di Pier Lorenzo Pisano

 

[E’ uscito in questi giorni per il Saggiatore Carboniodi Pier Lorenzo Pisano, premio Riccione per il Teatro 2021, in scena al Piccolo Teatro di Milano sino al 5 luglio]

 

A (Lei) e B (Lui) sono seduti ai due lati di un tavolo, al centro della stanza.

 

 

A                     Racconta.

Silenzio.

B                     Cosa devo raccontare?

A                     Racconta le dinamiche dell’incontro.

B                     L’hanno visto tutti.

A                     È importante.

B                     Ci sono i video…

A                     Mi serve un racconto in prima persona. Cosa hai provato, com’è stato, cosa hai visto, cosa hai sentito, considera, per favore, tutti e cinque i sensi, e dimmi anche cosa hai pensato.

B                     È successo una settimana fa…

A                     Hai dimenticato?

B                     No, non è quello, però…

A                     Racconta.

B                     Cosa devo raccontare di specifico?

A                     Racconta cosa hai visto.

Silenzio.

B                     C’era tanta gente intorno.

A                     Ma sei tu che l’hai incontrato.

B                     Sì, ma gli altri hanno visto bene, l’hanno visto meglio, c’è quel video.

A                     Abbiamo visto i video e le foto e le registrazioni, abbiamo visto tutto il materiale digitale che c’è. Ci manca soltanto una cosa, il tuo racconto. Ci manchi tu.

Racconta.

B                     È stato molto rapido, molto veloce.

A                     Sì.

B                     E non so esattamente descrivere…cioè, è stata una cosa…nuova.

A                     Sì.

B                     Una cosa che non era mai successa prima, nel senso che non ho termini di paragone, non so se mi spiego.

A                     Sì.

B                     È come se…non era uno dei nostri, cioè veniva da un’altra parte, e in qualche modo lo sapevo, era…istintivamente lo sentivo, penso che lo abbiano sentito tutti.

A                     Sì.

B                     Per questo dico…magari qualcuno che era vicino, che ha visto, può essere più di aiuto.

Silenzio.

A                     Continua a raccontare.

B                     Non so che altro dire.

A                     Continua a raccontare, per favore.

B                     Ho pensato tante cose, ma non…

Silenzio.

A                     Continua, ti prego, racconta un altro po’.

Silenzio.

B                     Ci ho pensato così tanto che ho perso la sensazione vera, la cosa che ho provato sul momento.

Silenzio.

B                     E poi ho fatto un errore, forse.

A                     Che errore?

B                     Ho guardato tutti i video, tutto quello che ho trovato su internet.

A                     E quindi?

B                     È successa una cosa strana, cioè li ho guardati così tanto, per provare a capire, per capire cos’era successo, che ora se ci penso…mi sembra di vederlo da fuori.

A                     Cioè?

B                     Cioè è come se avessi sovrascritto il mio ricordo. Mi ricordo più i video che la realtà. Se ci penso, ora, mi viene in mente il video.

A                     Concentrati. Cosa hai visto.

Racconta.

B                     Niente, c’è solo il video.

A                     Non è possibile.

B                     Li ho visti centinaia di volte, per cercare di capire, li ho imparati a memoria. Anche il suono, le voci, ricordo quelle del video.

Silenzio.

A                     Cos’è che non riuscivi a capire?

Silenzio.

A                     Cosa pensavi?

Silenzio.

B                     Io…non so esattamente cosa ho pensato lì sul momento. Posso dire cosa ho pensato dopo

A                     Racconta.

B                     Dopo…non so quanto dopo, mi sono reso conto di una cosa. Non so se è una spiegazione che mi sono dato io, o se è davvero quello che è successo. Però mi sono accorto che mi mandava fuori di testa, in qualche modo.

A                     Era per il suo aspetto fisico?

B                     No, no. In qualche modo aveva una sua simmetria.

A                     Un odore particolare? Gli odori non si sentono in video.

B                     Non ricordo nessun odore in particolare.

A                     Faceva freddo? Emanava calore?

B                     No.

Silenzio.

A                     Cos’aveva di destabilizzante?

B                     Sì, ecco, è la parola giusta, forse. Io lo guardavo e mi sentivo come se avessi perso l’equilibrio. Ma non so se davvero mi sentivo così, o se questo è quello che ho pensato dopo, come se fosse una sensazione a posteriori, mi spiego?

A                     Continua a raccontare.

B                     È che io e lui non avevamo niente in comune. Niente. E ogni piccola particella del mio corpo in qualche modo lo sapeva.

A                     Che non era una forma di vita a base di carbonio?

B                     Non sapevo niente di questa cosa, però è come se la sapessi, sì.

Silenzio.

A                     Quindi è così che ti ha fatto sentire? Male, disequilibrio, dolore?

B                     Una mancanza di equilibrio, sì. E una forma di…dolore.

Silenzio.

A                     Mi serve che tu sia più specifico. Cosa hai provato durante l’incontro ravvicinato?

B                     Questo dolore, e…anche paura.

A                     Volevi scappare?

