di Matteo Cazzato

 

[Per il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, pubblichiamo anche la voce Canzoni. Il canto popolare a cura di Matteo Cazzato, uscita nell’enciclopedia Tutto Pasolini, edita dall’editore Gremese].

 

Pasolini mostrò fin dagli inizi attenzione per i canti popolari, e infatti vi dedicò pagine importanti. Possiamo ricordare ad esempio che nel 1955 Pasolini pubblica per Guanda una ponderosa antologia della poesia popolare, il Canzoniere italiano, in cui l’autore raccoglie canti, stornelli, ninne nanne, canzoni partigiane della ricca tradizione regionale italiana. Anche all’interno di Passione e ideologia vengono dedicati spazio e attenzione a quella che Pasolini definisce “poesia folclorica”, e cioè proprio il canto popolare nelle sue varie forme.

 

Pasolini apprezzava molto la canzone, soprattutto quella melodica e dialettale. Aveva molta simpatia per Claudio Villa ad esempio, che viene ricordato in più di un’occasione in Ragazzi di vita e Una vita violenta. Inoltre spesso brani di canzoni popolari romanesche interpretate da Villa vengono cantati nelle borgate dai “ragazzi di vita”, come Quanto sei bella Roma del 1936, ma resa nota nel ’46 da Anna Magnani, e Zoccoletti Zoccoletti del 1950.

E così nel 1956 in un’intervista su “Avanguardia” Pasolini dichiarava: “Non vedo perchè sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Anzi la sua opera sarebbe sollecitabile e raccomandabile. Personalmente non mi è mai capitato di scrivere versi per canzoni… non mi si è presentata l’occasione… credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica”.

 

All’inizio Pasolini si dedicò al mondo della canzone come studioso e appassionato. Solo in seguito vi si dedicò attivamente, negli anni ’60. Ciò grazie al sodalizio con l’attrice e cantante Laura Betti, che partecipò a molte realizzazioni teatrali e filmiche di Pasolini: Orgia, La ricotta, Edipo re, La terra vista dalla Luna, Che cosa sono le nuvole?, Teorema, Porcile e I racconti di Canterbury. Ad esempio fu Pasolini a scrivere nel ’59 alcuni dei testi per gli stornelli dello spettacolo andato in scena con la Betti nel 1960, Giro a vuoto: Macrì Teresa detta Pazzia, Cristo al Mandrione e Valzer della toppa. I testi di Pasolini furono interpretati dalla Betti con le musiche di Piero Umiliani e Piero Piccioni. Questi testi hanno per protagonista voci femminili di donne di borgata che fanno la vita, sono prostitute. Questi brano descrivono il proletariato che Pasolini vedeva di fronte a sé, le borgate, la prostituzione, la miseria, i poveri. Nel caso del Valzer della toppa (cioè sbronza) il tono trasmette tutta la forte energia vitale possibile nel mondo di borgata: “Me so’ fatta un quartino | m’ha dato alla testa, | ammazza che toppa!… An vedi le foce! | An vedi la luna! | An vedi le case!… Me so’ presa la toppa | e mò so’ felice!”. L’unione di testi e musica in questo caso produce degli stornelli particolari, che riproducono lo stesso sguardo sulle borgate che Pasolini aveva offerto nei suoi romanzi degli anni ’50. Nel 1962 ci fu un secondo spettacolo Giro a vuoto, e per l’occasione Pasolini offrì a Laura Betti anche un altro testo, la Ballata del suicidio, musicato da Giovanni Fusco. In questo caso la vitalità, l’energia del mondo di borgata è oppressa ormai, e la voce della donna è schiacciata e rassegnata, incapace di reagire alla durezza della vita e al mutamento che investe e cancella il suo mondo. La Betti la incise solo nella versione francese, La parade du suicide. Un’altra interprete dei testi pasoliniani lo rese noto nella versione italiana solo nel 1989, Grazia De Marchi. Artista poliedrica, che ha spaziato dalla canzone popolare e d’autore, fino alla danza e al teatro, con l’album “Tutto il mio folle amore” per l’AzzurraMusic nel 1989 diffuse molte delle canzoni scritte da Pasolini, fra cui anche una versione musicata della poesia Lied dalla sezione Suite Furlana de La meglio gioventù. Poi un’altra grande cantante che diede voce ai testi di Pasolini fu Gabriella Ferri cantante molto nota per le sue interpretazioni delle musiche popolari romane e napoletane.

