di Fabrizio Sinisi

 

[Il drammaturgo e poeta Fabrizio Sinisi vince il Premio della Critica 2021 per la sua attività di scrittore teatrale. La premiazione si è svolta a Roma, il 19 novembre, al Teatro Palladium. Il premio, conferito dalla giuria dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro, ha motivato così il riconoscimento:

 

“La precoce sensibilità poetica di Fabrizio Sinisi, maturata in riflessione estetica e di scrittura nell’incontro con eminenti artisti della nostra scena, ha dato i primi frutti di intervento critico e di creazione drammatica con I Promessi sposi alla prova (di Testori, 2010), in La grande passeggiata (2012) e sulla scena musicale in Lo stesso mare (di Fabio Vacchi e Amos Oz, 2011). Dall’esordio con la Compagnia Lombardi-Tiezzi, è impegnato in un decennio di traduzioni, adattamenti e proprie creazioni, per i quali è stato rappresentato e premiato (ultimo, La gloria). Il repertorio interessato va da Goldoni in Trilogia a Claudel, del quale ha tradotto L’Annuncio a Maria; dai classici greci (Medea e Antigone) a D’Annunzio e Pirandello, Shakespeare e Büchner. Si è distinto fra i “nuovi” emergenti per l’eclettismo e la profondità delle sue prove. Ha perseguito il primato della poesia nell’interpretazione attuale della vicenda umana; la specificità irriducibile dell’arte drammatica (vissuta nella parola dell’attore) nel confronto con gli altri linguaggi espressivi; il rifiuto del naturalismo, per esaltare l’immaginario nella rappresentazione della nostra esistenza civile e personale”.

 

Pubblichiamo alcuni estratti da una sua opera recente, dal titolo Un paradiso, andata in scena in prima nazionale a Padova, Teatro delle Maddalene, 18 maggio 2021, per la regia di Fabrizio Arcuri, con: Alberto Vecchiato, Imma Quinterno, Emma Abdelkerim, Elena Antonello, Riccardo Cardelli, Federica Fresco, Michele Guidi, Tommaso Russi, Andrea Sadocco, Elisa Scatigno, Giacomo Pedrotti, Matilde Sgarbossa, Sonia Soro.]

 

6.

 

F.

 

l’ultima cosa sono stati gli occhi
organi tessuti certe ossa ma gli occhi
quelli li ho tenuti fino all’ultimo
li avevo bellissimi castano chiaro quasi verde
ora ho occhi nuovi più efficienti certo e duraturi
più capaci però meno belli di prima
da quando ho gli occhi nuovi
ho perso il senso delle proporzioni
mi concentro su cose molto piccole
la mente si apre perdo ogni confine
e vedo momenti del passato
un’esitazione che ha evitato un disastro
una pantomima che era una tragedia
rimonto il passato con occhi nuovi
rivivo il tempo alla luce del poi
chiudo gli occhi e riguardo le cose
cambio linguaggio e punto di vista
luci angolazioni attori sposto i personaggi
cambio certe scene e ne taglio altre
ne aggiungo alcune che non sono successe
e a volte tutto sfuma e non distinguo più
sogni ricordi fantasie speranze
se gli eventi riguardano me o qualcun altro
che non conosco in qualche altra epoca
di chi sono queste storie?
dove affacciano le porte che apro?
vedo un grande tornado su una costa
vedo strade allagate e vedo i morti
disposti con ordine sui prati
e vedo vento e pioggia e ancora vento
fino a riempire tutta l’inquadratura
l’ho mai vissuta io questa fine del mondo?
è la mia vita o di qualcun altro?
vedo una donna una donna giovane
forse sono io o forse no non più bene come sono fatta
è bella molto bella spero di essere io quella ragazza
in una strada di una città italiana credo sia Firenze
fa caldo c’è gente e i corpi giovani brillano di luce
come fossero già corpi di paradiso
un ragazzo la fissa
e vorrei dirle parlagli
giacché lui lo vuole lo vuole così tanto
parlagli adesso non c’è cosa più bella
che soddisfare un desiderio altrui
e lei lo guarda lo fissa forse gli parlerà
ma ora basta così
luce! luce!

 

10.

 

 

tredici miliardi di anni fa
iniziano materia ed energia
nasco come atomo molecola
poi un procariota cellula senza centro
aspetto nell’acqua rovente
due miliardi di anni
e poi all’improvviso un’accelerazione
divento un eucariota
un mitocondro svelto un cloroplasto
divento un pesce un rettile un anfibio
mi epidermio mi vertebro mi occhio
striscio fuori dall’acqua
assaggio la terra per la prima volta
gli anni mi scorrono a milioni nel sangue
esseri colorati enormi rettili
immense piogge e tempeste di fuoco
forme sempre nuove e nuovi cicli
prova d’orchestra un grande carnevale
s’inoltra nei millenni
mi mescolo mi complico mi addentro
la mia struttura cresce
divento un uccello uno strano mammifero
mi tendo verso gli alberi
mi drizzo verso il cielo
ora sono in piedi
sono passati appena sette miliardi di anni
una spinta dal dentro verso il fuori
un’espulsione mi spinge
a prendere la voce
e provo i suoni e uso quei suoni
per toccare cose metterli insieme
costruire parole piantare nomi sole acqua
pioggia vento sangue fulmine e pelle
freddo grotta cervo e albero da frutto
e gioco stella pesce pietra angelo e pace
anima città regno dei morti
lotta scambio spada guerra
tomba denaro e risurrezione
amico nemico amante assassino
moglie avversario giudice soldato
sacerdote medico delegato
si alzano gli imperi crollano gli imperi
franano nel niente come fatti di sabbia
passano come stormi di voci
storie miti e grandi narrative
racconti di dèi animali parlanti
maghi guerrieri gioventù e paesi
e nomi di denari e lotte di denari
e innamorati estati e lunghe esplosioni
e sacrifici uno dietro l’altro
cambiano gli altari ma il pugnale
torna a caderci addosso mille volte
la storia intera ruota vorticosa
intorno al corpo morto dei ragazzi

 

11.

