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Diario pubblico /7. Papi

| 73 commenti

cropped-papa-francesco-benedetto-XVI11.jpgdi Franco Buffoni

[Una parte di questa pagina di diario è apparsa su «Alfabeta2», aprile 2013].

1. Scrive Fabio Cleto al termine del suo recente Intrigo internazionale uscito dal Saggiatore (che a dispetto del titolo è un approfondito e godibile trattato sul camp corredato da ricco apparato iconografico): “Un camp nuovamente elitario forse lo si ritroverà in un pontefice radicalmente demodé, lontano da folle e populismi, capace di conferire sacralità persino a delle scarpette rosse. Un pontefice che sembri uscire da un copione di 007. Così perfidamente elegante, così inesorabilmente medievale. Divino”.

Finito di stampare nel febbraio 2013, il saggio di Cleto preconizza eventi che la cronaca di queste ultime settimane sembra voler stravolgere: si è persino giunti ad evocare – nomina sunt omina – con Benedetto il monaco che accompagnò la Chiesa nel Medio Evo e con Francesco il frate che ne segnò l’uscita.

2. Tutti i pontefici vissuti nell’ultimo secolo – con l’eccezione di Luciani, sulla cui morte per cause “naturali” permangono gravi dubbi – sono diventati ottantenni e hanno trascorso gli ultimi anni accuditi e riveriti, con validi collaboratori in grado di svolgerne le funzioni: da Pacelli a Roncalli, da Montini, a Woytila. Emblematica la via crucis del 2005, in cui proprio Ratzinger fece le veci dell’ormai morente predecessore personalizzandone lo speech: parlò infatti di grande necessità da parte della chiesa cattolica di fare pulizia: “C’è sporco negli angoli”, disse. E il mondo si interrogò: chi sta minacciando il capo dell’Inquisizione? A che cosa si sta riferendo? Alla disinvolta gestione dello Ior, noto per l’abilità nel riciclare denaro al di fuori di ogni controllo (del quale Woytila aveva approfittato a piene mani per la buona causa della liberazione polacca)? Oppure si sta riferendo ai preti pedofili coperti da potenti cardinali?

Poche settimane dopo, Ratzinger – da Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (appunto: ex Inquisizione) – divenne papa, sconfiggendo nettamente l’ala “spiritualista” del conclave (desiderosa di riaprire un discorso “applicativo” sul Vaticano II) rappresentata da Martini. Il quale, già ammalato, fece convergere i propri voti sull’altro cardinale gesuita presente in conclave: Bergoglio.

Negli otto anni di regno ratzingheriano la situazione dello Ior e la questione pedofilia non solo non sono state risolte, ma appaiono se possibile ancora più incancrenite. In aggiunta a ciò, il papato di Benedetto XVI si aprì col criminale discorso di Ratisbona, che come gaffe politica sta all’altezza del riconoscimento immediato della Croazia da parte del suo predecessore Woytila (che fu la scintilla scatenante la guerra nella ex Jugoslavia).

Perché Ratzinger non ha accettato di inserirsi nella consolidata tradizione dei papi ottantenni accuditi? La risposta può suonare banale: perché evidentemente ha ritenuto di non potersi fidare dei “collaboratori”. Collaboratori dimostratisi capaci di scatenare enormi scandali pur di danneggiarsi a vicenda: basta ricordare il caso Boffo o quello del “maggiordomo”, che videro sbranarsi Segreteria di Stato (Bertone) e Cei (Bagnasco).

Sulla fedeltà assoluta di un solo collaboratore – e come molti da sempre sussurrano: ben più di uno stretto collaboratore – Ratzinger poteva e può contare: l’affascinante Georg Gaenswein, da lui recentemente nominato vescovo, e – cosa sfuggita ai più – anche Prefetto della Casa Pontificia.

Chi è il Prefetto della Casa Pontificia? Trattasi di carica onorifica? Oppure è carica operativa che decade con l’uscita di scena del pontefice? Né l’una né l’altra cosa. Il Prefetto della Casa Pontificia è colui che tiene l’agenda del papa, che ne filtra gli impegni e decide quali interlocutori accogliere e quali respingere. Ma non è un semplice segretario, funzione che Gaenswein ha sempre ricoperto con Ratzinger. Il Prefetto è una carica istituzionale; è una sorta di potente ministro che sfugge all’autorità del Segretario di Stato. E soprattutto: non decade. In altri termini: Bergoglio se lo deve tenere.

E allora ripassiamo lo scenario: altro che Celestino V che si chiude in monastero! Ratzinger si ritira con Georg a 300 m dal Palazzo apostolico, ma Georg ogni mattina riattraversa il giardino e svolge il suo nine to five job col nuovo papa, poi torna a riferire per cena… magari sulla fine che farà il rapporto dei tre cardinali anziani – appena consegnato a Ratzinger e da lui “congelato” – su pratiche curiali contrarie al sesto e al settimo comandamento… Per la cronaca: “non rubare” e “non fornicare”. Sempre lì siamo, con lo Ior sordo alle rogatorie internazionali e il gossip montante su una presunta potentissima lobby gay vaticana.

Ratzinger ha affermato di essersi dimesso “in piena libertà”: anche un ingenuo comprende che – se così fosse stato – non avrebbe sentito il bisogno di affermarlo in primis e con tale determinazione. Ma ha avuto la forza di imporre Gaenswein anche al successore, restando in tal modo in gioco. Domandiamoci: come potrebbe il successore snominare Gaenswein se il nominatore è lì, buon dirimpettaio, che lo contempla mentre snomina?

Nessun “ritiro”, dunque: solo un colpo micidiale inferto alla sovranità assoluta del successore. E dei successori a venire. Forse è per questo che il sacro collegio ha voluto eleggere Bergoglio: come schiaffo a Ratzinger, che era giunto a trasferire Scola da Venezia a Milano per indicare il successore. E ancor più: come ammissione di avere sbagliato nel 2005 mettendo Martini in minoranza. E forse è per questo che Bergoglio ha deciso di abitare a santa Marta, rifiutando di avallare la ricostituzione di una “corte” nell’appartamento pontificio con Gaenswein in posizione dominante.

Vuoi vedere che il conservatore Ratzinger, magari per ragioni indicibili, è riuscito ad assestare a una monarchia assoluta – all’avanguardia nel Cinquecento in quanto elettiva, oggi pateticamente residuale – un colpo mortale? Affermazione, questa, che mutuiamo da Hans Küng, la vera mente teologica della Germania novecentesca, da sempre con Ratzinger in un rapporto che definire conflittuale è riduttivo.

3. Ci sarebbe ben altro da dire su questa monarchia, per trovare analogie istituzionali con la quale occorre volgersi ad Arabia Saudita, Oman, Qatar… Una monarchia assoluta rappresentata all’Onu e capace di votare con la feccia degli stati africani e slavi contro la mozione francese che chiedeva la messa al bando di ogni discriminazione contro le persone omosessuali. Della serie: a noi il celibato (con un’ampia tonaca bianca o nera che tutto ricopre), a voi solo il matrimonio eterosessuale indissolubile a scopo procreativo.

Va ricordato che il Vaticano è sempre stato sessuofobico, perché traumatizzare le persone sul sesso è un modo molto efficace per tenerle legate, innescando il collaudato meccanismo peccato-confessione-assoluzione. Ma oggi che, con la sessuofobia e le confessioni non si va più da nessuna parte, il Vaticano si è specializzato in omofobia: un vero e proprio nervo scoperto per un’organizzazione androcentrica e misogina, dominata da persone che nella loro formazione hanno interiorizzato dosi massicce di omofobia.

La lobby però si è anche scaltrita. Sono lontani i tempi in cui Montini ingenuamente replicava allo scrittore francese Roger Peyrefitte che non era vero, lui non era omosessuale, e il suo grande amore non era stato l’attore Paolo Carlini, e non ne aveva assunto il nome diventando papa…

4. Ma perché non domandarci su che cosa si regge l’intero impianto?

Chi scrive, come forse molti di coloro che lo stanno leggendo, è stato educato da persone che ancora credevano la Terra al centro dell’Universo, la Chiesa al centro della Terra, e l’Uomo al centro delle creature. Tale impianto cosmogonico e teogonico, che per le persone intellettualmente più avvertite cominciò ad andare in crisi cinque secoli fa, è ormai franato. I “luoghi” sono praticamente scomparsi: abolito il limbo, l’inferno vacilla, il purgatorio svanisce e il paradiso latita.

Diventa anche sempre più arduo parlare del dio unico degli abramitici che volle generi e specie così come sono: l’ordine del creato. Ma anche discettare di incarnazione e di resurrezione crea sempre più imbarazzo.

All’interno dello stesso mondo cristiano numerose sono le voci che desiderano ridiscutere l’impianto dalle fondamenta, ripartendo non dal Vaticano II (frettolosamente concluso da Montini, poi insabbiato da Woytila e sepolto da Ratzinger), ma dal concilio di Nicea del 325, magari cominciando a tradurre correttamente le fonti, e quindi definendo Cristo “messaggero di dio”, alias profeta, e non “figlio di dio”.

Mistraduzione che tanti equivoci ha generato.

Cristo nei primi secoli non era affatto designato come il figlio di dio. Fu soltanto il concilio di Nicea a divinizzarne la figura, parallelamente alla divinizzazione in corso delle figure degli imperatori romani defunti; mentre l’imperatore in carica cominciava ad essere definito – per l’appunto – “figlio di dio”. Da ben due successori parallelamente viventi di quel “messaggero” si vorrebbe – magari dal “ritiro” o da santa Marta – almeno un twit filologicamente onesto.

5. Se si dovesse fare sul serio sul piano filologico, tuttavia, del secolare impianto non resterebbe più nulla. Per quanto concerne l’Italia, per esempio, in mancanza o quasi di valori civili condivisi, il Vaticano non potrebbe più operare come opera, alias come una specie di banca dei valori assoluti.

Senza quella “banca” gli italiani, per quel poco che gliene importa, probabilmente si sentirebbero più soli.
L’etica vaticana è predeterminata, assoluta, rivelata, autoritaria. Dunque è deresponsabilizzante.
Per questo piace tanto a un popolo arretrato, superstizioso, cialtrone e mafioso, con Padre Pio nel portafoglio e il gratta e vinci in mano.

6. Staremo a vedere. Da sbattezzato quale sono il mio interesse è esclusivamente culturale e di costume. E naturalmente politico. Vorrei che cessassero le ingerenze vaticane nella politica italiana giunte al culmine con Ruini e Bagnasco.

