Di Andrea Inglese

 

[Esce oggi in libreria, per le edizioni ITALO SVEVO, Stralunatiuna raccolta di racconti di Andrea Inglese. Presentiamo qui in anteprima un testo tratto dal libro]

 

 

«Guarda che hai una bella faccia stanca», mi dice. «No, no, non sono per niente stanco», replico. Ci tengo a puntualizzare, soprattutto con quelli che mi vogliono stanco, perché non ci credo, è evidente che non hanno prove, magari ti dicono: «Sei affannato, hai fatto una corsa?», e tu sei appoggiato al muro da almeno una decina di minuti, quasi sonnecchiando, ma loro trovano modo di dirti che sei stanco o sei affannato, perché è sempre così, appena sei stato gentile per un po’ con una persona, quella ne approfitta, e ti vuole dapprima stanco, con la faccia sciupata, oppure in affanno, perché stai perdendo il controllo su tutto, e subito aggiunge che ti vede giù, anzi crucciato, e tu cosa puoi rispondere a quel punto? È troppo tardi per scoppiare in una grande risata, ti prenderebbe per nevrastenico, per uno che sta doppiamente male, così male che alla fine sta precipitando in un’ilarità incontrollata. Perché, se stai davvero malissimo, se sghignazzi continuamente e senza motivo, la gente di colpo tace, fa davvero finta di niente, non si preoccupa più della tua salute. È pazzesco, ma se stai bene, quando sei in forze e allegro, allora non hanno timore, te lo dicono chiaro e tondo che hai una faccia molto stanca, molto tirata, che si vede lontano un miglio che hai delle preoccupazioni, di certo di tipo economico, oppure familiare. E quindi che fai? Gente che ti muore in casa, l’amore della tua vita che scopa con sconosciuti sotto i cavalcavia, il tuo unico figlio che balbetta imbottito di barbiturici. Questo è quanto loro prevedono per te, non piccole rogne, ma devastazioni biografiche, malesseri definitivi. Ti metti a combattere per strada, li smentisci, li svergogni con una rettificazione risoluta, che dovrebbe includere la famosa grande risata, oppure un tremito di tutto il corpo per un sovrappiù di energia, di adrenalina, un corpo gaio che vale la pena di buttare innanzi attraverso movimenti disarticolati: così infatti è lo stare bene, l’essere in forze, oppure basterebbe metterti a saltare in silenzio sul posto, guardarli negli occhi e poi ululare, scuotendo la testa come un posseduto. Questa sarebbe la migliore, anzi l’unica risposta da dargli, ma a quel punto non ti chiederanno più se sei stanco, perché si convinceranno irrimediabilmente del tuo crollo psicotico, e smetteranno persino di salutarti, ma non di sorriderti, di un sorriso puramente precauzionale, fatto dall’altro lato della strada, quando cambieranno marciapiede in anticipo, per non passarti troppo vicino, per non trovarsi in una prossimità fisica con te. Un sorriso dal marciapiede opposto in genere tendono a fartelo ancora, per salvaguardarsi, evidentemente, da rischi di aggressione e persino strangolamento. Devono dirsi fra sé e sé, tutt’altro che sereni: «Attenzione! Cautela! È il tipo che si è messo a saltare su due piedi sghignazzando e ululando quando gli ho detto che aveva l’aria stanca». Ma possiamo immaginare invece uno scenario completamente diverso, molto più roseo, di gran socievolezza, con la riscoperta di una virtù civica e conviviale. Ecco la gente che ti salta al collo, che ti abbraccia e sbaciucchia, come fossi tornato dalla guerra. «Ma anche oggi sei vivo! Magnifico. E ti esce il fiato di bocca! Splendido». E qui ti pigliano per il ganascino, oppure ti tirano appena, simpaticamente, i capelli sulla nuca, che fa pure un poco male, ma non si può tradire un tale entusiasmo. «Sembri un giaguaro stamattina!». Oppure: «Con quei denti, potresti staccare un mattone dal muro». Poi ti colpiscono in mezzo al costato, ma è solo un pugno trattenuto. Alcuni preferiscono saltellarti sul piede, ma mai di tacco, per non rischiare di provocare un franco dolore. «Vai così, vai avanti», e ti spintonano con il sorriso, con le braccia nervose. A questo punto, non sapendo neppure veramente perché, ti metti a correre. Preferisci darti da fare, e muovere svelto le gambe. Loro ti stanno dietro a qualche metro, raggianti. Allungano il piede talvolta, o lanciano un piccolo sasso. Ma poi niente, fino al prossimo incontro puoi camminare tranquillo, tornare a casa con rapidità e discrezione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.