Paradossi della Condizione umana

di Pierluigi Pellini   [Questa recensione è uscita, con alcuni tagli, su «Alias»]   Un titolo memorabile: precoce emblema di tutta la stagione esistenzialista, La condition humaine. E un incipit folgorante: il terrorista, Chen, uccide nel sonno un trafficante d’armi, nella penombra sospesa e allucinatoria di una camera d’albergo (siamo

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Un Perec troppo facile

di Pierluigi Pellini   [Questo pezzo è uscito su Alias]   Bipartito fin dal titolo, il libro che Georges Perec ha pubblicato nel 1975 dopo una lunga e tormentata gestazione, W o il ricordo d’infanzia (torna in questi giorni in libreria per Einaudi: nuova traduzione di Maurizia Balmelli, prefazione di

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Erudizione snob

di Pierluigi Pellini [Questo articolo è uscito su "Alias"]. Nel ricorrente, e in anni recenti un po’ stracco, dibattito sull’identità europea, e sull’esistenza di una letteratura del vecchio Continente capace di nutrire un immaginario condiviso, non di rado viene evocata, come possibile modello positivo, la cosiddetta Repubblica delle Lettere: una

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Requiem per una pseudoscienza

di Pierluigi Pellini [Dieci giorni fa è morto Gérard Genette, uno dei fondatori della narratologia. Questo tombeau è uscito sulle pagine culturali del “Manifesto”]. C’è tutto Genette, con la sua sferzante (auto-)ironia, nella definizione scherzosa che ha dato, una decina d’anni fa, della narratologia, la disciplina che più di ogni

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Mallarmé e la tribù

di Pierluigi Pellini [LPLC va in vacanza fino a settembre. Anche quest’anno, per non lasciare soli i nostri lettori, riproporremo alcuni dei pezzi apparsi nei mesi precedenti. Questo intervento è uscito il 13 giugno 2017 ed è precedentemente apparso su «Alias»]. Stéphane Mallarmé è lo scrittore ottocentesco che, insieme a Gustave

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