Bergoglio non pronuncia volentieri la parola “papa”. Ha dato del “vescovo” a se stesso e del “vescovo emerito” a Ratzinger. Vedremo se sarà coerente, per esempio non “nominando” il futuro presidente della Cei, ma consentendo che sia eletto, come avviene per le conferenze episcopali di tutti i paesi del mondo: unica eccezione, guarda caso, la terra dell’8 per mille e dell’esenzione Imu.

Di preoccupante nella sua storia è la mancata e netta opposizione al regime dei colonnelli argentini, nonché la sua misoginia e la sua omofobia, manifestate in numerose occasioni in qualità di arcivescovo di Buenos Aires.

Di positivo c’è che – durante la crisi socio-politico-economica culminata nel 2001 con il default dell’Argentina – in quel paese Bergoglio ha fatto molto per sfamare i poveri. La nostra crisi, per il momento, non è paragonabile a quella. Ma ci stiamo impegnando. E Bergoglio – che da noi ha feticisticamente cominciato baciando i piedi degli adolescenti nei riformatori, come se l’onta della chiesa nei loro confronti fosse solo un lontano ricordo – saprà come agire.

7. Di positivo c’è anche che Bergoglio proviene da un paese che, grazie alla sua presidente Cristina Kirchner, dal 2009 ha concesso il matrimonio civile (e sottolineo civile, cosa che i cattolici dimenticano sempre di dire) a tutti gli argentini. Matrimonio civile per tutti al quale Bergoglio si oppose con veemenza. Come per altro, nel 2007, si oppose all’elezione della stessa Kirchner – in quanto donna – in termini inequivocabili: “Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale e i fatti ci insegnano che l’uomo è un uomo politico per eccellenza; le Scritture ci mostrano che le donne da sempre sostengono il pensare e il creare dell’uomo, ma niente più di questo”.

E allora: che cosa ci sarebbe di positivo? Che Bergoglio – a differenza dei suoi predecessori – ha avuto modo di costatare per quattro anni in Argentina che la possibilità di godere di un diritto non danneggia chi di quel diritto non intende avvalersi. Quindi, forse, è legittimo sperare che la sua opposizione all’estensione dei diritti civili in Italia sarà un po’ più intelligente (proprio nel senso etimologico del termine) rispetto ai suoi predecessori.

Questo è il mio augurio a lui. E la mia speranza per quegli italiani che non si identificano nella ipocrita schiera di coloro che definiscono “questioni etiche” i diritti civili (degli altri).

[Immagine: Francesco I e Benedetto XVI (gm)].

73 commenti

  1. Sarebbe bello se la storia coincidesse con un plot paranoico degno dei romanzi di Fleming. Ma non è quasi mai così. Notoriamente, nel precedente conclave fu Bergoglio a chiedere esplicitamente di non essere eletto. Immaginare vendette e punizione è un esercizio di immaginazione romanzesca, non di analisi del presente.

    Quanto al resto forse uno sguardo un po’ più sobrio avrebbe aiutato a evitare errori grossolani. Tanto per nominarne qualcuo, dire che Küng è “la vera mente teologica della Germania novecentesca” (che ha avuto teologi del calibro di Bultmann, von Balthasar, Tillich, Rahner ecc.), è come scrivere che Onfray è “la vera mente filosofica della Francia novecentesca”. Cioè dimostrare di non avere la più pallida idea di cosa sia stata la teologia nel novecento e nei secoli precedenti.

    Più in generale non capisco perché in Italia, invece di portare avanti una politica di diritti civili laica e del tutto indifferente al mondo cattolico, ci si aspetti che il papa e i cattolici riconoscano quanto non possono fare. O si spera che i cattolici non ingeriscano in politica. Ripeto, non capisco. E’ come se gli sbattezzati aspirano alla benedizione dei papi a quanto pare. E non è uno spettacolo così edificante.

  2. Più lucido dell’emulsione Sutter stesa sui pavimenti vaticani ;op

  3. Caro Francesco del riconoscimento dei papi e dei cattolici non si sa che farsene, semplicemente si chiede loro “educazione civile” e un minimo di coerenza etica.
    Saluti.

  4. gentile Francesco,
    una politica dei diritti civili laica, indifferente al mondo cattolico, è proprio ciò che vorrei per l’Italia. Ma, per portare un solo esempio, ricorda le ingerenze di Ruini in occasione del referendum sulle staminali?

  5. Da battezzato quale sono il mio interesse per le posizioni degli omosessuali è esclusivamente culturale e di costume. E naturalmente politico. Vorrei che cessassero le ingerenze della lobby omosessuale nella politica italiana, e che la si smettesse di chiamare “diritti civili” il matrimonio omosessuale, la maternità surrogata, etc., che sono invece questioni etiche, visto che riguardano l’ethos del popolo italiano.
    Se poi Buffoni si vergogna di appartenere a questo “popolo arretrato, superstizioso, cialtrone e mafioso, con Padre Pio nel portafoglio e il gratta e vinci in mano”, come si è sbattezzato può sempre richiedere la cittadinanza di un altro Stato e l’inclusione in un popolo più presentabile, per poi beneficiarlo delle sue folgoranti intuizioni teologiche, e dei suoi aneddoti sugli amori dei papi. Buon viaggio.

  6. Da battezzato quale sono, da collaboratore non che sostenitore di tante attività assistenziali della mia parrocchia, non che Italiano, vorrei tanto che certi mediocri cattolici, e vecchi benpensanti conservatori che amano quest’Italia corrotta, omofoba, mafiosa, dalla quale anno tratto occasioni d’affermazione, escano dalla finastra, presi a pedate nel deretano.

  7. @franco buffoni

    “All’interno dello stesso mondo cristiano numerose sono le voci che desiderano ridiscutere l’impianto dalle fondamenta, ripartendo non dal Vaticano II (frettolosamente concluso da Montini, poi insabbiato da Woytila e sepolto da Ratzinger), ma dal concilio di Nicea del 325, magari cominciando a tradurre correttamente le fonti, e quindi definendo Cristo “messaggero di dio”, alias profeta, e non “figlio di dio”.
    Mistraduzione che tanti equivoci ha generato.
    Cristo nei primi secoli non era affatto designato come il figlio di dio. Fu soltanto il concilio di Nicea a divinizzarne la figura, parallelamente alla divinizzazione in corso delle figure degli imperatori romani defunti; mentre l’imperatore in carica cominciava ad essere definito – per l’appunto – “figlio di dio”. Da ben due successori parallelamente viventi di quel “messaggero” si vorrebbe – magari dal “ritiro” o da santa Marta – almeno un twit filologicamente onesto.”

    Una precisazione, senza fini polemici. La parola greca Christòs (“Unto”) non è mai stata tradotta: è diventata Christus in latino e si è poi mantenuta, con le varie declinazioni morfologiche, in tutte le lingue. E, comunque, l’obiettivo del Concilio di Nicea non era di stabilire se Cristo fosse o no il figlio di Dio, cosa su cui i cristiani erano già d’accordo almeno sin dall’epoca dell’Epistola agli Efesini, all’inizio della quale, nell’originale greco, Dio è esplicitamente definito come il padre di Gesù Cristo. La questione del Concilio di Nicea era di stabilire se il figlio fosse consustanziale al padre.

  8. Un’analisi semplicemente perfetta…
    Il più grande ufficio marketing del mondo sta lavorando alla grande e “Per questo piace tanto a un popolo arretrato, superstizioso, cialtrone e mafioso, con Padre Pio nel portafoglio e il gratta e vinci in mano.”, ma noi continuiamo a esserci e forse anche ad aumentare…

  9. Gentile Buffoni, posso dirle con franchezza e pacatamente cosa non mi piace delle sue parole?

    La Chiesa è potere temporale, esercitato nelle forme spesso oscure di cui parla lei? Sì.
    Almeno una parte cospicua della sua teologia ancora è incardinata a un antropocentrismo e geocentrismo esplicti o impliciti? Sì.
    E’ omofoba ed è (ora impotentemente) sessuofoba? Oh sì se lo è.

    Però, vede, non è bello dire che il Vaticano vota “con la feccia degli stati africani e slavi”. Non è bello perché, almeno espressa in questi termini, presuppone una violenza verbale e un’arroganza culturale pari a quella da lei denunciata. Lungi da me giochicchiare a fare il relativista: il relativismo finisce sempre per diventare un assolutismo paradossale, perché ciascuna cultura diversa deve essere rispettata per quel che è, come se fosse eternamente uguale a se stessa, un monolite. Invece le culture cambiano e si contaminano.
    No, non mi piace questo sguardo disgustato sui barbari perché se davvero siamo laici e abbiamo scoperto che l’uomo è una particella del cosmo, come dice anche lei, la specola di superiorità storica dalla quale noi occidentali pretendiamo di guardare gli altri diventa davvero poca cosa.

    Il dato positivo e la filologia dimostrano le fandonie dei racconti religiosi. Crolla tutto: paradiso, inferno, resurrezione. Guardi, glielo dico da amante carnale della poesia: ad auspicare questo, in breve il dato positivo e la filologia rideranno grassi anche della poesia.
    Non si deve stare al di sotto del dato positivo e della filologia, guai; ma il dato positivo e la verità filologica stanno dentro una storia: è quella che dà loro senso. Questo è banale dirlo, e non vorrei sembrare lezioso e ovvio. Però dentro quella storia stanno anche il bisogno dell’uomo di un paradiso, la paura dell’inferno, la suggestione della resurrezione, ecc… Neanche io le prendo più alla lettera queste cose. Però forse dietro la lettera queste cose significano molto di più. Se tutto questo è dimostrato falso, dunque lo mettiamo nel dimenticatoio della storia, mi creda, a me non riesce neanche più di leggere Dante, perché parla di stupidaggini. E non basta dire, ma è un gran poeta. Ma poeta di che, se tutta la sua poesia si basa su favole?

    Dico tutto ciò, pacatamente e francamente, perché, come vede, già inizia la faida tra battezzati e sbattezzati e ci si vuol prendere a pedate nel sedere fra diversamente battezzati.

    Cordialmente

  10. Caro Ares,
    visto che il mediocre cattolico e il vecchio benpensante al quale lei augura l’espulsione a calci nel deretano sono io, le rispondo spiegandole meglio perché invito Buffoni a chiedere la cittadinanza di un altro Stato e a trovarsi un popolo di suo gradimento.
    Perché Buffoni, che è un docente universitario al quale il popolo italiano, “arretrato, superstizioso, cialtrone e mafioso, con Padre Pio nel portafoglio e il gratta e vinci in mano” paga lo stipendio, infila una serie di insulti, di banalità patetiche e di errori di fatto sulla religione cattolica, sulla Chiesa e sugli italiani in generale che si situano all’esatto livello intellettuale e morale degli antichi lazzi da avanspettacolo sulle checche, tutte isteriche, vigliacche e ridicole, e dall’alto di queste bassezze si permette pure di fare il superiore e di insegnarci a stare al mondo.
    A me, di prendere per i fondelli e di insultare gli omosessuali e/o gli atei non passa neanche per la testa. Non vedo perché dovrei lasciarmi insultare da Buffoni o da lei senza almeno replicare. E quindi, se ne vada anche lei dove preferisce, spero non qui.

