Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Teoria di Napolitano

| 37 commenti

cropped-napolitano_silvioberlusconi.jpgNapolitano ha salvato il paese e le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato di restare in campo per salvare il paese e le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato la richiesta di PD, PDL e Scelta civica di restare in campo per salvare il paese e le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato la richiesta dei partiti di restare in campo per salvare le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato la richiesta di Berlusconi di restare in campo per salvare le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato la richiesta di Monti di restare in campo per salvare le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato la richiesta di Bersani di restare in campo per salvare le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato la richiesta di Bersani di restare in campo per salvare il PD e le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato la richiesta di salvare i partiti per salvare le istituzioni democratiche.

Napolitano ha accettato di salvare le istituzioni democratiche per salvare i partiti.

Napolitano ha accettato la presidenza della repubblica per salvare i partiti.

Napolitano ha accettato la presidenza della repubblica per salvare la presidenza della repubblica.

Napolitano ha accettato di salvare la presidenza della repubblica per salvare le istituzioni repubblicane.

Napolitano ha accettato la presidenza della repubblica auspicando il “rafforzamento delle istituzioni repubblicane”.

Napolitano ha accettato la presidenza della repubblica per rafforzare la presidenza della repubblica.

37 commenti

  1. A dire il vero, l’elezione di Napolitano mi sembra coincidere perfettamente con ciò che proprio Italo Testa, in queste stesse pagine, ha osato definire come “Giustizia poetica”:

    “Un’onestà e una fedeltà alle cose che si consuma nell’apparenza. Una finzione che proprio perché tale fa contatto con il mondo, ci lascia percepire le cose che lo abitano. Un luogo eventuale, su cui non avremmo mai contato. Un mondo che sta dentro il mondo, un ordine che è e non è di esso. Una forma del mentire onestamente. Un discorso ipotetico sulla conoscenza, sotto l’angolo di incidenza della giustizia”.

  2. POPOLO DI MORTI

    * Vittorio Emanuele II, Benito, Pietro, Alcide, Palmiro,
    Antonio, Giulio, Giuseppe, Enrico, Carlo Azeglio, Giorgio, Silvio, Pierluigi..*

    Dissero gli italiani popolo di morti.
    Tacquero i nomi di chi morti li volle.

    P.s.
    Rispetto alla democrazia, prendiamo atto che non c’è più: per i vecchi è il ricordo sempre più evanescente di lotte vere, per i giovani una parola svuotata di significati precisi (per assenza o impossibilità di lotte vere), per quelli che ci hanno guidato a questa agonia politica un cinico (e solo in apparenza laico) *instrumentum regni*. Possiamo per ora solo aggirarci tra i *sepolcri* della democrazia italiana e chissà quando…Siamo, come per Roversi (ed altri della generazione post-resistenza), alla nostra ennesima *dopo Campoformio*.

  3. Errata corrige

    * a Vittorio Emanuele II, Benito, Pietro, Alcide, Palmiro,
    Antonio, Giulio, Giuseppe, Enrico, Carlo Azeglio, Giorgio, Silvio, Pierluigi..*

    è una dedica ad alcuni miei amici…

  4. …Napolitano ha accettato la presidenza della repubblica per rafforzare la presidenza della UE e la presidenza degli USA.

  5. “Il est une loi fondamentale : on ne change pas sur place des vaincus en vainqueurs. (…) La victoire seule noue. La défaite non seulement divise l’homme d’avec les hommes, mais elle le divise d’avec lui-même. Si les fuyards ne pleurent pas sur la France qui croule, c’est parce qu’ils sont vaincus. C’est parce que la France est défaite, non autour d’eux, mais en eux-mêmes. Pleurer sur la France serait déjà être vainqueur.

    A presque tous, à ceux qui résistent encore comme à ceux-là qui ne résistent plus, le visage de la France vaincue ne se montrera que plus tard, aux heures de silence. Chacun s’use aujourd’hui contre un détail vulgaire qui se révolte ou se délabre, contre un camion en panne, contre une route embouteillée, contre une manette des gaz qui coince, contre l’absurde d’une mission. Le signe de l’écroulement est que la mission se fasse absurde. C’est que se fasse absurde l’acte même qui s’oppose à l’écroulement. Car tout se divise contre soi-même. On ne pleure pas sur le désastre universel, mais sur l’objet dont on est responsable, qui seul est tangible, et qui se détraque. La France qui croule n’est plus qu’un déluge de morceaux dont aucun ne montre un visage ; ni cette mission, ni ce camion, ni cette route, ni cette saloperie de manette des gaz.