 

Nei primi anni ’60 avviene poi l’incontro fra Pasolini e Sergio Endrigo. Il grande cantautore italiano nel corso della sua carriera collaborò con vari poeti come Rodari, Ungaretti, e anche Pasolini. Nel 1962 uscì il primo album da solista di Endrigo, intitolato Sergio Endrigo, e qui decise di incidere una traduzione in italiano di una delle poesie friulane di Pasolini de La meglio gioventù, Il soldato di Napoleone.
Sappiamo che sempre nel 1962 Pasolini compose una poesia dedicata alla morte di Marilyn Monroe, e venne recitata dalla voce narrante nel film La rabbia. Si ha notizia di un’esecuzione musicale di questo testo da parte di Laura Betti nel Giro a vuoto del 1962, con le musiche di Marcello Panni, ma purtroppo non ne è rimasta alcuna traccia discografica.

I cantautori sono stati spesso ispirati dai versi di Pasolini e così Ettore de Carolis mise in musica Notturno, un testo composto nel 1946 e che faceva parte della raccolta L’usignolo della chiesa cattolica, e che iniziava così: “Voi non mi conquistate | con le gioie o i terrori | dei freschi silenzi | vostri, stelle invecchiate”. L’operazione avvenne all’interno del duo di rock alternativo psichedelico Cheto&Co, formato da Ettore de Carolis e Gianfranco Coletta, che vennero assistiti da Pasolini. I versi di Notturno furono usati all’interno di Danze della sera, che viene considerato uno dei singoli di rock psichedelico migliori realizzati in Italia.

 

Negli anni ’50 Pasolini si era dedicato allo studio della canzone popolare, ma aveva già iniziato a sperimentare: fra le carte d’archivio coeve compare una raccoltina intitolata “Roma: Canzoniere 1950”. Qui sono contenute composizioni che sebbene non vennero mai musicate, per la loro collocazione archivistica e per le loro caratteristiche stilistiche sembrano proprio fatte per diventare canzoni. I testi in questione si intitolano Ay desesperadamente, Beguine e Tango de li sette veli. Questi testi sono ancora dedicati alla realtà delle borgate che Pasolini scopriva e descriveva proprio in quegli anni, e infatti ritroviamo immagini e situazioni che ricordano proprio le scene di Ragazzi di vita, come il ragazzo di borgata un po’ cresciuto che parla de “Er bottone strappato | a la camicetta | pura come er foco” in Beguine, oppure l’ambientazione ne “l’aria der fiume” in Tango de li sette veli. Nella cartella dedicata alle canzoni scritte per la Betti nel 1959 invece si trova il manoscritto di un altro testo da musicare rimasto inedito, Chi è un teddy-boy.

Ma torniamo ora alle canzoni effettivamente realizzate. Fra il 1966 e il 1967 ci fu il sodalizio fra Pasolini e Domenico Modugno, che portò ad uno dei testi musicali più belli di Pasolini, Che cosa sono le nuvole? P. P. Pasolini venne chiamato a dirigere uno dei sei episodi del film Capriccio all’italiana. Così nacque il cortometraggio Che cosa sono le nuvole?, rilettura dell’Otello di Shakespeare, ambientato in un teatro di marionette, di pupi. Pasolini scrisse la sceneggiatura, diresse il corto e scrisse il testo dell’omonima colonna sonora, musicata e interpretata da Domenico Modugno. Le parole della canzone sono in realtà la traduzione e il collage di diversi passi del dramma shakespeariano. La canzone incornicia il film e ha un ruolo centrale nell’opera, per trasmetterne il messaggio centrale: la vanità di tutto davanti all’ambiguità della realtà. Nel film la canzone è cantata dal “mondezzaro” interpretato da Modugno stesso, figura che fa da tramite per le marionette fra vita e morte, realtà e apparenza, e così emblema del carattere effimero e fugace della vita, delle sue bellezze. E una di queste bellezze è l’amore distrutto dall’ambiguità delle illusioni di Jago. L’amore è uno dei valori assoluti in cui l’uomo vuole credere. Ma questo amore scompare perché come tutte le cose belle della vita è effimero. Come una nuvola, “tutto il mio folle amore lo soffia il cielo”, lo porta via il vento.

