Università per Stranieri di Siena – Dipartimento di Studi Umanistici
piazza Carlo Rosselli 27/28 Siena

La pratica del commento 4
FRONTIERE INNESTI MIGRAZIONI.
Alterità e riconoscimento nella letteratura

10-12 novembre 2021

 

Questa quarta edizione della Pratica del commento rilancia il valore del commento dalla prospettiva attuale e scottante delle migrazioni e della xenofobia. Una questione che sta sollecitando la rinascita di antichi nazionalismi e sta generando nuove, drammatiche frontiere geografiche e ideologiche nel territorio dell’Unione Europea e nel mondo. Le migrazioni e le convivenze multiculturali e multietniche sono da tempo assediate da semplificazioni, retoriche e menzogne mediatiche di diverso orientamento. In un simile contesto politico, la pratica del commento restituisce alla parola sugli stranieri un fondamento condiviso, perché radicato nella semantica, e – al contempo – una apertura problematica, perché garantita dalla polisemia. In questa nuova edizione, ci sembra importante tenere insieme il dentro e il fuori, intrecciando una prospettiva transnazionale con una invece più strettamente connessa alla storia letteraria e all’antropologia italiane. Essendo una nazione centrifuga, storicamente composta da straniere e da stranieri che hanno imparato e tuttora imparano a convivere, l’Italia è sia un Paese esposto alle attuali derive nazionaliste e xenofobe europee sia un laboratorio di frontiera e di inclusione per le emergenze migratorie di questo nuovo millennio. Agli stranieri, visti dall’interno e dall’esterno di questo «terzo spazio» nazionale e narrativo italiano, il convegno accosterà e intreccerà alcune tappe del riconoscimento e dell’alterità nelle altre letterature. Relatrici e relatori commenteranno in modo specifico e analitico una porzione di testo, mettendo in rilievo le questioni storiche, tematiche e formali connesse a innesti e/o conflitti tra soggettività marginali (anche in relazione al genere) e soggettività centrali, tra bilinguismo, plurilinguismo e translinguismo.

 

Comitato scientifico: Daniela Brogi, Pietro Cataldi, Tiziana de Rogatis, Giuseppe Marrani

 

Il convegno si tiene nell’Aula Magna dell’Università per Stranieri di Siena (Piazza Rosselli 27/28). Sarà possibile seguirlo in streaming all’indirizzo http://live.unistrasi.it

2 thoughts on “La pratica del commento 4: FRONTIERE INNESTI MIGRAZIONI. Alterità e riconoscimento nella letteratura

  1. LE DIFFERENZE TRA RAZZISMO E XENOFOBIA
    La frenesia dell’omologazione globale di popoli e civiltà che anima i nostri buonisti, con l’abbattimento delle frontiere e con l’apertura al Diverso, incarnazione del bene assoluto – in Italia si batte ogni record in questa duplice operazione di autodenigrazione e di esterofilia – è basata su un’idea falsa dell’essere umano considerato interscambiabile e inoltre malleabile e ristrutturabile in funzione di un mondo senza frontiere e senza radici.
    Nel 1971 Claude Lévi-Strauss, nel corso della conferenza intitolata “Razza e cultura”, tenuta all’UNESCO, osò dire che vi era differenza tra razzismo e xenofobia. Spiegherà in seguito così la sua presa di posizione, allora tanto criticata: “Reagii contro la tendenza che consiste nel banalizzare la nozione del razzismo – dottrina falsa ma precisa – e che consiste altresì nel denunciare come razzisti l’attaccamento a determinati valori e la non predilezione per altri valori (atteggiamenti scusabili o biasimevoli, ma profondamente radicati nelle comunità umane)”.
    Ciò che l’antropologo ci dice è che si dovrebbe tener conto dell’uomo qual esso è e non quale esso “dovrebbe essere”. Io aggiungerei che l’uomo può essere lentamente “migliorato” ma non certo riplasmato, cambiandone i meccanismi psicologici fondamentali, quasi fosse un robot. I nostri rivoluzionari rossi vi hanno provato, andandoci giù pesante, ma con risultati all’incontrario. Ed oggi, per risanare, rieducare (democraticamente), far tornare alla normalità i popoli che hanno vissuto sotto un regime comunista occorrono un paio di generazioni. Il gran male che il comunismo arreca è di causare danni alla fibra morale della gente, che si abitua alla menzogna, al calcolo opportunistico, al rispetto timoroso della nomenklatura, e all’esistenza di due verità: quella ufficiale e quella ufficiosa.
    Secondo Lévi-Strauss “l’umanità ha saputo trovare la sua originalità solo in un certo equilibrio tra isolamento e comunicazione. Era necessario che le culture comunicassero, altrimenti si sarebbero sclerotizzate. Tuttavia, non dovevano comunicare troppo rapidamente per darsi il tempo di assimilare, di far proprio quello che attingevano all’esterno. La scommessa è che, secondo me, questo continuerà”. Egli previde che “man mano che vedremo l’umanità omogeneizzarsi, al suo interno si creeranno nuove differenze”. E indicò nella proliferazione delle sette in California e nella “crescente difficoltà di comunicazione tra le generazioni” i primi sintomi di questo fenomeno.
    Più la società si fa grossa – spiegò – e meno trasparente e permeabile diviene al suo interno. In un Occidente omogeneizzato all’americana, io vedo manifestarsi questo fenomeno nella proliferazione del multiculturalismo e del “comunitarismo”, che spezzetta la Nazione in clan, comunità etnoreligiose, centri di interesse, movimenti, sette, gruppi transnazionali… Oggi su tutte spicca la “comunità” LGBTQ+ di fronte alla quale inginocchiarsi è d’obbligo. Secondo Lévi-Strauss, la lotta “contro ogni forma di discriminazione”, pur in apparenza lodevole, si inscrive nella stessa dinamica che “convoglia l’umanità verso una civiltà mondiale, distruttrice di quei vecchi particolarismi ai quali spetta l’onore di aver creato i valori estetici e spirituali che aggiungono valore alla vita, e che noi raccogliamo preziosamente nelle biblioteche e nei musei perché ci sentiamo di meno in meno capaci di produrli”.
    Scrisse inoltre che “L’etnologo esita a credere, benché vi si senta spinto da ogni dove, che la diffusione del sapere e lo sviluppo della comunicazione tra gli uomini riusciranno un giorno a farli vivere in buona armonia, nell’accettazione e nel rispetto della loro diversità”.

  2. “I nostri rivoluzionari rossi vi hanno provato, andandoci giù pesante, ma con risultati all’incontrario.” (Antonelli)

    Prova prima a controllare, però, cosa hanno fatto ben prima dei controrivoluzionari rossi alla Stalin e, andandoci giù pesantissimo, i loro precursori: quella “borghesia [che] non può esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali “. (Marx, Manifesto)

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