    Certes une débâcle est un triste spectacle. Les hommes s’y montrent bas. Les pillards se révèlent pillards. Les institutions se délabrent. Les troupes, gavées d’écoeurement et de fatigue, se décomposent dans l’absurde. Tous ces effets, une défaite les implique comme la peste implique le bubon. Mais celle que vous aimez, si un camion l’écrase, irez-vous critiquer sa laideur ?

    Cette apparence de coupables qu’elle prête aux victimes, voilà bien là l’injustice de la défaite.

    Ainsi je ne me désolidariserai pas d’une défaite qui, souvent, m’humiliera. Je suis de France. La France formait des Renoir, des Pascal, des Pasteur, des Guillaumet, des Hochedé. Elle formait aussi des incapables, des politiciens et des tricheurs. Mais il me paraît trop aisé de se réclamer des uns et de nier toute parenté avec les autres. ”

    Antoine de Saint-Exupéry, “Pilote de guerre”, 1942

    Fortunati gli sconfitti sul campo di battaglia, dopo aver combattuto bene o male sotto la propria bandiera, dalla bandiera di un nemico che si presenta con il suo nome e la sua divisa.

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  8. Errata corrige 2

    Il primo amico è Vittorio Emanuele III

  9. Certo che è strano che nell’antologia di motivazioni proposte, non figuri la più importante e perfino ovvia, che, di fronte all’indegno spettacolo offerto dal parlamento, Napolitano abbia ricevuto sollecitazioni insistenti dall’establishment USA ed europeo terrorizzato dall’eventuale frana in sede italiana nel complicato e delicato equilibrio che nasconde lo stato di fallimento del sistema bancario mondiale, in modo che tale fallimento sia postergato il più possibile. Che poi un ceto politico sotto la mediocrità abbia reagito entusiasticamente all’ipotesi della riconferma, è un dettaglio di importanza secondaria.
    Dal punto di vista della politica economica, si può dire che i giochi sono appena all’inizio, bisogna vedere se si riesce a fare la grande coalizione anche per il governo e se i singoli provvedimenti governativi riusciranno effettivamente a passare, Vedremo, intanto domani sera sapremo due cose fondamentali, i risultati delle elezioni regionali in friuli, e i paletti che Napolitano riterrà di dover porre nell’accettare la riconferma.

  10. Il presidente della Repubblica deve essere uomo rassicurante per le istituzioni e i poteri politici ed economici mondiali, ça va sans dire, da che gli Alleati ci liberarono.
    Però stavolta, povero Napolitano, c’ha quasi 90 anni, ha detto in tutte le salse che voleva ritirarsi, i partiti politici sembrano bebé che strillano perché arrivi il papà a ripulirli dalla cacca che si sono fatti addosso (Grillo e Pd su tutti, per ragioni diverse veri infanti o adolescenti della politica incapaci di crescere; e, invece, come gongolava Porro ieri sera su La7, il vero statista, l’uomo equilibrato è risultato Berlusconi. Un Pdl politicamente maturo. Sic), e deve pure sentirsi dire che l’hanno rimesso lì gli Usa e la Ue e le banche internazionali. Andiamo… un po’ di senso del ridicolo. Cambiare il disco, s’è rotto.

    La verità è che non c’è alcun indirizzo, siamo al caos.

  11. SEGNALAZIONE

    Da http://www.soggettopoliticonuovo.it/2013/04/21/non-e-un-golpe-e-una-resa-marco-revelli-il-manifesto/

    Non è un golpe, è una resa – Marco Revelli (Il Manifesto)

