di Italo Testa

 

[Esce in questi giorni in libreria quattro, un progetto parallelo di Italo Testa, nella collana Croma K delle edizioni Oèdipus. Pubblichiamo due quartetti dalla terza parte, preceduti dalla nota d’autore che accompagna il libro]

 

 

Quattro in una stanza. Tre estati. Due extraterrestri. Un poema continuo. Se un giorno, un’invasione dallo spazio, due corpi caduti nel tempo, quattro occhi a vegliare nel buio. Inizia la vita bigemina. “ovunque / ti giri / circondato / da un’ombra / da un’altra”. Il ritmo vitale, le notti, i giorni, le variazioni dell’ombra e della luce. La trama dei movimenti, i tracciati, in un letto, una casa, un luogo. Quattro sequenze. Il nuovo, e il rumore di fondo, abituale. I tropismi dei corpi che si dispongono nello spazio, sulle lenzuola, nel tempo.  Una grammatica elementare. Morso, pasto, calcio, sopore, sonno. La ripetizione, giorno dopo giorno, estate dopo estate. I pattern visivi, i codici, le costellazioni nel bianco. Le cellule verbali  che si aggregano e organizzano, compongono e ricompongono in un ordito micrometrico: “aprire / gli occhi / trovarli / aperti / a guardarti / sapere / che ci sono / quattro / spalancati / nella stanza / vegliano / febbrili / attraversano / il tempo”.

 

 


  1. tenda
  2. cammina

  3. voce

  4. spazio


 

inizia

un altro

giorno

nel loro

regno

 

inizia

all’alba

con la tenda

smossa

dal vento

 

entriamo

in dormiveglia

nel loro

regno

inizia

 

un altro

giorno

dietro

la tenda

gli occhi

 

appostati

misurano

il perimetro

del loro

regno

 

inizia

un altro

giorno

un respiro

un gemito

 

uno sguardo

taglia

i confini

del loro

regno

 


 

cammina, sbanda

         urta qualcosa, cade

 

cammina, si rialza

        oscilla, cade

 

        nella camera

        due, quattro passi

 

        nella stanza

        vaga a tentoni

 

cammina, resta

        in bilico, cade

 

cammina, si aggrappa

        si volta, cade

 


 

       quasi

una voce

 

       non dice

niente

 

       parla

nel buio

 

       là sotto

si muove

 

       si alza

tace

 

e ricomincia

       quel suono

 

quasi

       una voce

 

un ritmo

       di sillabe

 

quasi

       qualcuno

 

cantasse

       nel buio

 


 

ora

  lo spazio

si restringe

       tra noi

c’è sempre qualcosa

    ti volti

       nel sonno

e lo vedi

       da un lato

dall’altro

   c’è sempre qualcuno

       tra noi

ora lo spazio

       è una sagoma

distesa nel buio

       è un fiato

caldo sugli occhi

  ovunque

     ti giri

circondato

       da un’ombra

       da un’altra

 


  1. voce
  2. spazi

  3. nuovo

  4. gioco


 

ogni voce: nuova

 

 

ogni passo:

 

ogni sguardo:

 

cosa saremo: ora

 

 

cosa direte:

 

cosa diranno:

 

voce, cosa, segno

 

 

          questo buio:

          queste braccia:

          questo seno:

 

 

          cosa sentono: ascolta

          cosa vorrete:

          cosa faremo:

 

 

voce, grido, suono

 


 

la griglia ritmata

          delle inferriate

 

teoria di rettangoli:

          nero contro

                      bianco

 

gli occhi seguono:

          resta: non importa

 

solo un contatore

          lo spazio diviso

                    dai battiti

 

ecco ritorna: nel buio

          ritorna

 

solo un contatore

          alla rovescia

                    nel tempo

 


 

a destra a sinistra

un ticchettio meccanico

all’altezza del cuore

dove siamo tutti

 

dove siamo attesi

non conta, restano

i cavi allacciati

resta il mormorio

 

di notte contro il muro

con la testa piegata

dietro la rete resta

questo blu, la sponda

 

contiene i corpi

nuovi, abbandonati

restano vigili

dove siamo tutti

 