B                     No. Era una paura diversa.

A                     Raccontami.

Silenzio.

B                     Io penso che…tutti, anche i bambini, si fanno una specie di idea di come sono per gli altri. Anche quando guardi, che ne so, un cane, ti immagini per un momento come ti vede lui, dal basso, che scodinzola…In qualche modo ti metti al suo posto. Però quando ho incontrato questa cosa, questa creatura, ho sentito per la prima volta che io non sapevo cosa potevo essere per lei. Che non riuscivo a mettermi al suo posto, e lei al mio. Che non potevo immedesimarmi. Che eravamo due mondi separati. Ho avuto come la certezza, all’istante, che io e quella cosa eravamo diversi, per sempre.

A                     Pensi che non ci siano possibilità di comunicazione?

Silenzio.

B                     No.

A                     Questa domanda è molto importante. Pensaci bene. Credi che non ci siano possibilità di comunicazione?

 

Silenzio.

A                     Non devi rispondermi subito. Possiamo tornarci anche dopo.

B                     No.

A                     Non vuoi tornare su questo argomento?

B                     No, non ci sono possibilità di comunicazione. Sono diversi.

A                     Sono diversi?

B                     Sono un’altra cosa.

A                     Possiamo provare.

B                     Non lo so, è come se non fosse nemmeno lì.

Silenzio. A prende un appunto.

A                     Perché sei così incerto su tutto, tranne che su questo punto?

B                     È una specie di presentimento.

A                     Racconta, per favore.

B                     Nel momento in cui ho incontrato quell’essere, e l’ho percepito come una cosa lontanissima, una cosa distante, ho sentito anche che tutto il resto, che la nostra squadra, per la prima volta, era una cosa sola.

A                     Quale squadra?

B                     Noi, quelli del carbonio, gli animali e le piante.

A                     La vita sulla terra.

B                     Si. Ho sentito che tutta la vita sulla terra si è unita in un’istante contro di lui. Che c’è un filo, una cosa in comune, che esiste davvero.

2.

 

 

 

Prima traccia di carbonio sulla Terra

(autoritratto del carbonio)

Buio.

Compare un’immagine.

Si sente una voce:

–                      Quattro miliardi e mezzo di anni fa, foto della prima traccia di carbonio sulla Terra, primissima comparsa di un elemento frastagliato, zoom infinito su quella che è essenzialmente una faccia di Trump; caratteristica interessante delle forme di vita a base di carbonio è la costruzione di senso, è la costruzione di senso a caso, su qualunque cosa, la ricerca ossessiva di finalità nel movimento, nella vita, nelle immagini, ed ecco un Trump sdraiato che guarda verso il basso con il ciuffo che va in fondo a sinistra adesso lo vedete ecco ecco, costruzione disperata di senso, fa una tenerezza guarda, costruzione di un senso in un universo tutto sommato casuale, costruzione di un senso dove non c’è; piccola occasione per l’universo di dotarsi di senso qualora volesse, diciamo piccola offerta di senso da parte del carbonio a un universo tutto sommato freddo, indifferente e in espansione incontrollata; piccolo suggerimento di senso qua e là da parte delle forme di vita al carbonio verso un universo di elementi incoscienti, esplosivi, autodistruttivi, un universo di tante stelle come piccole fabbriche di calore e di nuovi elementi, tentativi casuali di creare nuove cose, ma senza nessuna progettualità; e allora piccola offerta di progettualità da parte del carbonio: per favore non chiediamo di essere al centro, abbiamo capito che siamo in periferia, ma per favore non schiacciateci con i vostri ingranaggi casuali; piccola preghiera rivolta verso un plurale, non per forza maiestatis, ma in caso va bene anche maiestatis, basta che non moriamo; piccola lotta, piccola fissa personalissima del carbonio per la sopravvivenza a tutti i costi, lotta disperata, contro un universo tutto sommato sgradevole; piccole idee, piccolo brainstorming qui sulla terra, free salatini da spizzicare mentre si cerca di capire come non essere distrutti, come non autodistruggersi, come far passare il tempo senza annoiarsi, come riuscire a fare sesso con l’altra persona nella stanza senza farlo capire a tutte le altre persone della stanza, approfondire quel fatto di vivere un giorno in un bell’appartamento, ma poi anche capire come pagare l’affitto di quell’appartamento, tutto sommato questi sono i tipici problemi del carbonio; piccole idee gettate nella buca dei consigli dell’universo, un pozzo senza fondo che tanto non legge e che tanto non esiste nemmeno, tutte le nostre trasmissioni si allontanano dalla terra e non vanno da nessuna parte, non interessano proprio a nessuno; renditi conto di questa cosa, tutto quello che fai non interessa veramente a nessuno, e allora perché tutta la fatica di venire fuori e sviluppare la vita multicellulare, e tutto l’accumulo di stress per staccarsi da questa roccia e legarsi con altri elementi e far venire fuori l’autocoscienza se poi alla fine non c’è dialogo con il resto degli elementi, se poi alla fine il carbonio parla da solo e nessuno gli risponde?

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