    21/4/2013

    Da oggi l’Italia non è più una democrazia parlamentare. Non c’è altro modo di leggere il voto di ieri se non come una resa. Una clamorosa, esplicita e trasversale abdicazione del parlamento. Per la seconda volta in poco più di un anno una composizione parlamentare maggioritaria si è messa attivamente in disparte. Ha dichiarato la propria impotenza, incompetenza e irrilevanza, offrendo il capo e il collo a un potere altro, chiamato a svolgere un ruolo di supplenza e, in prospettiva, di comando. E se la prima volta poteva apparire ancora “umana”, la seconda volta – con un nuovo parlamento, dopo un voto popolare dal significato inconfutabile nella sua domanda di discontinuità – è senz’altro diabolica, per lo meno nei suoi effetti. C’è, in quella triste processione di capi partito col cappello in mano, in fila al Quirinale per implorare un capo dello stato ormai scaduto di rimediare alla loro congiunta e collegiale incapacità di decisione, il segno di una malattia mortale della nostra democrazia. La conferma che la crisi di sistema è giunta a erodere lo stesso assetto costituzionale fino a renderlo irriconoscibile. Forse non è, in senso tecnico, un colpo di stato. Possiamo chiamarlo come vogliamo: un mutamento della costituzione materiale. Una cronicizzazione dello stato d’eccezione. Una sospensione della forma di governo… Certo è che questo presidenzialismo di fatto, affidato a un presidente fuori corso per un mandato tendenzialmente fulmineo, stravolge tutti gli equilibri di potere. Produce una lesione gravissima al principio di rappresentanza. Soprattutto fa scomparire la tradizionale forma di mediazione tra istituzioni e società che era incarnata dal parlamento, tanto più se questo venisse occupato e bloccato da una maggioranza ibrida e bipartisan, contro-natura e contrapposta al volere della stragrande maggioranza degli elettori. D’ora in poi – e in un momento socialmente drammatico – Governo e Piazza verranno a confrontarsi direttamente e frontalmente, senza diaframmi in mezzo, senza corpi intermedi per la banale ragione che il principale strumento di mediazione, il partito politico, si è estinto in diretta, travolto dalla propria incapacità di mediare non più, ormai, gli interessi e le domande di una società abbandonata da tempo ma le proprie stesse tensioni interne, le contraddizioni tra le sue disarticolate componenti. Di questo è morto il partito democratico: della sua incapacità a contenere la spinta centrifuga dei propri interiori furori, degli odii covati per anni, delle idiosincrasie personali (rispetto a cui, diciamolo sinceramente, un voto per Rodotà avrebbe costituito uno straordinario antidoto e il segno di una possibilità di cura). Né si può dire che il Pdl sia mai esistito come partito, incentrato com’è sulla esclusiva figura del suo leader e sulla difesa dai suoi guai giudiziari. Dopo questa ostentazione pubblica di dissennatezza e incapacità non basterà nessun accanimento terapeutico, nessun appuntamento tardivo o attesa di una figura salvifica per rimediare al rogo simbolico della residua capacità operativa del Pd e in generale del centro-sinistra. Così come non sarà sufficiente un’estemporanea cooptazione nei giochi di potere del Pdl con relativi cespugli per assicurargli una qualche capacità di «controllo sociale». Anzi, lo vedremo sempre più spesso soffiare sul fuoco. Il rischio che la crisi italiana, contenuta finora entro le sponde imprevedibilmente solide della dialettica elettorale, entri in una fase esplosiva è terribilmente alto. E non si riduce proclamando coprifuoco tardivi. Né maldestri tentativi di abbassare la pressione con betabloccanti predicatori, ma con un surplus di partecipazione. Favorendo, con tutti i mezzi legali disponibili, una collettiva presa di parola capace di surrogare in basso il vuoto di senso generatosi in alto.

  12. Caro Lo Vetere,
    tra essere rassicurante per gli alleati ed essere un mandatario di potenze straniere c’è una differenza che non mi sembra una sfumatura.
    Vede, secondo il mio avviso (poi, posso sbagliare) il terribile spettacolo di disgregazione e di impotenza che danno i partiti politici e le istituzioni italiane è la scrittura scenica (genere: avanspettacolo) di una scelta drammaturgica fondamentale, quella di alienare la propria sovranità, che vent’anni fa il ceto politico e istituzionale italiano ha iniziato a gettar via come si butta un gatto morto nel giardino del vicino.
    Se un ceto politico rinuncia alla sua funzione primaria, che ne forma il senso e lo scopo, cioè al potere di decidere e alla legittimità, si suicida o tradisce, scelga lei la formula che preferisce. Le brutte figure sono solo una conseguenza della disfatta.
    La invito a leggere bene il brano di Saint-Exupéry che ho riportato più sopra, e le sottolineo tre frasi chiave: “Le signe de l’écroulement est que la mission se fasse absurde. C’est que se fasse absurde l’acte même qui s’oppose à l’écroulement. Car tout se divise contre soi-même.”
    Poi, ha ragione: sembro un disco rotto. Appena possibile, cambierò musica, più che volentieri.

  13. IL NUOVO…:

    “…e deve pure sentirsi dire che l’hanno rimesso lì gli Usa e la Ue e le banche internazionali. Andiamo… un po’ di senso del ridicolo. Cambiare il disco, s’è rotto. La verità è che non c’è alcun indirizzo, siamo al caos.”( Lo Vetere)

    … E IL VECCHIO:

    Italia 1977-1993

    Hanno portato le tempie
    al colpo di martello
    la vena all’ ago
    la mente al niente.

    Per le nostre vie
    ancora rispondevano
    a pugno su gli elmetti.

