Traduzione di Valentina Di Rosa

[Questi cinque testi sono tratti dalla raccolta Zündkerzen. Gedichte (Suhrkamp 2017). Si ringrazia la casa editrice per aver gentilmente concesso i diritti].

 

Psiche in moto

Vengono giorni in cui sola salvezza è mescolarsi
al profluvio di gente che riempie le strade fino all’orlo.
Camminare, camminare – avido di volti come sei,
aprire un varco nella densità del traffico.
La città: reparto psichiatria a porte aperte. In incognito
porti ciò che solo tu puoi portare, il carico
della tua psiche. Piacevole sensazione di vuoto.
Ci sei, non ci sei – tu, come chiunque altro.

 

La solitudine era materia condivisa
e dai tempi della scuola somma insidia: matematica.
L’esercizio di rendersi invisibile,
crudele addestramento che guariva ogni baldanza.
Il rimedio: camminare, camminare. Partiva dal cervello, dalla nuca,
il moto attraverso la città in gironi concentrici.

 

Psyche läuft

 

Es gibt Tage, da hilft nur das Laufen mitten hinein
In den Menschenstrom, der die Straße füllt bis zum Rand.
Laufe, Laufen – süchtig, wie du bist nach Gesichtern,
Eine Schneise schlagen durch den dichten Verkehr.
Dann wird die Stadt zur offenen Psychiatrie. Unerkannt
Trägst du, was nur du tragen kannst, das Gewicht
Deiner Psyche. Fühlst dich angenehm leer.
Es gibt dich, es gibt dich nicht – du, mit jedem gemein.

 

Einsamkeit war die Menge, die jeder teilte,
Und seit der Schulzeit der größte Schwindel: Mathematik.
Eine Übung, sich selbst zum Verschwinden zu bringen,
Grausame Lehre, die jede Vermessenheit heilte.
Die Lösung hieß Laufen, Laufen. Vom Hirn, vom Genick
Ging es aus durch die Stadt in konzentrischen Ringen.


 

Décolleté

Basta talora una clavicola,
l’impatto di due occhi –
che divampa il dolore
delle rinunce e perdite
di una vita intera.
Ebbene sì: è tanto breve,
presto finita l’alta stagione.
Esaurite le chances e le avances.
“Ultimo giro” annuncia il cameriere,
raccogliendo i tovaglioli.

 

Tante mete parevano alla portata.
Ma ora è mera svendita,
miraggi fra scadenze,
pianificazioni di viaggi, profilassi dentale,
alternanze in vista del gran finale del dì di festa,
e bisogna prenotare per tempo.

 

Uno sguardo alle inserzioni per cuori solitari:
vagheggiamenti di incontri,
tinte di capelli e taglie di seno.
Il lato b della vita
è cominciato: musica dodecafonica,
anche per uditi più inesperti.
Monta non di meno una
smania d’ora in ora: l’auspicio di non
rovinare così in basso. Di tornare
a essere alle prime armi.

 

Decolleté

 

Manchmal genügt ein Schlüsselbein,
Der Sturz in ein Augenpaar –
Und Schmerz flammt auf
Über allen Verzicht und Verlust
In einem Menschenleben.
Nun zeigt sich: Es ist sehr kurz,
Gleich vorüber die Hauptsaison.
Vergeben die Chancen, Avancen.
»Letzte Runde«, ruft der Kellner
Und klaubt die Servietten auf.

 

So leicht erreichbar schien vieles.
Aber nun ist ein Ausverkauf,
Ein Schimmer zwischen Terminen,
Reiseplanung, Zahnprophylaxe
Im Turnus zum Festtagfinale,
Und es gilt, früh zu buchen.

 

Ein Blick in die Kontaktanzeige:
Es geht um Sehnsuchtsdaten,
Haarfarben und Oberweiten.
Die B-Seite des Lebens
Hat angefangen: Zwölfttonmusik,
Auch für ungeübtere Ohren.
Immerhin wächst die Rührung
Stündlich. Man wünschte, man fiele
Nicht so ganz so tief. Wünschte, man wäre
Wieder das unbeschriebene Blatt.

*** 

 

 

Polipi alati

Domenica, rintocco di campane – non ti vergogni
delle tante messe che hai marinato? Invece:
lettura del Maldoror, polipi alati nel cielo.
Quando non cinema e belle arti. Non fosti tu
a scovare sotto le panche del museo i vecchi chewing-gum
attaccati da scolari in onore di Watteau?

 

Manierismo della vita urbana – lasciarsi andare
al flusso di un sonetto. Cronaca senza principio né fine,
lungo hotel in cui cameriere sono intente a sgobbare.
Che gusto ci trovi a fare il turista nella tua città?
Ci si sente come il pubblico nelle vedute
delle sale della pinacoteca. Videocamere ti inquadrano
mentre ti aggiri alla ricerca di qualcosa, potenziale terrorista.
Falso allarme: non di rivolte hai bisogno né di rituali.

 

 

Geflügelte Kraken

 

Sonntag, die Glocken läuten – schämst du dich nicht
Der vielen verpaßten Messen? Statt dessen
Lektüre des Maldoror. Geflügelte Kraken am Himmel.
Oder Kino und Schöne Künste. Warst du das nicht,
Der unter Museumsbänken die alten Kaugummis fand,
Die Schüler da hingeklebt hatten zu Ehren Watteaus?