 

alla deriva

    un cilindro di gomma

            per tutta la notte

 

emette

    un bagliore

            blu cupo

 

sotto il fascio

    freddo del led

            un gioco, perso

 

tra le linee

    sulla pianura

            di marmo

 

un cilindro

    abbandonato

            per tutta la notte

 

un ticchettio

    impercettibile

            ci invade

 

 

[Immagine: Richard Serra, Circuit, 1972]

 

 

8 thoughts on “quattro

  1. Fantasia e realtà si confondono e si integrano a vicenda in una sequenza di sensazioni e sentimenti .Il
    Poemetto affascina ,da l’impressione di non concluso ma forse l’autore lascia spazio all’immaginazione del lettore .

  2. POESIA E ANTROPOLOGIA. CAMBIAMENTO “CLIMATICO”. IL PUNTO DI SVOLTA…
    +
    “Quattro in una stanza. Tre estati. Due extraterrestri. Un poema continuo. Se un giorno, un’invasione dallo spazio, due corpi caduti nel tempo, quattro occhi a vegliare nel buio. Inizia la vita bigemina …. ” – un progetto parallelo di Italo Testa, nella collana Croma K delle edizioni Oèdipus.” (I. Testa, cit. . sopra).
    +
    CI SONO TUTTI GLI ELEMENTI. Riaffioramenti di antiche vie di ricerca antropologica e psicoanalitica . Nel lontano gennaio del 1898, il giorno QUATTRO, Sigmund Freud così scriveva al suo amico, il dr. Wilhelm Fliess: «Ho cominciato a considerare con attenzione il concetto di bisessualità e considero la tua idea in proposito come la più significativa per il mio lavoro, dopo quella di “difesa”». Il programma di Kant (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1535) è messo all’ordine del giorno? O no?! Boh…..

    Federico La Sala

  3. P. S. IN CAMMINO VERSO IL LINGUAGGIO.
    +
    FILOSOFIA, PSICOANALISI, E RELATIVITÀ. Riprendere il filo dal “quattro” di Italo Testa, ripartendo dalla lettera di Freud a Fliess del “quattro” gennaio del 1898, con il richiamo al programma di Kant , vuol essere un’indicazione di lavoro di “filosofia a venire” (J.-L. Nancy: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1535#forum3167182), al di là dei “Quattro” di Heidegger (cfr. “In cammino verso il Linguaggio”: il commento a “Una sera d’inverno” di Georg Trakl), accogliendo il contributo di Elvio Fachinelli, una sollecitazione a ri-pensare il “nexologico” rapporto tra soggetto-oggetto, tra realtà-realtà (esterna) e realtà psichica, e venir fuori con Freud dall’orizzonte dialettico hegeliano e lacaniano!
    +
    Qualche giorno fa, sul filo di una ri-segnalazione di un libro dello psicoanalista Christopher Bollas, (“Se il sole esplode. L’enigma della schizofrenia”, 2016) , non a caso, parlavo di una OTTIMA SEGNALAZIONE che sollecita non solo a leggere e rileggere le opere del brillantissimo Christofer Bollas, ma anche a ricordare uno dei primi psicoanalisti, appunto Fachinelli, che ha messo a fuoco il nodo della “coppia freudiana” (cf. Pietro Barbetta, ” Prenderli al volo prima che precipitino”: https://www.doppiozero.com/materiali/prenderli-al-volo-prima-che-precipitino ) e su cui (a mio parere) ancora c’è da riflettere (FACHINELLI E FREUD NELLA NAVE DI GALILEI : LA CONVERSAZIONE CONOSCITIVA… http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5535). O no?!

