cropped-movimento-5-stelle.jpgdi Mauro Piras

Il problema è dare la fiducia, si sa. E i grillini non la vogliono dare (“I grillini”: avete letto bene. Mi sono sempre rifiutato di usare questa espressione in contesti pubblici, per rispetto nei confronti del M5S. Ma il rispetto deve essere reciproco, e dall’altra parte non c’è, ci sono solo insulti. Quindi mi aggrappo alla comodità della lingua parlata, e dico “i grillini”. Mi sento più libero, stilisticamente e politicamente). I grillini non vogliono dare la fiducia perché non sanno che cosa sia, la fiducia.

La fiducia è la base di una integrazione sociale riuscita. La coordinazione dell’agire sociale passa per tanti canali, è ovvio. Può avvenire con la minaccia della coercizione, dell’uso della forza; può passare per la convergenza degli interessi; può realizzarsi tramite l’influenza, con forme indirette di autorità come la disponibilità di capitali economici, sociali, culturali, e anche religiosi; può passare attraverso il dominio di classe, sociale; può essere realizzata dalla superiorità di un capo carismatico. Ma se agissero solo questi tipi di coordinazione dell’agire, l’ordine sociale sarebbe instabile. Gli interessi si modificano velocemente, e così i rapporti di forza; quando si modificano, cambiano le ragioni per stare insieme o dividersi. Lo stesso si può dire per le forme di influenza e dominio sociale, che sono solo forme mediate dei primi due. Il carisma passa, muore col capo, o il capo stesso può perderlo. L’ordine sociale ha una sua stabilità perché è tenuto insieme anche, insieme agli altri fattori, da principi normativi: da norme di comportamento ritenute giuste e da sistemi di valori condivisi. Quando norme e valori sono effettivamente condivisi l’ordine sociale si stabilizza, perché gli agenti si coordinano sulla base della fiducia reciproca. Gli agenti sanno che, più o meno, anche gli altri fanno la stessa cosa. E che quindi ci si può fidare. La condivisione di uno sfondo normativo e di valori si realizza tramite la fiducia.

Se io entro in classe a insegnare quando è previsto, con regolarità, i ragazzi sanno che mi troveranno lì. E normalmente si aspettano che sia così, perché sanno che io sono affidabile, in questo. E io sono affidabile perché penso che sia giusto essere presente in modo regolare, non solo perché ho paura delle sanzioni. Se io e tutti i miei colleghi ci presentassimo sul lavoro solo per paura delle sanzioni, e non perché abbiamo iniziato delle attività con i ragazzi, abbiamo preso con loro degli impegni, vogliamo tenere la parola data ecc., allora non saremmo affidabili; infatti in qualsiasi momento potremmo mancare alla parola data, e trovare i modi per non essere presenti e non fare quello che dobbiamo, sfuggendo alle sanzioni. Un ordine sociale, per funzionare, ha bisogno di norme condivise e di fiducia reciproca: ci si deve poter fidare del fatto che gli altri, più o meno, rispettino queste norme. Altrimenti la vita sociale diventerebbe un inferno di controlli reciproci e diffidenza dilagante. Ovviamente, nella realtà, ogni società funziona con più o meno fiducia. Se il legame di fiducia reciproca è indebolito, la società si disgrega. Il grado di disgregazione sociale è direttamente proporzionale al grado di diffidenza reciproca. Si pensi ai meccanismi perversi dei sospetti reciproci nei regimi totalitari, basati sul terrore e sulla delazione.

Bene, in Italia negli ultimi vent’anni il legame della fiducia si è allentato. Nei rapporti orizzontali tra i cittadini, e nei rapporti verticali tra cittadini e rappresentanti, di ogni tipo. La società è balcanizzata. I gruppi sociali si guardano in cagnesco, si attaccano ogni volta che c’è un problema di risorse scarse, rinfacciando agli altri i loro privilegi e denunciando la propria ingiusta oppressione. Nessun gruppo è capace di pensare in termini di giustizia: ognuno pensa che, semplicemente, sia ingiusto quello che colpisce i propri interessi. Non cede mai un millimetro di terreno, perché non si fida. Nel rapporto verticale con i rappresentanti, l’incapacità della classe politica, che non ha saputo realizzare nessuna riforma, e il mancato ricambio, di questa stessa classe politica, la sua chiusura, hanno determinato un crollo di fiducia nei suoi confronti, e nei confronti delle istituzioni rappresentative. Per questo il paese è paralizzato. Non solo al vertice. In questo, la nostra democrazia funziona bene: la spaccatura del Parlamento in tre blocchi che non si parlano e non riescono a concludere niente insieme riflette sia uno stato reale dell’elettorato, sia più in generale uno stato della società. Una società in cui non si riesce più a cooperare fino in fondo su progetti impegnativi, volti a una visione generale, e di lunga durata. Tutti noi facciamo esperienza di questa stanchezza e diffidenza che, nella pratica quotidiana, ci stanno paralizzando.

Bene, i grillini sono l’espressione di tutto ciò. Hanno portato alla rappresentanza politica la diffidenza reciproca. Certo, esprimono una crisi, e quindi la denunciano e la fanno esplodere. E questo è il loro merito. Ma finisce qui. Alcuni di noi potevano illudersi che la crisi sociale e politica, fatta esplodere dai grillini, trovasse in loro il grimaldello per far saltare i blocchi degli interessi sociali irrigiditi e della politica arroccata nella sua autodifesa. Invece no. I grillini vanno avanti con il loro autistico e irrelato “no, no, no”. Perché? Perché non sono l’espressione politica della crisi, ma sono la crisi stessa che prende la parola. E che quindi non si può curare: può solo aggravarsi. La crisi di fiducia che paralizza la nostra società è una patologia sociale. I grillini sono semplicemente il sintomo della crisi, come la febbre è sintomo di un’infezione. Non si cura l’infezione con la febbre, ma con un’analisi delle cause. I grillini trasformano in pratica politica esplicita la diffidenza sistematica, e quindi non fanno altro che manifestare il male. Sono parte del male, e quindi non hanno nessuna ricetta per curarlo.

Da qui tutte le loro liturgie. La diretta streaming: il mito illusorio della trasparenza, che trasparenza non è, perché lì dentro tutto è organizzato secondo una regia decisa da chi ha deciso la diretta streaming. Come nel Grande Fratello o simili. Durante gli incontri con i propri interlocutori politici, invece di parlare fino in fondo, guardarsi negli occhi e cercare di costruire almeno un linguaggio condiviso: qualcuno verbalizza tutto, nevroticamente. E già, perché altrimenti ti fregano. Che incontro politico è un confronto faccia a faccia in cui non ci si fida minimamente dei propri interlocutori? La comunicazione: i media deformano sempre le nostre parole, non ci possiamo fidare. Quindi facciamo i proclami, unilaterali. La linea politica: “ci avete ingannato per venti anni, quindi qualsiasi cosa diciate è sempre la solita solfa, non ci crediamo”. La sfiducia preventiva, a priori. Più pura di qualsiasi trascendentale, perché nessun fatto potrà mai smentirla. È la diffidenza del paranoico: nessun ragionamento, nessun impegno e nessuna azione reale lo convinceranno mai della tua serietà. Lui non si fida: di te, degli altri. Si fida solo di se stesso.

E quindi, alla fine: il no alla fiducia. “Non daremo mai la fiducia a nessun governo che non sia il nostro”. Si racconta che Luigi XIV seguisse tutti gli affari della burocrazia fin nei minimi dettagli, perché non si fidava di nessuno. Aveva ragione, tutto sommato. Ed è morto odiato da tutti. Nessun regime politico e nessun ordine sociale può vivere senza fiducia. E questo è ancora più importante per le democrazie. La democrazia dei grillini, il folle mito della democrazia diretta e autotrasparente dei grillini, è la negazione della democrazia. Perché la sua pratica è la distruzione sistematica della fiducia. Grillo non si fida dei suoi parlamentari, per questo alza la voce. I suoi parlamentari, alla Camera, non si fidano della capogruppo Lombardi, perché lei non legge alla lettera i testi concordati. In effetti, in queste condizioni solo dei robot sarebbero totalmente affidabili. Se non si dà fiducia alla capacità di giudizio delle persone, alla loro capacità di valutare le situazioni e prendere posizione in modo libero, insomma: se non si dà fiducia alle persone, niente può funzionare. Invece l’idea dei grillini è: io non mi fido di nessuno, quindi tu mi vai bene solo se fai alla lettera quello che dico io. Ma la realtà non obbedisce mai alla lettera, quindi questa è semplicemente la radice del delirio fanatico. Tutto qui.

Così i grillini non daranno la fiducia, opporranno alla sporca e incasinata e indecente realtà la purezza della loro diffidenza. E tutto andrà in malora nel modo peggiore: la recessione si aggraverà, le piccole imprese che li hanno votati chiuderanno, e i politici faranno i loro inciuci per salvare la pelle, loro.

(Torino, 28 marzo 2013)

[Immagine: Beppe Grillo (gm)].

 

47 thoughts on “Fiducia. Perché i grillini sono inadatti a governare

  1. Piras, che titolo dogmatico! Ma non s’accorge che lei oppone al “grillismo” una medesima astratta purezza: quella della sua “fiducia nella fiducia sistematica”? Non è “folle” anche questo suo mito?
    Per favore, facciamo (anche senza essere dei Lenin) analisi concrete della situazione concreta.

  2. beh, in fondo aveva ragione il berlusca quando diceva che il parlamento è inutile e che basterebbe un luogo dove – una volta eletti – si riuniscano solo i capigruppo che parlano a nome di tutti. basta aggiungere una web-cam ed il gioco (democtratico) è fatto. Poveri noi!

  3. Quanta fiducia ha bersani nel PDL? le società tradizionali avevano molta fiducia l’un l’altro, non c’era neppure bisogno di leggi scritte. Dovremmo fare i conti con l’antropologia delle società tradizionali, non sempre con il moderno.

  4. In un articolo folgorante del (se rammento bene) 1935 o ’36, che inizia con “Penso a Hitler come a un morto”, Georges Bernanos ha l’intuizione mesmerica di chi è Hitler.
    Hitler è un “cancre”, lo zimbello della classe.
    Perché lo zimbello della classe diventa Adolf Hitler? Perché crede, “dur comme fer”, a tutto quello che gli insegnano le Autorità: i Professori, gli Artisti, le Guide Politiche & Spirituali, la Nobiltà & l’Imperatore.
    Le Autorità sanno bene che tutto quel che insegnano va inteso per modo di dire, e ha la principalissima funzione di legittimare il loro concreto dominio. Alle cose che dicono, insomma, sono i primi a non credere sul serio: e gli altri alunni, i più svegli, quelli che sanno come va il mondo, guardando la faccia del Professore lo capiscono benissimo, e si preparano a crescere, cioè a diventare come il Papà, il Professore, la Guida Politica & Spirituale, etc.: mediocri adulti.
    Lo zimbello, invece, ci crede alla lettera, da capo a fondo, sillaba per sillaba, con tutto se stesso: e quando la Germania affonda nel disastro militare, nell’umiliazione, nel marasma materiale e spirituale, continua a credere a quelle grandi parole, a quelle immagini di bene che hanno illuminato di sogni di grandezza la sua infanzia di impresentabile sconfitto, di ridicolo velleitario micro borghese: ma non crede più a coloro che gliel’avevano insegnato, e anzi li odia, e dice: “Ora tocca a me, perché io, solo io ci credo davvero”.

    Grillo e i grillini non sono Hitler (tra l’altro, le cose in cui credono – male – sono infinitamente più meschine, false e inservibili di quelle in cui, altrettanto male, credeva Hitler).

    Ma possibile che chi è cresciuto nella cultura della sinistra degli ultimi vent’anni non riconosca nelle loro rivendicazioni i temi della propaganda politica sinistrorsa? Certo, sono impazzite, come si dice che impazzisce la maionese.

    Da dove verrà il patetico, pericoloso moralismo dei grillini? La loro confusione adolescenziale tra l’etica e la politica? Il loro bisogno infantile di contrapporre un Gano di Maganza a un Orlando? Da Marte, dagli UFO?

    Dice niente la frase “Mani Pulite”? Dice niente l’hostis generis humani Berlusconi, il mostro che annidato nel suo Villone divora le fanciulle e le speranze dei giovani italiani, successore del Cinghiale Corrotto Craxi?
    Dice niente la “questione morale” con la quale Berlinguer mise una foglia di fico al passaggio dal campo URSS al campo NATO del suo partito?

    E la loro battaglia tra donchisciottesca, invidiosa e pauperista contro “la Casta”? Do you remember Stella & Rizzo? Do you remember Conchita De Gregorio, e tutti i loro infiniti avatar?

    Questi ragazzi (purtroppo, per loro e per noi) continuano a credere alle cose che gli avete insegnato voi: è che non credono più a voi. E vorrei anche vedere…

  5. Gentile Mauro Piras,

    questo suo post mi sembra frutto di una profonda ignoranza della natura concreta del M5S, dovuta probabilmente al fatto che lei abbia formato la propria opinione basandosi su quanto riportato al riguardo dai maggiori quotidiani italiani. Questi da mesi stanno facendo una campagna denigratoria contro il MoVimento, appiattito esclusivamente sulla figura di Grillo, che a sua volta viene ridotto ad un despota urlante.
    La distorsione della realtà operata costantemente dai principali media è evidenziata dal rapporto annuale della ONG Freedom House che posiziona l’Italia all’ultimo posto in Europa Occidentale insieme alla Turchia, dandole lo status di nazione semi-libera.
    Detto questo, credo che se non troverà il modo di conoscere il MoVimento in altro modo (blog di Grillo, sito Meet up della sua città), rimarrà all’oscuro di un fenomeno che, secondo me, ha potenzialità enormi e che già oggi sta cambiando in meglio il nostro paese.

