a gong before it’s struck —
Suspended how? — and now they strike it, now
The ether dream of five-years-old repeats, repeats,
And you must wake again to your own blood
And empty spaces in the throat.

[Immagine: Ralph Goings, Ralph’s Diner (1981-82) (gm)].

 

4 thoughts on “Donald Justice, quattro poesie

  1. Per Men at Forty e the Tourist from Syracuse, vedasi anche:
    Donald Justice. Numeri scritti chissà dove [11 poesie]. Nuovi Argomenti, n. 12, Quinta serie, ottobre-dicembre 2000, pagg. 150-163.

    Là il mio era Il turista di Gorgonzola.

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