    Federico La Sala

  4. P. S. 2 – ALLE ORIGINI DELLA PSICOANALISI. Non c’è che dire: ripartire da “quattro”!
    +
    PSICHIATRIA, ARCHEOLOGIA DELLE SCIENZEUMANE, E CREATIVITÀ! Prima di scrivere RELATIVITÀ, nella nota precedente, avevo scritto ARCHEOLOGIA ma, volendo e dovendo dare giusto rilievo alla portata rivoluzionaria del “primo principio della dinamica” e ricordare la relatività di Galilei, ho sostituito l’uno con l’altro. Ora, un ricordo-commento ‘veloce’ di un’amica ha favorito la sovrapposizione del titolo dell’opera di Michel Foucault (“Le parole e le cose. Archeologia delle scienze umane”: https://it.wikipedia.org/wiki/Le_parole_e_le_cose) per dire del titolo dell’opera di John L. Austin (“Come fare cose con le parole”: https://it.wikipedia.org/wiki/Come_fare_cose_con_le_parole ) e ha “riportato” il “racconto” al punto da dove il filo è partito: il legame tra il “quattro” (edizioni Oèdipus), il progetto di Italo Testa, la rivista elettronica “Le parole e le cose”, ove il testo è apparso (http://www.leparoleelecose.it/?p=41951), e il quattro gennaio 1898, il giorno dell’invio della lettera di Sigmund Freud a Wilhelm Fliess: all’origine stessa della psicoanalisi. Che dire? Due passi avanti e uno indietro, per saltare meglio… “quattro”!

    Federico La Sala

  5. lavoro simile – almeno per quanto qui anticipato – a un mio scritto, parte di un libro finalista al Premio Lorenzo Montano di quest’anno e di prossima pubblicazione per le Edizioni Anterem. scritto che Italo Testa ha avuto occasione di leggere e discutere durante Prove d’ascolto nel 2019, a cui entrambi abbiamo partecipato
    Claudio Salvi

  6. Gentile Claudio Salvi, mi fa piacere che trovi delle affinità con il mio lavoro. Per correttezza devo però informarla che “quattro” è stato integralmente composto tra il 2013 e il 2015, e consegnato nella presente forma al curatore della collana nel maggio 2019. Ricordo di aver sentito i suoi versi nel novembre 2019 in occasione di Prove d’ascolto, e se ritiene ora di trovarvi punti di contatto con il mio lavoro sulle metriche brevi, non posso che rallegrarmene

    Italo testa

  7. P. S. 3.: POESIA, ALCHIMIA E PSICOANALISI: “CINQUE”! PER FESTEGGIARE NON SOLO “QUATTRO” MA ANCHE “LE PAROLE E LE COSE”…
    +
    ARCHEOLOGIA DELLE SCIENZE UMANE. SICCOME ITALO TESTA ha “rotto le acque” e, finalmente, in “quattro” e “quattro” (otto, la “gravidanza” è partita intorno al 2013), ha portato alla luce il suo poema ( Oèdipus, 2021) e ha osato mettere il dito nella piaga, che non è solo una piaga, ma anche una “finestra” su un altro mondo ( per chi è incredulo, Caravaggio “in-segna”: https://it.wikipedia.org/wiki/Incredulit%C3%A0_di_san_Tommaso_(Caravaggio)) ,
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    PER FESTEGGIARE al meglio l’evento (che coincide anche con i DIECI ANNI di “LPLC”!) e sottolineare il “sorprendente” valore della sua ricerca poetica e antropologica, mi sia lecito,
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    CONSIGLIO di riconsiderare, alla luce del tempo pandemico presente che ha indotto e prodotto un gigantesco ed epocale lockdown (un confinamento esteso e prolungato, come di una “analisi interminabile”), i «rituali» nella «Wunderkammer» psicoanalitica (cfr. l’ intervista: “Sanguineti incontra Sigmund Freud” del 1974, in “Le interviste impossibili. Ottantadue incontri d’autore messi in onda da radio Rai”, Donzelli 2006), e
    +
    INVITO a riandare (ancora e di nuovo) non solo “alle origini della psicoanalisi” (e alle discussioni tra Freud e Fliess: in particolare, al “quattro” gennaio 1898), ma anche a riprendere le indicazioni di Elvio Fachinelli sul tema (“La Freccia Ferma”, 1979; “Claustrofilia”, 1983) e cercare di venir fuori dall’orizzonte della città di Edipo.
    +
    Dalla città di Dite?! Sì!
    +
    In “quattro”, dal labirinto claustrofilico uscire si può (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5534). DANTE 2021! Dante e Virgilio ce l’hanno fatta (Inf. XXXIV, 90) e hanno visto Lucifero a gambe all’aria!