    O imparavano nelle cantine
    come il polso può resistere
    allo scatto
    dello sparo.

    Compagni.

    Non andate COSI.

    Ma voi senza parlare
    mi rispondete: «Non ricordi
    quel ragazzo sfregiato
    la sera dell’undici marzo 1971
    che correva gridando
    “Cercate di capire
    questa sera ci ammazzano
    cercate di
    capire!”

    La gente alle finestre
    applaudiva la polizia
    e urlava: “Ammazzateli tutti!”

    Non ti ricordi?»
    Si, mi ricordo.

    (F. Fortini, da “COMPOSITA SOLVANTUR”, p.43, Einaudi 1994)

  14. Non andate COSI.= Non andate così.

  15. I complottismi che si leggono, espliciti o tra le righe, tra questi commenti sono sconfortanti e consolatori rispetto a una situazione eufemisticamente drammatica. Se la scelta di Napolitano è stata un errore che pagheremo a carissimo prezzo (primo il pd che finirà per liquefarsi al primo voto di fiducia per il presunto governissimo), votare Rodotà ieri sarebbe stato un errore ancora più grave. O lo si proponeva e votava prima che diventasse il candidato dei 5stelle, oppure, dopo lo scempio fatto con Prodi, sarebbe solo risultato come la resa confusa e disperata ai dettami populistici di Grillo (e tra l’altro mezzo pd non l’avrebbe mai votato). Siamo ancora all’interno di un sistema parlamentare con regole definite dalla costituzione che non si possono usare a piacimento. Cedere alle urla di una massa urlante su web o in piazza, che ‘vuole’ il suo presidente, significa dichiarare davvero l’inutilità della mediazione della rappresentanza (l’analisi di Revelli vede solo un lato della questione e non quello, più preoccupante, che investe in maniera radicale le forme di espressione del consenso). Il dramma è che c’è uno scollamento assoluto tra questo desiderio di presidenzialismo populista, inconsapevole e tutto pulsionale, che è l’altra faccia del mito della partecipazione diretta, e la realtà delle istituzioni repubblicane che sono state disegnate dalla Costituzione post Ventennio e post guerra e che non prevedono, per loro natura, l’adeguamento istantaneo a quello che cittadini, attivisti o militanti – più o meno pilotati da un capo-guru che grida al golpe – decidono sia il meglio per tutti in quel momento.
    Le modalità dell’elezione di Napolitano, con i partiti incapaci e imbelli che vanno a pregare il presidente quasi novantenne di aiutarli a risolvere la magagna, è la perfetta rappresentazione simbolica di quello che l’Italia è: un paese in stato di minorità, scisso tra strutture gerontocratiche e pulsioni immaginarie adolescenziali.

  16. “Alienare la propria sovranità” mi pare un ottimo programma: dopo aver votato tutta la vita per i Radicali, a questo giro ho scelto Monti e sono altresi’ felice della riconferma di Napolitano + annesso governo di larghe intese. Fatta l’Italia, non s’e’ riuscito a fare gli Italiani? Rilanciamo: fatti gli Europei, si faccia l’Europa anche come Confederazione.

  17. “Rilanciamo: fatti gli Europei, si faccia l’Europa anche come Confederazione.”
    (Il fu GiusCo)

    Ma dove sono ‘sti Europei fatti?
    Ed è un segno di grande intelligenza politica quel “si faccia l’Europa” alienando sovranità? Mentre altri – USA in primis, ma non solo… – non ne cedono un millimetro, della loro?

    E poi: “ho scelto Monti e sono altresi’ felice della riconferma di Napolitano + annesso governo di larghe intese” (Il fu GiusCo).

    Proprio una bella bandiera!
    La sventolano gli io-massa, che ancora sono (o si sentono) al riparo dalla crisi e possono distinguersi dal noi-massa (disoccupati, precari, pensionati sì e no a 500 euro al mese, immigrati che si emancipano attraverso un bel lavoro in nero + qualche schioppettata ogni tanto sparata per caso da qualche io-caporale) costretti a mugugnare o al massimo a “grilleggiare”!
    Allegri, che in Italia naufraghiamo euforici e felici: alla guida del Titanic abbiamo il NUOVO CHE AVANZA!

  18. Concordo in pieno con Cristina Savettieri, che ringrazio per avere postato una riflessione profonda sulla situazione drammatica dell’Italia.

    Vorrei esprimere il mio disagio nel vedere pubblicato sia questo post, sia la maggior parte dei commenti che leggo. L’ironia e il cinismo mi sembrano atteggiamenti fuori luogo in questo momento. Non mi resta che sperare che Mauro Piras abbia il tempo per pubblicare un post – ho sempre letto con grande attenzione e interesse i suoi commenti e le sue risposte.

