cropped-Serrano-Policastro.jpgdi Gilda Policastro

n. 12

I modi di morire, due li sappiamo,
l’incidente, il cancro, e poi l’infarto secco, l’embolo,
il soffocamento. Quest’ultimo, abbiamo appreso da poco,
vale per i bambini: quelli che non gli praticano in tempo
l’Heimilich, oppure che non hanno l’ess-i-di-esse∗ ancora prima
In casa muori facile, soprattutto in cucina,
ma pure in bagno, camere e tinello,
le scale, per gli anziani, urti per tutti,
folgorazioni schiacciamenti,
a seguire ustioni (termico- chimiche) e avvelenamenti:
4,5 milioni di infortuni, di cui 8000 con esito letale
E questi sono i morti delle statistiche, dei rapporti annuali
Poi ci sono i modi eccezionali, adesso va il femminicidio: prendi una donna,
cuocila a modo, sgozzala come un maiale,
se lo sai fare (servono corde, un forno a legna, un cavetto del tipo di-vu-di),
un tempo l’infanticidio: Cogne, quella meno famosa Meri,
e altri, l’albanese ne ha macellate un-due-tre in una notte sola
Oppure ci sono le botte: prendi due che sempre nella notte, ubriachi,
si abbandonano, dice il superstite, a una guasconata
L’altro muore tra caserma e psichiatria: si è picchiato da solo, ha battuto
la testa, dichiara l’arma (si chiamava Uva Giuseppe,
e dici tu che l’hanno vendemmiato): anossia posturale (je so’ saliti sopra) per quell’altro,
Aldrovandi, Riccardo è morto ricorsivo (sto morendo,
sto morendo), autoevidente, metanarrativo
Non ci daremo pace, oh se,
tanto, passato un mese
E poi ci sono le deformità: teste cave, arti mancanti, escrescenze (collo, piede
dita in numero variabile da nove a tre), sindromi da immunodeficienza, sla
oppure le sevizie, atti sadici su uomini e animali, ferite profonde e senza lividi
che se non muori, bene comunque non stai, in quei casi là,
oppure l’ha crocifissa e dice: è andata oltre, ma ci sta-
va, lei, gliel’avevo spiegato al dettaglio (t’impalo come gesù cristo, chissà)
The happy song makes me happy: alle 8.33 scrive Courtney (near High Point,
North Carolina), le 8.34: si schianta contro un albero
muore sul colpo, la miglior cosa: ok anche l’infarto, non nascere proprio,
morire ultimi, morire a iosa: 280 mila lo tsunami ad Aceh, Sumatra,
5846, el evento telúrico más potente
en la historia de la humanidad; 142 mila, baia di Sagami
E le guerre? le guerre, quante vittime fanno: 2-3 milioni, compresi i feriti
a Saigon, Yom Kippur da 8 mila a 18; 35 (+ 1000 e passa
della coalizione) in Kuwait, senza dimenticare la Shoah, ça va.
E i sinistri stradali? 1700, sulle strade urbane,
la domenica specialmente (2,8 morti per 100 incidenti)
di notte, il sabato, tra i venti e i trent’anni, veicoli coinvolti:
autovetture; vittime: conducenti (69%)
Di suicidi è pieno, fra le comparse: nel forno Incandenza, il tritarifiuti
per la maman di Psychosis: ci prova lei stessa, in acidosi
Eppure continuano a nascere, invece di una morte completa,
assennata, plenaria: le specie della morte: bene, se si muore, non male
se si muore bene, terzo modo di morire: è sacrosanto,
il gioco finché è bello è bello, poi non tanto
Morire di morte letale, con la siringa: il cocktail ha fallito,
meglio la cinghia, l’elettroscossa, il deportato,
quelli che durano ancora
dopo l’ultimo fiato
Chiudere con la morte:
crollare o scrollare,
abitare da capo, a un di presso
i pixel del volo, cromakey del decesso (schianto)
e in aggiunta ai tradizionali referti (dna:
per sempre del volto)
sotto ai cipressi,
un selfie

*

n. 5

a m

La poetica dell’oggetto
non ti persuade
più: il rubinetto
perde occasioni di continuità
nella goccia transeunte (dei morti,
le unghie, crescono due millimetri ancora,
per notte)
Dividiamo le colpe
a metà, per la conservazione dell’istante – Il’ič non vuole morire
maledice la bile, Prascovia Fedorovna e l’opulenza,
nell’esercizio del patire
imparandolo di netto o soppiatto
quell’andarsene nel buio a non finire
(e i capelli, ancora due millimetri
per volta)
Le sette di mattina, ti scappa
una scarica di parole cave
nell’impennata del cortisolo
(d’infarto si muore un po’ prima,
verso le cinque);
nel mottetto la forbice recide
del volto di chi, il giardiniere e dove spara,
nell’altro, il cannone, quel colpo preprandiale
e quando lo mangiano, i morti,
il melograno
Scrive poesie con gli errori,
Amelia, e
il costrutto che non tiene
in Virginia W.
La rotta è connessione di sutura
o pretesa di risarcimento
nell’equilibrio dei caratteri discreti, commessura
tra punto e cerchio, caos e ritornello
(seen today alle cinque,
su whatsapp, come l’infarto;
d’incidenti si muore il pomeriggio,
un po’ prima, verso le tre,
le coliche renali)