    Il M5S non è “Grillo”, ma un movimento di persone dove “ognuno vale uno”. Non ha senso dare il proprio voto per delegare ad altri e poi disinteressarsi a ciò che accade, ma è richiesta la partecipazione di tutti. Non ha idea di quante persone che prima sentivano la politica come qualcosa di estraneo e distante, si siano avvicinate ad essa rimboccandosi le maniche per dare il loro piccolo contributo.
    Per chi non lo sapesse, il MoVimento funziona tramite i meet up, incontri sulla piattaforma online del Meet up più vicino al luogo di residenza, alternati a incontri per discutere di persona dei temi su cui si sta lavorando, trovare proposte, studiare soluzioni, confrontarsi. Le persone, a seconda di competenze e interessi, si suddividono in gruppi di lavoro che approfondiscono e studiano un tema in particolare. Le proposte concrete che ho potuto ascoltare sono, a mio parere, estremamente innovative, frutto di serie analisi e assolutamente attuabili conti alla mano (per chi avesse voglia di informarsi su ciò che si sta elaborando in Trentino: http://www.meetup.com/meetup-tn/messages/boards/forum/6831632).

    Quando lei associa i grillini alla diffidenza reciproca, dice qualcosa di terribilmente falso ed offensivo. Come detto sopra penso che lei non conosca ciò di cui parla.
    Il movimento ha invece rafforzato i legami orizzontali e quelli tra gruppi sociali diversi di cui il Meet up è composto. La fiducia è alla base del MoVimento. Ben altra cosa è escludere di fidarsi di una classe politica che ha avuto in passato fin troppe occasioni di mostrarsi diversa (sì, tutta la classe politica).

    Uscire dal noto spaventa, ma preferisco ampiamente “un salto nel buio ad un suicidio assistito”.

  6. Caro Mauro, sei stato illuminante.

    Rilancio sulla superficialità del credere che le dirette streaming rendano la democrazia “trasparente”:

    http://eventiquattro.ilsole24ore.com/eventi-e-altro/ict/notizie/2013/02/24/alla-politica-serve-loblio.aspx

    Che se lo leggano tutti i grillini qui presenti e ci ragionino su. Please. Davvero. (E’ di Roberto Casati, uscito un mese fa sulla Domenica del Sole).

    Gentile @Andrea, cerchi su questo stesso blog i molti altri interventi usciti in queste settimane su Grillo e i 5stelle. Veda il dibattito, veda quante analisi e parole si sono spese, a favore e contro o in posizione di dubbiosa o interessata attesa.

    Per me, la piccola apertura di credito che tentavo verso di voi si sta bruciando in breve tempo. Anzi, è bruciata.

    E poi basta con questa storia che chi vi critica non vi conosce ed è solo preso per il naso dai media! Ha ragione Piras, ormai è paranoia (in senso politico, non psicologico)! E’ un riflesso condizionato, un argomento buono da tirar fuori per non discutere mai del merito: ci criticate? Non ci conoscete! Ci confondete con Grillo? Non ci conoscete! Diffidate della democrazia liquida? Non ci conoscete!

    Si legga o rilegga Machiavelli: “E li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi”. In parole semplici: per conoscere le cose bisognerebbe vederle direttamente, con gli occhi. Per il resto ci affidiamo al sentito dire, a quello che gli altri ci raccontano. E dobbiamo, spesso fidarci. A volte facciamo bene, a volte no, perché ci ingannano.

    Questa è la quintessenza della politica come delega. E dobbiamo sempre delegare, in qualche forma. O forse vorrebbe essere eletto contemporaneamente in assemblea condominiale, negli organi rappresentativi della scuola di suo figlio, nelle Rsu aziendali, in circoscrizione cittadina, in consiglio comunale e regionale, in Parlamento, al Parlamento europeo. Fortunato lei se ce la fa. Io, sa, mi occupo anche di altro.
    Pensare di saltare questa struttura è semplicemente ridicolo. Ma la verità, glielo dico se lei è un attivista grillino, è che buona parte dei voti che avete preso non li avete presi da elettori che vorrebbero la democrazia diretta, una maggiore partecipazione (una PROPRIA maggiore partecipazione), ma da elettori che vi hanno dato la DELEGA (ohibò! Ci risiamo) perché li rappresentiate in un progetto di radicale rinnovamento tanto confuso, infantile, velleitario, che rischia solo di portarci allo sfacelo.

    E non mi dica che allora mi piaceva quello che c’era prima. No, per niente. Ma la realtà non si cambia con i pii desideri.

    Io sono abbastanza stufo di questa sgangherata finta rivoluzione. Che chi ha votato Grillo proveniendo da sinistra ci rifletta: continuando così ci facciamo altri 5 anni di Berlusconi.

    Già in un commento a un precedente post parlavo di un sondaggio Euromedia che dava Berlusconi in rimonta.

    Eccone un altro, che conferma:

    http://www.lastampa.it/2013/03/29/italia/politica/sondaggio-swg-pdl-torna-primo-partito-renzi-meglio-di-bersani-come-leader-pd-THVTO6zmlIYbVUuTnVquxH/pagina.html

    Insomma, ci arriverebbe anche un bambino a capire che fra i due litiganti il terzo che gode è di nuovo lui.

    Caro Mauro, cari tutti, perdonate lo sfogo.

  7. Piras dice che i grillini sono la crisi stessa che prende la parola.
    Ora, io credo che ci sia del vero in questa affermazione, ma nasconde il fatto che l’intero sistema politico è la faccia stessa della crisi, e Piras stesso e la sua analisi in fondo puramente sloganistica rappresenta un aspetto della crisi.
    In complesso, scusate il tono forse alquanto presuntuoso, il dibattito che va avanti è abbastanza modesto, pretenderebbe di analizzare ma nei fatti osserva a suo modo e registra, è descrittivo, si balocca con questioni nominalistiche, del tipo se il M5S sia di destra o di sinistra, qualcuno felice proclama che è populista e così crede di aver messo le cose a posto. ma tutti mi pare alla fine non sembrano in grado di proporre una via d’uscita.
    Io invece ho una chiave di lettura complessiva, che detta sinteticamente è che ciò che osserviamo èm l’effetto del crollo della teoria liberale, una teoria che ha avuto successo, ha permeato di sè secoli di storia dell’occidente, ma che, una volta davvero realizzata, ha dimistrato i suoi limiti, le sue assurdità.
    Se non comprendiamo la natura così profonda della crisi, non possiamo capire l’esigenza di cambiamenti altrettanto profondi.
    Naturalmente, mi rendo conto dell’assertività di questo mio interventoe dell’esigenza di argomentarlo adeguatamente, ma non mi pare che ciò si possa fare nel breve spazio di un commento.

  8. Bello il paragrafo iniziale, quel dire – Siccome tu non sei gentile con me, io la smetto di fingere di essere gentile con te e ti chiamo grillino!
    C’è una educazione di fondo che trattiene le parole: vorrebbe chiamarli stronzi-che-siete ma più di dire – Sciocchi!, dalla bocca non si fa scappare.

    La maniera è tipica della sinistra ideologica: così com’è riuscita a fare di un uomo tutto lifting e psicolabilità un personaggio epico – e l’epica se ne impipa di cosa sono bene e il male: nell’epica conta solo chi picchia più duro – consegnandogli il potere in mano dal ’94, adesso ci riprova con Grillo. Da gloria al nemico, gloriandosi di essere in minoranza rispetto agli avversari; il suo vero terrore è di trovarsi, un brutto giorno, maggioranza del Paese. E a quel punto come lo spiega che neanche più ingigantendo il nemico riuscie a battere in ritirata preventiva? Credo che la sinistra ideologica sia in netta minoranza rispetto alla sinistra e basta; ma è la minoranza che ha il potere che serve. Una sinistra schizoide, ecco.

    Questa è la storia della politica che conosco io che la seguo – certo mica da esperto – da circa 15 anni, da quando ne avevo 15 anche io, in definitiva.

    La fiducia non c’è, o meglio: una significativa parte dell’elettorato italiano non si fida più. Ora, al di là del condividere o meno certe pratiche politiche del M5S, mi chiedo cosa ci sia di scandaloso in un partito che ha nel suo programma la premessa: mai col PD né col PDL. Scandaloso, allora, deve essere che le parole, varcata la soglia del potere, non siano diventate al momento dei fatti il loro esatto contrario.

    Di fondo è questa la politica che non si sopporta più: quella che utilizza le parole per arrivare furtivamente al potere e da lì fare come non ci fosse mai stato un patto tra il partito e coloro che l’hanno votato.

    Chi si scandalizza per la coerenza di un partito – criticabile come tutti, mica portatore di quale verità, smettiamola con i toni alla colossal – è la vera spia della situazione.

    Si comporta come un ladro che, riuscito a farsi invitare a casa spacciandosi per un amico di famiglia, quando incontra un altro amico del proprietario della casa gli chiede stranito, deluso e quasi offeso: – Ma come, non rubi tu? Sei un amico amico? Che tempi!

    Oh, c’è l’emergenza! Il Paese non ha più tempo! C’è la crisi più crisi, il crollo più crollo, l’alibi nauseante per giustificare lo stato di eccesione permanente.

    Chi ci ha portato alla crisi propone per uscire dalla crisi le stesse prassi politiche che ci hanno portato alla crisi.

    E poi i fessi sono gli altri. Ahbé.

    I miei grati saluti,
    Antonio Coda

  9. Andrea stranamente scrive:
    “[I maggiori quotidiani italiani] da mesi stanno facendo una campagna denigratoria contro il MoVimento, appiattito esclusivamente sulla figura di Grillo, che a sua volta viene ridotto ad un despota urlante. / La distorsione della realtà operata costantemente dai principali media è evidenziata dal rapporto annuale della ONG Freedom House che posiziona l’Italia all’ultimo posto in Europa Occidentale insieme alla Turchia, dandole lo status di nazione semi-libera.”

    Il rapporto sull’Italia di “Freedom of the press 2012” evidenzia non certo la “distorsione della realtà operata costantemente dai principali media”, come afferma Andrea, ma la “unusually high concentration of media ownership”. E lo fa unicamente in relazione alla persona di Berlusconi (vedi qui.
    Poi, com’è noto, Freedom House è finanziata quasi totalmente dal governo degli Stati Uniti. Un’organizzazione che si prefigga di valutare il grado di libertà di stampa nei singoli paesi, addirittura “una voce chiara per la democrazia e la libertà in tutto il mondo” non può essere finanziata da un governo, e da un governo di un simile paese, ferocemente attento all’export della democrazia.
    Suvvia, non saltiamo dalla padella alla brace, dalle 5 stelle alle 50 con tutte le striscine.

    Ovvero, non diciamo sciocchezze. O, meglio, accantoniamo la retorica grillina della confusione (30% di riferimenti velocissimi e imprecisi a dati impertinenti, 30% di mistica della rete, complotto q.b., il resto tutto merito del destinatario…)

