di Simona Micali

 

[E’ uscito da poco per Shake Creature. La costruzione dell’immaginario postumano tra mutanti, alieni, esseri artificiali, di Simona Micali. Proponiamo un estratto dal capitolo 6, intitolato La sesta estinzione e l’uomo che verrà].

 

Se i mali del pianeta sono causati dall’uomo, se è la stessa civiltà a innescare il meccanismo dell’apocalisse, la via più ovvia per la salvezza e la rigenerazione è quella di un ritorno alla natura. Era il senso delle fantasie di una regressione animale che abbiamo esaminato nel quarto capitolo, con i simpatici uomini-foca di Kurt Vonnegut (Galapagos)o il richiamo delle lucertole primordiali di James Ballard (Il mondo sommerso). In entrambi i casi però il processo che ci veniva raccontato si configurava per l’appunto come una regressione all’indifferenziato, una perdita di tratti umani a livello fisico (in Vonnegut) e mentale (in entrambi) che consente il ritorno verso una condizione primordiale e più naturale, il riassorbimento dell’homo sapiens nel regno animale. In altre parole in Galapagos e Il mondo sommerso l’evoluzione postumana coincideva come una regressione al pre-umano, una condizione caratterizzata da naturalità, armonia con l’ambiente, anti-intellettualismo, perdita di individualità. In alcune opere recenti l’animalizzazione viene invece immaginata come una vera e propria ibridazione tra uomo e animale, e lo humanimal diventa a tutti gli effetti una specie nuova, che abbatte la barriera tra i regni e si fa tramite del patto di fondazione di una nuova comunità interspecie di tutti gli esseri viventi.

 

È questa l’utopia palingenetica proposta da Sweet Tooth, la serie televisiva messa in onda da Netflix nel giugno 2021, tratta dall’omonima serie di graphic novels del canadese Jeff Lemire, pubblicata dalla DC Comics tra il 2009 e il 2013. Con spregiudicato tempismo, nella primavera del 2020 Netflix si è precipitata a acquisirne i diritti e ha prodotto la prima stagione a tempo di record, per sfruttare la nuova straordinaria attualità della storia dopo l’inizio della pandemia del Covid-19 (cui non mancano i riferimenti allusivi o espliciti1): la serie infatti si ambienta in un mondo in cui l’umanità si sta estinguendo a causa di una pandemia globale, chiamata l’Afflizione, innescata dieci anni prima – come si scoprirà nel corso della storia – dagli scriteriati esperimenti di ingegneria genetica di un laboratorio in Alaska. Contemporaneamente al diffondersi del virus letale, hanno iniziato a nascere ovunque dei bambini ibridi umano-animale, immuni al virus, e apparentemente destinati a ripopolare la Terra dopo la nostra definitiva scomparsa; la storia segue le vicende del primo di loro, Gus, un bambino-cervo che attraversa l’America post-apocalittica indagando il mistero della propria origine e cercando di sfuggire sia ai cacciatori di ibridi, convinti che siano loro a portare la pandemia, sia ai laboratori militari in cui scienziati disperati li usano come cavie per cercare una cura contro il virus.

 

Specialmente nella versione televisiva (che elimina le componenti problematiche e inquietanti ben presenti nel fumetto di Lemire), il sottotitolo perfetto per Sweet Tooth potrebbe essere “Posthuman for Dummies”– o magari un più elegante “Il postumano spiegato a mia figlia”. La storia è un concentrato di temi dell’immaginario postumano, strutturati in maniera schematica e priva di ambiguità: da un lato ci sono i cattivi – i militari innanzi tutto, ma anche gli scienziati che si vendono alle multinazionali, i fanatici religiosi e i suprematisti, e in generale i membri di quelle comunità di provincia bigotte, ipocrite ed egoiste, che costituiscono il tipico scenario falsamente idillico di tanti horror americani. I buoni sono i bambini, ma anche gli adolescenti disorientati e ribelli; medici e infermiere; i falliti, gli spiantati, i disadattati e gli altri relitti della società del benessere; le madri e i padri, naturali o adottivi; e soprattutto gli ibridi, tutti e senza eccezione. Ce ne sono di moltissimi tipi, inclusi bambini-uccello e bambini-rettile, e tutte le specie possibili di ibridi tra uomo e mammifero; in alcuni di loro prevale l’animale, non sanno parlare e vivono in condizione semi-selvatica; ma i più sono bambini con uno o più tratti dell’animale con cui sono ibridati, ognuno a suo modo bellissimo, innocente, gentile (Fig. 33). E poco importa che siano il frutto di un esperimento andato male o un «miracolo della natura»: come ribadisce Aimee Eden, la creatrice del Rifugio per gli ibridi braccati, al malvagio generale Abbot, capo dell’armata degli Ultimi Uomini:

 

Aimee: Sei un dinosauro. Ti sei già estinto, è solo che non lo vuoi ammettere.

Abbot: Per gli uomini il meglio deve ancora arrivare, te l’assicuro.

