[Esce oggi in libreria per Donzelli Eredità ed Estinzione, il nuovo libro di poesia di Giovanna Frene. Ne proponiamo alcuni testi]

 

 

 

Marco Aurelio a sé stesso

 

il principio su cui si fonda tutto, la persuasione del reale

sacco di carne inerme, la fortuna di non sfuggire all’ordine

percepito naturalmente, questo compiere esattamente e sempre

non ciò che si vuole, ma quello che mai sarà un bene

perpetuo o comunque non contingente, aggiunto all’evidenza che ogni fatto

è sopravanzato dalla sua stessa necessaria essenza, anche il più imberbe:

a qualsiasi natura tu appartenga non dare contraddizione

alla caduta

 

 

 

 

Canzone all’Italia X. Diplopia Monte Pertica

 

 

questi cumuli di morti, tutt’ora morti, tutt’ora qui

trincee estinte sul nascere, spalmati nella perpetua ripetizione della fotografia,

questi ammassi ostacolano ogni nuovo possibile cammino, portano

apparentemente lontano ogni sguardo,

sprofondano a ogni passo verso la personale dissoluzione

del vedere, fino all’impossibilità di distinguere qualcosa nella palta puzzolente

del proprio andare, non si va oltre, sempre fermi, sempre qui

 

queste centinaia di cadaveri tutt’ora cadaveri, tutt’ora qui,

avvisano che la risalita è apparante, spalancano la bocca all’attenzione

della fine del tragitto, la camionabile è un lotto solo per i prigionieri,

lotta chi non è pentito della vita, chi può ancora apparentemente risalire

la china mettendo i piedi in sequenza senza la totalità della visione,

chi per bocca della fortuna ha tirato la linguetta della bomba

a mano nel giusto della forza nemica, sempre nemica, sempre qui

 

questa unica grande Immagine che ora è una, che ora è qui,

è la sola via che ogni percorrenza può portare, come uscita

dalla veduta che aveva reso niente la vita una volta e per tutte:

balzati in piedi, partiamo di corsa, ma dal cucuzzolo

delle mitragliatrici c’investono di raffiche

che fanno paurosi vuoti negli assalitori,

obbligandoci a ripararci nelle buche e negli anfratti del terreno (…).

 

Il sole è tiepido, e ne approfitto per una fumatina.

Il vento ci porta, ogni tanto, un lieve lezzo di cadavere; nessuno

si cura di portare via i morti (…). Sono morti come tanti altri,

di cui non so il nome, né ho mai visto il viso, che giacciono intorno a noi,

masse informi di carne, ma non provo né pena, né compassione,

la morte quassù non ha importanza (…).

Il Pertica è definitivamente nelle nostre mani.

 

 

 

Mayerling (I-XXX)

 

I.

sembra che tra i parenti cooptati come spie del giovane arciduca

ci fosse anche lo zio, il re Ludwig II von Bayern,

dunque non così folle da non discernere

dove fosse il male della terra

 

 

II.

alla notizia della morte improvvisa del principe Rudolf

più di uno in Germania, a cominciare dal Kaiser, pensò che

era stata finalmente eseguita

la soluzione finale al problema ebraico

nella corte viennese

 

 

III.

nomi che non sono che nomi

nomi che non sono più niente

 

 

IV.

con la stessa sollecitudine con cui radono al suolo le città

all’erede al trono venne rasata, da morto, la barba sul mento

in barba ai precetti inerenti alla sacralità della persona reale

nell’immaginario collettivo doveva imprimersi

 

l’ovale di un volto innocente

momentaneamente deceduto

 

[…]

 

[Foto di copertina di Giovanna Frene]

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