di Filippo Tuena

 

[E’ uscito il 1 giugno per il Saggiatore La voce della Sibilla di Filippo Tuena, dedicato all’incontro tra i giovani T.S. Eliot e Ezra Pound. Ne pubblichiamo qui un estratto]

 

Trincee, II

 

[…]

La morte in guerra torna a sfiorare Tom. Intorno a lui muoiono i poeti. È la volta di Alan Seeger, un suo vecchio compagno di Harvard, poeta in qualche modo profetico ma ritardatario nello stile, amante anch’egli di Dante (tradusse il XXVI canto dell’Inferno), refrattario alle condivisioni. La sua poesia più famosa esordisce con un distico profetico, così:

 

I have a rendezvous with Death

At some disputed barricade,

 

proseguendo con versi che potrebbero essere stati ricordati da Tom, all’occorrenza:

 

I have a rendezvous with Death


On some scarred slope of battered hill,

When Sprig comes round again this year

And the rest meadow-owers appear.

 

 

Esule anche lui dalla East Coast, Seeger si stabilisce a Parigi al Quartiere Latino e allo scoppio della guerra si arruola nella Legione straniera. Rimane ucciso a Belloy-en-Santerre, nella Somme, il 4 luglio 1916 in un assalto alla baionetta contro le trincee nemiche. Un compagno egiziano ne ricorda gli ultimi istanti, Il suo profilo si stagliava sul verde del campo di grano, a testa alta, la baionetta innestata, l’ho visto correre avanti…

I suoi versi sono pubblicati postumi, dopo il terribile rendez-vous e T.S. li recensisce in maniera anonima e un po’ fredda su The Egoist lasciando intendere che aveva conosciuto personalmente, forse in maniera superficiale, il poeta. In effetti, ad Harvard erano entrambi molto riservati, preferendo la compagnia di loro stessi a quella del prossimo. Anche Pound lo ricorda, quando l’aveva conosciuto nell’estate del 1914 a Londra, al Café Royal di Piccadilly, poco prima che si arruolasse nella Bandera. Allora viveva a Parigi ed era venuto a Londra in cerca di un editore per le sue poesie. Non s’incontrò con Tom, che era di ritorno dal suo sciagurato viaggio in Germania mentre Seeger era di nuovo a Parigi per arruolarsi volontario. L’eco di un suo verso in una poesia di guerra, «The Aisne»:

 

Winter came down on us

avrà forse un altro riscontro nel poema di T.S.

 

Certamente più affettuoso di quello di T.S. è il ricordo di Walter Adolphe Roberts, uno scrittore giamaicano che Seeger conobbe a Parigi e che fu testimone della nascita del contingente statunitense della Legione straniera destinato alla morte. Gli americani residenti in Francia che si arruolarono erano stati 201, l’inverno successivo ne sarebbero rimasti 30. Il 25 agosto 1914 pranzarono, ricorda Roberts in un articolo su The Book-man dell’agosto 1918, al Café de la Régence e poi sfilarono per l’avenue de l’Opera prima di partire per il campo reclute. I parigini si levavano il cappello, le ragazze lanciavano fiori. Seeger, altissimo, svettava, col suo procedere impettito, sempre chiuso in una personale torre d’avorio. Era silenzioso e austero come sempre, com’era stato visto più volte al Café de la Rotonde e alla Closerie de Lilas, in compagnia di una bellissima donna, di cui Roberts non ricorda il nome. Provò le nebbie dell’assenzio e la solitudine tra le trincee. Si dichiarava «poeta» e questo suscitava risentimento tra i compagni d’arme che ne chiesero il trasferimento. Prima dell’ultima carica si scambiò un cenno di saluto con l’amico egiziano Rif Baer che ne raccontò la morte e sparì alla vista andando alla carica contro le linee tedesche.

