cropped-luigiGhirri_BL416851.jpgdi Alessandro Fo

[In questi giorni è uscito Mancanze (Einaudi), il nuovo libro di poesia di Alessandro Fo. Ne presentiamo alcuni testi]

Il prato metafisico

fiat

Ha piovuto nel prato. Con i cani
cammino e il lastricato
è cosparso di chiocciole.
Le schiaccio
involontariamente,
e mi dispiaccio
di sterminare vite,
anche minuscole.
Più semplici dei cani,
a muso basso
vaganti,
più semplici di me.
Non sono loro ad aver steso il selciato.
E né chiocciole,
né cani,
né noi
il prato
col brulichio infinito delle vite
radici
larve
chiocciole
formiche
due cani
e me,
che ce ne andiamo al passo
fra le innumeri forme qui fiorite
parallelamente
sistematicamente
gerarchicamente, e fra le nebbie
del dubbio casomai di questo passo
si dimostrasse niente…

*

Diciassette

Come lenta si addensa nei licheni
e opaca si coagula la linfa
(secondo Montesquieu), ed evolve in stelo,
così la melodia nel la bemolle
minore del preludio 17.

Due volte, nelle due modulazioni
in tonalità con diesis, Chopin
tocca la vetta della gioia, al limite
in cui può rovesciarsi nelle lacrime.

Ma da un capo all’altro la tastiera
non conosca disomogeneità.

Limosoque palus obducat pascua iunco.
Sotto giunchi e palude, melodia
chiusa in fondo a una sua propria sfera,
avvolta in amicizia da altre voci.
Un brumoso paesaggio immateriale,
sogni e vita in assidua pulsazione.

*

Vesti di un angelo

Per un abito bianco a fiori neri
stampati sulla seta,
con una sopravveste trasparente
che su vi coincideva
preziosissimamente,
si schiudeva – nella tenerezza
simbolica, geometrica,
di una flora d’Aprile che ha sparso orme
su di un prato gentile nella neve,
mosso a morbidi colli dalle forme –
un frammento del già perduto Eden.

Né lei, probabilmente,
saprà mai quanto deve
alla sua veste il minimo bagliore
che ne riflette forse questa via
d’inchiostro e carta in metrica:

ispira diffidenza la poesia,
non convince la delicatezza,
poca gente è all’altezza dell’affetto,
quasi niente è il rispetto dell’amore.

*

Angelo minacciato

Di notte, a fine di un assurdo viaggio,
anch’io speravo nella coincidenza
là dove esasperati pendolari
coniano la variante
che «si è fermato a Empoli».

Sul parapetto del sottopassaggio,
col volto al muro, una ragazza orientale
si rigirò un secondo a guardare
con un’infinita aria di pena.

Già affondando lungo le mie scale
ne scorsi ancora, che ornava la schiena,
l’imprescindibile ormai tatuaggio
e, frammento di stella, già perduto
l’umido, obliquo lampo di uno sguardo.

Implorava un aiuto?
……………………………Ero in ritardo
sull’impatto,……….o mi mancò il coraggio.
Non prese treni. Forse si vendeva.
E di lì a poco dileguò nel buio
(la vidi dal binario)
col suo sacchetto di plastica blu.

Angelo nell’inverno

Alta, delicata e molto bella,
come quando cammina,
nutre in grazie soavi femminili
dolci sbilanciamenti
che virano a infantili
sbadataggini i quieti movimenti.
Bruni capelli, in cima
le scendono copiosi sulla spalla.

Brevi conversazioni
sulle scarpe sporcate dal cantiere,
sulla macchina all’improvviso guasta.
Istantanee, poi basta,
di nuovo ci si perde
fino a un altro frammento lungo sere
programmate già diversamente.

E chissà se una lente
su quei pallidi nulla,
a ingrandire sorrisi e sensazioni
di uno schiudersi breve,
non dissigillerebbe
la fredda, concolore
agli abiti invernali,
neve del cuore.

*

Padre già quasi angelo

I. Difficoltà improvvise a deglutire

Nella Dottrina cristiana Agostino
scrive dell’importanza,
così inattesa, di un bicchiere d’acqua;
questo, perché «chi avrà dato anche solo
un semplice bicchier d’acqua
a uno di questi miei fratelli più piccoli…»
Così, a salvarsi, basta un bicchier d’acqua.

«Stai meglio?» «Sì, sto molto meglio, guarda»
e afferra il bicchier d’acqua
da sopra il comodino,
beve due sorsi quasi con noncuranza
(chi l’avrebbe mai detto: un sorso d’acqua
potesse assumere tanta importanza):

«Facile come bere un bicchier d’acqua!»

II. È importante la progettualità

Prima, come un bambino
si spreme in bocca dalla punta un formaggino
che si è fatto scartare appena appena.
«Ma l’altro non andava bene lo stesso?»
«No, troppo aperto. Ormai è già compromesso.
Lo metteremo poi nella minestra».

Aspettiamo la cena.

Riassume un lungo racconto di insetti
nei dettagli, sdraiato sulla schiena,
gli occhi azzurri stupiti e spalancati.

«Non va giù la pastiglia per il colon».
Fuori dalla finestra
bel tramonto sul Tevere
con l’Eur colore rosa,
nubi grigie sui tetti.

«O’, Raisport li ha già annunciati:
a ottobre i mondiali di pallavolo.
Ricordi quando già ci furono a Roma?
Io sarò qui per la cura…
……………………………….Sai una cosa?
Ci ritorniamo insieme».

 

[Immagine: Luigi Ghirri, Kodachrome (gm)].

 

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