  19. Mah, una Confederazione ristretta e poi gli Stati Uniti d’Europa sono il naturale approdo -per necessita’- del Continente in via di declino. Ci saranno ancora molti mal di pancia e un generale impoverimento delle masse (io e noi, come le vuole Abate), ma sono piu’ sopportabili di guerre e trincee. Ri-avere Napolitano con un auspicabile governo di larghe intese, in Italia, aiutera’ a far la voce un po’ meno flebile in sede di contrattazione a Bruxelles. Altre vie non hanno mai portato a nessuno sbocco costruttivo e positivo. Molte delle stesse istanze civili dei Radicali, a me care, sono state passate ed infine approvate in Parlamento. Impari, Grillo, impari a relazionarsi al gioco democratico, anche se ho il sospetto che -da buon italiano- anche a lui faccia comodo il tanto peggio tanto meglio. Saluti.

  20. grazie Italo, per il collage compiuto degli interessi mediatici /finanziari e palese nudità regale

  21. non c’e’ bisogno di alcuna teoria del complotto, ne’ di alcun complotto (@savettieri). c’e’ una azione, e una lista di spiegazioni di questa azione. molte di queste spiegazioni sono descrizioni di eventi. molte di queste spiegazioni sono compatibili. molte di queste spiegazioni non sono intenzionali. molte di queste spiegazioni descrivono cascate di eventi che quell’azione produce, nonostante le migliori intenzioni. e’ senz’altro una situazione ironica: ma nel senso tragico del termine.
    quanto al cinismo, prego rivolgersi per questo ai dirigenti del pd e ai loro fiancheggiatori, al realismo politico senza senso della realtà che ne ha ispirato l’azione, agli ideologi che procurano giustificazioni razionali per tutto questo.

  22. “Vorrei esprimere il mio disagio nel vedere pubblicato sia questo post, sia la maggior parte dei commenti che leggo […]Non mi resta che sperare che Mauro Piras abbia il tempo per pubblicare un post “(alessio baldini)

    Piras, salvaci tu! Ma, per favore, un post-foglia di fico, no!

  23. @ Italo Testa
    Guardi che non sono io ad aver tirato fuori i legami tra Napolitano e gli US, quindi si rivolga a qualche altro commentatore se vuole stigmatizzare il complottismo.

  24. Una aggiunta che singolarmente manca dall’elenco:
    Napolitano ha ricevuto una telefonata (interurbana) che non poteva non ascoltare.
    Nessun complotto, anche così la politica e la diplomazia internazionali agiscono, oppure bisogna sempre aspettare le rivelazioni di wikileaks? O che ce lo dica fra qualche decennio qualche storico free lance?
    @ Ennio Abate:
    una piccola aggiunta anche al tuo commento: quando scrivi che la democrazia è “per i giovani una parola svuotata di significati precisi (per assenza o impossibilità di lotte vere)”, mi pare ti riferisca all’effetto d’una causa, ossia dell’analisi politico-economica dello stato di cose presenti, la cui mancanza ultradecennale nei partiti cosiddetti di sinistra è stata sostituita da una serie di lotte personali per il potere. Senza questa analisi complessiva a monte, è poi difficile fare “lotte vere”. C’è da rimpiangere le vecchie scuole-quadri d’una volta, la cui distruzione ha portato all’attuale nulla teorico-pratico, grazie anche al relativismo fondamentalista (pare un ossimoro, ma non lo è) che ha accompagnato il processo, secondo il quale “la tua opinione vale quanto la mia”, e in barba al fatto che sono le analisi scientifiche (mi si perdoni l’aggettivo arcaico) a valere (o a non valere), non le opinioni.

