di Remo Pagnanelli

 

[Torna oggi in libreria per AnimaMundi Edizioni Atelier d’inverno di Remo Pagnanelli (Macerata 1955-1987), con la cura di Franca Mancinelli e Rossana Abis, l’introduzione di Roberto Galaverni e una nota di Milo De Angelis. Uscito nel 1985, il libro è proposto per la prima volta in volume nell’ultima versione dell’autore approntata nel gennaio ’87].

 

riemergere fra gli dei

prevede l’idea che questi stiano in alto.

È meglio allora che l’analista padre


si adatti all’ipotesi di lasciarmi abbandonato

sul greto del fiume,


sempre che il suo onorario

non pretenda un sovrapprezzo


per la trasformazione

da umano a farfalla.

 

(Comunque sia, la bocca si allarga


in prossimità dell’acqua

e gli occhi bevono il verde del parco)

 

*

 

nel dire di una trasformazione di materie, liquefacendosi,

scostante nello spostamento, nello strappo…

un amore più grande di quello tra me e voi,

te e me nella specie, acqua su acqua –

 

*

 

dallo sbadiglio di un flumen taciturno


emigrano file di teste di morti,


(nella calura postprandiale si sconquassano mondi non più tali),


i bambini miniangeli intorno rifanno il gioco delle rose nelle nicchie

(cominciano a murarsi in silenzio)

 

*

 

Finisterre II

 

In luogo dell’onda giace un’ombra.


L’acqua si tinge di bocche fiorite.


Il dio della stupefazione non ha più gambe

e nuota come una prostituta (nello spazio

di una prima che caracolla non s’accorge della seguente) –

 

I sorrisi dei gestanti, la ripetizione del mare-male,

il sarò una donna ridente, pur nelle bardature luttuose,

fra il ghiaccio di recenti bradisismi in vitro

 

la defezione ci risparmia la sua nebbia

e bisogna mutarsi in agili farfalle,

verdigialle oppure rosse…

dirsi addio e amare il buio

come facemmo con la luce


che non è sempre il suo contrario

 

(come faccio con te che non sei un albero,

ma allo stesso modo così fraterna?)

 

*

 

Biglietto da viaggio

 

spesso in una voliera sognami.

Sarà grande, garantirà per me

questo splendore. Parti pure

e non interrogarti (questione

di attimi e scorderai)

 

***

 

mi addormento nel pensiero, non di te,

ma nel pensiero stesso, forse di lui,

ma non necessariamente…

 

*

 

Pseudo cabaletta

 

spoliazione di toni freddi in altrettanti ossidati,


su bianchi fondali inessenziali musica di grandine

docile e torbida – eppure ci siamo annoiati spesso

in faccia al mare, talvolta reciprocamente malmenati

e odiati, per non dire dell’orrore dei rispettivi

umori odori.

 

Per puro intrattenimento nominavi divinità,

pietre opache, selcidiane, in un tramestio


di scialbi vetri, sotto un diluvio

di foglie brunite, ali palpebrate, lacrime a fiotti.

 

*

 

Autumn

 

quando il tempo è chiaro e l’azzurro si fa bianco,

la terra si raffredda, come freddo e fermo è il corpo,

ocra la faccia, verde alga la corsa……………………………

 

mentre il mare (che) sembra calmo si muove sotterraneamente

 

leggermente diluvia,

l’orizzonte si allarga e si restringe

 

tutto sembra muoversi ma in fondo tutto è fermo

 

si fanno brevi giri in barca, ci chiudiamo presto


a giocare interminabili partite, spume battono sui vetri

 

(scivoliamo nei letti di canne musicali per un prolungato placebo)

 

*

 

un dio si getta continuamente su noi.

Per questo piangi e non dormi la notte,


vedi i campi, da ordinati vetri botanici, sfigurarsi,

il grano cambiato in scuro tabacco,

sabbie alzate a dossi per coprire l’azzurro tenerissimo

 

– Grande Giardiniere, capo (chiedo insistentemente),

data l’irrecuperabilità di questo, sarà possibile mutarlo

in futuro d’acque e piante stabili… –

 

 

Note

 

Atelier d’inverno resta uno dei libri di poesia più rappresentativi di fine secolo, tanto più tra quelli scritti dalle nuove generazioni. […] Forse come nessuno Pagnanelli è stato un poeta della fine – la fine del secolo, appunto, e poi, dal punto di vista poetico, la fine degli stili (ne ragiona in una di queste poesie), e poi, ancora, la fine come limite tra ciò che è la vita e ciò che la vita non è.

(Roberto Galaverni, dall’Introduzione)

*

[Ci sono] passaggi che portano nel cosmo, come quei versi che mi avevano tanto colpito e rimarranno il simbolo potente del mio incontro con lui e del suo orizzonte poetico, che poteva essere di cronaca quotidiana («Te la sei vista brutta») ma anche irrompere in una visione assoluta e consegnarsi alle forze dell’universo: «– un amore più grande di quello tra me e voi, / te e me nella specie, acqua su acqua».

(Milo De Angelis, da Remo Pagnanelli e la passione del ragionamento)

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