 

Il cognome del poeta forse ti rammenta qualcosa. Se sei stato giovane negli anni sessanta avrai cantato Where Have All the Flowers Gone, la canzone antimilitarista scritta da suo nipote Peter Seeger che diventò una sorta di inno contro la guerra del Vietnam. Noi italiani eravamo estranei a quella faccenda ma la cantavamo con sentimento.

Medesima sorte toccò all’amico di Ezra, Thomas Ernest Hulme, sul fronte belga, nel settembre del 1917. Forse era questo, quel che a Tom e a Ezra mancava e che neppure l’invenzione letteraria del vorticismo avrebbe compensato: pesava loro essere ai margini?

 

Pound nel maggio del 1917 accetta il ruolo di foreign editor per The Little Review. Nell’editoriale di quel numero manifesta l’intento di creare una rivista dove le opere di James Joyce, Wyndham Lewis, T.S. Eliot e sue potessero apparire, auspica, Regolarmente, rapidamente e assieme, piuttosto che irregolarmente, sporadicamenente e dopo inutili ritardi. In questo editoriale c’è tutto Pound con i suoi entusiasmi e le sue disillusioni. Gli amici sono visti come concordi, nel significato «corale» del termine, fanno gruppo, si sostengono l’un l’altro come i membri di un coro si «accordano» con naturalezza tra loro. Non c’è niente di «combriccola letteraria» nell’idea di Pound; c’è condivisione e mutuo sostentamento. Scrive, Ciascuno di noi, nel proprio ambito, nel proprio mestiere dovremmo provare a vedere se siamo stati altrettanto capaci quando avremmo potuto esserlo; sarebbe doloroso non riconoscersi in quel pensiero. Prendilo come un consiglio spassionato: per il tempo che ti resta, cerca di voler bene alle persone con cui condividi un progetto.

 

Dopo un certo periodo in cui aveva oscillato tra il Merton College di Oxford e Londra Tom il 19 marzo del 1917 inizia a lavorare presso la Lloyd’s Bank in Lombard Street nel Colonial and Foreign Department dove era stato raccomandato da un amico del suocero. Prende 2 sterline e 10 pence alla settimana, per un impegno che comprende il sabato, dalle 9.15 alle 17; ha un’ora di pausa a pranzo e può bere il tè in ufficio. Nel giugno comincia a lavorare anche come editor aggiunto per The Egoist una rivista che Pound dirigeva sostituendo Richard Aldington richiamato alle armi. La Egoist Press in quello stesso mese pubblica il primo libro di Tom: Prufrock and Other Observations. Era la prima testimonianza di un volume autonomo – anche se smilzo (42 pagine) – edito in Gran Bretagna e con una certa dose di novità poiché delle dodici poesie pubblicate ve n’erano otto inedite in un’abbondanza e generosità che raramente Eliot replicherà. Il libro verrà pubblicato in 500 copie e a meno di due anni dall’incontro con Pound sarà il frutto più significativo dei primi tempi della collaborazione tra i due.

 

Porta questa dedica:

To Jean Verdenal 1889-1915

 

molto asciutta e senza spiegazioni di sorta anche se la data di morte lascia intendere le circostanze del decesso. Anche Eliot come Pound piange il suo Patroclo caduto in battaglia sotto le mura di Troia.

 

 

Nel numero di agosto di Poetry Pound scrive un denso saggio sul libro di Eliot, di cui vale la pena riportare la chiusa: «Mr Eliot è uno dei pochissimi che hanno saputo creare un ritmo personale, una qualità identificabile di suono come di stile. E a ogni buon conto il suo libro è la cosa migliore che sia apparsa nel campo poetico dopo… (per amor di pace lascio la data alla fantasia del lettore). Ho letto la maggior parte delle sue poesie molte volte; l’ultima volta lessi tutto il libro all’ora di colazione e su delle fragili bozze di stampa; credo che queste siano vere condizioni di collaudo. E per la miseria, l’amico sa scrivere».

2 thoughts on “La voce della Sibilla

  1. No il libro racconta l’incontro tra Eliot e Pound e la genesi di The Waste Land

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