Traduzione e cura di Paola Quadrelli

[Pubblichiamo cinque poesie di Helga M. Novak tratte da Finché arrivano lettere d’amore. Poesie 1956-2004, traduzione e cura di Paola Quadrelli, Effigie Edizioni 2017. Secondo Wolf Biermann, Helga M. Novak, nata a Berlino-Köpenicknel nel 1935 e morta in Germania nel 2013, fu «la maggiore poetessa della DDR»].

Ringraziamento all’impastapillole della Grünenthal

io – bambino deforme
strappato e affogato nel vicino stagno
al chiaro di luna della nostra europa ammuffita
non mi sono lasciato impantanare

mia madre
ancora affondava nelle pozzanghere sul tragitto verso casa
ed io già davo spettacolo sui giornali
di nazioni venerande e guaivo

nella mia crociata
attraverso strade e piazze tedesche incontrai
seimila storpi simili a me
e me li trascinai dietro

verso il nostro creatore
impastapillole della Grünenthal che ci ha
creati e approntati a scherno e disonore
della specie umana

suvvia, maestro,
la cucina delle streghe puttana cavalcata dal denaro rognoso
ci ha partoriti e ci ha chiamati tutti
figli del talidomide

attaccaci ora
al carro ignominioso della tua stirpe ti laceriamo
in dodicimila monconi nell’aria –
coorte dei lupi

Danksage an den Pillendreher von Grünenthal

ich – ungestaltes Kind
abgerissen und ersäuft im nahen Weiher
beim Vollmondschein unseres muffigen Europas
hab mich nicht mooren lassen

meine Mutter
stak noch in den Pfützen des kurzen Heimwegs
da spektakelte ich schon durch die Blätter
ehrwürdiger Nationen und jaulte

auf meiner Kreuzfahrt
über die deutschen Gassen und Plätze stieß ich
auf sechstausend Krüppel meinesgleichen
und zog sie mir nach

zu unserm Schöpfer
Pillendreher von Grünenthal der uns
gebildet und gedreht hat zum Hohn und Spotte
der Gattung Mensch

wohlan Meister
die Hure Hexenküche geritten vom räudigen Geld
hat uns geworfen und alle benannt als
Contergan-Kinder

spann uns nun
vor den Schandkarren deiner Sippe wir zerrn dich
auf zwölftausend Stumpen durch die Luft –
Kohorte der Wölfe

*

sotto il gelso

carta carbonizzata innevava la strada
lanterne sghembe ondeggiavano ebbre
le finestre a inferriate della scuola di mattoni
tenevano al sicuro in cantina quaranta bambini

le mura della città andavano in cenere
di fronte alla scuola c’era un albero di gelso
e un bambino nei bagliori dell’incendio
si ingozzava la bocca di dolci more

la scuola in mattoni è bruciata per intero
le inferriate tennero bene
i quaranta presero fuoco come libri urlanti
da ultime s’infiammarono le braccia protese

il bambino ha smesso di crescere
– uno scemo qualsiasi – e
mentre sulla cenere crescono le cipolle
lui continua sotto l’albero di gelso

a ingozzarsi la bocca di dolci more.

 

unterm Maulbeerbaum

verkohltes Papier beschneite die Straße
schiefe Laternen bogen sich im Trunk
die vergitterten Fenster der Backsteinschule
hielten vierzig Kinder im Keller geborgen

die städtischen Mauern brannten zu Staub
gegenüber der Schule stand ein Maulbeerbaum
und ein Knabe stopfte sich im Feuerschein
das Maul mit süßen Beeren voll

die Backsteinschule ist ausgebrannt
die vergitterten Fenster hielten gut
die vierzig flammten wie schreiende Bücher
zuletzt an den rausragenden Armen

der Knabe hat zu wachsen aufgehört
– ein gewöhnlicher Blöder – und
während auf der Asche Zwiebeln blühn
stopft er sich noch immer unterm Maulbeerbaum

das Maul mit süßen Beeren voll

*

Deportate

le scavatrici di torba

vengono dai campi paludosi
le loro teste rasate a zero
ondeggiano nel crepuscolo
come la collana di perle di una gigantessa

a piedi nudi le donne lasciano
le impronte nella strada catramata
i soldati davanti alle palizzate
aspettano i corpi

delle scavatrici di torba

 