  25. A un commentatore, “alienare la propria sovranità pare un ottimo programma” (il fu GiusCo).
    Eh, parve così anche a quei francesi che dopo la sconfitta narrata da Saint-Exupéry, trovarono un ottimo programma il governo di Vichy. Anche loro, contenti che finalmente, passasse qualche buona legge (a difesa della famiglia, dell’ordine, della proprietà). I più lungimiranti speravano negli Stati Uniti d’Europa, sotto la guida tedesca. Certo, ci sarebbero stati inevitabili “mal di pancia” e “impoverimento delle masse”, ma gli Stati Uniti d’Europa erano “il naturale approdo del continente in via di declino”. I più coraggiosi e puri ci credevano così profondamente, negli Stati Uniti d’Europa, che si arruolarono nelle Waffen SS: gli ultimi difensori del bunker di Hitler furono un tenente SS e il suo reparto, tutti francesi, che combatterono eroicamente fino alla morte.
    Certo però che la storia è curiosa. Passano ottant’anni e uno (immagino più d’uno), che vota radicale, è di sinistra progressista, per i diritti civili, etc., la pensa tale e quale a un collaborazionista francese, e come quello si sentiva rassicurato dal quasi nonagenario Pétain, si rasserena con l’88enne Napolitano.
    Ma certo il paragone è assurdo: come paragonare i fascisti agli antifascisti? Il male assoluto al progresso civile e morale? Il collaborazionismo al cosmopolitismo? E poi, via, combattere, morire, le Waffen SS, le trincee, le guerre…tutte cose che non si fanno e non si portano più…

  26. @ savettieri: @ era per il tema del complottismo, non per attribuirle una tesi complottista (che sia valida o meno, i risultati non cambiano)

    @francesco: credo che (1) valga la pena far una teoria solo di oggetti che abbiano dignità, e (2) sia possibile fare una teoria solo di oggetti che abbiano una qualche consistenza (logica e ontologica).
    A motivo di (2), ad es., non ci può essere una teoria di Bersani.
    A motivo di (1), ad es., non varrebbe la pena fare una teoria di D’Alema.

  27. Se questa è la risposta intellettuale alla confusione politica, istituzionale e culturale del paese, allora è inutile stupirsi di cosa è successo in Italia. Il paese è finito, la confusione è profonda, generale, collettiva e chi dovrebbe parlare per chiarire o spiegare snocciola mantra incomprensibili, non meno esoterici e inutili di quelli delle caste politiche.

    Concordo con @Baldini. Questo post provoca disagio e imbarazzo in chi lo legge, ci si vergogna un po’ quasi. In un momento come questo dare un segno di serietà e di profondità maggiori avrebbe giovato a tutti.

  28. Trovo sia il post sia i commenti pieni di un cinismo conformista, che sa molto di scioccherie alla Lombardi-Crimi.

    Un uomo di 87 avrebbe solo voglia di starsene in pace: ma avete idea della vita di un presidente al Quirinale? Molti di voi non reggerebbero neppure una settimana ad appena 40 anni – e non parlo solo dei sedicenti poeti…

    Che vergogna questo qualunquismo disumano ammantato di presunta sapienza…

    E che delusione che un blog come questo ospiti questa roba.

  29. Certo che nascondersi dietro una generica accusa di complottismo o di senso del ridicolo, può anche apparire un espediente retorico efficace, ma a una tesi non genericamente complottista, ma che specifica una precisa strategia così lineare da non giustificare neanche la qualifica di complotto, bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di rispondere nel merito.
    Che l’insediamento del governo Monti sia stato causato dalla tempeste sui mercati finanziari del novembre 2011, spero che consentiamo tutti, è la motivazione ufficiale che è stata data. Ma la tempesta finanziaria non è certo un affare esclusivo dell’Italia, potremo credo convenire che se si inabissa l’Italia, si porta dietro tutta l’area euro prima, e in successione tutti quanti, visto lo stato prefallimentare del sistema bancario globale. Quindi, è evidente che quando Giorgio Napolitano allora insediò Monti, lo fece anche a nome e per conto degli altri grandi paesi occidentali, a loro volta succubi delle grandi banche.
    Poichè non esiste alcun elemento che possa far concludere che la situazione dell’economia globale sia da allora cambiata ed uscita dai problemi di allora, è chiaro che nessun paese possa permettrersi nenache oggi che l’Italia ritorni nel caos finanziario a causa della sua situazione politica impazzita.
    Che abbia di complottistico l’ipotesi perfino ovvia che Obama e la merkel e probabilmente molti altri premier mondiali si siano spesi per premere su un recalcitrante Napolitano allo scopo di convincerlo a riprendere la situazione nelle proprie mani?
    Faccio infine notare che questa ricostruzione dei fatti non contrasta per niente della natura endogena della crisi parlamentare che sicuramente c’è stata e c’è tuttora, che quindi questi mediocri parlamentari abbiano accolto con entusiasmo quello che a loro appare come un salvagente per non vedere il loro mandato parlamentare finire subito e dover tornare a casa. Ciò che ci tenevo a sottolineare è che se ci fermiamo agli scazzi della classe politica italiana, non cogliamo la motivazione sicuramente più importante e le conseguenze che proietta sul futuro più prossimo.

  30. provoca anche a me disagio e vergogna questo post, perché descrive una situazione disagevole e vergognosa.