 

Manierismus urbanen Lebens – man läßt sich treiben
Durch ein Sonett. Chronik ohne Anfang und Ende,
Vorbei an Hotels, in denen die Putzfrauen schuften.
Wie gefällt dir das, Tourist zu sein in der eigenen Stadt?
Man kommt sich vor wie das Publikum auf den Veduten
In den Gemäldesälen. Kameras zeichnen dich auf,
Wie du suchend durchs Bild gehst, potentiell Terrorist.
Entwarnung: Du brauchst nicht Revolte noch Ritual.

 

*** 

Vuoto interiore

 

Ogni qualvolta sono a corto d’idee, scrivo una fuga,
dice Giuseppe Verdi. E Čaikovskij cosa fa?
Penso al mio onorario. E ne cavo fuori note.

 

Ogni qualvolta sono io a corto d’idee, lavo i piatti.
Lavo, rilavo, lucido le stoviglie, pulisco i bicchieri,
meglio se con un bordo di rossetto. Intanto ripenso
alle donne della serata. Le più intelligenti.
Mi metto dalla loro parte. Indugio a lungo sul balcone,
tengo alto lo strofinaccio, bandiera bianca, rimuginando
su da dove mai vengano le idee. Oppure ascolto Satie –
sinfonia della città demente. Sono in modalità ricezione.

 

La mia mente è un bicchiere da cognac. L’ultima goccia
evapora allo spuntare del sole. È come se non avessi mai
scritto un solo verso. O meglio: li ho scordati tutti.

 

 

Innere Leere

 

Immer wenn mir nichts einfällt, schreibe ich eine Fuge,
Sagt Giuseppe Verdi. Und was macht Tschaikowski?
Ich denke an meine Gage. So schindet man Noten.

 

Immer wenn mir nichts einfällt, mache ich den Abwasch.
Ich wasche viel ab, poliere die Teller, putze die Gläser,
Am liebsten die mit dem Lippenstiftrand. Dabei denke ich
An die Frauen des Abends. Sie waren die klügsten.
Ich ergreife Partei. Stehe lange noch auf dem Balkon,
Halte das Geschirrtuch hoch, eine weiße Fahne, grübelnd,
Woher wohl die Einfälle kommen. Oder höre Satie –
Symphonie der dementen Großstadt. Ich bin auf Empfang.

 

Mein Kopf ist ein Kognakschwenker. Der letzte Tropfen
Verdunstet bei Sonnenaufgang. Es ist, als hätte ich nie
Eine Zeile geschrieben. Vielmehr, sie sind alle vergessen.

 

***

 

Umanista misantropo

 

Il cervello è un ripostiglio, o sbaglio?
Il cervello tiene la rotta, incurante di cosa succede, di chi governa.
Il cervello fiuta in anticipo ogni nuovo pericolo.
Mi ero ripromesso di non soccombere. Ora

 

sono giunto al punto in cui le debolezze si scatenano.
Imperversano, brigano, si accapigliano, quadretto molto familiare,
pur di farsi valere – come bambini che mendicano dolciumi.

 

Tentativo di descrivere se stessi: sei
misantropo in quanto socievole, umanista in quanto solitario.
Nessun questionario ti comprende. Tu stesso ti capaciti a stento

 

della tua parte in questo delirio – per lo più fuori luogo.
Il cervello non è un bunker, ma fuori infuria la guerra
per via di mire smisurate: fede, felicità dei sessi, denaro.
Il cervello non dà mai tregua, protesta, processa senza sosta.

 

 

 

Misanthropischer Humanist

 

Das Gehirn ist eine Rumpelkammer, nicht wahr?
Das Gehirn hält Kurs, egal, was geschieht, wer regiert.
Das Gehirn weiß im voraus um jede neue Gefahr.
Ich hatte mir vorgenommen, nicht unterzugehen. Nun

 

Bin ich da angelangt, wo die Schwächen sich tummeln.
Sie spielen verrückt, suchen Anschluß, ringen, sehr familiär,
Um Anerkennung – wie Kinder, die Süßes erbetteln.

 

Versuch, sich selbst zu beschreiben: Du bist
Misanthrop aus Geselligkeit, aus Einsamkeit Humanist.
Kein Fragebogen erfaßt dich. Du selbst faßt es kaum,

 

Dazusein, mitten im Irrsinn – meistens am falschen Ort.
Das Gehirn ist kein Bunker, aber draußen herrscht Krieg
Um alles, was maßlos ist: Glaube, Geschlechterglück, Geld.
Das Hirn gibt nie Ruhe, es protestiert, prozessiert immerfort.

2 thoughts on “Cinque poesie di Durs Grünbein

  1. Molto positive. Sono fra le migliori poesie metropolitane lette negli ultimi anni. Significative e ben costruite.Alta cultura che si mescola col quotidiano. Vissuto fra l’anonime folle urbane e senso di nichilismo
    valoriale che ci dissipa. Siamo fatti così. Mi ci ritrovo ed ammiro anche la capacità costruttiva dei
    versi, che tende nalla narratività. Antonio Lotierzo antoniolotierzo@gmail.com

  2. Molto belle. Concordo pienamente con il commento precedente, anche io mi sono riconosciuta ed emozionata. Adesso cerco di avere qualche notizia sull’autore che non conoscevo e che vorrei continuare a leggere, sperando che sia pubblicato in lingua italiana.

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