  10. Le analisi di Piras sono sempre lucide e di buon senso. Personalmente, credo che – dato il fallimento di Bersani ed escludendo il voto che si vuole evitare a causa della legge elettorale vigente – si arriverà ad un governo del Presidente: non un governo tecnico, ma di carattere istituzionale (d’altronde spetta al Presidente nominarlo) che durerà sin quando avrà respiro, e che (spero) realizzerà (con i voti del Pd e del M5S) i punti che sono stati al centro del dibattito di queste settimane: conflitto d’interessi, corruzione, finanziamento ai partiti, legge elettorale, provvedimenti per la crisi, diritti civili, ecc.: un governo, insomma che sia improntato veramente al cambiamento, e che metta in primo piano i temi della formazione, della cultura e della ricerca.
    Detto questo, vorrei prendere spunto da alcuni temi accennati nell’articolo di Piras per elaborare una serie di riflessioni (e vi chiedo subito di perdonarmi per la lunghezza, i moralisti e, talora, un po’ di pedanteria: ma è quello che penso).
    Per iniziare dal nome, definirli “grillini” non mi pare uno sgarbo, anzi rappresenta bene la loro condizione, totalmente dipendente da un leader autoritario (e narcisista) che impone dall’alto la linea del movimento senza se e senza ma: i senatori devono votare compatti, non possono dare spazio alla propria libertà individuale; se criticano il leader vengono cacciati, se votano Grasso vengono invitati a prendere le dovute conseguenze. Il voto per Grasso mi pare sia stato indicativo, e mi pare abbia messo in luce una certa insofferenza da parte di alcuni membri del movimento, che semplicemente non vogliono vedere violata la loro libertà di espressione (garantita dall’articolo 67 della Costituzione).
    Lasciando da parte le questioni nominalistiche e concentrandoci sui contenuti, il M5S ha per me un grande merito: ha favorito un rinnovamento evidente, che si è già in parte concretizzato nell’elezione della seconda e della terza carica dello Stato, ma soprattutto – direi – nella composizione del Parlamento, caratterizzato da una presenza notevole di donne e giovani notevole. Senza l’entusiasmo autentico del M5S tutto questo non ci sarebbe stato, i tagli ai costi della politica si sono in parte concretizzati (ma sulla spesa pubblica c’è ancora molto da fare), ma quando non deve creare illusioni: non risolve i problemi. Il M5S ha la pretesa di poterli risolvere – e se pensa di farlo uscendo dall’Europa intraprende la strada sbagliata; ora più che mai occorre più Europa, certo un’Europa diversa, non più dominata da rapporti di forza hobbesiani e dall’egemonia politica della Germania, ma un’Europa federale che realizzi una unità politica, bancaria e finanziaria. Ma non ha capito una cosa: governare non è cosa da tutti; per governare un Paese è necessaria una competenza, una formazione specifica, che i membri del M5S non hanno: sono dilettanti della politica (il che non significa che certi attuali politici di professione sappiano farlo. Per inciso, una volta avevo scritto una lettera ad Augias in cui sostenevo che dei politici che lasciano il governo a dei tecnici hanno fallito e non sono più in grado di svolgere il loro lavoro). E’ necessario allora smentire un dogma diffuso: la politica non può essere praticata da tutti (mi si accuserà di essere un platonico, ma io credo che al governo debbano andare gli “aristhoi”, nel senso etimologico del termine: i migliori).
    Quanto alla pretesa di avere l’incarico, è assolutamente irrituale affidare un governo ad un movimento che non gode della maggioranza parlamentare (Vittorio Emanuele III l’ha fatto nominando Mussolini). Ciò che colpisce è la pretesa, e l’arroganza, con cui sono andati a dire in giro che erano il primo partito italiano. Niente di più falso. Il primo partito è il Pd (e giustamente ha ricevuto un incarico esplorativo). La chiusura totale del M5S è completamente al di fuori di ogni dinamica democratica: la mediazione è la forma della democrazia, una democrazia senza mediazione non funziona. La democrazia diretta (così come quella del web: aristocratica e liquida) è un mito, durante la Rivoluzione francese ha fallito; la rappresentanza e i partiti sono necessari (e io credo pure che il finanziamento non debba essere abolito per le ragioni che ha detto Bersani: regolato questo sì, ma la sua cancellazione non risolve i problemi). Dichiarando che il Parlamento può lavorare anche senza un governo, Grillo poi rifiuta la tradizionale divisione dei poteri (Locke, Belingbroke, Montesquieu); e pare che abbia letto (ma forse gli concedo troppo) Rousseau – non a caso il teorico della democrazia diretta – che si mostra contrario ad una distinzione tra potere legislativo ed esecutivo in nome di una volontà generale, “indivisibile e inalienabile”, che non può essere spartita tra diversi poteri. Grillo è irrealistico e non sa che la democrazia diretta può essere praticata – come diceva Rousseau – in entità territoriali ridotte, come le poleis greche o i cantoni svizzeri. Non sono un fan di Rousseau; considero la democrazia radicale non sono impraticabile, ma un male, l’altra faccia del totalitarismo: “dietro ogni leader totalitario che reclama la democrazia – scrive Massimo Recalcati – si cela una insofferenza congenita verso il tempo lungo della mediazione che la pratica della democrazia impone”.
    Oggi in Europa assistiamo al dilagare di movimenti populisti; anche il M5S lo è, ma per fortuna non ha raggiunto la radicalità di Alba Dorata, e siamo lontani anche dall’attuale situazione ungherese. Ma io credo che occorra stare attenti: come insegna la storia, i populismi, sfruttando la crisi, finiscono inevitabilmente per sfociare in dispotismi. Lo dicevano già Platone e Aristotele: dal demagogo discende sempre il tiranno, perché la demagogia esasperata porta il popolo, alla ricerca di una guida autoritaria, a invocare l’uomo della provvidenza. E direi che qui in Italia ne abbiamo avuti sin troppi.

  11. Cari amici,
    intanto una premessa: è chiaro che ho messo un titolo un po’ aggressivo (“dogmatico” dice Ennio Abate) perché voglio essere provocatorio. Ed è chiaro anche che, rispetto a tentativi precedenti di analisi, questo mio è piuttosto uno sfogo. Detto questo, ho cercato anche di porre un punto generale all’attenzione: i rapporti sociali e politici non possono funzionare se non c’è un certo grado di fiducia nelle persone. E dico che in Italia c’è una crisi della fiducia nei rapporti sociali, generalizzata. Non dice certo che questa crisi l’ha provocata il M5S. Questo la manifesta. Ma il problema è se riesce a dare una via d’uscita. A me sembra di no. Lo ha dimostrato anche oggi nell’ultimo giro di consultazioni.

    Mi preme rispondere al commento di Andrea.
    Caro Andrea,
    prima di tutto, una cosa generale: non mi sembra una risposta adeguata dire che il M5S ha sviluppato la fiducia al suo interno, se poi ha un atteggiamento così radicalmente diffidente nei confronti di qualsiasi gruppo sociale o politico esterno. Questa diffidenza si vede anche dal suo commento, per quel che riguarda il rapporto con l’informazione e con gli altri gruppi politici. Quello che cerco di dire è che dobbiamo cercare di ricostruire il tessuto della fiducia reciproca al di fuori dei gruppi in cui è balcanizzata la nostra società.
    In secondo luogo, un’altra cosa: non accetto più le risposte che mi dicono “la sua analisi dipende da ignoranza del fenomeno”, per due ragioni:
    1) questo potrei dirlo anche io di tutto quello che i grillini dicono del PD. Lo sa qual è la mia esperienza del PD (e del sindacato, altra organizzazione dileggiata da Grillo)? La mia esperienza è quella della dedizione, del sacrificio del tempo e delle energie, da parte di militanti, per darci da fare, discutere, portare iniziative, cercare di essere utili; la mia esperienza è quella della democrazia partecipata attraverso le riunioni. A fronte di tutto questo, agli occhi dell’opinione pubblica i partiti e i sindacati sono baracconi autoreferenziali, costosi e inutili, anzi dannosi. E per questo perdiamo voti, come PD. Bene, di fronte a questo, nelle nostre riunioni, noi non diciamo “è colpa dei media che ci dipingono così”, ma ci chiediamo: “dove abbiamo sbagliato?” Voi invece avete un’immagine che dipende non solo da Grillo ma anche dagli altri portavoce e dalla vostra pratica politica. Chiedetevi per una volta se il problema dipende anche da voi.
    2) Questa cosa dell’immagine mediatica è assolutamente normale. Viviamo nella realtà, ci sono i media, c’è quel sistema sociale che si chiama mercato e che ne determina l’andamento. Se non siamo verginelle, dobbiamo fare i conti con questo. Non si può sempre dire “mi avete frainteso”, “avete estrapolato una frase” ecc. Della politica fa parte anche questo. Altrimenti tutto diventa un complotto, il che è inverosimile. E poi questi famosi meet up dovrebbero darsi una visibilità pubblica, con la quale intendo anche attività pubbliche comuni, iniziative, in cui vi si possa vedere in carne e ossa, ci si possa confrontare con voi. Io nel PD ho proposto incontri con la base del M5S, qui a Torino. Mi è stato risposto: ma dove si riuniscono? Io non ho saputo rispondere, ditecelo voi, io vengo.
    Dopodiché accetto l’invito a informarmi meglio, cerco di farlo, nel poco tempo che mi resta. Ma accetto il dovere di conoscere. PERO’ VOI FATE LO STESSO: SMETTETELA DI ETICHETTARE TUTTI I PARTITI ALLA STESSA MANIERA, SENZA FARE DISTINZIONE. L’ho detto, il rispetto deve essere reciproco.

    Cari Buffagni e Cucinotta,
    mi sembra che andiate fuori bersaglio. Qui sto solo parlando del fatto che il rifiuto della fiducia parlamentare fa parte di una crisi generalizzata della fiducia nel tessuto sociale (di cui ogni società ha bisogno, con buona pace di Ennio Abate).

    Caro Coda,
    lei ha colto il problema: la maggior parte dell’elettorato italiano ha perso la fiducia. E il M5S ha raccolto questo disagio, dandogli una rappresentanza, invece di farlo esplodere in modo incontrollato. E questo è positivo. Ma qual è il progetto del M5S? Cambiare le cose, immagino. Bene, con le sue azioni di questi giorni, le cose cambieranno così.
    Opzione A. Si forma un governo del presidente, votato da PD e PDL per necessità; si fanno poche delle riforme che il M5S vuole, perché il PDL le blocca; Berlusconi si rafforza perché governa senza avere vinto; logora il PD; quando si va a votare vince Berlusconi, e anche se il M5S rimane forte governa Berlusconi.
    Opzione B. Tutto come sopra, solo che alle elezioni si esce con PDL e PD un po’ più forti di adesso, e M5S in calo, si va a un governissimo PD-PDL.
    In entrambi i casi si finisce come in Grecia: tutta questa grande rivoluzione porterà al ritorno al governo della destra. Mi sembra molto coerente con il programma.
    E tutto questo perché? Perché quando non ti vuoi sporcare le mani, le cose le fanno gli altri.

    Cari Daniele (Lo Vetere) e Daniele (Trematore),
    grazie per gli interventi, condivido.

  12. Davvero Piras, il suo era solo un giochino linguistico, un accostamento arguto tra fiducia sociale e fiducia parlamentare?
    Nessun discorso serio allora, mi scusi se ho pensato che avesse davvero qualcosa da dire.

  13. Caro Piras,
    certo che c’è bisogno della fiducia sociale. A me hanno insegnato che la fiducia dei subordinati dipende dalla qualità del comando: non bastano i gradi. O meglio, i gradi bastano in tempi di pace, quando il subordinato mugugna, e obbedisce magari male ma obbedisce al comandante incapace o peggio. In tempo di guerra, quando il comandante incapace o peggio ti porta a morire, i gradi non bastano più. Infatti, succede che il comandante incapace o peggio si becchi, nel corso di un pattugliamento, una pallottola in testa o una granata fra i piedi, e che a fargli questo regalo non sia il nemico ma i suoi subordinati.
    Non è bello, ma succede.

  14. Un noioso commento filologico.
    Il libro “Il Grillo canta sempre al tramonto”, autori Dario Fo, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, ed. Chiarelettere 2013, è scritto in forma di dialogo per una precisa scelta letteraria: Fo richiama nel prologo Luciano di Samosata, scrittore greco del II (e non I, come scrive lui) secolo d.C. Dunque si parte apparentemente alla grande, con un omaggio alla tradizione classica che continua nel titolo del primo capitolo, “Censure e pregiudizi. Dalla Grecia antica alla rete”. Alle pagine 19-20 si suggerisce che l’esempio degli antichi Greci “da Pericle in avanti, può essere letto con riferimento alla rete”. Si riflette quindi sul famigerato discorso di Pericle agli ateniesi (Tucidide, II.37-41), citato spesso nei dibattiti sulla democrazia e considerato imprescindibile, “perché la democrazia di Atene si fondava sull’idea di comunità, appunto, su un’alleanza di pensiero e una condivisione di valori”.
    Bella idea di comunità, quella di Pericle e compagnia. I cittadini, ossia i detentori di diritti politici, erano solo quelli di discendenza ateniese. La grande massa dei lavoratori, quelli che per intenderci facevano bella la città con la loro opera quotidiana, erano “meteci”, immigrati, e non godevano di tutti i diritti. Né bastò, per realizzare il grandioso progetto democratico pericleo, l’aver tenuto in soggezione questa maggioranza di abitanti, ai quali andrebbero aggiunti gli schiavi: fu necessario un imperialismo feroce, del quale qui, per ragioni di spazio, non è il caso di riferire. Attualmente perfino i manuali scolastici demistificano il mito della democrazia ‘diretta’ ateniese; e gli alunni, grazie al cielo, assimilano piuttosto bene questa lezione, che è una lezione sulla difficoltà di realizzare davvero l’uguaglianza tra i membri di una comunità, e sulla violenza che è il pericolo di ogni ideologia ‘radicale’.
    Dunque, a proposito di fiducia: io del MoVimento no, non mi posso fidare. Intravedo pericolosamente in molti (certo, non in tutti) i discorsi e gli atteggiamenti dei suoi membri l’idea di rappresentare ‘i giusti’ del momento, pesantemente armati contro tutto ciò che c’era ‘prima’, e che è giudicato come sbagliato quasi in toto. Non mi fido di questo integralismo, di questa intransigenza. Secondo me quindi è giusto porre la questione anche (certo, non solo) in termini di fiducia.

  15. Gentile Piras,
    la ringrazio per la risposta e per l’apertura da lei dimostrata. Anch’io mi impegnerò a fare altrettanto, e quindi a documentarmi al meglio su ciò che riguarda gli altri partiti.
    Innanzitutto vorrei che mi spiegasse il motivo del suo sfogo. Lei ha già detto in una vecchia risposta su questo blog (si parlava delle dichiarazioni di Violante in Parlamento sul conflitto di interessi etc. http://www.youtube.com/watch?v=_stxOSyxE7k e lei scriveva: «Ho capito, il Pd ha fatto delle puttanate su questa faccenda, ma adesso la forza elettorale del M5S è tale che può costringere il Pd a esprimere la parte migliore di sé, che pure esiste. Non ci sono solo quelle posizioni»). Lei quindi pensava fosse un’ottima opportunità la creazione di un governo del PD sostenuto dal M5S, con il MoVimento a costringere il PD “sano” (che sono convinto esista) a prevalere sul PD “malato”. Ho provato a mettermi nei suoi panni: è questo il motivo della sua frustrazione?
    Il MoVimento, coerente con quanto ha sempre detto, non appoggia il governo PD perché sennò diventerebbe qualcosa di diverso. È un MoVimento che non si permette, per come è fatto (massimo due mandati, 2500 euro netti di stipendio), di entrare all’interno delle logiche del clientelismo. Sono persone (sarà il tempo a dimostrarlo con i fatti, ma fino a qui è stato così) completamente disinteressate, con nessun legame con gli altri poteri. Per questo io dico che le cose possono essere finalmente semplici e pulite, perché è il perseguimento dell’interesse privato a complicarle e sporcarle.
    Un’altra domanda personale, e sono veramente interessato, se è possibile, ad avere una risposta sincera. Come può una persona onesta accettare di lavorare, spendere energie, sacrificare il proprio tempo per un partito composto anche da persone che definirei genericamente “corrotte”? Come fa ad impegnarsi all’interno di un sistema corrotto (di ieri http://www.beppegrillo.it/2013/03/400000_euro_nel_cesso/index.html)? Io sono stato elettore del PD, ma queste continue “puttanate” sono troppo gravi, intollerabili, indice che è il sistema partito a non funzionare.
    Dice poi: «non mi sembra una risposta adeguata dire che il M5S ha sviluppato la fiducia al suo interno, se poi ha un atteggiamento così radicalmente diffidente nei confronti di qualsiasi gruppo sociale o politico esterno». Il M5S non ha fiducia nei partiti e nei poteri che ci hanno portato fino a qui. Per essere più chiaro, non è sfiducia nei confronti di tutti i cittadini che non sono del M5S, ma nei confronti dei politici che hanno occupato la scena politica degli ultimi anni. Perché deve essere demolito chi si rifiuta dopo anni di cocenti delusioni di rinnovare questa fiducia?
    Entrare in contatto con il M5S è semplicissimo: mi è bastato cercare “Meet up Torino” su Google per trovare http://www.meetup.com/Gli-Amici-di-Beppe-Grillo-di-Torino/. Lì troverà tutte le informazioni riguardo i prossimi incontri (ce n’era uno proprio ieri sera).
    Grazie ancora per la risposta.