*

Refresh

gli puoi far dire fare
quel che ti pare (sono anni)
ai morti: rovesciano l’ideologia delle unghie,
restando al riparo
quando li convochi
e se li chiami, oppure,
dirimpettai nel granitico essiccare
delle violacciocche, più spesso
sminuzzano il gelo, lo smembrano
in parti piccole e diseguali, poi nel silenzio
domandandosi se tu, per fame,
ti nutriresti
di carni umane («esistono
anche i cannibali»), o se te li ricordi
sbiaditi (la foto più in alto), coi baffi
(la nonna le unghie no, ma i peli
ricrescono uguali) e stanchi di correrti incontro,
a ogni rigurgito un sogno
diverso, chinata nella vasca le puliva le braccia,
l’ucraina badante

*

n. 8

meglio un fiore oggi che
basta fiori, mi spunta
un fiore in bocca, non hai capito fiore
de rienzo, in tivù,
se son fiori resteranno
fiori a chi tocca
(basta fiori)(n fiorello)
fiori, fiori, fiori tutti l’anno, dobbiamo
essere dalla parte dei fiori
resistere non serve ai
f ate vobis
i te missa
o ra pro nobis
r elata refero
i mo fiore in alto,
i fiori
d’arancio
rossi per me, ho comprato stase-
questo fiore non
si nega a nessuno ma
le canzoni son come un fiore-detto
d’amore (parlano di te)
fiori crisantemi, violacciocche,
gelsomino notturno, digitale
power people have the flowers
l’estetica dei fiori, aggiungi un fiore
del Cairo (purpurea, cos’è poi l’ocra)
i quattro fiori in padella,
ho perso un sacco di fiori,
state fiori se potete,
sottosopraffiori
nell’impero dei
fiori a pioggia, a tutta birra a
go go, nell’investimento,
nella rissa dei fiori,
libreria centofiori,
sono fiori tutto il week-end per
la ristrutturazione, l’intercapedine floreale, la passeggiata
ai fiori imperiali, che rottura
di fiori hai notato, assaggia quel fiore, no,
sono vegano e se le foglie respirano
all’ultimo fiore, sei un figlio dei
fiori finiti, s’era assopito
un fiore, non recidere forbice quel –
di palo in fiore, andarcene con le pive nel
fiore per i morti,
fioretti, manco l’ombra di un –
dai tempi del fiore, in punta di
fiore, dài tempo al -,
per me solo fiori, grazie, e nient’altro,
in regime di fiori (opere di bene, no?)
il giusto rapporto fiore-prezzo,
ci vai tu a prendere i fiori a scuola?

[Immagine: Andrea Serrano, Don’t text and die (gm)].

 

8 thoughts on “Inattuali

  1. Non conosco G.P., non ho mai letto niente prima – credo. Questo Inattuali n.12 è perfetto: mentre leggevo, con la sensazione di essere incalzata dalle parole, pensavo alle potenzialità di un testo così recitato a teatro.

  2. @ Policastro

    In una poesia così meticolosa nell’evocare i vari modi e le occasioni che ci sono offerti per morire (comprese le guerre a cui l’Italia partecipa attivamente) mancano i NOMI DEI NEMICI che scientemente (cfr. ora a Gaza) procurano ad altri la morte. Su, ancora uno sforzo. Esca dal rigore degli obitori estetici e si aggiunga alla compagnia di chi “fra quelli dei nemici /scriv[e] anche il [proprio] nome”.

    P.s.
    (http://www.poliscritture.it/2014/07/10/punti-interrogativi/#more-885).

  3. Bello questo testo neoespressionista di GP (però da Gottffried Benn a Edoardo Sanguineti ce ne passa.. o forse meno di quanto io creda?), rispetto alla quale GP, scopro oggi, soffro di un ulteriore handicap: conosco i testi di Victor Cavallo (che le suggerisco).

    Ennio, scusa se ogni tanto te lo ricordo, ma quando fai così sei proprio un cazzaro.

  4. @ Massino

    Ecco il contributo dell’Italia
    ai raid dell’aviazione di Tel Aviv

    Manlio Dinucci

    Mentre Washington dichiara che «Israele ha il diritto di difendersi dagli attacchi lanciati da una organizzazione terroristica di Gaza», assicurando però di lavorare sia con i palestinesi che con gli israeliani per descalare il conflitto, Bruxelles esprime «ferma condanna» per il lancio di razzi da Gaza su Israele e «deplorazione» per le vittime civili palestinesi provocate dai raid aerei effettuati «per ritorsione» da Israele. Stessa posizione di Roma, che insiste sulla necessità di «riprendere il filo del processo di pace». Per farlo, occorre però spezzare il filo del processo di guerra, in cui gli Stati uniti e le maggiori potenze europee svolgono un ruolo di primo piano.