Aimee: No. È il turno dei bambini, ora. Il nostro compito è toglierci dai piedi […]. Sono migliori di noi, meglio di te o me. Sono la parte buona di noi, senza le complicazioni. La Natura non ci rivuole, e tra l’altro non le abbiamo mai dato una buona ragione per tenerci qui.2

 

Fig. 33 – I neonati ibridi nel primo episodio di Sweeth Tooth (Netflix, 2021-, creata da Jim Mickle)

 

Certo, queste fantasie di “vendetta della Natura” possono apparirci un po’ ingenue e didascaliche: è una sensazione suscitata spesso dalle allegorie troppo esplicite, come The Day after Tomorrow (2004) di Roland Emmerich, in cui il riscaldamento globale innesca una nuova glaciazione che investe il pianeta con una velocità inverosimile, fermandosi proprio al confine tra paesi del capitalismo avanzato e paesi di quello che una volta si chiamava “Terzo mondo”, così che i ricchi si ritroveranno improvvisamente nel ruolo di profughi e dovranno chiedere asilo “climatico” ai cugini poveri del Sud. Oppure come E venne il giorno (The Happening, 2008), di M. Night Shyamalan, in cui le piante stufe di essere maltrattate si mettono a produrre una neurotossina che induce gli uomini al suicidio. La fantascienza migliore, come ho detto all’inizio di questo libro, non è quella che imbecca il suo pubblico con un messaggio preconfezionato, bensì quella che lo spinge a interrogarsi e a riflettere; è quella che pone domande, non che impone risposte. Il resto è intrattenimento, in cui il messaggio spesso è solo un pretesto per innescare la tensione narrativa e la spettacolarità del disastro, oppure propaganda, sia pure ben intenzionata. Ma anche i messaggi banali – come quello della propaganda ecologista più ingenua e semplicistica – hanno una loro utilità, perché a lungo andare fanno diventare ovvio qualcosa che prima non lo sembrava affatto; e allora ben vengano anche loro.

 

Una versione assai meno rassicurante dello stesso scenario ce la propone invece il romanzo Sirene (2007) di Laura Pugno, che ha inaugurato il ricco filone della fantascienza postapocalittica italiana degli anni Duemila, il quale ormai conta un buon numero di opere decisamente interessanti. Il futuro raccontato da Pugno, che risente evidentemente dell’immaginario degli anime giapponesi, è un mondo in cui le istituzioni hanno ceduto il potere alle bande criminali, l’economia è precipitata nel caos, i rapporti personali e i conflitti sociali vengono gestiti attraverso la violenza brutale. L’umanità non merita di salvarsi, e infatti si sta lentamente estinguendo a causa di una nuova forma di cancro alla pelle, causato dalle radiazioni solari che l’inquinamento ha reso mortali ma anche contagioso:

 

Epidemia era il nome giusto. Anche se i medici avevano stentato a crederci, il cancro nero si poteva contagiare tramite contatto. Qualcosa era cambiato nell’atmosfera, negli strati di protezione che separavano la Terra dalla stella del suo sistema, e ora il sole sembrava voler divorare l’umanità come un dio maligno.3

 

L’incongruenza di questo bizzarro morbo è la spia del suo significato simbolico: è per l’appunto la vendetta di una natura martoriata e stremata dall’arroganza e dall’avidità dell’uomo; e infatti anche la sintomatologia ha caratteristiche simboliche, visto che la malattia rinnova e purifica il corpo del soggetto colpito prima di ucciderlo:

 

Poi lo strato di cute bruciata cominciava a cadere. Sotto spuntava una pelle perfetta, bambina – il derma bianco – meravigliosamente morbida, anche in pazienti anziani, coperti da mille cicatrici e macchie dell’età. Il corpo si rinnovava furiosamente sotto il sole tumorale.4

 

Anche qui, mentre l’umanità si avvia alla sua meritata fine, è però comparsa una nuova specie, appunto le sirene del titolo, che sono immuni al contagio e dunque si offrono come nostre eredi naturali nel dominio della Terra; se non le stermineremo prima, visto che le placide bestie nel frattempo sono diventate vittime dei traffici cruenti della Yakuza, che le utilizza come oggetti sessuali e ne commercia la carne prelibata. La speranza di una palingenesi, per quanto esile, è affidata al gesto d’amore del protagonista Samuel, che prima di essere ucciso dal cancro libera l’essere ibrido da lui generato accoppiandosi con una sirena: il finale ci dipinge così Mia, la nuova creatura, intenta a proseguire la specie dei “mezzosangue”, del tutto dimentica della sua esperienza tra gli umani ma ugualmente in possesso di parte del patrimonio genetico dell’umanità morente, che attende pazientemente sul fondo dell’oceano che l’uomo di tolga di mezzo.

 

Come si vede, si tratta di due declinazioni diverse di una medesima fantasia: l’ibridazione uomo-animale come unica via per redimerci dalle nostre tare e soprattutto salvare e rigenerare il pianeta. Resta da decidere quanta parte di noi merita o è in grado di sopravvivere: «la parte buona di noi» per Sweeth Tooth, cioè la gentilezza, l’empatia, il linguaggio, e tutte le altre caratteristiche di cui possiamo ancora essere fieri, a dispetto delle tante nostre tare. Molto poco per Pugno, come del resto già per Vonnegut o per Paolo Volponi (Il pianeta irritabile): giusto qualche tratto genetico conservato nel DNA dell’animale, del tutto privo di cultura e inconsapevole.

Note

1 Per esempio, il dialogo tra i due soldati che apre l’episodio 8, in cui uno dei due, evidente parodia del no-maskche in questi mesi ha imperversato sui social network, si toglie la maschera sostenendo che la pandemia sia parte di un complotto di Big Pharma e i disinfettanti siano «mille volte più letali» del virus.

2 Sweet Tooth, stagione 1, episodio 8 (Uomo grande, Netflix 2021), 0:12:25-0:13:23.

3 Laura Pugno, Sirene,Einaudi, Torino 2007, p. 10.

4 Ivi, p. 131.

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