  16. Cara Mariangela, grazie del commento (filologico e tutt’altro che noioso), che è bello assai. Eh sì, la storia del passato serve a capire il presente e spesso ci sono corsi e ricorsi storici; però se si vogliono tracciare simmetrie prima bisogna conoscere bene i fatti, poi eventualmente individuare le analogie, ma andandoci cauti su ciò che invece analogo proprio non è.

    La democrazia ateniese era legata a doppio filo all’imperialismo ateniese: basta leggere Tucidide, che si interroga sulla natura imperialistica della Lega delio-attica, o ricordare quanto il misthos, la retribuzione delle cariche (mezzo necessario per una democrazia reale, perché anche chi non era facoltoso potesse lasciar da parte per un po’ il lavoro), fosse un sistema costosissimo, dunque largamente fondato sullo sfruttamento delle altre città greche. Quante dolorose contraddizioni.

    Ma Fo – mica solo stavolta, basta vedere gli altri suoi spettacoli – che è un grande artista, non è un intellettuale, e infatti titilla solo le corde dell’illusione, delle speranze astratte (perché mai si sono concretate storicamente, checché ne dica lui con le sue fantasiose storiografie): commovente romanticismo. Quel romanticismo che ha successo, perché incontra l’ignoranza storico-politica di chi lo ascolta e gli astratti furori del civismo intransigente e cataro.

  17. @ Andrea e Piras

    Sul ruolo del M5S si discute su vari siti o blog. Nell’intento di alimentare al meglio la discussione tra Andrea e Piras, come esempio apprezzabile (lascio stare i distinguo…) di “analisi concreta della situazione concreta” e nella logica del “contrabbandiere” che cerca di fare la spola sui confini invece di starsene nel suo territorio abituale, segnalo questo post di Aldo Giannuli:

    http://www.aldogiannuli.it/2013/03/qualche-risposta-a-proposito-delle-scelte-del-m5s/#more-2696

    e ne riporto l’inizio:

    “Immaginavo molte delle obiezioni che mi sono state mosse a proposito delle scelte del M5s a proposito del governo, ma, ovviamente, non potevo rispondere preventivamente. Vengo al merito, sostanzialmente le obiezioni sono:

    a- il M5s si è presentato e si ritiene alternativo all’intero sistema politico, per cui, come potrebbe allearsi con una qualsiasi delle parti di questo sistema senza tradire le assicurazioni date e, quindi, perdere credibilità?

    b- più in particolare, il Pd ha un orientamento di politica economica tutto interno alle compatibilità decise dalla Bce e dalla Ue, mentre il M5s ha un orientamento completamente diverso, per cui, su cosa potrebbero accordarsi?

    c- La scelta di allearsi al Pd farebbe allontanare gli elettori di destra del M5s (e sono molti, mi si precisa)

    d- forse la rappresentanza politica e consiliare grillina non è sufficientemente preparata, ma diamogli tempo e si formeranno e comunque questo abbiamo a disposizione

    e- i sondaggi hanno così clamorosamente fallito che qualsiasi cosa dicano non sono più credibili, per cui, se prevedevano il 14% al M5s che poi ha preso il 25%, vedrete che anche la prossima volta il risultato sarà al di sopra delle previsioni.

    Rispondo punto per punto”

  18. Dopo le parole di Napolitano si sono capite due cose: 1) che si è persa una occasione che non tornerà e 2) che questo atteggiamento ha regalato la vittoria alla destra alle prossime elezioni.
    Assodato che non avrebbero dato mai la fiducia a un governo Bersani, avrebbero dovuto proporre un nome di una personalità da loro stimata e dare così il via libera a un governo (certamente condiviso anche dal Pd). Invece, per non compromettere la loro purezza, si sono limitati (irrealisticamente) a pretendere un governo loro (senza se e senza ma), perdendo così il treno del cambiamento. (Dubito che con questo atteggiamento prenderanno più voti la prossima volta: il popolo teme l’insicurezza e l’ingovernabilità e finirà per rifugiarsi sotto la già sperimentata e rassicurante ala di Berlusconi).

  19. Rispondo alle osservazioni che ho trascurato e ai nuovi commenti.

    Cara Grazia Ardissone,
    in effetti Bersani ha ben poca fiducia nel Pdl, e a ragione, secondo me. Però concordo che adesso bisognerebbe cercare di ricostruire la fiducia anche tra avversari politici.

    Caro Cucinotta,
    non capisco la sua reazione. Io ho cercato di fare un’analisi, e non un giochino, sul problema della fiducia. Dico che i grillini rifiutano di dare la fiducia alle persone (si è visto anche ieri e oggi) e che questo è un grave problema riguardo allo stato della nostra società. Non ho parlato di destra e sinistra, di populismo ecc. Il suo discorso generale sulla crisi del liberalismo mi sembra troppo ampio da trattare, da parte mia. Se invece lei ha osservazioni (anche critiche) su questo problema della fiducia, le accolgo.

    Caro Buffagni,
    concordo sulla sostanza del suo secondo intervento: generalizzando, se ho capito bene, lei dice che la crisi di fiducia dipende dalla incapacità di chi ha l’autorità. Giusto. Ecco perché chi ha delle responsabilità politiche adesso dovrebbe assumersele, guidando e indirizzando. Invece il M5S protesta ma non si assume responsabilità: in questo senso dico che è il sintomo della malattia, non la cura. Ciò ovviamente non cancella la grave responsabilità degli altri partiti: nessuno di loro si assume la propria responsabilità e sa fare un passo indietro per il bene collettivo. Da qui il vuoto di potere. L’autorità di una persona, in effetti, dipende dalla sua capacità di scegliere per il bene, che gli viene riconosciuta anche dal basso; è proprio questo riconoscimento che fa l’autorità.

    Caro Andrea,
    riprendiamo il dialogo.
    Le ragioni del mio sfogo. Non è il semplice fatto che, con il veto del M5S, il progetto del Pd fallisce. No, c’è qualcosa di molto più profondo. Anzi, due cose.
    La prima è che la situazione economica italiana è molto molto grave, e a quanto pare Grillo, Crimi ecc. non se ne rendono conto. Io mi scontro quotidianamente con problemi di questo genere: come pagare l’organizzazione della nostra scuola, con il taglio che sta arrivando del fondo di istituto; come convincere le famiglie che è giusto pagare il contributo volontario per far funzionare una scuola che con i fondi dello stato non funziona; mi confronto con precari, a tutti i livelli, il cui destino resta del tutto insicuro, dal momento che non c’è, né ci sarà, un governo che possa prendere qualche decisione su di loro. Io vedo questo: i tassi di interesse hanno iniziato a risalire, il servizio del debito, che adesso supera gli 80 miliardi annui (il doppio del bilancio della scuola, caro Andrea) aumenterà ancora, il credito si bloccherà ancora di più ecc. Di fronte a tutto questo, c’era la possibilità di fare in fretta un governo orientato a sinistra, che affrontasse questi problemi senza farla pagare, come al solito, ai più deboli. E invece: “no” (il primo dei tre), e la situazione si deteriora, e allo stesso tempo mi tocca sentire la Lombardi che vuole bloccare l’unica cosa buona che sta facendo il governo Monti adesso, cioè pagare i debiti della PA alle imprese. Questa è la prima ragione dello sfogo: stiamo per sprofondare in una catastrofe economica. E di fronte a questo io dico che il problema dei costi della politica è piuttosto irrilevante, udite udite.
    Seconda ragione dello sfogo: l’atteggiamento generale assunto dai grillini, e purtroppo anche da lei. E’ la ragione per cui rispondo così tardi: ho contato non fino a cento, ma fino a centomila, prima di rispondere, per essere calmo e lucido. Qual è il problema? Il moralismo: il fatto di giudicare le faccende politiche solo con metro morale, rigido, senza nessuna mediazione. Questo blocca la politica, e alla lunga porta o all’ipocrisia o al fanatismo. L’ha detto bene Mariangela Caprara nel suo commento: chi scende in politica cercando di fondare la “repubblica dei giusti (degli eletti)” delegittima a priori le ragioni degli altri, perché gli altri sono “corrotti” ecc. Mi arrabbio di nuovo se penso all’arroganza con cui Vito Crimi ha detto che non si può sedere con i “saggi” scelti dal Quirinale. Questa superbia morale è inaccettabile. E soprattutto: l’applicazione di criteri solo morali in politica la fa deragliare, ne abbiamo avuto molte prove, da Robespierre in avanti.
    La seconda domanda che lei mi pone riguarda lo stesso problema. Confesso che mi ha irritato. Non sono stupido, so bene che cosa c’è nel PD. Però: 1) la responsabilità di certe azioni è individuale, non collettiva, e una grande associazione non si può sfasciare solo perché alcuni sono corrotti; 2) io scelgo un partito per ragioni politiche, non morali, come ho già detto: scelgo un progetto, e se lei permette la riforma fiscale del PD mi sembra più credibile che “l’abolizione di equitalia” del M5S, così come rimanere nell’euro mi sembra meglio che uscirne, riassorbire il debito mi sembra meglio che fare default ecc. ecc.; 3) la realtà è sporca e cattiva, caro Andrea, se chi vuole fare il bene si ritrae inorridito saranno gli altri a fare solo il male; la politica ha a che fare con il potere, non è la forma partito il problema, il potere genera altro potere e anche corruzione, non si può pensare di fare tutto in modo immacolato; anche il M5S ha le sue logiche di potere, e vedremo per il resto. Ma io non mi scandalizzo, dico solo che la politica non è la morale.
    Il crollo di fiducia nei confronti dei partiti e dei politici che ci hanno governato in questi ultimi vent’anni: ampiamente comprensibile. Però: 1) bisogna saper distinguere, non mettere tutti nello stesso sacco, giudicare forze e persone in modo differenziato, perché mettere tutti nel mucchio è demagogia; 2) voi non proponete istituzioni alternative definite e chiare, in cambi dei partiti; e vi muovete in una ambiguità fondamentale per cui volete fare la rivoluzione nelle istituzioni rappresentative. Questo delegittima le istituzioni rappresentative, le blocca, e non propone niente in cambio. Quando avrete fatto la rivoluzione nelle piazze, e rischiando (perché la rivoluzione è una cosa vera, non è un giochino) allora io, che difendo le istituzioni rappresentative, non sarò felice e dirò: avete vinto, bene, vediamo cosa fate. Ma adesso mi rifiuto di vedere la Costituzione e l’ordinamento repubblicano così violentato. Adesso, se state nelle istituzioni, avete l’obbligo di ragionare politicamente. Con questa rigidità (tre no, proprio come ho scritto: no a Bersani, no al governo del Presidente, no ai saggi) esattamente come le altre forze politiche dimostrare la totale incapacità della politica: la politica fa scelte e trova soluzioni; invece TUTTE LE FORZE POLITICHE ITALIANE, PDL PD E VOI, in questo momento hanno deciso di NON FARE NULLA. Che bella novità siete.
    Grazie per le indicazioni pratiche per reperire le informazioni sui meet up.

    Ringrazio tutti per gli interventi, le osservazioni e le critiche, e in particolare Ennio Abate per i contributi all’analisi.
    Un caro saluto,
    mp

  20. Caro Piras,
    concordiamo sul fatto che M5S sia il sintomo e non la cura.
    Discordiamo sulla diagnosi della malattia.
    Io penso che la malattia sia il rapporto tra Italia e UE. Dunque penso che l’agente principale del contagio sia il PD (e le sue precedenti incarnazioni). Il PdL è in parte contagiato dalla stessa malattia, in parte un rimedio inefficace (un’aspirina per una leucemia).
    Se la UE è buona per l’Italia, ha ragione lei. Se la UE è male per l’Italia, ho ragione io. Cordiali saluti.

  21. “La realtà è sporca e cattiva”: caro Mauro, non è che mi stai diventando un po’ realista politico pure tu? (Sto scherzando, si sorride per non piangere).

    @Andrea. Ho da farle una domanda, anzi tre. Io poi le do le mie ipotesi di risposta, però vorrei sentire cosa ne pensa lei.

    1) Leggo su Repubblica di ieri: “Da quando sono iniziati i lavori parlamentari, non una delle circa 600 proposte di legge depositate negli uffici di Camera e Senato è stata firmata da deputati e senatori 5 stelle”. Quel giornale non è favorevole al MoVimento. Ok. Infatti prendo la notizia con beneficio d’inventario. Se sarà fondatamente smentita, bene.
    Per ora faccio questo ragionamento: innanzitutto non metto imnmediatamente innanzi, a non voler discutere, che di sicuro si tratta di bufala, perché non potrei più credere ad UNA parola UNA dei miei simili da me personalmente non verificata (già, la fiducia…); poi osservo che, trattandosi di fatto circoscritto e facilmente verificabile o smentibile (un altro giornalista va fisicamente in Parlamento e controlla), tenderei a crederci; dunque, perché i 5 stelle predicano un giorno sì e l’altro pure la “centralità del Parlamento” (fino al parossismo di dire che “basta un Parlamento, non c’è bisogno di un Governo”: ma con che costituzionalisti hanno studiato Grillo e Casaleggio? Paperino e Paperinik?) e non fanno la cosa più elementare, cioè presentare disegni di legge?
    La mia triste ipotesi è che per fare una cosa così “elementare” ci sia bisogno di competenze che i neo eletti non hanno. Stanno studiano per imparare a farlo? L’Italia non può aspettare.