    Quanto alla “serietà” e alla “gravità” che sarebbero richieste da tale situazione, vorrei osservare quanto segue:

    Prima, in nome dello stato di emergenza, si è arrivati al governo tecnico. Poi in nome del presunto stato d’emergenza e della salvezza del paese, si è arrivati in questo modo alla ricandidatura del presidente della repubblica. Ora in nome dello stato di emergenza si vorrebbe censurare qualsiasi riflessione che non sia “seria” e “grave”. Si potrebbe però riflettere sul fatto che a condurci fino a qui (cfr. ad esempio la “linea” politica del PD) sono state proprio le riflessioni “serie”, improntate a un presunto realismo politico (privo però di senso della realtà del paese), alla censura di qualsiasi idea politica in nome di un malinteso senso di responsabilità verso l’esistente e i suoi vincoli (spesso solo immaginati, e smentiti a posteriori), in nome infine della gravità della situazione, ma in verità solo della gestione cinica dell’esistente, della gestione di un consenso che si immaginava di poter governare prima di disporne, senza mai essersi posti il problema di guadagnarselo con qualche idea?

  31. @ chi: benvenuto il Napolitano-bis, magari come “male minore”. Se si va a guardare il pedigree del nostro “nuovo” PresdelaRep, tra le cose che più colpiscono, oltre agli “sbagli di gioventù”, è il suo discorso alla Camera dei Deputati in occasione dell’entrata dell’Italia nello SME, preludio all’euro. Una forte e motivata critica alla moneta unica, in cui l’allora migliorista diceva che “la resistenza tedesca a dare garanzie economiche per il riequilibrio interno della Comunità imporrà una linea di rigore a senso unico e di tagli ai salari: servono garanzie per l’economia altrimenti sarà un grave problema” (basta consultare, ma bisogna aver voglia di farlo, gli atti parlamentari del 13 dicembre 1978). Parole che oggi si sono tristemente avverate, ma, guarda caso, oggi che quell’analisi si è avverata, Napolitano pensa il contrario. Come mai?

  32. Condivido la posizione di Savatteri. Aggiungo che nel nostro povero Paese continua a esserci un problema di Democrazia, anche da parte di chi va avanti a invocarla come una specie di mantra. A destra c’è un leader padrone capace di resuscitare se stesso nello spazio di pochi mesi e ridurre al silenzio la babele del PDL: chi si ricorda più le liti quotidiane degli sbandati pidiellini in lotta per la successione? Tornato B, serrate le fila, tutti in riga, nessuna voce fuori dal coro. Ma a sinistra la situazione è ben peggiore: da quelle parti la Democrazia pare sia un oggetto amorfo a una dimensione, un salvacondotto per dire e fare come gli gira. Il lato B non se lo fila nessuno, l’altra faccia della medaglia, quella che prevede di uniformarsi alle decisioni democraticamente assunte a maggioranza è totalmente fuori dal loro campo visivo. E il bello è che hanno pure la faccia di spacciare per effervescenza dialettica la loro totale incapacità di fare squadra.
    Neanche Grillo si aspettava questo strike al primo colpo, la deflagrazione ha spostato persino lui, la conferenza stampa di oggi ne è la dimostrazione concreta.
    Mettiamoci comodi, ci aspetta un altro bel ventennio.

  33. Serietà, gravità. Secondo me, la situazione politica è molto grave. Quanto a serietà, ce n’è anche troppa a sinistra, peccato che sia fasulla. Il PD ha un problemino, grave ma non serio: che ha scommesso tutto il suo capitale politico sulla UE e sull’euro, sugli USA, e adesso si accorge che a) non può più tornare indietro b) la scommessa costa troppo non solo all’Italia e agli italiani (come ad esempio Napolitano sapeva benissimo) ma anche alla propria classe dirigente e al partito tutto, che si disgrega.
    Peccato che nel frattempo, si disgreghi anche lo Stato, le istituzioni, l’economia, insomma in generale l’Italia come realtà politica.
    E poi si parla della sindrome del giocatore d’azzardo di Mussolini. In confronto, quello era un giocatore di briscola e tressette.