 

Mi ritrovo sempre dalla parte sbagliata della storia
sono finito male tante di quelle volte
che neanche mi ricordo:
impalato da un sapiens in Croazia
in Messico pugnalato su un altare
in Germania trafitto da una freccia nel bosco
a Roma mangiato da un leone in un circo
crocifisso sulla via Appia verso Capua
a Firenze impiccato dal governo comunale
a Ravensburg bruciato su un rogo
a Parigi ghigliottinato
ad Austerlitz fucilato
in Russia pestato da un cavallo
annegato dopo un naufragio nell’Oceano Atlantico
schiacciato da una trave in una trincea a Sarajevo
mangiato dal vaiolo a Yorktown
a Londra soffocato dal fumo delle fabbriche
polverizzato sotto le bombe a Berlino
bruciato in un forno a Birkenau
gasato in una miniera a Kamituga
pestato a morte da un poliziotto a Vienna
saltato in aria in Siria
morto di ascesso dentale a Pitchum Mississipi
e tante altre che neanche mi ricordo
ora mi vedete come sono
ma questo è ciò che sono diventato dopo
che mi hanno riclonato e messo a nuovo
rivivo tutto come fosse una sola storia
ma se per un caso strano avessi avuto
un solo corpo in questo percorso ve lo dico
alla fine non avrei avuto un gran bell’aspetto
ma ho avuto anche dei bei momenti
ne ricordo in particolare due
nel 1378 da battilana ho dato fuoco alla casa di un giudice
e ho distrutto da solo un intero convento di domenicani
e poi negli anni Ottanta del Novecento
sono stato il poeta migliore della mia generazione
la vita migliore fra tutte le mie vite
la generazione più bella di tutte è stata quella
avremmo cambiato tutto ce l’avremmo fatta
era la volta buona ve lo giuro
ma per fermarci ci hanno versato addosso
un fiume di eroina
ci ha travolti e siamo morti giovani
come del resto ero già morto giovane
mille altre volte prima
ogni tempo ha le sue battaglie e i suoi sacrifici
io ho fatto la mia parte con dovizia
ho lottato sempre con il mio antagonista
eccolo il mio nemico dentro l’inquadratura
il sapiens cacciatore il sacerdote
il re il profeta il capotribù
il senatore il priore il gonfalone
l’inquisitore il conte il generale
lo zar il duca l’armatore lo schiavista
l’imperatore il fascista il nazista
il banchiere il governante il capo di stato
il terrorista il trader liberista
il forte il più forte il vincitore
il potente il nemico l’avversario
ce l’ho sempre davanti
lo elimino o almeno ci provo
lo combatto con tutte le mie forze
ma ogni volta ne compare un altro
finché finalmente lo capisco
il Nemico non è una persona
è un ruolo
cambia l’attore ma il personaggio resta
ora so che la mia lotta non poteva finire
io non potevo vincere
ma ora sono molto più sereno sono riprogrammato
sono io il performer della storia
rinato al cielo dell’Intelligenza
ora che la storia è finita posso dirlo
io sono il migliore il figlio ideale
il fiore all’occhiello della mia generazione!

 

21.

 

D.

 

dicono che i suicidi al Golden Bridge si lancino sempre
dal lato della baia con la faccia verso la città
chi sopravvive dice che la prima sensazione
quando si staccano i piedi dal limite e si entra nel vuoto
è sempre il rimorso l’attimo di domanda
come siamo arrivati a questo?
che cosa abbiamo fatto?

 

B.

 

anche questo pianeta finirà
ma per noi non sarà la fine
saliremo nello spazio
fra i paradisi in orbita e guarderemo
scomparire la terra

 

D.

 

supero il mio racconto
supero le pareti dei sessi e le leggi binarie
i codici i verbi gli antenati
vedo un presente nuovo
nuove passioni e sensi
insurrezioni e lotte e nuove visioni
nuove eccitazioni e nuovi miti
nuove fantasie nuovi esseri umani

 

B.

 

scompaiono uomini animali e piante
restano solo nubi sospese nei vulcani atlantici
e un sole ormai invecchiato brucia
le ultime acque arretrano e il sole avanza
e cresce e si gonfia mostruoso
fino a sfiorare l’orbita terrestre
poi dolcemente tutto si disgrega
come un fiore lambito da una fiamma

 

D.

 

mi evolvo mi spacco mi spezzo
mi cambio mi perdo mi disperdo
mi rinasco mi rimetto al mondo nel futuro
mi stacco dall’uomo vecchio entro
nel vuoto nell’uomo senza fine

 

B.

 

e noi vivremo
l’eterno ritorno del tempo felice
andremo avanti e forse finiremo
e ricominceremo un’altra volta
dal basso come cellule all’inizio
e chissà dove altrove fiorirà
una vita nuova un’altra storia
amore in altri soli e in altre stelle

 

D.

 

è davvero questa la fine del tempo?

2 thoughts on “Un paradiso

  1. Mi sembra interessante. Comunica un punto di vista interessante sulla società e sul mondo.
    Mi piacerebbe leggerlo nella sua interezza. Mi piace , mi è sempre piaciuta l’idea
    di un’apocalisse ottimistica. E’ una visione della fine del tempo che può cambiare
    se ci collochiamo su altri pianeti, altri mondi.

  2. Acc, mica male. A 360° la sua prospettiva ma saliremo nello spazio
    fra i paradisi in orbita e guarderemo
    scomparire la terra

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