    2) Come la mettiamo con le riunioni in cui “uno vale uno”, si discute, si prende una decisione, poi arriva la chiamata del non-capo e ci si allinea zitti e muti? Già anche per questa notizia dobbiamo fidarci di un giornalista. Che dico giornalista, un pivello precario che pagano 10 € a pezzo, uno sfigato.
    La mia mesta ipotesi è che Grillo non è un comico, assomiglia sempre più a un bastonatore fascista (per carità, non è l’unico, ma lui sta dando un bel contributo all’imbarbarimento del dibattito pubblico). Solo in senso metaforico, per fortuna, ma saprà meglio di me che oggi non c’è bisogno di bastonare fisicamente come nel Ventennio, gli atteggiamenti autoritari trovano ben maggior efficacia nella violenza simbolica della parola, tale ormai è la concretezza, la realtà, della .”virtualità” massmediatica.

    3) Come la mettiamo con il meccanismo di delazioni che è stato attivato sul sito di Grillo (questo l’ho verificato da me): gli iscritti possono segnalare post “sospetti”.
    La mia avvilita ipotesi è che i troll esistano, sì, e che si prova a difendersene come si può. Non è bello però che il mezzo sia quello della spiata contro il vicino, che ha l’unica colpa di pensarla diversamente, anche se non è un troll. Nei libri di storia può leggere sotto quali regimi ciò avvenisse. Anche in questo caso, “per fortuna”, non ci sono conseguenze “reali”, ma solo virtuali.
    Forse questo dovrebbe farla/vi riflettere su quanto illusorio sia credere e far credere che la rete sia un mezzo trasparente, libertario, in sé democratico. Produce una quantità enorme di quello che si chiama “rumore di fondo”, caos bello e buono.

    Attendo le sue risposte.
    Saluti

  22. Caro Piras,
    io parlo di crisi del liberalismo perchè la ritengo la questione chiave, non è che posso scegliere gli argomenti sulla base del numero di proposizioni in cui è possibile liquidarli.
    Ora, mi scusi, ma le pare serio basare un ragionamento sulla comunanza del termine “fiducia” in ambiti differenti? Se il termine usato per la procedura parlamentare fosse stata ad esempio “conferma”, lei avrebbe dovuto rinunciare alle sue argomentazioni? Ecco, tutto questo a me non pare serio, vedo che altri commentatori hanno un’opinione differente dalla mia, bene per lei, ma ciò non mi farà cambiare opinione.
    Proprio a partire da ciò, io andavo ad occuparmi della fiducia sociale, e dicevo appunto che questa sua caduta è correlata al fatto che da alcuni decenni a questa parte, il liberalismo, fino ad allora osannato ma non veramente e pienamente realizzato, incide profondamente e realmente sulla vita quotidiana. Passerà tempo, forse anche tanto perchè la genete capisca che guaio sia il liberalismo, ma dovrà capirlo, magari quando sarà ormai troppo tardi: è così strano che a partire da questa tesi, io mi senta impegnato a lottare contro il liberalismo?

  23. ci risiamo. Mentre gli intellettuali si arrovellano su “fiducia” o sulla “crisi sistemica del liberalismo” sicuramente nel classico non-luogo salotto ci troviamo davanti questo scenario non previsto (contrariamente a quanti, gruppo minuto per la verità, avevano vista acuta…mah) che continuerà a tenere diviso questo paese.

    fiducia
    per rimanere negli ultimi 60 anni: DC, guerra fredda, consociativismo, PSI, berlusconi. Dove dobbiamo trovarla questa fiducia? Oggi davvero si coglie quello che si è seminato in questa nazione.

    liberalismo
    non mi sembra che in altri stati del mondo ci siano fenomeni come quello rappresentato dal movimento che si è formato da noi. La democrazia capitalistica ha da tempo mostrato i propri punti deboli, non è certo grillo che ci ha aperto gli occhi.

    Piras, la sua analisi è sempre chiara e strutturata. Mi ha fatto piacere trovarci una giusta dose di rabbia. La consapevolezza di quanto potessimo (i cittadini tutti) essere vicini a cambiare davvero questo paese non so se potremmo riviverla.

    Non vada ai meetup, perderebbe tempo. Una accozzaglia di inconcludenti, incapaci, rancorosi, e anche molti fascisti, tutti insieme io non l’avevo mai trovata.

    Giustissima la nota di chi fa osservare che la gente (solo il 25%) ha dato delega (questo è oggi il sistema politico-elettorale) al M5S per cambiare il paese.

    Vedremo… alle prossime elezioni. Vedremo.

  24. Dopo giorni di discussioni mediatiche, finalmente una prospettiva di lettura che considera il termine fiducia non solo in ambito politico e pragmatico, ma in senso più ampio. Grazie Piras.

    Premetto che non ho votato per il M5S, perché l’anti-politica non mi appartiene. Soprattutto non mi piace, citando De André, il ruolo che ha assunto il Movimento di “giudice finalmente, arbitro in terra del bene o del male”. Lo slogan 1 vale 1, urlato in ogni occasione come sinonimo di democrazia diretta e condivisione, è valido (e non sempre) solo per gli appartenenti al Movimento, ma l’opinione di chi dissente o fa parte di un altro partito non vale 1, forse neppure 0. Una continua dicotomia tra gli “altri” (la casta, i puttanieri per usare il linguaggio colorito del leader) e “noi (puri e detentori della Verità). Ma di quale verità?

    Mi piacerebbe che questi cittadini recuperassero un’altra parola ormai inattuale: umiltà. Perché pensare che basta una laurea triennale in economia per essere in grado di controllare (quanto piace questa parola!) i bilanci di uno Stato? Perché sentirsi moralmente superiori se si rifiuta di stringere la mano a quello che si considera un Nemico? E soprattutto mi chiedo: se in casa si rompe un tubo, chiamo l’idraulico; vado dal meccanico se ho problemi con la macchina; perché per governare serve invece l’incompetenza? La consueta risposta “non potranno far peggio”.
    Scusatemi, ma io vorrei qualcuno che facesse meglio.

  25. Yanez, la mia opinione è che l’Italia sia all’avanguardia. sintomi analoghi si sono cominciati ad osservare anche altrove, ma storicamente l’Italia è stata sempre avanti, basti considerare il caso del fascismo, manifestatosi inizialmente in italia e poi sotto varie forme propagatosi in tutta l’Europa.
    Io dico che il concetto universale di mercato come proposto dal liberalismo, porta anche al mecato delle idee, in cui ciò che conta non è la sostanza e la qualità di ciò che si dice, ma lo stile con cui lo si dice, la capacità di offrire le proprie tesi in maniera più orecchiabile, più suadente.
    Ci pensi, in fondo Grillo non usa il solito trucco dell’oltrepassare la soglia che altri prima di lui non avevano osato oltrepassare? E’ un fenomeno abbastanza noto, è ciò che ha fatto il successo della TV commerciale (caso emblematico quello di Ricci), la tecnica promozionale così ricercata nel campo pubblicitario, anche il caso di Repubblica che quando uscì, osò quello che gli altri quotidiani allora non osavano. Prigionieri della competizione ormai priva di senso, correre forsennatamente verso il peggio, è inevitabile se rimaniamo nell’ideologia liberale.
    Naturalmente si può facilmente ironizzare sulla mia impostazione e mettersi da un punto di vista pratico, delle esigenze immediate contrapposte a queste riflessioni fumose, ma il risultato sarà, come è stato finora, di non potere evitare la corsa verso il peggio: auguri, accomodatevi pure se è questo che volete!

  26. Gentili Mauro Piras e Daniele Lo Vetere,
    vi ringrazio per avermi risposto, e lo dico sinceramente. In questo modo mi date modo di riflettere. Innanzitutto volevo dirvi che non ho alcuna intenzione di provocare e di fare innervosire nessuno, e che considero questo dibattito un momento di crescita.
    Provo a rispondere a Piras.
    Dice: «Di fronte a tutto questo [cioè alla grave situazione economica], c’era la possibilità di fare in fretta un governo orientato a sinistra, che affrontasse questi problemi senza farla pagare, come al solito, ai più deboli. E invece: “no” (il primo dei tre), e la situazione si deteriora, e allo stesso tempo mi tocca sentire la Lombardi che vuole bloccare l’unica cosa buona che sta facendo il governo Monti adesso, cioè pagare i debiti della PA alle imprese».
    Lei è convinto della buonafede del suo partito, e quindi che una volta al governo avrebbe cercato fin da subito di risolvere i problemi più urgenti del paese. Io credo invece che il PD non possa essere efficace in questo senso, e ciò deriva dal modo in cui si è comportato negli ultimi anni e dal fatto che, necessariamente, porti avanti le stesse logiche, quelle cioè della politica del compromesso e del potere per il potere.
    La Lombardi (http://www.beppegrillo.it/2013/03/la_porcata_di_fine_legislatura.html) mi sembra voglia dire: «Fermi tutti, qui si vuole far passare in fretta una legge molto importante, e che a noi sembra opaca, col pretesto che è urgente. Pensiamo invece che debba essere discussa nei giusti tempi in Parlamento». Dal mio punto di vista, questo è stare dalla parte dei «deboli».
    Lei scrive: «stiamo per sprofondare in una catastrofe economica. E di fronte a questo io dico che il problema dei costi della politica è piuttosto irrilevante, udite udite». Il M5S sa di non essere in grado di risolvere tutti i problemi subito, ovviamente. Però dice: «I prossimi anni saranno durissimi per tutti (a livello economico), però questo sforzo siamo disposti a farlo volentieri se lo faremo tutti insieme, a partire da coloro che ci governano e nei quali abbiamo posto la nostra fiducia». Io credo che questo punto, l’abbattimento dei costi della politica, sia invece fondamentale. Come può un governante tuo pari chiederti di fare un sacrificio dall’alto dei privilegi che si è auto-assegnato?
    Per quanto riguarda la parte che conclude con «la politica non è la morale», il M5S non dice, per quello che ne so, di essere composto da uomini perfetti o «eletti», anzi. Ricordo che durante la manifestazione in Piazza S. Giovanni a Roma un candidato, volendo rappresentare il pensiero di tutti i suoi colleghi, diceva: «Se sarò eletto, voi [intendendo gli attivisti] dovrete controllarmi, pretendere di sapere ciò che faccio da parlamentare, perché quando uno entra dentro al Palazzo, la sua testa cambia». Questa è una cosa che non avevo mai sentito dire da un politico: la considero un segno di grande umiltà e moralità. Dal mio punto di vista, la moralità viene prima delle idee, sebbene sia consapevole che una buona politica non si possa fare senza buone idee. Perché per lei è inconcepibile un movimento politico che mette coerenza ed onestà al primo posto? Perché è sbagliato (si è parlato quindi di «superbia morale» o di un’inaccettabile violenza nei confronti della «Costituzione e dell’ordinamento repubblicano» ) dire «no», anche ai “saggi”, che mi sembra non siano nulla di nuovo, quando si sta semplicemente mettendo in pratica ciò in cui si crede e ciò che si è detto agli elettori? Perché è scandaloso dire no alla realtà sporca e cattiva e provare a crearne una nuova? Non discuto sul fatto che lei Piras preferisca il programma del PD a quello del M5S, anche se mi sembra che lo riduca troppo semplicisticamente. Inoltre, io credo stia davvero accadendo una rivoluzione, perché oggi c’è chi sta realmente dicendo e facendo cose nuove, come portare avanti l’onestà e la coerenza fino in fondo, che per lei sono inconcepibili, fuori dalla realtà e dalla storia o pericolose. Oggi, però, anche il mondo è nuovo (Internet, tutti sanno tutto subito), e quindi è legittimo provarci fino in fondo.
    Non volevo poi che si irritasse per quella domanda, davvero. Considerandola una persona per bene, volevo capire le ragioni che la fanno restare all’interno del PD.
    Dire che il M5S ha deciso di non fare nulla è scorretto. Ha proposto, il giorno dopo le elezioni, di formare un proprio governo col quale portare avanti i 20 punti. Al momento il Presidente della Repubblica non gli ha neppure dato una risposta. Se per «fare qualcosa» intende “fare accordi con gli altri partiti per fare poi qualcosa”, ritengo che solo PD e PDL potessero, facendo accordi tra di loro, fare qualcosa.
    Ancora, lei dice che «mettere tutti nel mucchio è demagogia». Come ho già detto, all’interno del PD ci sono sicuramente persone per bene, ma è anche certo che ci sono persone corrotte. Dal mio punto di vista, questo basta per squalificare il partito. Se oggi non esistesse un partito che rifiuta i rimborsi elettorali che contro la volontà popolare gli vengono dati, fatto di parlamentari incensurati, che vivono a Roma con 2500 euro netti, che dopo due legislature torneranno a fare il loro lavoro, forse non la penserei in questo modo.