  34. Un uomo di 76 anni avrebbe solo voglia di starsene in pace: ma avete idea della vita di un presidente del PDL? Molti di voi non reggerebbero neppure una settimana ad appena 40 anni.
    Che vergogna questo qualunquismo disumano ammantato di presunta sapienza…

  35. «In un momento come questo dare un segno di serietà e di profondità maggiori avrebbe giovato a tutti.» (Claudio)

    In un momento come questo…
    sarebbe serio manifestare in piazza tutto il nostro dissenso verso chi ha abbondantemente dimostrato la sua grettezza politica che vuol conservare l’inconservabile e lo fa pagare alla maggioranza di noi.
    Ma per manifestare seriamente, e cioè senza pope Gapon in testa ai cortei e senza illudersi che dietro l’angolo ci sia la presa del Palazzo d’inverno o non so che, ci vorrebbe un partito capace di organizzare e far maturare politicamente il dissenso e l’indignazione nei modi adeguati alla grave realtà che stiamo subendo.
    Purtroppo coi vecchi partiti siamo al suicidio o al fratricidio programmato nel loro stesso seno da clan ormai quasi tribali. Col movimentismo a 5 stelle a me pare che si buttano un po’ di sassi e poi si nasconda la mano che li ha tirati.
    Restano ancora disperse minoranze che cercano di pensare l’orrore della storia in cui stiamo precipitando e dire qualche verità.
    Vuole che si azzittiscano?
    Sappia che il silenzio sulle malefatte dei potenti non è mai stato d’oro.

    P.s.
    Se davvero ama la “profondità”, provi a leggere come la pensava B. Brecht. Qui: http://moltinpoesia.blogspot.it/2012/11/ennio-abate-sulle-cinque-difficolta-per.html

  36. Ovviamente non possiamo sapere cosa significhi essere Napolitano. Ma non è necessario essere Napolitano per immaginare che cosa significhi essere un uomo di 87 anni che ha esercitato, in modo anche contestabile, ma sempre con fermezza e dignità il proprio ruolo, e che si è trovato, o ha creduto di essere costretto (o forzato, o indotto, o spinto) a compiere una scelta contro la propria volontà, obtorto collo, nonostante le decisione precedentemente presa e pubblicamente annunciata; che si è trovato, o ha creduto di essere costretto (o forzato, o indotto, o spinto) a compiere una scelta da (a causa di, per pressione di, a ragione di) politici privi di dignità che, per inettitudine, o per calcolo, o per entrambe le cose, gli hanno chiesto di venir meno all’impegno preso pubblicamente, verso di sé e verso il paese, di non accettare la ricandidatura, e così di esonerarli dal rischio che una decisione politica libera e fuori controllo potesse maturare all’interno di un processo democraticamente aperto. Non è necessario essere Napolitano per poter immaginare che proprio in virtù della decisione già presa di non ricandidarsi, egli possa aver nutrito in cuor suo forti dubbi sull’opportunità della scelta che lo spingevano a compiere, e che nonostante tutto abbia deciso in tal senso. No, non sappiamo cosa significhi essere Napolitano, sopportare il peso morale di una tale decisione, ma sappiamo che la sua scelta, qualunque ne sia stata la causa, e la motivazione interna, si inserisce in una serie più ampia di eventi e ha già prodotto una serie di conseguenze, e altre ne produrrà, alla luce della quali dobbiamo interrogarci anche noi sulla sua opportunità: se con essa egli non sia venuto meno a un impegno preso verso la nazione e a un dovere verso se stesso; se quella scelta, per la situazione in cui è maturata, anziché la soluzione della crisi del paese non stia producendo il suo aggravamento; se la condizione in cui la scelta di Napolitano è stata presa fosse veramente senza alternative, oppure se non sia stato proprio l’aver accettato di piegarsi alle pressione esercitate nottetempo nei suoi confronti ad aver bloccato qualsiasi alternativa e processo di decisione democratica; se tale scelta, ancorché legale, sia democraticamente legittima.
    Non sappiamo sin dove ci condurrà tutto questo: però già sappiamo che la scelta di Napolitano ha già di fatto modificato e rinforzato materialmente i poteri della presidenza della repubblica, ha già fornito una premessa per gli argomenti di quanto invocano il presidenzialismo come soluzione autoritaria alla crisi del sistema politico, ha già fornito la premessa per la tesi che la situazione creatasi non aveva alternative, ha già fornito (a Napolitano stesso) la premessa per la tesi che questo è l’unico governo possibile. Ha già fornito le premesse per una descrizione unica del contesto – emergenza, stato di eccezione – nella quale la scelta stessa è maturata. Ha già fornito le premesse per una restrizione del nostro senso della realtà e delle alternative democratiche.

  37. @ it

    Non è necessario essere Napolitano. Basta essere noi stessi e controllare il nostro tenore di vita in calo e quello della gente attorno a noi. Io sto facendo l’elenco degli amici che, già cinquantenni, perdono il posto di lavoro. Per ora si riesce ancora a fare una sottoscrizione per aiutarne qualcuno, ma poi…

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