  11. @Ares
    L’educazione civica prescrive a ciascuno il diritto e il dovere di affermare la propria opinione e di perseguire i propri intenti. Non sono cattolico ma non vedo perché i cattolici non possano esprimere le loro opinioni

    @Buffoni
    Ricordo perfettamente, ma non vedo dove sia il problema. Ha tutto il diritto di farlo, e il dovere in quanto ecclesiastico. Il problema non è Ruini, sono i politici e gli intellettuali che cercano la sua benedizione o il consenso con i cattolici. Perché le sta tanto a cuore che i cattolici la pensino come lei? Perché vuole il loro consenso? Se il problema è la legge di uno stato che resta laico perché se la prende con il capo spirituale dei cattolici e non con i politici italiani? Non serve a niente accumulare acrimonia e imprecisioni storiche e filologiche grossolane.
    Buffagni e Lo Vetere hanno perfettamente ragione. Il suo pezzo è perfettamente speculare ai vaniloqui di quelli che tuonano contro la presunta perversione dei costumi degli omosessuali. Gli intellettuali e gli scrittori non dovrebbero elevare il tono del discorso invece che abbassarsi agli insulti reciproci? Sembra di assistere a “Sogni d’oro” (http://www.youtube.com/watch?v=e1WaTUcmukU). Vi è rimasta davvero solo quest’arma?

  12. Buffagni lei purtroppo ha questo metodo, che a me non piace: di insultare per primo per poi, una volta ricambiato, denunciare di essere stato insultato frignando come un infante che è stato sgridato… suvvia Buffagni tiri fuori i cocones, e lasci a me il ruolo della checca isterica.

  13. Dante per essere capito e apprezzato va contestualizzato nei suoi luoghi e nel suo tempo. Credo che si faccia un danno al suo genio se lo si considerasse un nostro contemporaneo; e se si considerassero i suoi miti, i nostri miti. Nessuna emancipazione sarebbe possibile e quindi nessuna evoluzione accettabile.
    Amen

  14. Francesco…
    i cattolici (e non solo) possono esprimere la loro opinione a mio danno e io no ?!
    mi auguro che non sia tra i suoi pensieri impedirmi l’autodifesa.. la mia “speculare” autodifesa.

  15. @Ares

    Certo, però sarebbe bello se colti e raffinati intellettuali non raccontassero leggende sulla storia del cristianesimo. Leggere che prima di Nicea Cristo non era considerato divino o leggende su Georg che controllerebbe il nuovo papa fa lo stesso effetto di ascoltare chi raccontasse che gli omosessuali mangiano i bambini a colazione e organizzano messe sataniche. E’ semplicemente avvilente. Se questo è il livello del dibattito intellettuale, temo che ci sia poco da sperare per l’Italia.

  16. @Francesco

    Ah il suo problema è questo…

    Lei sa che Gesù è figlio di Dio e non sopporta chi afferma il contrario? la vive come una sottrazione, ne prova frustrazione… ?

    Si segga prego.. me ne parli.

  17. @ Ares. Perché amen? E’ una discussione o ha emesso una sentenza definitiva?

    Il problema della comprensione di Dante non è così semplice. Se a lei interessa una conoscenza storica di Dante, come “oggetto”, basta contesutalizzarlo ai suoi luoghi e ai suoi tempi, certo.
    A me però interessa comprenderlo come poeta e come uomo, e LEGGERLO. Di una conoscenza solo storicizzate di Dante non saprei che farne: sarebbe buono solo per gli studiosi, e invece vogliamo – giustamente – leggerlo ancora, perché educativo, per gli uomini e le donne. Vogliamo farci qualcosa, con Dante.

    Poi, non è che o si dà eterna fissità della storia, o eterna evoluzione ed emancipazione. E’ un po’ semplicistico. Questo è un trucchetto logicistico per far fuori uno dei due corni del dilemma. Ma il discorso è lungo e difficile e non si può fare qui.
    Dico però solo questo: a far fuori uno dei due corni del dilemma si finisce per l’appunto solo a scavare le due trincee contrapposte dei reazionari e dei progressisti. E a spararsi (verbalmente, per carità), gli uni contro gli altri.

  18. Sparigliamo un po’, se no si cristallizzano i due fronti: caro @Francesco, neanche io arriverei a dire che il neocardinal Georg controlli il nuovo papa. Però occhio a non diventare irenisti: il Vaticano è un luogo dove il potere è esercitato assai mondanamente.

  19. @Francesco

    Ammetterà che la nomina di Georg a Cardinale e Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, pochi mesi prima delle dimissioni plateali del papa Ratzinger, è cosa curiosa … Così come curiosa è la nomina in extremis del presidente dello Ior, azione che ha impedito al nuovo papa di pronunciarsi a riguardo.
    E che vi è un’altra religione monoteista che afferma che Gesù è solo uno dei profeti e non il Figlio di Dio, cosa mi dice? Non pensa che sia cosa curioso, che questa, neanche a dirlo, sia la religione maggiormente osteggiata e criminalizzata?..l’ Islàm.
    E non mi dirà, che questa chiesa, non ha fondato il suo potere proprio su quel dettaglio: che “Gesù è figlio di Dio”. Non mi dirà, che non crede, che su questo dettaglio la chiesa cattolica ha fondato un impero che muove capitali in tutto il mondo.
    E non mi dirà che non si è accorto che molti politici italiani, dalla mano paterna della chiesa sono sorretti? E che questi ubbidiscono a quel potere e da quel potere sono, direttamente o indirettamente, guidati. Ci sono politici che negano addirittura la propria natura pur di conservare la loro poltrona al Pirellone. La chiesa muove voti e opinioni e lo fa quotidianamente nel chiuso dei propri oratori. E questo papa, a mio avviso così ambiguo e troppo “elementare” per essere vero, è la patata lessa che serve a lucidare gli ori vaticani, con la speranza che risplendano intonsi.

  20. @ Ares

    “E che vi è un’altra religione monoteista che afferma che Gesù è solo uno dei profeti e non il Figlio di Dio, cosa mi dice? Non pensa che sia cosa curioso, che questa, neanche a dirlo, sia la religione maggiormente osteggiata e criminalizzata?..l’ Islàm.
    E non mi dirà, che questa chiesa, non ha fondato il suo potere proprio su quel dettaglio: che “Gesù è figlio di Dio”. Non mi dirà, che non crede, che su questo dettaglio la chiesa cattolica ha fondato un impero che muove capitali in tutto il mondo.”

    A dire il vero, esiste un’altra religione monoteista che, Gesù, non lo considera nemmeno come un profeta, e che, fortunatamente, non è più osteggiata dai cattolici (e meno che mai da Ratzinger). Comunque, non capisco. Qui si parlava di un’inesattezza storica (sostenere che all’epoca del primo Concilio di Nicea i cristiani non credessero alla natura divina di Gesù Cristo, tesi sostenuta dal solo Dan Brown nel Codice Da Vinci, a mia conoscenza). Non si trattava di stabilire se sia giusto o sbagliato crederlo (e sarà pure un diritto dei cattolici crederlo, come per i fedeli delle altre religioni credere in quello che credono). E poi non è la chiesa cattolica ad avere fondato un Impero, è l’Impero che si è convertito alla religione cattolica, come del resto raccontato da Dante nel sesto del Paradiso.

  21. @Daniele Lo Vetere

    Sarà.. io comunque amo l’approccio degli studiosi e da li parto, e non penso che quell’approccio svilisca alcunché.. poi ogniuno nella Commedia ci legge l’eterno che vuole leggerci… a seconda dei propri bisogni. L’arte deve prestare il fianco a questa possibilità e mai negarla.
    Amen

  22. @Ares

    Abdicare non è un gesto ordinario e normale per un pontefice. Ed è normale, mi sembra, aver provveduto a nomine che arginassero eventuali prese di posizione da parte di alcuni gruppi interni alla curia. Benedetto XVI non poteva prevedere l’identità del suo successore. Non vedo cosa ci sia di spaventoso e cospiratorio in questo tipo di operazioni. Quanto al resto delle sue considerazioni, ripeto, sembrano gli argomenti di chi racconta che se uno ascolta i dischi al contrario escono fuori inni a Satana. E comunque @Domenico le ha già risposto.

    @Lo Vetere

    Beh, che la chiesa sia anche magna meretrix è un lamento antichissimo, mi sembra. Se ne lamentava anche Dante. Però quando si accusa qualcuno si deve farlo in maniera più precisa e informata, e senza vuoti sensazionalismi. Inventarsi di sana pianta congiure alla Dan Brown non serve a nulla e nessuno, nemmeno a chi non ama il cattolicesimo. Perché, da non credenti, ci si dovrebbe stupire che nella chiesa il potere è esercitato (anche) mondanamente? E’ un’istituzione umana, e ovunque queste cose succedono. Ripeto, leggendo il post e i commenti ho l’impressione che i veri “creduloni” siano proprio i sedicenti avversari del Vaticano.

  23. @Domenico
    L’hai detto.. non è più osteggiata… e deve sempre tenere alta la guardia e comunque può essere sempre una buona alleata … perdona la franchezza.

  24. Ovviamente io parlo dei Poteri centrali non dei singoli fedeli… ;o)

  25. @Francesco
    seguendo il tuo ragionamento dovrei chiedermi: Di che emanazione Di potere e frutto papa Francesco?
    ..Comprenda la mia diffidenza

  26. @ Ares, be’, ovviamente anche io parto da quello che ne dicono gli studiosi, Dante è difficile. Poi, sì, voglio leggerlo, spero non solo un banale bisogno.

  27. “per un banale”

  28. .. “banale” ?!?!?!?!?
    i miei bisogni nn sono Banali, non so i suoi..

  29. la filologia è sempre interessante ma poi ci sono i fatti e le vergogne più vicine ai nostri giorni che chiudono ogni discussione:

    http://www.cadoinpiedi.it/2013/04/08/il_vaticano_ha_difeso_il_regime_cileno_negando_la_repressione_di_pinochet.html

    grazie franco per il suo contributo illuminato

  30. …e chiudiamola sì, questa discussione sul contributo illuminato.