 

Fra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 c’è un’altra importante collaborazione, quella con Morricone. Prima per i titoli di testa del film Uccellacci e uccellini. I titoli di testa del film scritti da Pasolini furono cantati da Modugno su musica di Morricone, iniziando in modo molto spiritoso con un elogio a Totò: “Alfredo Bini presenta l’assurdo Totò, l’umano Totò, il matto Totò, il dolce Totò, nella storia Uccellacci e uccellini, raccontata da Pier Paolo Pasolini”. La collaborazione fra Pasolini e Morricone vede un altro episodio poi con Meditazione orale, canzone dedicata al rapporto contrastivo, di amore-odio del poeta con la città di Roma, con la sua storia socio-politica recente. Il testo è datato al 1970, ed è conservato fra i dattiloscritti della raccolta Trasumanar e organizzar, anche se poi non fu pubblicato all’interno del volume garzantiano nel 1971. Il testo venne musicato da Morricone, e si presenta come un recitativo. Questo brano venne reso pubblicò nella recitazione eseguita dalla voce stessa di Pasolini solo nel 1983 nel 33 giri (o long playing) inciso da Morricone per la GeneralMusic, La musica nel cinema di Pasolini, e in quell’occasione Il testo fu stampato per la prima volta nella copertina del disco.

 

Nel 1974 poi Pasolini collaborò con Dacia Maraini alla stesura di due testi di canzoni per le musiche composte da Manos Hadjidakis per il film di Dusan Makavejev Sweet movie (Pasolini e la Maraini poi curarono anche l’adattamento italiano del film). Le due canzoni scritte da Pasolini per il film sono I ragazzi giù nel campo e C’è forse vita sulla terra. La prima è un adattamento in italiano della canzone neogreca Τα παιδιά κάτω στον κάμπο (Ta paidiá káto ston kámpo) scritta dal musicista Hadjidakis. La seconda è un canto contro la guerra e che esalta la vitalità forte ed energica, libera.

Dunque fu ricco e profondo il legame di Pasolini col mondo della canzone, e in qualche modo andò oltre la sua morte. Infatti la figura e l’opera di Pasolini ispirarono moltissimi cantautori negli anni successivi, basta qui ricordare due delle canzoni più belle in tal senso: Una storia sbagliata di Fabrizio De André e A Pa’ di Francesco De Gregori.

 

CANZONI PRESENTI IN RAGAZZI DI VITA

(Quanto sei bella Roma, Claudio Villa)

 

(Zoccoletti, zoccoletti, Claudio Villa)

 

CANZONI SCRITTE DA PASOLINI

(Giro a vuoto: Macrì Teresa detta Pazzia)

 

(Cristo al Mandrione, Gabriella Ferri interprete)

 

(Valzer della toppa)

 

(Ballata del suicidio)

 

(La parade du suicide, Laura Betti interprete)

 

(Il soldato di Napoleone, Sergio Endrigo interprete e autore della musica)

 

(Poesia dedicata alla morte di Marilyn Monroe recitata da Pasolini)

 

(Notturno)

 

(Danze della sera)

 

(Ay desesperadamente)

 

(Beguine)

 

(Tango de li sette veli)

 

(Che cosa sono le nuvole?, canzone, Domenico Modugno interprete)

 

(Che cosa sono le nuvole?, film)

 

(Titoli di testa di Uccellacci e uccellini, Morricone autore della musica)

 

(Meditazione orale)

 

(I ragazzi giù nel campo, Anna Prucnal interprete)

 

(C’è forse vita sulla terra, Grazia de Marchi interprete)

 

CANZONI DEDICATE A PASOLINI

(Una storia sbagliata, Fabrizio de André)

(A Pa’, Francesco de Gregori)

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