    Federico La Sala

  8. P. S. 4 – “ACHERONTA MOVEBO”! MATEMATICA E PSICANALISI: “QUATTRO”, PER RISCRIVERE UN “ROMANZO FAMILIARE” NUOVO…
    +
    SICCOME, a quanto pare, la logica del “quattro” (e il senso dell’operazione dell’edizioni Oèdipus), ha generato qualche perplessità nel mondo della poesia e della letteratura, come della stessa della psicoanalisi e della filosofia, forse, è bene riprendere la citazione posta da Freud, in testa, alla “Interpretazione dei sogni” (1899/1900) e cercare di ri-comprenderla nelle sue varie implicazioni umane e teoriche.
    +
    ACHERONTA MOVEBO. “Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo” (Se non potrò piegare gli Dei, muoverò Acheronte: Virgilio, Eneide, VII, 312). A partire da questa citazione virgiliana, volendo, è possibile tentare di “rileggere” l’intero percorso della ricerca di Freud. Ricordando con lo stesso Freud della “Psicopatologia della vita quotidiana” (1901), l’altra importante citazione sempre ripresa dall’Eneide (IV, 625 ) : “Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor” ( che nasca un giorno dalle mie ceneri un vendicatore), si comincia a capire cosa c’è nel “coraggio degli inizi” (Rubina Giorgi, 1977) e in questa identificazione di Freud con Giunone/Era (non solo la moglie di “Zeus”, ma anche la sua stessa madre) con Didone e con Annibale, il grande nemico di Roma.
    +
    IL PROBLEMA DEL LIBERATORE. L’esergo dell’Interpretazione “dichiara” semplicemente la “natura” teologico-politica del suo progetto: cercare di fermare il matrimonio di Enea e la nascita della nuova Troia (Roma)! Con la stessa determinazione di Giunone/Era (Virgilio), Freud lavora a portare alla luce della coscienza europea la struttura edipica del sogno del Dio greco e cattolico-romano (di Platone come di Paolo di Tarso), e venir fuori dall’orizzonte della tragedia (come Dante e lo stesso Nietzsche). Con l’aiuto di “Zeus/Giove”” e di “Era/Giunone”, pur tra mille difficoltà, egli riesce a venir fuori dall’inferno e a “nascere, di nuovo”! Nel 1938 arriva a Londra e porta a compimento il suo ultimo lavoro “L’uomo Mosè e la religione monoteistica”. Un grande respiro di sollievo! Morirà l’anno successivo.
    +
    ANTROPOLOGIA, MATEMATICA, E PSICHIATRIA. Pur avendo Freud dato già dal 1907 chiare indicazioni per lavorare congiuntamente a una nuova educazione civica e a una nuova educazione sessuale per “una società sana” ( Erich Fromm, 1955), l’Italia (comel’Europa e l’intero Pianeta) naviga ancora ( http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=2923 ) in un oceano illuminato da una diffusa cosmoteandria.
    +
    “UNA VOCE”. Come ha scritto Franca Ongaro Basaglia (“Una voce. Riflessioni sulla donna”, il Saggiatore, 1982), continuiamo a fare “un’operazione matematica ritenuta abitualmente sbagliata: un uomo più una donna ha prodotto, per secoli, un uomo” e a leggere per lo più e sempre il vecchio “romanzo familiare”, quello edipico! Che dire?! Che non si è capito proprio nulla non solo di Freud, ma nemmeno di “quattro”. O no?!

    Federico La Sala

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