  31. Ma da dove gli è venuta di recarsi in un riformatorio per lavare e baciare piedi degli adolescenti ?? quando ho sentito la notizia e visto le foto… si è fermato il tempo e per un attimo mi è mancato il respiro, non ci potevo credere.

  32. Come sempre accade, dire la verità, ciò che è storicamente incontrovertibile e lucidamente dimostrabile, diventa faticosamente complicato se intacca la presunzione omertosa ed ipocrita dei soliti colerico fascisti italioti. Ovviamente, le parole di Franco Buffoni sono del tutto condivisibili e perfino nutrite di una fiducia inedita nel nuovo imperatore straniero col piede in Italia, una fiducia che il sottoscritto, sinceramente, non riesce proprio ad avere essendo il Bergoglio espressione di un potere atto a sopraffare economicamente e politicamente le masse attraverso i subdoli strumenti della fede e dell’ignoranza. Circa il Concilio di Nicea è un dato storico che l’ortodossia della credenza si fondi su un atto di prevaricazione imperiale: cattolico era l’impero, ergo lo fu la credenza cristiana. Infine, sono stufo di sentirmi dire che il papa fa il papa e non ci si può attendere una benedizione per me e il mio compagno! Il Vaticano condiziona con le sue ingerenze la mia vita e la mia felicità, io sono ateo e vivo in uno stato almeno formalmente laico, perché dovrei essere paziente nei confronti di uno stato straniero che impone a dei politici baciapile (e spesso anche atei) una condotta etica che mi danneggia e che risponde a superstizioni medievali e insopportabili!

  33. Ringrazio per i vivaci commenti a questa nuova pagina del mio diario pubblico. Ovviamente non mi interessa avere ragione su chi sia il più grande teologo tedesco del novecento, né discettare sui concili. Chiunque abbia letto un manuale laico di storia del cristianesimo non può non comprendere il senso del mio scritto al punto 4. Rispondo invece a Daniele lo Vetere per spiegare la mia esecrazione in merito al voto vaticano all’ONU contro la mozione francese che chiedeva la messa al bando di ogni forma di discriminazione contro le persone omosessuali. In quella occasione il Vaticano votò – per fare solo un esempio – insieme con l’Uganda, dove le persone omosessuali vengono imprigionate e impiccate per il solo fatto di essere tali. Provi, caro Daniele, a mettersi per un momento nei panni di una persona omosessuale, rifletta, e mi dica se non manifesterebbe sdegno anche lei. Qui si tratta dei più elementari diritti umani.

  34. @Claudio

    “Come sempre accade, dire la verità, ciò che è storicamente incontrovertibile e lucidamente dimostrabile, diventa faticosamente complicato se intacca la presunzione omertosa ed ipocrita dei soliti colerico fascisti italioti.”

    “Circa il Concilio di Nicea è un dato storico che l’ortodossia della credenza si fondi su un atto di prevaricazione imperiale: cattolico era l’impero, ergo lo fu la credenza cristiana.”

    Se fra ciò che è “storicamente incontrovertibile” bisogna includere l’inedita idea che, prima del Concilio di Nicea, l’impero romano fosse cattolico, allora siamo messi bene. Qui non si tratta di difendere il cattolicesimo (né, per quanto mi riguarda, di negare qualsivoglia diritto agli omosessuali), ma di rispettare un minimo sindacale di verosimiglianza storica e consapevolezza linguistica in un sito che non solo ha aspirazioni culturali e intellettuali, ma si chiama Le parole e le cose. Comunque si tratta forse di questioni non centrali rispetto al senso di questo post, ed è sicuramente sterile costruirci sopra una polemica.

  35. @Buffoni
    No, le confesso che non ho proprio colto il punto. E non capisco in cosa possa servirle la ripetizione di luoghi comuni e leggende da taverna, che non hanno alcun legame con la sua battaglia per i diritti civili. E’ del tutto indifferente se Cristo sia stato considerato un dio o meno. Tra l’altro, da quanto si legge nei vangeli, il messia venerato dai cristiani si circondava solo di giovinetti, e si sarebbe potuto anche fare dei vangeli il fondamento di una religione che vieta l’eterosessualità.

    E’ questo che non capisco: perché invece di parlare di cose concrete (per esempio parlare delle regole concrete per l’unione omoparentale, dibattito tecnico che è tutt’altro che semplice da affrontare), lei si sforza di mostrare l’indegnità morale di uno (ripeto, uno) degli avversari della sua causa, ripescando argomenti sfilacciati che sembrano pescati da manualetti sgrammaticati, pieni di svarioni. L’immoralità della chiesa oltre ad essere un’ovvietà di cui si parla da circa venti secoli non ha alcun legame con l’affermazione del matrimonio omosessuale. E soprattutto sembra il semplice rovesciamento logico dell’argomento sull’immoralità degli omosessuali usato dagli omofobi. E vista la situazione generale dell’Italia, non mi sembra che cavalcare l’argomento della moralità degli attori politici sia retoricamente così efficace.

    Finché gli argomenti resteranno questi è inutile aspettarsi l’avanzamento del dibattito pubblico in Italia. E, mi sembra che Buffagni abbia ragione: dagli intellettuali e universitari è lecito aspettarsi qualcosa di più.

  36. Francesco, se le rispondo è perché colgo nella sua argomentazione anche un’intonazione costruttiva. Mi dispiace solo che lei senta il bisogno di condirla con superflui insulti. Sul senso profondo del suo pensiero comunque concordo: spero tanto (ed è questo anche l’auspicio al termine della mia pagina di diario) di potere in futuro ignorare – come appartenente ad uno stato laico – le prese di posizione della confessione religiosa denominata chiesa cattolica sui temi dei diritti civili. Ammetterà che fino ad oggi ciò non è stato possibile per via delle continue, pesanti ingerenze di detta confessione religiosa nella vita politica italiana: ingerenze (e qui le do ragione) certamente favorite da politici acriticamente clericali, atei devoti etc. etc.
    Quanto al dibattito tecnico – che lei definisce difficile da affrontare per quanto attiene le unioni omogenitoriali – vorrei tranquillizzarla: siamo pronti, sulla linea tracciata da numerosi paesi più avanzati e civili. Purché un parlamento italiano, finalmente ripulito da incrostazioni codine, metta il punto all’ordine del giorno.

  37. Andiamo per ordine.

    Buffagni: quello che cerchiamo di fare io, col mio modestissimo esempio, e persone come Buffoni e altre di ben altro calibro, è quello di rendere quest’Italia così cialtrona un paese finalmente civile. Se non le sta bene può sempre andarsene in Iran. Lì si troverebbe tra persone più in linea con il suo concetto di rispetto per gli altri – riguardo a chi paga chi: io, in quanto insegnante, vengo pagato da uno stato che esercita omofobia politica nelle dichiarazioni delle sue più alte cariche istituzionali. Ho tutto il diritto di cercare di cambiarlo e, all’occorrenza, mandarlo al diavolo. A ben vedere, è lo stesso principio che animò la Rivoluzione Francese…

    Francesco: il suo errore sta nel contemplare come “naturale” la predicazione omofoba, sessista e misogina di questa chiesa. Quelle “qualità” non sono buone in quanto date per scontate (e quindi immutabili o addirittura comprensibili) per qual si voglia ente. Sono semplicemente una vergogna. Lei adesso dice: è naturale che la chiesa continui a portare avanti questo situazione vergognosa. Un uomo laico, democratico e, possibilmente, liberale e/o di sinistra ha invece il dovere morale di dire l’esatto opposto. Altrimenti si è complici. Converrà…

  38. Caro Buffoni, mi sforzerò di essere sintetico, ma non è facile, perché per rispondere alla sua domanda, per rispondere pienamente, devo dire alcune cose. E, guardi, le dico davvero col cuore in mano, a rischio di sembrar patetico.

    In primo luogo le chiedo: vede che cosa è successo nei commenti di questo post? Siamo in un sito di persone colte, per cui tutti sappiamo adornare retoricamente le nostre verità, nessuno scrive elenchi di parolacce o fa cori da stadio, ma la violenza verbale (la pancia, le trippe che ribollono d’odio) sprizza comunque ovunque.
    Io domando: perché? Mi (le/vi?) rispondo: perché anche chi ha assolutamente ragione dovrebbe saper tenere dentro di sé un lumicino di sospetto che gli dice “forse hai torto”. Pur sapendo di avere ragione. Così, per senso di fallibilità umana.
    E per questo saper dire quello che pensa, diciamo, con morbidezza.

    Io credo che uno stato dove i gay possano sposarsi sia uno stato preferibile a uno dove non possono farlo. Credo che il Vaticano contenga in sé anche troppi bacilli oscurantisti. Se vivesse in Uganda e fossi gay sarebbe atroce.

    Ma:

    anni fa si svolse una manifestazione contro l’uso delle pellicce qui da me: qualcuno tirò anche delle uova contro qualche signora bene torinese, che ebbe la disgrazia di passare di lì, con accompagnamento di lazzi e improperi. Ci crede che empatizzati con la signora impellicciata? Era probabilmente ricca, era arrogante, era tutto ciò che di detestabile esiste. Eppure empatizzati con lei.
    Ovviamente continuo ad essere contro le pellicce.

    Buffagni è contro i matrimoni gay.
    Io lo capisco quando parla di ethos di un popolo e un po’ sono d’accordo con lui. Non credo nella disinfestazione di ogni differenza culturale nella somma astrazione dell’universale uguaglianza (che produce pure il paradosso di rendere illegali annunci di lavoro in cui si faccia esplicita menzione del genere: tutto bene finché parliamo di camerieri, un po’ più complesso se parliamo di muratori).
    Io sono italiano, sono battezzato e sono cresimato. A tutto questo non credo più (a volte neanche all’essere italiano…), però sta lì, fa parte di me, e ci dialogo. Non voglio comunque eliminarlo. Non lo odio.
    Insomma, appartengo all’ethos italiano.
    Poi io ci ragionerei con Buffagni. Di solito ama i paradossi e ogni tanto si incattivisce, però è persona dotata di ironia e sagace. So per certo che se gli sghignazzo in faccia non otterrò nulla, e avrebbe ragione lui, tra l’altro, con tutto il suo torto sui matrimoni gay. Proverei a spiegargli perché secondo me i matrimoni gay dovrebbero diventare legali. Ci ragionerei perché so, o almeno immagino, che è contro e lo dice, ma non darebbe mai fuoco a un marocchino per strada. Intendo dire che con chi è dotato di raziocinio e dialettica si può sempre parlare, anche se la pensa diversamente.
    Il problema vero è semmai come fare a far ragionare quei nostri simili che di raziocinio e dialettica sono del tutto privi.
    Tendo a pensare che se insorgessero e mettessero a ferro e fuoco le nostre città, io lei e Buffagni staremmo dalla stessa parte a difendere la civiltà. Magari è il caso di tenere aperti i canali di comunicazione. Di questi tempi, sai mai.