Verschleppte

die Torfstecherinnen

kommen aus den moorigen Wiesen
ihre kahlgeschornen Köpfe
schwanken in der Dämmerung
wie die Perlenkette einer Riesin

nacktfüßig pressen die Weiber
Spuren in die geteerte Straße
die Soldaten vor den Palisaden
warten auf die Leiber

der Torfstecherinnen

*

DESIDERO LA PIOGGIA che sciacqua la bocca
sabbiosa il semolino le scorze
di noci patate mele cadute
desidero la pioggia che ripulisce lo stomaco
sospinge acqua morbida nelle vene al cuore
desidero la pioggia che schiarisce e gonfia
i miei capelli lisci e li arriccia
e strofina via dalle spalle la sabbia di ieri
desidero la pioggia che resta nelle pozzanghere
lì dentro voglio infilare i miei piedi tristi
desidero la pioggia che mi distende
i tratti del volto e lava via il sale

 

ICH WÜNSCHE MIR REGEN der den sandigen Mund
auswäscht den Gries die Schalen
von Nüssen Kartoffeln Falläpfeln
ich wünsche mir Regen der den Bauch auskoddert
Weichwasser in die Adern ins Herz treibt
ich wünsche mir Regen der mein flaches Haar
aufhellt aufplustert und dreht mir Locken
und reibt von den Schultern den gestrigen Staub
ich wünsche mir Regen der bleibt in den Lachen
da rein will ich meine traurigen Füße stecken
ich wünsche mir Regen der meine Gesichtszüge
glättet und spült mir das Salz ab

 

*

questa foresta

questa foresta sogno dei miei anni d’infanzia incessante andare
compimento e ricordo foresta così bersagliata* e
spelacchiata questa foresta e nessun altra mio
periodico ricovero tenera protezione salvifico
rifugio corro mi fermo addormentata e punzecchiata
sobbalzo e allora avanti e più a fondo
questa foresta sonora e silente che effonde calore
e frescura così animato silenzio avanzo di soppiatto
procedo guardinga verso ogni tana abbandonata
come un tronco resto in questo bosco quasi che
molte sue estremità mi avessero levigata proseguo illesa
trascino i piedi tra le foglie bronzee sfioro i
tronchi dorati stacco bianche cortecce per avvolgerle
attorno ai polpacci come Birkibeinar** questa foresta
e nessun altra arriva fino in Siberia la vera
tangente est-ovest ponte verde ponte brullo e morbido
che oscilla sotto gli aghi di pino
mio rifugio e mio inselvatichimento
questa foresta mi infiamma già crepita
la mia pelle giro in tondo come l’eco di uno sparo
questa foresta in cui non sono mai sola con la mia
salutare solitudine questa foresta di battute e terreni di caccia
che si prolunga come un vecchio amore e accarezza
la fronte rugosa mia casa e mio perenne nascondiglio

* in ted. “zerschossen”, ovvero “distrutta, devastata dagli spari”. Si tratta, forse, di un riferimento alla battaglia della foresta di tuchola, una delle prime battaglie dellaCampagna di Polonia che ebbe luogo dal 2 al 5 settembre 1939 e in cui l’esercito tedesco risultò vincitore. (n.d.t.)

** rappresentanti della fazione ribelle norvegese nata nel 1174 a sostegno del pretendente al trono eystein Meyla, così denominati perché indossavano calzature intrecciate di corteccia di betulla. (n.d.t.)

 

dieser Wald

dieser Wald Traum meiner Kinderjahre unentwegtes Gehen
Erfüllung und Erinnerung Wald so zerschossen und
gerupft dieser Wald und kein anderer meine
wiederkehrende Deckung zärtlicher Schutz erlösendes
Untertauchen laufend einhaltend schlafend und zerstochen
auffahre ich und weiter und rein immer tiefer
dieser Wald so laut und verschwiegen so wärmend
und kühl so belebte Stille ich schnüre und schleiche
und pirsche und trample in jeden ausgeleerten Bau
wie ein Stamm verharre ich in diesem Wald als hätten
viele ihre Enden an mir blank gefegt ziehe ich unverletzt
weiter schlurfe durch bronzenes Laub streife die
rotgoldenen Stämme reiße weiße Rinden ab sie mir
um die Waden zu wickeln wie Birkibeinar dieser Wald
und kein anderer reicht bis nach Sibirien die echte
Ostwesttangente grüne Brücke kahle Brücke weiche
mit Schwingen und Nadeln
mein Obdach und meine Verwilderung
dieser Wald setzt mich in Brand schon knistert
meine Haut ich laufe herum wie das Echo vom Feuerstoß
dieser Wald in dem ich nie alleine bin mit meiner
heilsamen Einsamkeit dieser Wald aus Jagen und Revieren
der sich hinzieht wie alte Liebe und streichelt
die gefurchte Stirn mein Heim und dauerndes Versteck

 

[Immagine: Anselm KieferDer Morgenthau-Plan]

 

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