    I cacciabombardieri che martellano Gaza sono F-16 e F-15 forniti dagli Usa a Israele (oltre 300, più altri aerei ed elicotteri da guerra), insieme a migliaia di missili e bombe a guida satellitare e laser. Come documenta il Servizio di ricerca del Congresso Usa (11 aprile 2014), Washington si è impegnato a fornire a Israele, nel 2009-2018, un aiuto militare di 30 miliardi di dollari, cui l’amministrazione Obama ha aggiunto nel 2014 oltre mezzo miliardo per lo sviluppo di sistemi anti-razzi e anti-missili. Israele dispone a Washington di una sorta di cassa continua per l’acquisto di armi statunitensi, tra cui sono previsti 19 F-35 del costo di 2,7 miliardi. Può inoltre usare, in caso di necessità, le potenti armi stoccate nel «Deposito Usa di emergenza in Israele». Al confronto, l’armamento palestinese equivale a quello di chi, inquadrato da un tiratore scelto nel mirino telescopico di un fucile di precisione, cerca di difendersi lanciandogli il razzo di un fuoco artificiale.

    Un consistente aiuto militare a Israele viene anche dalle maggiori potenze europee. La Germania gli ha fornito 5 sottomarini Dolphin (di cui due regalati) e tra poco ne consegnerà un sesto. I sottomarini sono stati modificati per lanciare missili da crociera nucleari a lungo raggio, i Popeye Turbo derivati da quelli Usa, che possono colpire un obiettivo a 1500 km. L’Italia sta fornendo a Israele i primi dei 30 velivoli M-346 da addestramento avanzato, costruiti da Alenia Aermacchi (Finmeccanica), che possono essere usati anche come caccia per l’attacco al suolo in operazioni belliche reali.

    La fornitura dei caccia M-346 costituisce solo una piccola parte della cooperazione militare italo-israeliana, istituzionalizzata dalla Legge n. 94 del 17 maggio 2005. Essa coinvolge le forze armate e l’industria militare del nostro paese in attività di cui nessuno (neppure in parlamento) viene messo a conoscenza. La legge stabilisce infatti che tali attività sono «soggette all’accordo sulla sicurezza» e quindi segrete. Poiché Israele possiede armi nucleari, alte tecnologie italiane possono essere segretamente utilizzate per potenziare le capacità di attacco dei vettori nucleari israeliani. Possono essere anche usate per rendere ancora più letali le armi «convenzionali» usate dalla forze armate israeliane contro i palestinesi.

    La cooperazione militare italo-israeliana si è intensificata quando il 2 dicembre 2008, tre settimane prima dell’operazione israeliana «Piombo fuso» a Gaza, la Nato ha ratificato il «Programma di cooperazione individuale» con Israele. Esso comprende: scambio di informazioni tra i servizi di intelligence, connessione di Israele al sistema elettronico Nato, cooperazione nel settore degli armamenti, aumento delle esercitazioni militari congiunte.

    In tale quadro rientra la «Blue Flag», la più grande esercitazione di guerra aerea mai svoltasi in Israele, cui hanno partecipato nel novembre 2013 Stati uniti, Italia e Grecia. La «Blue Flag» è servita a integrare nella Nato le forze aeree israeliane, che avevano prima effettuato esercitazioni congiunte solo con singoli paesi dell’Alleanza, come quelle a Decimomannu con l’aeronautica italiana. Le forze aeree israeliane, sottolinea il generale Amikam Norkin, stanno sperimentando nuove procedure per potenziare la propria capacità, «accrescendo di dieci volte il numero di obiettivi che vengono individuati e distrutti». Ciò che sta facendo in questo momento a Gaza, grazie anche al contributo italiano.

    (il manifesto, 11 luglio 2014)

  5. Per le strade angoli oscuri vetri rotti e dissapori

    Nelle case scorre il sangue lungo i muri

    Tv al plasma trasmette il virus
    globuli accesi

    La follia è fuori sei tranquillo sul divano e intanto muori

    Padri madri e figli giocano al massacro

    Cronaca nera famiglia cristiana dio non c’era

  6. La forza di questi testi credo sia soprattutto nella capacità di generare scientemente il paradosso con una capacità iconoclastica molto ben indirizzata. C’è un’ironia che mi ricorda, mutatis mutandis, quella della Mandragola, della quale si è parlato giustamente di “riso che raggela in gola”: c’è un intento di strozzatura del senso (comunque in sé incomprimibile alla forma della tradizione) perché al lettore il bolo risulti deliberatamente indigeribile. Abbiamo cioè la coscienza di una poesia che non si può mai ridurre a palatabile, sia essa un MasterChef de no’ artri o un quattro salti/fiori in padella spudoratamente olezzanti. Noto grande coerenza fra questa scrittura e l’impostazione critica/ la ricerca sulla letteratura condotta dall’autrice.

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