    Provo ora a rispondere a Daniele Lo Vetere, del quale mi spiace il violento sarcasmo col quale mi ha risposto.
    Riguardo la prima questione sollevata, il fatto che il M5S durante la prima settimana di lavoro non abbia presentato alcun disegno di legge (contro i 600 delle altre forze politiche) mi sembra innanzitutto poco rilevante. Mi chiedo: si sta facendo una gara a chi produce più disegni di leggi? In secondo luogo, mi sembra abbastanza naturale che delle persone che lavorano in Parlamento da decenni siano in grado fin da subito di essere attivissimi da questo punto di vista o magari abbiano presentato disegni di legge già elaborati nella precedente legislatura. Sicuramente i neoparlamentari M5S hanno bisogno di un po’ di tempo per comprendere il complicato sistema di regolamenti del Parlamento. L’Italia ha aspettato inutilmente i vari PD etc. per tanti anni, potrà aspettare degli umani tempi tecnici adesso. Io sono sicuro che sarà ricompensata di questa brevissima attesa. Scrivo il link però di questa proposta (presentata oggi martedì 2 aprile 2013) http://www.beppegrillo.it/immagini/PROPOSTA%20RIDUZIONE.pdf
    che io considero già rivoluzionaria per i motivi espressi sopra.
    Seconda questione: «come la mettiamo con le riunioni in cui “uno vale uno”, si discute, si prende una decisione, poi arriva la chiamata del non-capo e ci si allinea zitti e muti?» Per quella che è la mia esperienza di attivista M5S, penso che Grillo vada considerato come l’elemento catalizzatore del fenomeno che ha portato cittadini comuni ai più alti livelli istituzionali. Grazie alle sue doti ha dato impulso alla creazione di un movimento che sta già cambiando la testa degli italiani. Dire che lui è il padrone del MoVimento («Un bastonatore fascista»? Ma di cosa sta parlando?), che detta legge su tutti è una falsità; se così fosse il MoVimento non si sarebbe sviluppato a questi livelli e non avrebbe coinvolto così tante persone gratuitamente e con questo entusiasmo. Grillo, per quello che ne so e che sento dire dai Parlamentari, dà solo dei consigli, ma per il resto questi agiscono in autonomia sapendo di essere stati votati per portare avanti determinate battaglie.
    Quando poi dice: «Che dico giornalista, un pivello precario che pagano 10 € a pezzo, uno sfigato», mi fa venire in mente una parlamentare M5S (non son riuscito a trovare il video) che, ritrovandosi attorno diversi giornalisti poco dopo essere stata eletta, dice loro: «Non ho nulla da dire, fatemi passare; so che prendete delle paghe da fame e che siete sfruttati; organizzatevi, dovete anche voi fare la vostra rivoluzione». Non c’è quindi alcuna volontà denigratoria nei confronti dei giornalisti a 10 euro al pezzo, ma piuttosto comprensione e voglia di vederli non più oppressi dalla pessima condizione lavorativa in cui si trovano.
    Riguardo l’ultima questione, penso che Grillo (http://www.beppegrillo.it/2013/03/schizzi_di_merda_digitali/index.html ) facesse in particolare riferimento all’uso, secondo me deprecabile, che fa poi la stampa dei commenti (di troll o meno) del post. Parlare di «regime» mi sembra un’altra esagerazione.
    Grazie ancora delle vostre risposte.

  27. Volevo essere sarcastico, non violento. Ma è un sarcasmo amaro, mica compiaciuto, vista la situazione.

    Grillo è “virtualmente” un bastonatore fascista per il linguaggio e per la, diciamo, eufemisticamente, antipatica abitudine di tacitare chi non la pensa come lui e di farlo fuori, per altro con un lessico non democratico ma autoritario (“fuori dalle palle, chi tradisce è fuori, …”). Il livello di una democrazia si misura anche sul livello di decoro, anche linguistico. Da anni è in atto una deriva demagogica del linguaggio: tante parolacce e approssimazione, buttarla in caciara, perché così si è più vicini alla ggente.
    Grillo rappresenta in questo un ulteriore giro di vite, un aggravio pesante.

    Quanto al dettare la linea da fuori del Parlamento e pretendere che tutti si allineino, mi riferivo a un fatto ben specifico, quello del giornalista (lo sfigato pagato pochi euro al pezzo) che ha origliato quanto è avvenuto in una riunione dei 5 stelle. Quello che è avvenuto è proprio che democraticamente si stava prendendo una decisione, poi il non-capo ha deciso diversamente e tutti si sono allineati.
    Continuare a dire che Grillo è solo il vostro megafono significa non prendere atto della realtà

    Saluti

  28. Caro Lo Vetere,
    una supplica: lo lasciamo perdere, il fascismo? E magari anche l’antifascismo?
    Per favore…

  29. Gentile Lo Vetere,
    scusi la richiesta, ma non riesco a trovare la notizia di cui parla (“un giornalista ha origliato quanto è avvenuto in una riunione dei 5 stelle etc”). Potrebbe per favore incollarne il link.
    Grazie mille.

  30. @Andrea, la notizia l’ho letta a stampa. Ora ho trovato solo questa ripresa in rete, comunque c’è il nome del giornalista, può risalire di lì ad altre notizie.

    http://www.blitzquotidiano.it/beppe-grillo/beppe-grillo-vasco-pirri-ardizzone-giornalista-precario-1519853/

    Caro @Buffagni, non continuerò a battere il chiodo del fascismo, no, perché se no diventa stucchevole, ha ragione. Mi interessano le analisi. Ora sono un po’ stizzito e vado un po’ per le trippe.
    Comunque, preciserei solo questo: distinguo chiaramente tra attivisti 5stelle e Grillo (anzi tra gli attivisti ora ci sono quelli fuori dal Parlamento, sul blog e nei meetup, e i parlamentari: evidente che il problema della leadership autoritaria di Grillo riguardi solo questi, gli altri davvero valgono ancora uno).
    La simmetria con il fascismo perciò riguarda solo Grillo. Ma neanche: un atteggiamento di Grillo. Lo definisca come crede, se pensa che la categoria di fascismo metastorico sia abusata. Però la sostanza non cambia: un linguaggio come quello di Grillo, violento e aggressivo (sì, a volte è autoironico, come quando grida “Italiani!” con le braccia puntate sui fianchi in mussoliniana posa e poi sogghigna: in quasi tutte le altre occasioni no), non mi piace in sé. Poi posso ancora accettarlo se è volto a categorie generali o dello spirito come “i politici tutti” e i “giornalisti tutti” (questo lo chiamo solo qualunquismo); ma se è usato, come capita sempre più spesso, per attaccare singoli, squalificarli, denigrarli, io quello lo chiamo un comportamento squadrista.
    Poi, la categoria del “tradimento” (Favia, Salsi, chi ha votato Grasso, anche se solo in un primo momento) è antidemocratica, non crede?

    Provo a dire una cosa più analitica e poi mi taccio, se no sbrodolo.
    Cosa possiamo aspettarci se non qualcosa di troppo simile al rapporto massa amorfa-capo da un gruppo parlamentare dove le strutture, l’organizzazione, la divisione di reponsabilità (basata sulla reciproca fiducia, e ci risiamo), non ci sono e sembra che siano difficili da metter su proprio perché si parte dall’assunto della democrazia liquida? I leader, anche informalmente, emergono sempre, perché è nella struttura stessa della politica che sia così. Se i leader sono prodotti da una struttura che preesiste loro e che funziona, siamo in democrazia, diversamente siamo in esperimenti che magari non hanno alcuna vocazione autoritaria, anzi magari sono pure altamente libertari, ma che prima o poi si ingolfano nelle loro stesse contraddizioni e finiscono per assottigliare le possibilità di dialettica interna.

  31. Gentile Lo Vetere,

    lei scrive: “Quanto al dettare la linea da fuori del Parlamento e pretendere che tutti si allineino, mi riferivo a un fatto ben specifico, quello del giornalista (lo sfigato pagato pochi euro al pezzo) che ha origliato quanto è avvenuto in una riunione dei 5 stelle. Quello che è avvenuto è proprio che democraticamente si stava prendendo una decisione, poi il non-capo ha deciso diversamente e tutti si sono allineati.
    Continuare a dire che Grillo è solo il vostro megafono significa non prendere atto della realtà.”

    Ho letto le dichiarazioni del giornalista (http://www.blitzquotidiano.it/beppe-grillo/beppe-grillo-vasco-pirri-ardizzone-giornalista-precario-1519853/) e poi visto la conferenza stampa di Crimi e Lombardi (http://www.youtube.com/watch?v=prPXXWFn8W4).
    Ho l’impressione che ci si stia arrampicando sugli specchi quando si apostrofa Grillo, sebbene solo virtualmente, un “bastonatore fascista”, partendo dal fatto che un giornalista ha riportato un pezzo di frase sentita mentre stava origliando una riunione del M5S (Crimi e Lombardi poi scrivono: “Ci chiediamo come il giornalista possa aver sentito utilizzare questa parola visto che il piano è riservato al gruppo e la stanza era chiusa”).
    Ripeto che, a mio parere, Grillo non mette in riga nessuno perché gli eletti M5S stanno semplicemente portando avanti qualcosa che è già stato deciso e reso pubblico da mesi; si tratta di pura coerenza.

    Ho visto che ha ripreso la questione dell’espulsione di Federica Salsi dal M5S. A questo proposito trovo interessante l’articolo di Sergio Di Cori Modigliani del 3 novembre 2012 (http://www.beppegrillo.it/2012/11/politica_antipolitica_e_il_pollice_di_cesare.html) di cui cito questa parte:

    Questo preambolo era per introdurre la mia opinione sull’esternazione di reprimenda da parte di Beppe Grillo nei confronti di una candidata eletta che ha scelto di andare a un talk show. La persona è un attivista del M5S (altrimenti non avrebbe potuto essere eletta), di conseguenza ha aderito a un programma, a un codice collettivo, a delle regole di comportamento che non sono “etiche o morali” bensì squisitamente politiche, il che è diverso. Si è quindi impegnata, a nome della collettività, ad interpretare esigenze della comunità. L’idea base di Grillo è “politica”, ruota intorno al concetto di “gestione comune della cosa pubblica al servizio della collettività”. In Italia non esiste nessuna rete televisiva che si occupi di “politica”, perseguono tutte interessi a fini privati, personali. Tutte hanno aderito in maniera consociativa al principio di eliminazione dal panorama del dibattito italiano degli intellettuali, pensatori, artisti, promuovendo il concetto di “visibilità” inteso come anticamera narcisista dell’Anti-politica. La propria presenza in video diventa trampolino di lancio per attività personali a fini di mercato, quindi “è fuori della Politica”. Beppe Grillo ha smascherato dall’inizio l’intera cupola mediatica televisiva italiana come “il regno dell’Anti-politica”. Non ha alcuna importanza se sia bello oppure brutto, è un dato oggettivo; in conseguenza della sua interpretazione ha stabilito il divieto per gli eletti di partecipare a dibattiti televisivi. E’ un fatto notorio, fondamentale per Grillo. Perché è un ATTO POLITICO, non è un vezzo isterico. Chi viola quella regola, si sta mettendo fuori della Politica, perché con il proprio atto sta dicendo che “non sono interessato al rispetto delle regole del movimento al quale appartengo, perché non credo in un’idea collettiva bensì penso al mio bisogno di visibilità, quindi approfitto dell’occasione”. Tradotto vuol dire “scelgo l’Anti-politica” ovvero l’esigenza del singolo a scapito della regola collettiva.
    Chi sostiene che, in questo specifico caso Grillo sia isterico o dittatoriale sbaglia (se è in buona fede) oppure cerca di fare il furbo manipolatore (se è in malafede). Si tratta di POLITICA.
    Il M5S, in questo momento, è l’unica realtà immune dall’Anti-politica. Forse finirà come gli altri. Non lo sappiamo. Non si può dire. Gli eletti meritano il credito sulla fiducia: questa è la scommessa. Noi non possiamo che sperare rimangano Politici. La candidata eletta che ha commesso questo atto ha compiuto un gravissimo errore, proponendosi come “aderente all’Anti-politica”. Se voleva andare in televisione doveva farsi candidare con una lista che ha regole diverse. Rosy Bindi, Matteo Renzi & co. stanno in tivù tutte le sere, pagati con i soldi dei contribuenti. Ha inoltre dimostrato, subito, di non essere persona rispettosa delle “regole comuni” (base della Politica). In Politica, la severità civica è la Somma Virtù. E’ la garanzia per la collettività. Non c’entra nulla la dittatura, anzi.

  32. Caro Lo Vetere,
    ha mai posseduto qualcosa in comunione con altri? Mettiamo una casa in comunione con qualche parente. Nel regime di comunione, ciascuno dei proprietari possiede una quota ideale del bene posseduto in comune, e nessuno ne può disporre (per esempio, venderlo o locarlo per più di nove anni) senza l’assenso unanime di tutti gli altri.
    Specialmente quando nella comunione “uno vale uno”, cioè le quote sono paritarie, le cose funzionano – bene o male, ma funzionano – quando c’è qualcuno che abbia l’autorità morale di prendere le decisioni e tagliar corto ai dibattiti e ai dissensi tra i comunisti (i titolari di una quota di comunione si chiamano così).
    Il caso più tipico e frequente è il padre che, senza bisogno di ricorrere al Codice Civile, decide chi e come usa il bene posseduto in comunione, le turnazioni o gli indennizzi per chi non può farne uso, etc., e grazie a questa “moral suasion” taglia corto ai bisticci tra fratelli.
    Quando il padre non c’è più, e tra i comunisti c’è completa, orizzontale parità, 999 volte su mille la comunione salta, perché non si riesce più a comporre i dissensi e a prendere decisioni. Si finisce dunque per vendere e dividere il ricavato, o, se le unità immobiliari sono più d’una, per trasformare la comunione in condominio, nel quale ogni comunista ha la proprietà piena di una o più unità immobiliari e ne può disporre senza chiedere il parere a nessuno.
    Il M5S è un movimento o partito politico in comunione. Senza l’autorità (in effetti soltanto morale) di Grillo, salta per aria e si disgrega. Se vuole sopravvivere, deve strutturarsi, orizzontalmente e verticalmente. Ma per adesso, le cose stanno così.
    Il fascismo è un’analogia fuorviante per molti motivi, tra i quali il fatto elementare che il fascismo si struttura fin dal principio sul rifiuto della democrazia, non solo parlamentare, e motiva questo rifiuto in una vasta e profonda cultura europea, appunto antidemocratica.
    Il M5S tende al rifiuto rousseauiano della delega e quindi alla democrazia diretta, e la sua dipendenza dal capo è una risultanza dialettica, cioè non voluta e non fondata in una ideologia o in una cultura politica antidemocratica.

