cropped-Mariniello-Maxxxi-2.jpga cura di Massimo Gezzi

[Dopo Franco Buffoni e Valerio Magrelli, la rubrica degli Inediti presenta oggi tre testi di Fabio Pusterla, seguiti da una breve nota di commento scritta dall’autore per l’occasione].

Tre sogni

1.

Entri nel grande negozio di cappelli.

«Cosa cerchi?» chiede il cappellaio da un angolo
accovacciato storto. «Voglio comprare un cappello bianco
o verde» rispondi «uno Stetson». «Chi ti ha mandato? Chi
dice che qui ci sono cappelli? Rispondi!»
«Una donna» rispondo «un’amica. E i cappelli
sono lassù, alle pareti: molti Stetson, li vedo. Lei
mi era cara». «Ti avrà mentito» ghigna lui «o è morta.
Poi non ci sono cappelli
per un macrocefalo. Vattene. Ci vedi male, stupido».

Sono bianchi i cappelli sui muri,
bianchi anche i muri tutto un bianco uniforme,
invisibile. Bianco anche dev’essere il bastone
con cui tasto cerco la porta esco mi perdo.

2.

Il sapore della terra è: amaro.
Il sapore della terra è: roba marcia.
Devi mangiarla per giungere alla radura
devi strisciare per toccare una pietra.
La radura si allontana la terra si apre.
Uno scoiattolo nero ti guarda si inerpica sputa.
Il sapore della terra è: vetro.
La bocca dello scoiattolo è: grande e muta.

3.

Canyon. Acqua tinta impetuosa
sgretola rocce altissime. È rossa,
l’acqua, o rosa. A capotavola
siede Alessandro Manzoni,
con i capelli candidi e un maglione
girocollo turchese. Saluta tutti. Porge
dei fogli a me. Contengono
i nomi di tutti pesci d’acqua dolce,
di fiume e di lago. «Forse le serviranno
laggiù, caro signor
pescatore di perle. Vada. Si faccia onore».

*
Ipotesi circa grandi azioni

A Francesco Ferri

Cielo infuocato altrove
alto di nuvole in corsa su deserti.
Quaggiù immobile e terso
d’una luce nervosa e pulsante che abbaglia
intravista dal basso di case o posteggi.

Dove andranno però le due donne
ingombre di pacchi che cadono ora in transito
nel vento in discesa sulla piazza
accanto a me che le osservo
né curioso né attento? Una, la meno giovane,
più carica di some e non comune
in magrezza, quasi cadendo, «Signore» esclama,
«grandi azioni, oggi! Grandi azioni!» e scompare
con l’altra ingrugnita raccattando
l’ultimo pacco che sfuggiva lungo la curva dell’anca,
mentre una terza invisibile avvia il motore di un suv.
Regali natalizi in largo anticipo? Scorte
immense di pannolini? Confezioni
di datteri e frutte secche orientali? Grandi azioni
nel senso di svendite, saldi, ribassi? O qualcosa di eroico
mi sfugge, un destino si apparecchia a mia insaputa
a due passi da qui, dietro l’ingresso
dell’Iper o del Mega? Propendo per la prima
(ipotesi). Ma intanto,
voltandomi, vedo che il braccio della gru,
giallo che squilla trenta metri più sopra,
si è spostato lentamente indirizzandosi a ovest,
e sopra l’ovest issa o cala una benna
colma di qualche cosa. Dev’essere
profonda, la benna, se una plastica
l’avvolge per forse due metri,
e sotto penzola come coda o nastro.

Danzano i cavi adesso in un riverbero
di ferro e di vetro. Danza la coda,
s’attorce. Una morsa
stringe il paesaggio impedisce
non impedisce di sperare. Chiude
o apre, a seconda. Avvinghia l’aria.

*

Stanze del crepuscolo

El más truhán se lleva la mano al corazón,
y el bruto más espeso se carga de razón.

Antonio Machado

Crepuscolo. Una donna impellicciata
ne chiama un’altra sull’altro marciapiedi
come da un’altra riva, che cammina
lenta con un bambino per mano costeggiando
le luminarie di quartiere, il traffico, l’opaco
fiume di un martedì. E «No,» risponde
«no grazie, ho appena fatto la merenda di Natale
all’asilo, sono piena come un uovo
di Pasqua», e si allontana ridendo
da sola alla battuta involontaria. Il bambino
la segue con aria candida e paciosa
forse sperando nei cartoni
animati o invece solo
torpidamente digerendo il pandoro.

Per strada, da un giornale abbandonato
urla la faccia del politico di turno,
dichiara:«Sono fiero
di me che rappresento
il bene del Paese. La mia è stata
comunque una grande avventura,
la nostra gente lo sa,
malgrado la stangata che mi sono
beccato. E gli altri,
Raus». «Sembra il Duce»,
ha detto un giorno mia madre
non di lui ma di un suo simile
certo persino peggiore
o più potente e più bieco.

Dicono che in tedesco la parola Angst
copra lo spettro livido che corre
dall’ansia alla paura, con ogni sfumatura
intermedia: cieco timore, angoscia,
presentimento cupo di sventura,
cristalli rotti, roghi e il resto poi,
che consegue. Economia
semantica, riassumere
in cinque lettere tutto il venir meno
della luce. Tutto lo sprofondare
fra di noi.

*

Nota ai testi

di Fabio Pusterla

I tre componimenti qui proposti fanno parte delle cose che sto scrivendo in questo periodo, e che ancora non so dove mi stiano portando. Per questo non posso dire molto su di loro; so approssimativamente come sono nati, non so ancora in chi direzione mi conducono.

I Tre sogni partono davvero da tre sogni, o meglio dalla memoria confusa ma nitida di tre sogni; quello sui cappelli è stato propiziato da un’immagine che ho visto, di un negozio di cappelli appunto; gli altri due dalla riemersione un po’ imprevista di qualche frammento, di nuovo combinato con immagini reali.

Gli altri due testi, Ipotesi circa grandi azioni e Stanze del crepuscolo, nascono invece da piccoli episodi quotidiani, in cui ho creduto di poter cogliere qualcosa di più ampio e di più profondo. In entrambi i casi, a colpirmi è stata una battuta di dialogo, colta a volo e per puro caso: perché a volte ciò che dice uno sconosciuto può impressionare molto l’ascoltatore, come se quelle parole, strappate dal loro contesto comunicativo, dicessero altro, e di più.

La parola “azione”, nel lessico ticinese, indica i saldi, i ribassi proposti dai negozi e soprattutto dai grandi magazzini.

f.p.

[Immagine:  Raffaela Mariniello, Cantiere del MAXXI, 2006 (particolare) (mg)].

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