di Giuliano Scabia

 

[Qualche giorno fa è scomparso Giuliano Scabia. Ne ricordiamo la figura luminosa, e il teatro vagante, con questo testo, comparso in Pensieri viandanti II. L’etica del camminare, a cura di Italo Testa, Diabasis, Reggio Emilia, 2008].

 

Sul crinale dei monti Appennini, là sul passo di Pradarena, un fortissimo vento fa vorticare la neve. Le nuvole sono basse, quasi toccano la faggeta. Compaiono un cavallo e un cavaliere.

 

DICE IL CAVALLO

Mio signore – dove sono

le stelle? Dove sono

i lontani orizzonti?

Dove siamo?

DICE IL CAVALIERE

In cammino. O cavallo,

adesso, proprio adesso

ti vengono i dubbi? Non vedi

che siamo già sul crinale?

DICE IL CAVALLO

Non si vede niente, mio signore:

vortica la neve, rotola il vento,

le orecchie sono gelate

e le gambe molto affaticate.

DICE IL CAVALIERE

Cavallo mio, nei poemi antichi

i cavalli non si lamentavano –

andavano, sempre andavano

e forse sognavano.

DICE IL CAVALLO

Ma tu, mio signore,

dove vuoi andare?

Vedo auto, moto, aeroplani,

ma nessun cavallo sui passi montani.

DICE IL CAVALIERE

È per avere visioni

che andiamo. Se vedere

possiamo dove il sentiero

finisce, o comincia, lontano.

DICE IL CAVALLO

Siete sempre più matto.

Proprio adesso che l’anno

sta per finire noi siamo qui

nella neve e nel vento a patire.

 

Adesso al cavallo e al cavaliere sembra di udire dei canti.

 

 

CANTA LA NEVE

Cosa dite? Quale

sentiero? Quale lontano?

Cosa vuol dire avere visioni?

Come sono strane le parole umane!

CANTA LA FAGGETA

Chi ha più felicità

dei rami quando la neve

li piega, quando i germogli

si stanno per formare

e si sente la linfa tremare?

CANTA LA NEVE

Ecco – io, cadendo

adesso mi adagio leggerissima

e ho gioia e luce

da tutto l’imbiancare.

CANTANO LE NUVOLE

Figlia bianca – neve leggera –

io ti perdo, adesso, ma so

che un giorno tornerai su

a fare, come vapore, le nuvole.

CANTA LA NEVE

Madri care – nuvole

sempre in moto: Cos’è

la vita? Cos’è il tempo?

Cos’è il volo? Cos’è l’eterno?

Appare il cervo con le corna d’oro, molto grande.

CANTA IL CERVO CON LE CORNA D’ORO

Mai prima avevo sentito

la neve cantare.

O neve: Cos’è la neve?

Cos’è il mondo che vai ad imbiancare?

CANTA LA NEVE

Il mondo è l’arrivo

e il ritorno. Sono bellissima,

fatta di cristalli e gelo –

sono fisica e metafisica.

DICE IL CAVALLO

Cos’è tutto questo cantume?

Sono stufo di cose sublimi.

Nuvole, vento, neve, cristalli,

e nessuna pietà dei cavalli.

 

Dall’alto, attraverso le nuvole, arriva un’aquila sfolgorante, imbiancata di neve.

 

CANTA L’AQUILA SFOLGORANTE

O cavallo, o cavaliere:

dietro c’è tutto il passato

e davanti il futuro. Ma

dov’è l’avanti, dov’è l’indietro?

DICE IL CAVALIERE

O aquila sfolgorante – perché

non ci guidi? Hai forte vista,

ali grandiose, potenza e forse,

per come domandi, sapienza.

CANTA L’AQUILA SFOLGORANTE

O cavaliere in attesa che passi

il tempo dell’anno – dove credi che vada

il tempo, per noi, per voi,

per tutti gli dei e per Dio?

È il tempo la guida, non io.

 

Improvvisamente un raggio di luce color oro attraversa le nuvole e illumina un punto del crinale. Là appare un uomo anziano, bellissimo, di circa 70 anni.

 

DICE IL CAVALIERE

Lo conosco! È Minghìn da Murmré. Il capomastro muratore,

poeta e maggerino.

Tutti, neve, nuvole, vento, faggeta, aquila, cervo, cavallo, cavaliere guardano – la neve

cade intorno, ma non su Minghìn – e dopo un po’ lui comincia a cantare.

SONETTO DI MINGHIN DA MURMRE

Quando credi che il tempo sia finito

comincia il viaggio che nessuno sa:

sulla soglia davanti è l’infinito

e dietro quello che ciascuno ha:

ma ora in questa luce rifiorito

dirò la cosa che accadendo sta:

noi viviamo nel tempo addormentati

sempre in attesa d’essere chiamati.

 

il raggio di luce d’oro piano piano sparisce – e con lui la bella persona del cantore.

 

DICE IL CAVALLO

Ecco – ho capito perché devo andare

e questo crinale oltrepassare.

Sul crinale, come due stelle, sono apparsi l’Anno Vecchio e

l’Anno Nuovo. L’Anno Vecchio sembra

cieco – l’Anno Nuovo, bambino, lo tiene per mano. E dice:

DICE L’ANNO NUOVO

Possiamo passare?

DICE IL CAVALLO

Siamo qui per aprirvi la strada.

DICE L’ANNO VECCHIO

Benché cieco, pieno di ferite, vecchio

io ho l’esperienza – e posso confortare.

DICE IL CAVALIERE, CANTANDO

Chi è il conforto? Chi è l’andare?

O gente in attesa: lontano

arriva il guardare: ma noi

sino alla fine dello sguardo

sapremo un giorno arrivare?

 

Tutti – nuvole, neve, vento, faggeta, aquila, cervo, cavallo, Anno Nuovo e Anno Vecchio – cominciano a meditare sul canto del cavaliere – e mentre meditano arriva la fine del Canto del guardare lontano.

 

FINE

 

dal Teatro Vagante, 2007/2008

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