  33. Caro @Buffagni, mi pare che diciamo grosso modo le stesse cose, no? Dunque, sono d’accordo con lei.

    @Andrea: io infatti l’apertura di credito verso il M5S la fondavo proprio sulle istanze radicali sui beni comuni e l’attenzione alla collettività. Insomma, sul fatto che poteste rappresentare una scossa forte ma salutare: in Parlamento siete entrati e con numeri consistenti. Avevate un peso da far valere.
    Per ora constato invece una sorta di autismo, che spero nasca solo da inesperienza e spaesamento superabili (su cui Grillo interviene, secondo me, come già detto: ma non riapro la faccenda, mi pare che quel che pensiamo si sia detto): da che parte volete andare? E per quale strada? Intendo dentro le istituzioni, dentro i percorsi previsti dalla Costituzione (fare un Governo è fra quelli).

    Sono stizzito solo perché la mia non è la curiosità etologica o antropologica di vedere come vi comportate: qui crolla il paese.

    Detto ciò, vedremo, le analisi le sbagliano i grandi analisti, si figuri io. Spero di esser contraddetto e stupito. Speriamo solo che ci sia ancora qualcosa sotto i piedi sulla base del quale dire, è andata diversamente da come immaginavo, ma è andata. E speriamo di non risvegliarci in un’Italia per altri 5 anni berlusconiana. Anche perché so già che litigheremo: noi, fedeli o disillusi, ma comunque votanti Pd-Sel a dire che la colpa è del vostro massimalismo, voi a dire che la colpa è del Pd-Sel che è ormai solo la fotocopia sbiadita del Pdl-Lega…

  34. ASPETTANDO GODOT. NOTERELLE SU QUESTA DISCUSSIONE

    @ Piras

    1.
    È generico appellarsi a «un certo grado di fiducia nelle persone». lei rischia di sottovalutare i conflitti reali tra le forze politiche in campo (e anche a livello sociale, dove essi sono forse persino più forti, anche se smorzati ed oscurati). Tenga poi conto che questa «crisi della fiducia» non è piovuta dal cielo. Ha ragioni strutturali e di lunga durata. E la bandiera della fiducia (come quelle della pace, del “bene comune”, ecc.) può essere anche usata dai partiti (e ora anche dal M5S, che partito per il momento non è o lo è in altri modi) solo per acquisire più consenso egemonia a proprio vantaggio. Mi chiederei perciò (e non cinicamente): vincerà chi agita di più la bandiera (unanimistica) della fiducia o chi agita quella (“faziosa”) della sfiducia al sistema dei partiti?

    2.
    Trovo ingenuo rivendicare il valore della sua personale esperienza nel PD o nel sindacato. Della sua onestà non ho ragione di dubitare, ma la storia politica e sindacale è punteggiata di oneste esperienze di militanti o iscritti, che, dopo anni di dedizione e di sacrifici, sono state tradite. Si ricorda dell’accordo alla Fiat nel 1980? O della svendita del PCI? Il declino della sinistra non l’ha prodotto il M5S.

    3.
    Il M5S è più un sintomo di malattia che la cura? Forse è così, al momento. (E comunque è un sintomo a lungo trascurato, che ora si fa sentire di più…). Non è, però, che la cura ce l’hanno avuta o ce l’abbiano i partiti. Il M5S è alle prese con quella “dialettica” tra gruppo chiuso/ gruppo aperto che Elvio Fachinelli mise in luce in un saggio del ‘68 (l’ho tante volte, in passato, segnalato su questo blog). Non è però il solo ad essere chiuso, diffidente, assolutamente restio a «ricostruire il tessuto della fiducia reciproca al di fuori dei gruppi in cui è balcanizzata la nostra società». Non mi risulta che il PD o gli altri partiti siano “aperti”. Non confondiamo l’essere manovrieri con le aperture vere. E poi – diciamocelo – un partito o una forza politica cresce anche sulle chiusure (certo, se intelligenti e “necessarie”).

    4.
    Cosa significa, al punto di stallo in cui siamo arrivati, assumersi la propria responsabilità? Secondo me, è più realistico pensare che nessuna delle forze in campo farà mai «un passo indietro per il bene collettivo». E non credo neppure che ci sia un reale vuoto di potere (le ultime scelte di Napolitano smentiscono una tale ipotesi…). E allora, assumersi la propria responsabilità, oggi, in Italia, può voler dire due cose contrapposte: o far nascere una “nuova” autorità (collettiva) capace di superare lo stallo o barcamenarsi ancora conservando il più possibile la “vecchia” autorità, magari logorata ma coriacea. E si tenga conto che il rischio del disastro o del caos vero incombe sia nel primo caso che nel secondo (e non solo nel primo). Qui la scommessa che fa venire i brividi.

    5.
    «Se chi vuole fare il bene si ritrae inorridito saranno gli altri a fare solo il male» (Piras). La politica non può essere ridotta a moralismo. La politica ha a che fare con il potere. Anzi, direi, con poteri “superiori” concreti (Europa, USA). Finora quante volte la Costituzione e l’ordinamento repubblicano sono stati “violentati” in ossequio ad essi? Ma su questo blog nessuno ( tranne Buffagni) osa parlarne. Come se tutto si giocasse “in casa”. Ma allora qual è il “bene” che si persegue, sia pure in piccolo, in questa discussione?

  35. Cari amici,
    credevo di non avere più nulla da aggiungere alla discussione, ma poiché continua, con spunti anche molto interessanti, vi devo delle repliche; vi chiedo scusa però perché non potrò rispondere subito, ma solo tra qualche giorno.
    mp

  36. Concordo pienamente con quanto detto da Abate, e soprattutto su questo suo passaggio: “non credo neppure che ci sia un reale vuoto di potere (le ultime scelte di Napolitano smentiscono una tale ipotesi…)”
    In Italia c’è un vuoto di potere *sovrano*, cioè c’è un vuoto di potere *nazionale*, perché istituzioni e partiti, da vent’anni a questa parte, hanno volontariamente e progressivamente alienati i loro poteri a due sovrani esterni: USA e UE, e si sono via via trasformati in loro concessionari.
    Il fatto che alcuni di questi politici lo abbiano fatto “in buona fede”, credendo “sinceramente” nel “sogno” europeo e americano-occidentalista può essere senz’altro vero: d’altronde, segnalo che il proverbiale Vidkun Quisling, capo del governo fantoccio della Norvegia invasa dai tedeschi, era “in buona fede” e sinceramente credeva nel “sogno” europeo imperiale dei nazisti.
    Il fatto è che il margine di manovra politica *reale* del sistema politico italiano (istituzioni dello Stato, partiti, sindacati, organizzazioni imprenditoriali, etc.), la sua *reale* capacità di prendere decisioni politiche autonome, non è superiore al margine di manovra politica di cui disponeva Quisling.
    Che caspita di politica economica vuoi fare, dopo aver votato il Meccanismo Europeo di Stabilità e il Fiscal Compact? Puoi solo fare il deserto e chiamarlo Europa. Che bello, essere disoccupati ma europei!
    Che caspita di politica estera vuoi fare se ti limiti a fotocopiare le direttive del Dipartimento di Stato USA? Fai l’immondo pasticcio dei marò, ti compri gli F35, assassini il leader di uno Stato amico andando contro i tuoi interessi (per i più piccini: parlo di Gheddafi, insediato al potere dai servizi segreti italiani nel 1976), mandi a monte il tuo ruolo preminente nel Southstream, spedisci il tuo esercito in Afghanistan, in Irak, su Marte…
    Come diceva un antico Carosello della Galbani, la fiducia è una cosa seria. Se gli italiani continuassero a fidarsi di un personale politico che *se li vende* a prezzi da discount, sarebbero ancora più stupidi e più coglioni di quanto non li dipinga ogni giorno una stampa magistralmente bugiarda.

  37. Stralcio qualche brano da un pezzo uscito su Micromega nel 2010. Vi consiglio comunque la lettura integrale a questo indirizzo:

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/grillo-e-il-suo-spin-doctor-la-casaleggio-associati/

    Buona rivoluzione fantascientifica a chi ci crede.
    E la mia umana simpatia per tutti gli eletti 5stelle che credono sinceramente nella democrazia e non hanno capito in che carrozzone si sono infilati. Fate sempre in tempo a scendere. In Parlamento ci siete voi ora.

    “Una strategia chiaramente esplicitata, quella della Casaleggio. «Le reti sono ovunque intorno a noi. Fino a qualche anno fa, le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali. La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio». Così viene presentato l’ultimo sforzo editoriale del gruppo «Tu sei Rete», bibbia del nuovo credo internettiano. […]

    Per capire le origini del fenomeno Casaleggio, è necessario partire dalle fibrillazioni societarie di Telecom fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. O meglio, è fondamentale analizzare le vicende di un’azienda del gruppo allora nelle mani di Tronchetti Provera e della Pirelli, la Webegg. Amministratore delegato della società è all’epoca Gianroberto Casaleggio. Non lasciamoci ingannare dal suo aspetto da nerd smanettone, dalla sua capigliatura da studente fuori corso della Berkeley University, Gianroberto è uno dei massimi esperti in Italia di web, reti sociali (social network), marketing elettronico. Ed è lui, insieme ad altri quattro dipendenti dell’azienda della galassia Telecom (Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il fratello Davide Casaleggio e Mario Bucchich) a fondare nel 2004 la Casaleggio Associati. […]

    Dopo questo vortice di fusioni e vendite il gruppo di dipendenti della Webegg che ruota attorno all’ormai ex amministratore delegato decide di dare vita al nuovo progetto della Casaleggio Associati. E portandosi dietro un pacchetto nutrito di rapporti, partnership e competenze. Quali?

    Per capire di cosa stiamo parlando è necessario svelare prima chi sono le figure chiave della Casaleggio Associati oggi e della Webegg prima. Partendo da Enrico Sassoon, giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, già direttore responsabile di L’Impresa-Rivista Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e del settimanale Mondo Economico. Da suo curriculum pubblico apprendiamo anche che «è stato direttore scientifico del gruppo Il Sole-24 Ore». Nel 1998 Sassoon è amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia e il cui presidente è tuttora il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci. Proprio nel consiglio di amministrazione dell’American Chamber of Commerce in Italy si comprende quale sia uno dei fattori di successo nelle relazioni della Casaleggio Associati. Oltre a Paolucci compaiono nel 1998 altri personaggi di grande spessore. La lista pubblicata al momento della nomina di Sasson vedeva, fra gli altri: Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea Srl; Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia; Massimiliano Magrini, country manager Google Italia; Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato Ibm Italia Spa; Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset Spa; Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s; Massimo Ponzellini, presidente Impregilo Spa; Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney Co. Italia Spa; Dario Rinero, presidente e amministratore delegato Coca-Cola Hbc Italia Srl; Cesare Romiti, presidente onorario Rcs.

    Oggi nell’American Chamber of Commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel, e Giuseppe Cattaneo dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite italiana, che faccia riferimento al centro-destra o al centro-sinistra. Con quali finalità? «L’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni», si legge nella mission dell’istituto. E in che modo? «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva». […]

    Casaleggio ha capito in anticipo, almeno per quanto riguarda il mercato italiano, quali siano le potenzialità del web e dei social network. E individua una nuova figura di venditore propagandista in parte consapevole e in parte no: l’influencer. «Online il 90 per cento dei contenuti è creato dal 10 per cento degli utenti, queste persone sono gli influencer», scrive in un articolo Casaleggio, «quando si accede alla Rete per avere un’informazione, si accede a un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dall’influencer. L’influencer è un asset aziendale, senza l’influencer non si può vendere, c’è una statistica molto interessante per le cosiddette mamme online, il 96 per cento di tutte le mamme online che effettuano un acquisto negli Stati Uniti, è influenzato dalle opinioni di altre mamme online che sono le mamme online influencer». Se andiamo ad analizzare il sistema di diffusione online del fenomeno Beppe Grillo è facile constatare quanto questa strategia sia efficace. E non solo per Grillo, visto che il numero dei clienti e delle partnership italiane e statunitensi vanno ben oltre alla promozione del comico genovese. Oltre quanto?