    Mi creda, Buffoni, farei la lotta per la legalizzazione dei matrimoni gay al suo fianco, ma forse sono favorevole ad essi per ragioni diverse dalle sue, diciamo che sono favorevole per ragioni non progressiste (ma non è il momento di stare a spiegare che intenda). Se la sua posizione è quella di dire che chi non ha capito certe cose è ancora un retrivo e un barbaro, perde, fra le altre cose, l’occasione di assoldare ad una battaglia di civiltà chi come me non è illuminista come lei.

    Le sue parole hanno dato la stura a pedate nel deretano a chi la pensa diversamente, a violenti sarcasmi contro tutti gli italiani (si sa, clerico-fascisti e omertosi e baciapile. Chissà, magari per uno come me, non cattolico ma che fa questi discorsi, è pronta l’etichetta di “ateo devoto”) diversamente opinanti.
    Non mi piacciono le “battaglie di civiltà”. Appunto perché il lessico è sempre quello bellico.

    (Buffagni, scusi eh, non è che volessi farle da patrono non richiesto: è che mi serviva per argomentare concretamente, in maniera chiara e, spero, non equivoca e travisabile).

  39. @Buffoni

    A me continua a sembrare che il problema non siano le ingerenze di questi o quelli ma lo scarso midollo dei politici italiani. In Francia i (pochi) cattolici hanno fatto manifestazioni di ogni tipo e sono intervenuti in ogni modo e questo non ha impedito nulla. E’ questo che non riesco a capire. L’ossessione per il falso nemico. Il nemico dei diritti civili non è il cattolicesimo ma la politica che non riesce a essere all’altezza dei propri compiti. I cattolici possono sbraitare quanto vogliono: lo hanno fatto anche in Spagna, eppure è successo quanto è successo. E’ il diritto che ha cambiato la mentalità di tutti e ha reso normale il matrimonio omosessuale.

    Sulla difficoltà tecnica non sarei così ottimista: l’unione omoparentale può portare -come nel caso francese- allo sviluppo di un mercato del ventre, e questo forse andrebbe evitato, anche per non dare argomenti in più alla destra.

    @Elfobruno
    Io trovo molto più vergognoso il Partito Democratico che non ha mai espresso su questo punto la propria adesione incondizionata. Trovo vergognoso che i partiti di “sinistra” non abbiano mai fatto vere campagne di opinioni e che abbiano lasciato sole le associazioni LGTB. Trovo indegno e meschino l’atteggiamento di una Rosi Bindi. Molto più di quello di papi e sacerdoti. Non voglio dare per scontate le posizioni dei preti. Ma non mi interessano, perché fino a prova contraria sono i parlamentari e i partiti che fanno le leggi. Il problema non è che il Vaticano faccia una campagna contro il matrimonio gay, il problema è che il partito di sinistra maggioritario in Italia non ha MAI, dico MAI fatto una campagna di sensibilizzazione o di marketing sociale in questo senso.

    Trovo che attaccare i papi sia tempo perso. Troverei strategicamente più sensato e anche divertente una serie di post sull’immoralità e la scostumatezza di Bindi e dei suoi compagni. Sono loro che hanno il potere di fare le leggi. Sono loro che hanno materialmente reso impossibile l’avanzamento dei diritti civili. Il papa e i sacerdoti, fino a prova contraria, non fanno le leggi. Attaccare il papa è un modo per salvare i veri responsabili materiali e ideali della situazione grottesca in cui si trova l’Italia.

  40. Voler interpretare, giudicare e modellare il mondo in base all’esclusivo criterio della propria fede religiosa (l’integralismo) dà senz’altro luogo a cecità, distorsioni, ingiustizie. E invece, farlo in base all’esclusivo criterio delle proprie inclinazioni erotiche apre la mente, illumina la realtà e affretta l’avvento della giustizia?
    A occhio e croce, anche da quel che ci suggerisce il presente dibattito, direi di no.
    Per chiunque, credente o meno, non sia un analfabeta di ritorno, le religioni sono un fatto sociale di immenso rilievo, al quale accostarsi con un minimo di intelligenza e, se possibile, di rispetto. Diciamo, almeno la stessa intelligenza e lo stesso rispetto che abitualmente si richiedono quando si parla di letteratura o anche di sport?
    Anche nei dibattiti letterari e sportivi ci sono le liti a pesci in faccia e le sprangate fra tifosi di opposte curve, ma non le eleverei a benchmark della critica letteraria e della pratica sportiva.
    Io sono un cattolico e un italiano, dunque un tifoso della curva Sud. Se i tifosi della curva Nord mi gridano che sono un mafioso e un cialtrone in quanto italiano, un ipocrita, un persecutore e un arretrato in quanto cattolico, e in quanto definito da entrambe le qualificazioni un infame, come si vorrebbe che reagissi? Porgendo l’altra guancia per essere coerente con il Discorso della Montagna?
    Ai tifosi della curva Nord, settore LGBT, io suggerirei sommessamente una considerazione storica elementare: le religioni esistono da sempre, e continueranno per sempre ad esistere, esattamente come da sempre esiste e per sempre continuerà ad esistere l’omosessualità.
    A écraser l’infame non ce l’hanno fatta neanche Voltaire e l’Illuminismo in blocco, che carta e penna le sapevano usare, e proponevano obiettivi politici meno di nicchia dei loro.
    Un motivo ci sarà. Forse anche l’irrecuperabile idiozia della maggioranza degli umani, ma resta che un motivo, forse, c’è. Alcuni pensatori non credenti e non sciocchi ci hanno ragionato su, e hanno concluso che in certe occasioni la religione poteva anche essere un mostro, ma che “in quel mostro c’era del mistero”, come diceva Manzoni di Robespierre.
    Negare radicalmente il significato e il valore culturale e umano della religione, denigrarla propalando falsità e sciocchezze, equipararla a puro errore, accecamento, tenebra maligna, non è una buona idea.
    Non è una buona idea per parecchi motivi. Ne rammento due. Uno politico: le istituzioni religiose sono meno forti rispetto al passato, ma sono ancora abbastanza forti e ascoltate da rappresentare un nemico da non sottovalutare: inoltre, presentano la peculiare caratteristica di suscitare maggiori e più entusiastiche adesioni proprio quando sono apertamente perseguitate (si veda quanto avvenne in seguito alle persecuzioni della rivoluzione francese e poi napoleoniche, o con le persecuzioni sovietiche, campagne non condotte in guanti bianchi). Dunque, attenzione a non svegliare il can che dorme.
    L’altro è culturale. Se si leggono la cultura e la storia degli uomini in base al criterio “ateismo buono/religione no buono” non ci si capisce letteralmente un tubo, forse anche meno di quel che se ne capisce con il criterio “omosessualità buono/eterosessualità no buono”.
    Io capisco le esigenze della battaglia politica, che a volte impone, purtroppo – anche troppo spesso – il ricorso allo strumentalismo. Attenzione però che chi finisce per credere alla propria propaganda di solito si acceca, e perde.

  41. Caro Lo Vetere,
    in effetti io non darei fuoco a nessuno, marocchino o meno, omosessuale o eterosessuale, per la strada o altrove. Sono molto pochi, per fortuna, quelli che lo farebbero così, per sport. Io però una guerra civile, vera, l’ho vista con i miei personali occhi, e le assicuro che a) non è un bello spettacolo b) gente che non darebbe fuoco a nessuno improvvisamente cambia idea, di solito dopo che qualcun altro ha dato fuoco a un suo parente c) come nelle risse di strada, prima di cominciare a darsele sul serio, c’è un lungo preliminare verbale, via via più acceso d) di botto qualcuno comincia, e spara il primo cazzotto o il primo colpo di cannone e) dopo fermarsi è molto difficile.
    Sintesi della mia esperienza: non cominciare. Non cominciare a insultarsi, a propalare falsità sul conto dell’avversario, a infamare la sua mamma, il suo papà, i suoi animaletti preferiti e la sua squadra del cuore. Tante buone maniere, eventualmente meglio peccare per eccesso, sino al minuetto e al bizantinismo, perché c’è una porticina che a volte – non si sa quando – si apre, e dietro ci sono delle cose che non hanno visto neanche i replicanti al largo di Orione, quali ad esempio il vicino di casa che da anni incontri mentre porta fuori il cane che ti fa fuori i figli e ti ride in faccia; di solito perché un tuo lontano cugino che vedi si e no a matrimoni e funerali gli ha assassinato i suoi. Sembra una fiction TV, ma è un reality.

  42. Francesco: le devo due risposte molto sintetiche. La prima: che da un punto di vista tecnico e strettamente procedurale l’ostacolo all’estensione dei diritti civili in Italia si trovi in Parlamento mi sembra indiscutibile. Lo sostengo ampiamente anche nel mio “Laico alfabeto” (Transeuropa 2010). Ma non si può per questo essere ciechi di fronte ai condizionamenti d’ogni tipo esercitati sui politici italiani dalle gerarchie cattoliche. E qui mi lego alla seconda risposta che le devo: alla maternità surrogata per anni fecero ricorso le coppie eterosessuali sterili; solo da quando cominciarono a farvi ricorso anche le coppie omosessuali, le espressioni offensive per definire la surrogacy (come quella che lei usa) si sono moltiplicate. E’ comunque curioso che lei ponga in primis questo punto (che è proprio l’ultimo della lista) in un paese dove non si è nemmeno ancora riusciti a estendere la legge Mancino ai reati omofobici, e dove per una leggina miserrima come quella sui Dico si scatenò il Family Day (con i denari dell’8 per mille) e infine cadde il governo Prodi.

