di Chiara Zanini

Mujeres nel cinema è il nome dato lo scorso ottobre ad un gruppo creato su Facebook da professioniste del cinema italiano, che oggi conta oltre ottomila iscritte. L’obiettivo è fare fronte comune in un ambiente in cui il potere è fortemente maschile a tutti i livelli, come dimostrano anche le ricerche condotte dal CNR sulle lavoratrici del settore. (Un dato su tutti: in Europa il 90.8% dei film che arrivano alle sale cinematografiche è diretto da uomini.) Usiamo il gruppo per scambiarci consigli, invitarci alle rispettive proiezioni, organizzare iniziative. Il primo incontro pubblico è stato lo scorso 25 novembre in occasione della Giornata mondiale della lotta contro la violenza sulle donne. Essendo così tante sappiamo che non ci incontreremo mai tutte, ma abbiamo obiettivi comuni. Quando Donald Trump ha minacciato l’Iran di un’imminente guerra abbiamo pensato immediatamente alle nostre colleghe iraniane e a cosa comporterebbe per loro un nuovo conflitto. Dall’inizio delle numerose proteste contro il regime lo scorso novembre sono già morte oltre 1500 persone, e chi fa cinema non può non tenerne conto. Fare cinema liberamente in Iran è già un calvario: da un lato ci sono le sanzioni statunitensi che rendono le produzioni molto più costose, dall’altro c’è la censura di Stato che incombe sulle opere a partire dalla loro valutazione in fase di sceneggiatura fino all’eventuale distribuzione nelle sale. Una guerra farebbe morire anche ciò che è rimasto, con grande tenacia, del cinema iraniano che non vuole essere complice di nessun dittatore. Pensiamo in particolare a chi si dedica a produzioni indipendenti. Ecco perché abbiamo rivolto un messaggio alle nostre colleghe, nella speranza che si crei un confronto anche con le cineaste americane che come noi vogliono la pace.

“Colleghe iraniane, le notizie che arrivano in questi giorni ci chiamano in causa come donne e come professioniste. Siamo un gruppo formatosi di recente cui aderiscono oltre 8000 lavoratrici del cinema italiano. Da amanti della settima arte conosciamo bene la storia di relazioni proficue che autori e autrici dei nostri paesi da tempo hanno stretto, arricchendo enormemente entrambe le culture e contribuendo con le proprie opere a creare immaginari. Non possiamo quindi non essere preoccupate per l’intensificarsi delle tensioni nella regione e per le conseguenze che queste potranno avere sulle vostre vite quotidiane e sul vostro lavoro. Ci manteniamo ben distanti dalle discussioni polarizzate che anche la nostra stampa ospita, convinte che l’unica vittoria sarebbe non combattere né subire nessuna guerra. Siamo certe che attraverso i film continuerete a renderci partecipi di quanto accade in Iran, e che il cinema non smetterà di essere una Fenfere [girandola] nella mano di chi crede nell’arte come resilienza. Continueremo a farci guidare dalle vostre voci per meglio capire quanto accade, e vi promettiamo che le faremo risuonare nel dibattito pubblico italiano. Ma questo è anche il momento di creare un ponte con le cineaste americane che come noi pensano che nessun muro debba più essere costruito e che allo scontro si possa sostituire lo scambio. Ci sono già state manifestazioni per la pace in più di ottanta città americane e anche ai Golden Globes si è potuto ascoltare un grido di libertà. A chi ci vuole in conflitto risponderemo mostrandoci unite. Siete con noi?”

 

[Immagine: Ida Panahandeh].

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