    Nel 2004, a pochi mesi dalla sua nascita, la Casaleggio Associati annunciò pubblicamente attraverso le agenzie di stampa la nascita della partnership con Enamics, società statunitense leader in Business Technology Management (Btm). La Enamics ha una rete di relazioni aziendali impressionante sia dirette che indirette grazie anche a una rete di partnership consolidata e da più di 6 anni con due altre aziende del settore, la Future Considerations e la Ibm Tivoli. Spiccano, come si legge nel board sia di Enamics che dei sui partner, nomi come Pepsico, Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro Usa), Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller. E poi ancora: Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa). Ecco quindi la rete di relazioni, teoriche e aziendali, della Casaleggio Associati con le aziende più quotate del settore negli Stati Uniti. Comunicazione, e-commerce, reti web, sicurezza. Gli stessi settori della Webegg prima e di Casaleggio e soci poi. […]

    Ora Grillo parla quasi esclusivamente di politica e di politici. E dov’è finito il «messaggio» della prima ora, quello della lotta contro il «signoraggio monetario»? Se qualcuno sulla rete dei Meetup o nei commenti sul blog di Grillo pone l’interrogativo si vedrà cancellare o non pubblicare la propria opinione. E chi cura direttamente e capillarmente il blog di Grillo e la rete dei Meetup? Il fratello di Gianroberto Casaleggio, Davide. Dopo tutto le regole della «moderazione» sul web le detta chi mette in Rete una determinata piattaforma o sito. Funziona così ovunque, funziona così anche sul sito di Grillo. Certi argomenti, determinate domande non compaiono. Abbiamo fatto personalmente una prova, «postando» sul blog di Grillo determinati temi scomodi e il commento non veniva approvato. Compariva solo se si utilizzava un determinato termine spezzato dalla punteggiatura. Ma anche in questo caso il commento dopo poco spariva. Come su YouTube, dove video che criticano esplicitamete il rapporto fra Casaleggio e Grillo scompaiono con frequenza impressionante, così avviene per gli interventi nei Meetup più «popolati». Ma la Rete è più ampia di quanto la Casaleggio possa controllare e qualche Meetup riesce a sfuggire. […]

    Ci sono due video illuminanti di quale sia l’ideologia che muove Gianroberto Casaleggio e i suoi soci. Il primo, del 2007, attualmente scomparso dal sito aziendale ma ancora rintracciabile sul web, si rivolge all’informazione. Il titolo è inequivocabile: Prometeus – La Rivoluzione dei media. E vediamo il contenuto. «L’Uomo è Dio, è ovunque, è chiunque, conosce ogni cosa. Questo è il nuovo mondo di Prometeus. Tutto è iniziato con la Rivoluzione dei media con internet alla fine del secolo scorso… la Rete include e unifica tutto il contenuto: Google compra Microsoft, Amazon compra Yahoo! diventando così i leader mondiali dell’informazione assieme a Bbc, Cnn e Cctv… La pubblicità è scelta dai creatori di contenuti, dagli stessi autori e diventa informazione, confronto, esperienza. Nel 2020 Lawrence Lessing, l’autore di Cultura Libera diventa ministro della Giustizia degli Stati Uniti e dichiara il copyright illegale. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi virtuali. La realtà può essere replicata in Second Life. (…) Nel 2022 Google lancia Prometeus l’interfaccia standard degli Agav. Amazon crea Place, un’azienda che replica la realtà. Puoi andare su Marte, alla battaglia di Waterloo, al SuperBowl di persona. È reale! (…) Nel 2027 Second Life si evolve in Spirit. La vendita di memoria diventa una normale attività commerciale. Nel 2050 Prometeus compra Place e Spirit. La vita è virtuale è il mercato più grande del Pianeta. Prometeus finanzia tutte le missioni spaziali alla ricerca di nuovi mondi per i propri clienti, gli avatar terrestri». No, non è il sequel di Nirvana di Gabriele Salvatores e meno che mai la sceneggiatura di Atto di forza con Arnold Schwarzenegger. Questo è, secondo Casaleggio Associati, un video di «scenario» inserito come messaggio di identità aziendale.

    Il secondo video invece parla di politica. Si intitola Gaia, il futuro della politica ed è tuttora ben visibile sulla homepage del sito aziendale. Al contrario del precedente, in inglese ma sottotitolato in italiano, questo è disponibile in inglese e spagnolo. Immagini e plot simili. Si inizia con un pastone che racconta per brevi linee i progressi della comunicazione politica nella storia, accostando con qualche azzardo Savonarola, Gengis Khan, Obama, Beppe Grillo, Hitler, Mussolini, Bill Clinton (ovviamente sulla strategie di innovazione della propaganda più che della comunicazione) e poi, come nel video precedente, si lancia in previsioni future, in cui Google, ancora una volta, diventa il centro della rinascita della democrazia diretta fino a quando, dopo una terza guerra mondiale, la popolazione della Terra si riduce a solo un miliardo di abitanti e alla fine, grazie ovviamente alla Rete, nasce Gaia, il nuovo governo mondiale. E poi: «Ogni essere umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la Rete. In Gaia i partiti, la politica, le ideologie e le religioni scompaiono». Non temete, nel 2054, non prima.”

  38. Caro Lo Vetere,
    visto che ha aperto il fuoco sulla Croce Rossa, che ne dice se lanciamo un thread sulla “via italiana al socialismo”?
    O sulla grazia concessa giorni fa dal Presidente Napolitano al Colonnello Joseph Romano, rapitore a Milano di Abu Omar, con la motivazione che gli USA, poverini, erano traumatizzati dall’abbattimento delle Torri Gemelle?
    O magari, sulla UE: “buona rivoluzione fantascientifica a chi ci crede”.

  39. @Buffagni, sinceramente, ma proprio sinceramente, stavolta il suo sarcasmo non lo capisco e lo trovo fuori luogo. Ci trovo, come dire, un controaccanimento da parte sua. Io me la prendo con Grillo e Casaleggio, lei se la prende con me che me la prendo. Ma a quei due non crede neanche lei e sembra solo urtato dal fatto, credo, che io mi incaponisca con alcuni e non veda le mille contraddizioni degli altri. Io sono stato sinceramente europeista. Ora non lo sono più. Anche se non ho sufficienti competenze economiche per lanciarmi con la sicumera che vedo in molti euroscettici a dire che sarebbe bene uscire dall’euro, e andare in fallimento programmato, ecc…

    Mi pare di aver capito che lei abbia più anni di me. Le spiace se io, a trent’anni, ancora parteggio per qualcuno e spero, insensatamente, ma spero? Cosa vuole fare, gridare ai quattro venti ai giovani che tutto è perduto? Se accetta la speranza infondata dei 5stelle, accetti anche la mia.
    Sto semplicemente cercando di star dentro qualcosa, di non chiamarmi fuori, e sto scegliendo quello che a me pare il “manco tristo”, direbbe Machiavelli.
    I 5stelle sono una finta rivoluzione; il Pd e la sinistra di governo di Sel (e tutti gli altri soggetti istituzionali, dal Presidente della Repubblica a ecc. ecc…) sono ormai schiavi della dittatura dell’Europa. e degli Usa. Dico male se dico che questo è il succo della sua analisi? Ci trovo anche molto di giusto e condivisibile, sa. Poi però c’è sempre il problema: che facciamo? Se le nostre democrazie sono diventate dei topolini davanti a nemici enormi, che facciamo? Io temo che per ora non si possa fare molto. Quindi, faccio un ragionamento molto più semplice: tra non avere un governo, avere in Parlamento eletti che sono manovrati dall’esterno, riavere di nuovo Berlusconi, io spero in un governo di centrosinistra. Con l’appoggio dei 5 stelle sarebbe stato anche più coraggioso. Ha visto quante nuove facce di giovani 30-40enni sono venute fuori in tv, facce del Pd? Ha sentito che sanno anche parlare, in senso politico? Cazzo, li ha stanati Grillo, ha costretto tutta la vecchia guardia a lasciar campo. Vogliamo approfittarne?

    Per lei parlar male di Casaleggio è sparare sulla Croce Rossa, lo so, ho capito cosa pensa. Non ho postato quell’intervento solo per lei e credo che possa esser utile a far riflettere altri.

    Comunque, giuro che non rilancio più.

  40. E bravo Mauro ! Hai suscitato un ” vespaio ” …….
    Ma perchè non ammettere che dici il vero ?
    La FIDUCIA è tutto nella vita, nella famiglia , nella società , nella democrazia !
    Ci chiudiamo nelle case blindate , non parliamo con chi ci sta affianco perchè non ci fidiamo di lui :
    che farà delle nostre parole ? Dei nostri sentimenti ?
    Non ci raggruppiamo più come prima e siamo sempre più individualisti perchè…… non si sa mai ….
    Ci fidiamo solo di noi stessi !
    Ma in che mondo siamo ?
    Perchè scomodare , fin dai tempi di Atene ,tutta la filosofia , la storia , la politica , ecc… ecc… per dire semplicemente che dobbiamo APRIRE le porte, le case , le menti ( egocentriche ) , i cuori
    ( ma dove li avete voi intellettuali i cuori ? ) Li si trova l’ UOMO , l’uomo che cresce , vive , opera ,
    costruisce , crede in sè e negli altri e perciò dà la sua fiducia , all’ amico , al collega , alla sua compagna, al gruppo di estrazione o di appartenenza, alla cultura , alla politica spicciola e alla
    politica “vocata ” agli altri , perchè se io non vado al Parlamento solo con l’intento di
    SERVIRE GLI ALTRI e i loro bisogni , le loro fatiche , i loro sogni , non solo nonci sarà mai un
    Governo e non verrà mai data la fiducia ad alcun gruppo , ma soprattutto non ci sarà
    DEMOCRAZIA che è la Signora cui inchinarci tutti coloro che la conosciamo e ci crediamo !
    E allora continuiamo a lottare per essa , perchè essa viva !
    Grazie , Mauro ,delle tue fatiche – sfogo che apprezzo , condivido e soprattutto sostengo
    perchè la DEMOCRAZIA cresca .
    Piter .

  41. Caro Lo Vetere,
    ha ragione lei. Specialmente oggi, il sarcasmo è fuori luogo, e me ne scuso.
    Fra poco compio 57 anni, e alla mia età ci si dovrebbe saper dominare.
    No, non le dico che “non deve credere in nulla”; e non solo perché i vecchi non devono dirlo ai giovani, ma perché non lo penso affatto.
    Le riassumo in due parole quel che penso.
    Il M5S è quel che è, un improvvisato pasticcio. E’ anche una possibilità, probabilmente l’ultima a disposizione per arrestare la corsa verso la disgregazione (politica, sociale, economica, culturale) dell’Italia: perché è la reazione confusa ma vitale del popolo italiano di fronte al drastico peggioramento delle sue condizioni di vita e all’assenza di prospettive. Se dal brodo primordiale del M5S riescono a cristallizzarsi (magari dando vita a un’altra formazione politica) un ceto dirigente accettabile e una linea politica realistica, forse ce la caviamo. Sennò, la vedo proprio male.
    Gli altri, e la sinistra in primo luogo, ci hanno condotto fin qui, cioè sull’orlo di un profondo burrone. Non credo che i partiti tradizionali siano riformabili, perché hanno abdicato ormai da tempo al requisito primo di un partito politico: il potere di decidere.
    Non ritengo la UE una “dittatura”, ma una tirannia (per la distinzione, veda Schmitt). Disastro economico a parte, le conseguenze di una abdicazione alla sovranità politica sono, di per sé, paurose. Le istituzioni italiane sono vuote, o marce, come preferisce, proprio per questo: perché a corromperle non è l’avidità personale dei singoli o anche del ceto politico nel suo insieme, a corromperle è la loro sostanziale illegittimità: non rispondono più né al popolo sovrano, né agli interessi nazionali.
    Insomma. A mio avviso, si può e si deve credere nei valori – ciascuno nei suoi – e nei principi e nelle immagini di bene. E’ sbagliato, oggi, credere nel sistema politico italiano. Lei non sa quanto mi dispiace dirlo, ma per amor del vero lo devo dire. Da questa trappola dobbiamo uscire, e non ne usciremo guidati da chi ce l’ha confezionata.

  42. Mi scusi Lo Vetere, ma non riesco proprio a capire il suo sfogo.
    Quindi, lei posta una roba di tre, dico tre, anni fa per sputtanare il M5S,e quindi a suo modo mette in crisi le speranze di coloro che più o meno giovani puntano su quello che nel bene e nel male costituisce l’unica vera novità della politica italiana, e poi pretende che nessuno le metta in crisi le sue personali fonti di speranza? Ma scusi, se lei polemizza, come può poi pretendere che le venga preservato il suo personale sogno?
    A scanso di equivoci, io non mi faccio soverchie illusioni sul M5S, il mio personale sogno ce l’ho, ho assolutamente chiaro cosa si dovrebbe fare, ma constato che la gente anche nella blogsfera non ama confrontarsi. Sconfiggere la residua fiducia nella politica data non mi pare costituisca una cattiva azione, anzi ritengo l’opposto, che solo sconfiggendo le speranze malriposte, si possa avere voglia di mettere in dubbio le proprie ingiustificate certezze.
    Dopodichè, i percorsi personali avvengono secondo dinamiche che non dipendono certo soltanto da convincimenti di natura squisitamente razionale, anzi ne dipendono ben poco, ma qui non possiamo che tentare di svolgere argomentazioni che si impongano certi requisiti logici, scontando che poi ognuno rielaborerà il tutto alla luce del suo personale percorso. Sarebbe però ben strano che si possano imporre zone di dibattito off-limits.

  43. @ Cucinotta. Non vedo perché postare un pezzo di tre anni fa sia illegittimo, se non è invecchiato. Lei forse lo conosceva, io, per esempio, no. Poi sputtanare non è una bella parola e se lei crede che quello fosse il mio intento, si sbaglia. Credo che abbia capito, se mi ha letto, che distinguo bene fra i vari livelli del Movimento e che ritengo i 5stelle degli interlocutori (per quanto vale, essendo io privato cittadino). Questa la ragione della richiesta da parte di loro di farsi carico di quelle che secondo me sono ingenuità che hanno gravi effetti sulla vita politica del paese. Non voglio togliere il terreno sotto i piedi a nessuno.

    Per il resto, ha ragione probabilmente, la discussione ha preso una piega storta. Me ne scuso per la parte che mi compete.

    Saluti

  44. Dopo la rivolta del 17 giugno
    il segretario dell’Unione degli scrittori
    fece distribuire nella Stalinallee dei volantini
    sui quali si poteva leggere che il popolo
    si era giocata la fiducia del governo
    e la poteva riconquistare soltanto
    raddoppiando il lavoro. Non sarebbe
    più semplice, allora, che il governo
    sciogliesse il popolo e
    ne eleggesse un altro?

    (B. Brecht, “La soluzione”)

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