  43. Mi inserisco nel dialogo tra Buffoni e Francesco (visto che con me Buffoni non parlerà mai) e segnalo due fatterelli.
    Primo: le pressioni delle gerarchie cattoliche sui parlamentari si verificano nell’esatta misura in cui le gerarchie cattoliche possono – lecitamente – influenzare il voto di un numero elettoralmente cospicuo di italiani. Può spiacere, ma la democrazia rappresentativa funziona così. Le organizzazioni LGBT hanno tutto il diritto di fare pressioni sui parlamentari italiani per ottenere gli obiettivi che ci prefiggono, e infatti – lecitamente – le fanno.
    Il loro (e nostro) problema è che influenzano un numero minore di elettori italiani, e dunque, per ottenere i loro obiettivi,, cercano di ricorrere ad altre vie che con la democrazia rappresentativa sono incompatibili, ad esempio a sentenze giudiziarie, interpretazioni fantasy della Costituzione, o l’intervento-ukase di organizzazioni internazionali quali l’ONU, la UE, & C.,che saltino a piè pari il problemino di ottenere il consenso di una maggioranza di italiani.
    Secondo: la maternità surrogata, vulgo noleggiare una donna per ospitare un ovulo, fecondarlo con sperma donato o comprato, e acquistarne il figlio così prodotto, ha lo stesso identico valore etico sia che vi ricorrano coppie eterosessuali, sia che vi ricorrano coppie omosessuali, o qualunque altra combinazione numerica e sessuale di esseri umani.
    Come la si chiami mi pare del tutto secondario: una rosa è una rosa è una rosa. Per quel che mi riguarda, il valore etico della maternità surrogata è esprimibile, su una scala numerica, solo con un valore algebrico negativo. Chi pensa che sia un bel progresso e una manifestazione d’amore ne ha tutto il diritto, ed è invitato a discuterne pubblicamente per sentire che cosa ne pensano gli altri. Poi si decide per via parlamentare, fino a quando un parlamento ce l’abbiamo e decide qualcosa (pare non per molto).

  44. Una citazione da un saggio di Brancati, che copio da un articolo di Roberta De Monticelli (consultabile dal link: http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2011/03/moralismo2/ ):

    «Non credo che quest’ultima diffidenza per la riforma morale sia da imputarsi alla Chiesa cattolica, la quale ha prodotto solitari moralisti e accoglie nel suo seno l’incitamento di san Francesco, il più forte che abbia dato l’Italia nel campo della moralità! Piuttosto alia società italiana stessa è da imputarsi la Chiesa cattolica quale massima rappresentante di questa diffidenza contro il Pensiero, la Critica, la Riforma.»

    Un ribaltamento di paradigma che di là della sua stretta dimostrabilità storiografica trovo assai stimolante.
    Da laico o comunque da non fedele di nessuna religione quale sono mi trovo a convivere con una incrostazione di cultura cattolica – che poi non saprei dire quanto attinente a una fede autentica; a conti fatti però so che questa incrostazione conformista viene difesa, conservata, da componenti maggioritarie di quella istituzione di potere a doppio binario – temporale e spirituale – che si chiama Vaticano e Chiesa Cattolica. Pertanto anche io sono profondamente interessato a chi sia il nuovo Pontefice perché – al di là delle dirette o indirette ingerenze che avrà nella vita politica del Paese – so, perché le conosco e ci ho a che fare, che molte delle convinzioni, e quindi delle conseguenti azioni, di persone che conosco e frequento saranno fortemente influenzate dalle parole che quell’autorità spirituale – per chi la riconosce tale – esprimerà di volta in volta.

    Ed è qui che me la sento di inserire una critica, secondo un principio razionale che è giocoforza in contrasto con una visione di obbedienza discendente dalla fede. Ci tengo a chiarire: la mia critica non nega il diritto altrui di credere, e decidere, per fede, ovvero per obbedienza spirituale liberamente accolta, ma va da sé che la mia intenzione di vita è concorrenziale alla loro come la loro lo è alla mia. E la mia critica è: non condivido il delegare, o meglio: il lasciar largo margine di influenza sulla propria coscienza, quindi la propria morale, il proprio senso del bene e quindi del giusto e del bello, e allora del fattibile e del desiderabile, a una entità terza, sia esso un dio o il suo vicario terrestre.

    Questa è la critica contro la sfera della fede che, ripeto, non condivido ma non mi sogno proprio di voler annullare o di relegare a nonnulla. Il mio legittimo desiderio, da persona che fonda il suo principio di convivenza e di scambio reciproco su una ragionevolezza il più possibile illuminata, è di poter vivere e costruire una società che da questa dipendenza (che per me è un atto di minorità e che per un fedele è un atto di verità) sia il più possibile slegata.

    Per questo e solamente per questo non credo che le vicende vaticane siano una curiosità da spulciare, per me, ma una contingenza dalla quale dipende anche la mia vita: politica, culturale, di relazioni, di prospettive.

    E così come condivido il pragmatismo di chi dice: per cambiare la società italiana non si può pretendere di cambiare la religione cattolica: vanno cambiati gli italiani!; allo stesso modo trovo tratti di continuità con chi, riconoscendosi totalmente un fedele, non rinuncia a una portata di critica da muovere dall’interno alla sua Chiesa.
    Sono diversi gli ambiti: il primo punta a rivolgersi ai cittadini; il secondo di fare altrettanto con i fedeli. Il risultato finale, però, trovo converga su un miglioramento generale della vita civile di tutti.

    Per miglioramento della vita civile io ne intendo una che sia la più inclusiva e intelligente e rispettosa delle diversità umane esistenti, che non oblitera le scelte già tutelate, ma che estende i diritti anche ad altri soggetti, finalmente fuori dalle logica di parte e secondo questa visionne: l’ethos degli uomini che sposano le donne e vicerversa non ha da patire nessun trauma se può progredire liberalmente e civilmente anche l’ethos degli gli uomini che sposano gli uomini e delle donne che sposano le donne.

    Poi fedeli e non fedeli potranno continure a vivere le loro vite secondo le loro condotte, separate o no, a influenzarsele a vicenda o a tentare di ridurle a sé, ma tutte parimenti rispettata e tutelate legislativamente. Basta barare, però.

    I miei saluti,
    Antonio Coda

  45. @Buffoni

    Condivido pienamente la risposta di Buffagni (che sta dando lezioni di civiltà in questo post). Infastidirsi per le ingerenze dei cattolici non è segno di grande spirito democratico. I cattolici, specie le gerarchie cattoliche hanno tutto il diritto di intervenire e influenzare chi vogliono, come i partiti, le associazioni e qualsiasi movimento sociale ha il diritto di ingerenza nella politica del paese.
    Provo poi a ripetere l’argomento. In altri paesi, gli interventi sono stati molto più pesanti di quanto non sia successo in Italia. Le ricordo che Bergoglio, l’attuale papa e un tempo arcivescovo di Buenos Aires definì il matrimonio gay ‘movida del diablo’ (http://www.latecla.info/3/nota_1.php?noticia_id=41295) Eppure l’Argentina (paese estremamente cattolico) ha approvato la legge. La responsabilità non è delle gerarchie cattoliche e non è nemmeno dei cattolici, anche perché, come le dimostrano gli interventi in questa pagina, il mondo cattolico laico ha un’opinione molto frastagliata sul problema.
    Questo post dimostra invece che la cultura omosessuale in Italia sia molto più indietro e molto più arroccata su posizione vittimistiche di quanto non accada in altri paesi.

    Quanto lei afferma sul mercato del ventre (mi spiace, non è una espressione offensiva, è uno dei termini con cui se ne parla nel dibattito giuridico internazionale) è l’ennesima prova della sua volontà di non discutere ma solo di accusare e lamentarsi. Mi era sembrato di capire che la surrogazione di maternità fosse attualmente proibita in Italia, e fare una legge sul matrimonio gay significa anche e soprattutto passare per la ridefinizione di questa pratica (che non è affatto anodina e che può generare la nascita di nuove forme di discriminazione). Tutto qui. Se basta dire che questo è un problema concreto che deve essere affrontata, per essere accusato di non voler capire i “vostri” problemi, allora è inutile continuare a discutere.

  46. @Francesco
    Qui il problema è politico, è dei politici .. certo che lo è, il problema è proprio la mancata emancipazione dei politici italiani dall’ideologia cattolica….
    I nostri politici nascono, come politici, in una realtà che non è paragonabile a quella Argentina, per il livello di ramificazione e reti d’interessa collegate tra loro che la Chiesa Cattolica dispone in Italia. In Argentina l’evangelizzazione è iniziata con le spedizioni coloniali cattoliche e si avvale di deleghe, qui abbiamo la macchina dei bottoni e una porta, o un portone, si apre solo se la chiesa vuole che si apri, per quel politico o per quell’altro. Le ricordo che in Italia il potere della chiesa lo finanziamo io e lei con i nostri soldi, e con quei soldi la chiesa intesse relazioni di potere ad ogni livello, non ultimo quello della comunicazione. Come posso io influire su politici che sono continuamente foraggiati sostenuti e voluti da un impero che del mio denaro dispone e grazie al mio denaro cresce e si ramifica.
    Sono comunque d’accordo con lei, attaccare la chiesa e i suoi papi, non basta.

  47. Francesco: ha fatto bene, sa, a gettare la maschera. Adesso la sua posizione mi appare chiarissima.

  48. Ma quale maschera?!

  49. La maschera del Finto pensiero democratico.

  50. Ringrazio Buffoni per la plastica esemplificazione di quanto dicevo più sopra replicando a Lo Vetere (10 aprile 2013 alle 10:46).
    1) Un interlocutore (Francesco) muove qualche obiezione a Buffoni, ma esprime posizioni che lo situano, a occhio e croce, nel campo laico e a sinistra. Buffoni lo ritiene un possibile alleato, e gentilmente gli replica.
    2) Lo stesso interlocutore interviene di nuovo, ed esprime posizioni contrarie, o almeno fortemente dubbiose, sulla maternità surrogata. Buffoni lo individua come nemico, e lo complimenta “per aver gettato la maschera”, come se fosse un provocatore infiltrato che finalmente si toglie la barba finta e mostra la tessera da questurino.
    Ecco, le guerre civili si preparano così: trasformando l’avversario, e addirittura il possibile alleato, in nemico. Mossa che provoca, naturalmente, la reazione simmetrica dell’avversario (o del possibile alleato), che definisce nemico te.
    E’ un atteggiamento che spiega meglio anche la beata noncuranza di Buffoni per la verità, e per la semplice esattezza fattuale delle argomentazioni che porta pro domo sua e contro i suoi nemici.
    A’ la guerre comme à la guerre: in guerra, è lecito e anzi lodevole ingannare e disinformare il nemico, e per compattare il proprio fronte non si esita un istante a usare la propaganda bianca e nera, vulgo a mentire a tutto spiano.
    Ed è lecito e anzi lodevole far ciò, perché in guerra si rischia tutto: la vita, e ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
    In breve, chi si ritiene in guerra è disposto a tutto pur di vincere. E quando chi viene designato come nemico se ne accorge, se prima esitava a ricorrere a mezzi estremi, dopo non esita più. Seguono disastri.
    Chiudo facendo notare che nella realtà italiana del 2013, nessuna istituzione o potenza minaccia seriamente Buffoni, e in generale gli omosessuali e le organizzazioni LGBT. Delinquenti e omofobi naturalmente ne esistono, ma sono, per fortuna, individui isolati o piccolissime minoranze politicamente impotenti e socialmente riprovate. A favore degli omosessuali e del loro diritto al matrimonio è sceso in campo ufficialmente il Presidente e comandante in capo della potenza egemone mondiale; e con lui, i massimi esponenti della finanza internazionale quali il CEO di Goldman Sachs. Sulla stessa linea sono le massime organizzazioni internazionali, quali l’ONU e la UE.
    Insomma, se Buffoni e le organizzazioni LGBT si ritengono in guerra, non sono vittime di un’aggressione altrui: la stanno dichiarando loro.
    Attenzione, perché in guerra ci si fa male.

  51. @Buffoni
    Signor Buffoni, si tranquillizzi! Non c’è nessuna maschera e nessun colpo di scena, non siamo in un film. Nessuno le sta facendo guerra, se non le sue stesse ossessioni: Buffagni ha ragione.

    Vorrei solo rilevare che di fronte alla ripetuta segnalazione di errori oggettivi e piuttosto gravi nella ricostruzione di quella che resta la storia dell’Europa lei non ha mai chiesto scusa. Non sta facendo una bella figura. Provi a mascherarsi un po’ di umiltà, anche solo per gioco.

  52. Buffagni, la metto al corrente di un fatto, che accade purtroppo in questa sua bella Italia pacifista che lei ama tanto… e della quale non si vergogna neanche un po’ : ci sono giovani omosessuali che si suicidano perché direttamente, o indirettamente perseguitati…
    BUFFAGNI siamo in guerra da anni, solo che le vittime sono solo da questo lato della strada… e lo sappiamo bene, che in guerra ci si fa male… ma questa è una guerra tra cecchini e civili… e lei sa bene quanto sia sproporzionato il vantaggio che il singolo cecchino ha su una moltitudine di civili.
    La soluzione è individuarlo, stanarlo, spogliarlo delle armi per impedirgli di perpetuare la sua azione vigliacca.

  53. @Francesco

    La sua frase che stride con le sue premesse, e con gli argomenti in esame, che riguardano diritti civili fondamentali che vanno a braccetto con problemi identitari seri e, ripeto, fondamentali… è secondo me la seguente:

    “Condivido pienamente la risposta di Buffagni (che sta dando lezioni di civiltà in questo post). Infastidirsi per le ingerenze dei cattolici non è segno di grande spirito democratico. I cattolici, specie le gerarchie cattoliche hanno tutto il diritto di intervenire e influenzare chi vogliono, come i partiti, le associazioni e qualsiasi movimento sociale ha il diritto di ingerenza nella politica del paese.”

  54. Caro Ares,
    me lo spiega nei dettagli chi è il cecchino, e come si propone di stanarlo?
    Naturalmente mi dispiace per chiunque si suicidi, e mi dispiace anche per chiunque, omosessuale o no, senza giungere a suicidarsi, patisca derisioni, fastidi o peggio.
    Lei pensa che la situazione concreta di queste persone migliorerebbe, introducendo apposite leggi repressive (ad esempio estendendo la legge Mancino anche al reato di omofobia)?
    E’ convinto che i bulletti che a scuola deridono il loro compagno omosessuale si aggiornino sul codice penale? Che i delinquenti che sprangano il frocio si spaventino per la legge Mancino? L’unico risultato garantito della legge Mancino è quello di tappare la bocca ai giornalisti e prescrivere un linguaggio politically correct nelle sedi ufficiali. La vita quotidiana, però, dove si perseguita e si deride, non si svolge in Tv, si svolge fuori; e lo sprangatore e il bulletto se la godono il triplo, se possono anche fare uno sberleffo all’autorità ufficiale.
    Crede che facendo espresso divieto alla Chiesa cattolica di affermare pubblicamente quelle che sono le sue posizioni dogmatiche plurimillenarie in merito al matrimonio la concreta situazione degli omosessuali italiani migliorerebbe?
    Pensa che il papa, e i cattolici in generale, cambierebbero idea e/o chiuderebbero il becco? Non crede che reagirebbero?
    Ci ragioni un po’ su. Cosa farebbe lei, se venissero varate leggi eguali e contrarie per proibire la sua libertà d’espressione e di pensiero? Starebbe zitto? La prenderebbe con filosofia?
    Non sono pacifista. Metto in guardia lei e chi come lei la pensa, perché questo metodo di propaganda e azione politica è pericoloso. Poi, siete grandi, vaccinati e scolarizzati. Fate un po’ a vostro giudizio.

  55. @Buffagni

    Diciamo che essere provocati, derisi, e avviliti da dei singoli bulletti e provocatori è un conto, essere provocati, derisi e avviliti da un’intera comunità che, all’interno del proprio sistema giuridico non riesce a prevedere la men che minima tutela e il men che minimo diritto, è altra cosa.

    Portiamo ad esempio i soggetti più fragili, “gli adolescenti” italiani:
    gli adolescenti sono i soggetti ai quali si chiede il maggior impegno per l’affermazione della propria identità, affermazione e costruzione di se che sarà la premessa per la loro affermazione nella società italiana: proseguire nella costruzione di se venendo DERISI e AVVILITI dall’iniziativa di singoli coetanei, magari un po’ bulletti e un po’ bastardi è una cosa, essere AVVILITI e ATTACCATI in una delle matrici identitarie fondamentali come il genere sessuale di appartenenza, DA-DEGLI-ADULTI, che a vario titolo ti ripetono che sei un essere contro natura. Ammetterà Buffagni, che è cosa GRAVE, e cosa E-S-T-R-E-M-A-M-E-N-T-E GRAVE e VIOLENTA. I proclami omofobi di “ADULTI” appartenenti al mondo POLITICO o CATTOLICO con potere RAPPRESENTATIVO dovrebbero essere, ALMENO LORO, perseguiti per tutelare i nostri figli e la loro formazione.

    E’ cosa GRAVE, GRAVE, BUFFAGNI, grave!, GRAVE !!.

    Gli italiani che fanno ? dove cazzo sono gli ITALIANI dove???
    Dove sono i PADRI e le MADRI di questa MITICA e CATTOLICA famiglia ITALIANA, perché non si rivoltano contro questi CECCHINI che si permettono di minare l’equilibrio e la quiete della crescita dei nostri figli..

    …Sa Buffagni, un giorno, questi CECCHINI, potrebbero attaccare i nostri figli, i suoi nipoti … BUFFAGNI, i figli dei loro figli, BUFFAGNI.

    Sa cosa fanno questi ITALIANI vanno a quelle VOMITEVOLI fiaccolate A TRAGEDIA AVVENUTA, invece che presentarsi sotto al PARLAMENTO ITALIANO.

    L’APOTEOSI DELL’IPOCRISIA della famiglia italiana in questo modo è compiuta.

  56. @Buffagni

    Se non sbaglio, in Italia, come in tutti gli altri Paesi, non si tratta di discutere su un “reato di omofobia”, cosa palesemente assurda sul piano giuridico, ma di configurare giuridicamente delle aggravanti per i reati contro la persona ispirati a pregiudizi contro gli omosessuali, cosa ben diversa. Forse una simile legge non basterebbe a frenare le spedizioni punitive contro gli omosessuali, ma si tratta di un proposta giuridica sensata e che nulla ha a che vedere col politicamente corretto.

  57. Certo che è grave, dire a un adolescente omosessuale che è uno scherzo di natura. E’ anche falso, se vuole il mio parere.
    E capisco anche, per quanto possibile a chi non lo sperimenti direttamente, il suo risentimento, e il suo desiderio di risarcimento e di vendetta.
    Le faccio solo una domanda: è sicuro che la via della repressione giudiziaria sia la più fruttuosa per lo scopo, più che legittimo e condivisibile, che lei si propone? A me non sembra. Non è uno strumento sottile, la legge. Non si può mettere un carabiniere e un tribunale in ogni famiglia, in ogni scuola, in ogni chiesa, in ogni locale pubblico, e nella testa di ogni italiano: né si possono sanzionare i pregiudizi (che sono tanti, e non colpiscono solo gli omosessuali) senza suscitare un odio vasto e tenace.
    A mio avviso qui si tratta, semmai, di promuovere un comune sentire che prevenga, piuttosto che reprimere, le manifestazioni di intolleranza, di insensibilità, di vera e propria crudeltà morale: verso gli omosessuali, e verso chiunque.
    Insomma: a me, sembra che drammatizzare in un Kulturkampf sia controproducente per tutti.

  58. @Buffagni

    1) Io non ho parlato di VENDETTA, non insinui pensieri che non ho avuto e non ho nella discussione.

    2) Caro Buffagni io parlo dei CECCHINI, di coloro di cui lei mi chiedeva chiarimenti, e dei loro mandanti che rivestono ruoli di rappresentanza politica, religiosa, amministrativa, ADULTI che dovrebbero farsi garanti della pace e della sicurezza italiana a livello nazionale, provinciale e comunale.
    Non mi sogno di perseguire i singoli italiani omofobi, che personalmente paragono ai bulletti omofobi citati poco fa…
    … almeno che non commettano un reato già punito dalla legge italiana, eventualmente aggravato dal futile motivo omofobo, se provato.

    3) Promuovere un comune sentire che prevenga le manifestazioni di intolleranza è il passo fondamentale che non si è mai fatto e che io auspico si realizzi al più presto, non solo ad opera delle associazioni LGBT. Comune sentire che non deve essere però contraddetto dalla prassi comunicativa di certe autorità rappresentative omofobe che circolano in Italia. Tutto questo in favore dell’Italia , degli italiani tutti.

  59. a Domenico.

    Un esempio. Nella proposta di legge Di Pietro (Camera dei Deputati n. 2807) , che estende il campo di applicazione della legge Mancino ai comportamenti omofobici e transfobici, all’articolo 1 si dice: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato…è punito: a) con la reclusione fino a tre anni chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’omofobia o sulla transfobia; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’omofobia o sulla transfobia ».

    Ora, mentre l’incitamento “a commettere violenza” è una fattispecie di reato abbastanza precisa (“Spranghiamo i froci!”) l’incitamento a commettere ”atti di discriminazione …fondati sulla omofobia o la transfobia” (anch’esso punito con la reclusione fino a tre anni) è una fattispecie di reato quanto mai flou.
    Per esempio: quando un cristiano, un islamico, un ebreo, o un ateo o un agnostico che la pensi così, sostiene pubblicamente che non è giusto estendere il matrimonio alle coppie del medesimo sesso, commette un atto di discriminazione fondato sull’omofobia?

    Buffoni, ad esempio, in questo articolo [http://www.uaar.it/news/2010/08/08/gender-theory-e-identita/] ritiene di sì:

    “Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare la prima solo quando l’omofobia degenera in fatto di cronaca, giustificando nello stesso tempo la seconda. Ricordo la direttiva approvata dal Parlamento europeo il 26 aprile 2007 che riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, sempre disatteso dall’Italia, – ribadisce l’invito agli stati membri ‘a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso ’ e condanna ‘i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali’.”

    Sintesi: denunciamo il parroco, il vescovo, il papa, l’imam, il rabbino, il professore che siano contrari al matrimonio fra coppie di ugual sesso, e lo dicano pubblicamente. Non è una mia fantasia: in altri paesi dove il matrimonio tra persone di egual sesso è legge succede eccome.

    Come vede, la cosa non è semplice quanto sembra. Tra l’altro, il precedente della Legge Mancino, e in generale delle leggi europee contro il revisionismo olocaustico, non è incoraggiante: è stata stabilita e sanzionata giuridicamente una interpretazione ufficiale della storia, sostanzialmente coincidente con le conclusioni del Tribunale di Norimberga, della terzietà del quale è quanto meno lecito dubitare.
    Chi la viola rischia pesantissime sanzioni pecuniarie e carcerarie, oltre alla rovina della propria carriera. Va da sé che provvedimenti simili sono devastanti, oltre che per la libertà di pensiero, parola ed insegnamento, per l’attendibilità della ricerca storica e per la salvaguardia dei requisiti di indipendenza e correttezza della ricerca scientifica in generale.
    E il fatto che i revisionisti o i negazionisti abbiano torto, non muta di un capello la gravità di questi provvedimenti.

  60. Ad Ares.
    Guardi che non insinuo niente. Parlo di vendetta solo perché chi viene offeso, è più che normale che desideri vendicarsi. Almeno, istintivamente io reagisco così, anche se poi magari mi domino. Tutto lì, non mi fraintenda.

  61. Trovo la vendetta un sentimento primitivo poco cattolico.

  62. @ buffagni

    “Ora, mentre l’incitamento “a commettere violenza” è una fattispecie di reato abbastanza precisa (“Spranghiamo i froci!”) l’incitamento a commettere ”atti di discriminazione …fondati sulla omofobia o la transfobia” (anch’esso punito con la reclusione fino a tre anni) è una fattispecie di reato quanto mai flou.”

    Sono d’accordo. La proposta di legge era palesemente mal concepita, del resto il firmatario era Di Pietro, non Calamandrei. E, tendenzialmente, non sono favorevole ai reati di opinione. Resta il fatto che sarebbe del tutto normale che anche nell’ordinamento giuridico italiano, come in quello di altri Paesi, la motivazione omofoba fosse considerata come un’aggravante dei reati contro la persona, e che l’incitazione a reati motivati dall’omofobia fosse sanzionata. Non verrebbe intaccata la libertà di nessuno, se non di coloro che attaccano la libertà altrui.

  63. ad Ares.
    Non sono un santo.

    a Domenico.
    Non sono neanche un giurista. In linea di massima, concordo con lei. Andrebbe poi visto nel dettaglio e nel concreto come formulare e delimitare l’aggravante.

  64. a Buffagni
    mi ero accorto

  65. Semplicemente nella legge Mancino, tra i moventi che costituiscono l’aggravante, dovrebbe essere elencata l’omofobia e la trasfobia, così come avviene da anni per violenze motivate da odio razziale o religioso.

    Niente di più facile.

  66. Quale che sia l’argomento trattato da Buffoni nei suoi articoli, che si parli di Montale, di avvicendamenti al vertice nella gerarchia cattolica, di traduttori della Szymborska, l’area dei commenti – che leggo interessato – ripropone lo stesso scenario: con motivazioni pressoché solite si provano a motivare le ragioni secondo le quali l’estensione dei diritti alle persone omosessuali sia un atto di prevaricazione per la povera maggioranza di fatto composta dagli etero di superficie, che vedrebbe così intaccata la sua tanto grossa quanto tremebonda egemonia culturale, che non vuole i matrimoni degli altri e che non vuole un aumento di pena se continua a discriminare una minoranza in maniera criminae, e che per giustificare la propria pavidità si deve inventare dei molossi: adesso i poveri etero hanno contro gli States e non so chi altri. Io, da etero, non capisco questa minaccia quale sia. Qualcuno dovrebbe spiegarlo, agli etero, che nessuno chiede loro di diventare omo per forza: nessuno ha intenzione di riservare loro il trattamento che loro hanno riservato agli altri. O ci sperano? O è questo oppure la fifa che li fa chiudere a riccio è l’ansia dell’occhio per occhio.

    Gli stralci di vita vaticana recente riportati in questo articolo – che ha fatto bene il commentatore Francesco a criticare nelle sue imprecisioni storiche – non trovo siano affatto da snobbare o da reputare secondarie: basterebbe allargare le ricerche alle informazioni presenti in Rete per capire come oggettivamente si stiano creando nuove alleanza e nuovi equilibri di potere, molto al passo dei tempi!, in una istituzione viceversa criticata per il suo proverbiale immobilismo. Quello che dovrebbe far riflettere allora, per paragone, è come invece la politica laica, il governo dei cittadini, al cospetto ci stia facendo la figura, meschina, di una macchina a vapore al cospetto di un treno ad alta velocità.
    Questo è il paradosso! Il “vecchio” che va più veloce del “nuovo”, il che implica, quindi, una seria critica di quel che viene considerato vecchio e di quel che viene considerato nuovo. Che la massima figura di spicco intellettuale degli ultimi tempi sia l’uomo a capo del potere più conservatore possibile è un buon indizio per dire in che stato è lo Stato italiano oggi. Ecco, potrebbe essere questo l’interessante dibattito: cosa fa il potere laico mentre quello ecclesastico si da – pare – una mossa?

    Per il resto, non c’è da scandalizzarsi, per le allusioni birichine di Buffoni: basterebbe farsi un ripasso sulla vita dei papi – non tutti, per carità, qualcuno al soglio ci sarà pure arrivato in andropausa – o ascoltare gli aneddoti di un parrocchiano per rendersi conto che la sobrietà, anche sessuale, per tanti uomini pure di chiesa resta una proposizione di intenti, al più.

    Un saluto!,
    Coda

  67. Chi sarebbe questo intellettuale da prendere ad esempio?

    .. proprio non capisco..

    Aspetti che mi siedo..

  68. Non intervengo più direttamente in questa discussione perché ho già dato nelle precedenti sull’argomento. E la refrattarietà di Buffoni al dialogo con chi non s’inchina alle sue tesi è assodata. All’ultimo suo ultimo commentino velenoso (con glossa-ciliegina del fido Ares) viene voglia di replicare: ma lei, Buffoni, quando la getterà mai la sua maschera di democratico *part time*? O, in altri termini, quando il suo “diario in pubblico” si soffermerà anche su temi come la crisi, la BCE, lo stallo politico di un’ Italia allo sbando, la politica estera integrandoli nella sua battaglia “civile”?
    Perché a me – sarò poco “moderno” – pare che essere “missionari” della liberazione degli omosessuali, ma taciturni sulle guerre e gli altri danni collaterali che i suoi cari “paesi civili” infliggono a tutti (omosessuali irakeni, afghani, libici, ecc. compresi) sia una grossa contraddizione.

    Aggiungo (e chiudo): nel dialogo serrato tra Buffagni e gli altri interlocutori – tra un cattolico dichiarato e dei laici dichiarati – non posso non riconoscere al primo più capacità argomentativa, duttilità e civiltà nel confronto e nel riconoscimento delle ragioni dell’ ”altro”. Che è poi – dando per ovvio che nessuno cambia idea in base a una discussione su un blog – e l’unico risultato positivo a cui si può mirare. E spiace vedere che i richiami di Buffagni alle situazioni di fatto, alla mentalità “conservatrice” degli italiani, invece di essere valutati per il contenuto di (amara) verità che contengono (e con il quale fare i conti) o essere contestati con argomenti altrettanto coerenti e più efficaci, vengano aggirati. Per ribadire che, in fondo, tutto è dovuto alla protervia superstiziosa e alla “arretratezza”. Che poi – ripeto – se l’”amico”, che sposa la causa della liberazione omosessuale, commette omicidi e prevaricazioni continue su altri terreni (economici, politici, militari, culturali) poco importa o è affare d’altri.
    Se allora, in piccolo, qui si è svolto un duello cattolicesimo-laicismo a me pare che l’egemonia cattolica sia stata confermata e che il laicismo è “zoppo”. (Con mio, per ora silenzioso, parziale, disappunto).

  69. Mentre anche questa pagina di diario sta per lasciare la hp di LPLC, desidero ringraziare tutti coloro che ne hanno arricchito il thread coi loro commenti. Quanto all’invito ad integrare, nella mia battaglia “civile”, temi come la crisi economico-finanziaria, la Bce, lo stallo politico in Italia e la politica estera, ringrazio per l’illimitata fiducia e prometto che ci rifletterò. Cordialmente fb

  70. Segnalo questo articolo su un libro appena uscito, che sembra davvero molto interessante e molto attinente a questo post di FB:

    http://www.nytimes.com/2013/04/14/books/review/does-jesus-really-love-me-by-jeff-chu.html?smid=pl-share

  71. VIVE LA FRANCE !!!!!!!!!!!!

  72. In questo post, quattro settimane fa, scrivevo: “Staremo a vedere. Bergoglio non pronuncia volentieri la parola “papa”. Ha dato del “vescovo” a se stesso e del “vescovo emerito” a Ratzinger. Vedremo se sarà coerente, per esempio non “nominando” il futuro presidente della Cei, ma consentendo che sia eletto, come avviene per le conferenze episcopali di tutti i paesi del mondo: unica eccezione, guarda caso, la terra dell’8 per mille e dell’esenzione Imu”.
    E’ notizia di ieri che Bergoglio ha ri-nominato Bagnasco presidente della Cei per un altro mandato quadriennale.

  73. In questo mese si deve compilare il 730: nel dare una fugace scorsa al 730 dell’anno scorso dei miei genitori ultra settantenni, compilato grazie alla solita signora gentile del CAAF CGIL cittadino, mi sono accorto che i miei genitori hanno firmato per anni per dare il loro 8×1000 alla chiesa cattolica.
    Mia madre si è detta ignara di tutto, che li le diceva di mettere la firma, e li lei firmava…

    Il cattolico militante si annida ovunque, prestate attenzione dove apponete la vostra firma, soprattutto se siete ultra settantenni e con una vista che comincia a dare qualche problema.

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