L’8 marzo scorso ci ha lasciato Elio Pagliarani. Era nato a Viserba (Rimini) il 25 maggio 1927. Dopo averlo fatto per iscritto, a un mese dalla scomparsa, su «alfabeta2», lo faremo live – come piaceva a lui – in occasione del suo 85°, virtuale, compleanno. Lunedì sera a partire della 20.00, al Nuovo Teatro Colosseo di Via Capo d’Africa 29/A, lo ricorderanno gli amici, gli allievi, gli ammiratori della città dove aveva scelto di vivere dagli anni Sessanta. Simone Carella, che ha messo in scena a suo tempo tutti i testi per il teatro scritti da Pagliarani tranne Il poema d’Alessandro, lo proporrà in una lettura recitata nella quale quasi tutti i ruoli saranno sostenuti da poeti. A seguire, a oltranza, una serie di testimonianze e letture di poesie di Elio, per Elio. Non sarà una messa funebre. Il titolo lo ha dato Simone, ed è perfetto: all’autore della Ballata di Rudi sarebbe piaciuto senz’altro, un ultimo giro, al night.

Andrea Cortellessa

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Lunedì 28 maggio
Colosseo Nuovo Teatro, Via Capo d’Africa 29/A

PAGLIARANI NIGHT 2012
a cura di Simone Carella, Andrea Cortellessa e Sara Ventroni

alle 20.00 Simone Carella presenta una lettura recitata del Poema d’Alessandro di Elio Pagliarani, con la partecipazione di
Luigi Rigoni, Sara Ventroni, Lidia Riviello, Maria Grazia Calandrone, Tommaso Ottonieri, Davide Di Poce, Laura Cingolani ed Elisa Davoglio

seguiranno testimonianze e letture di Pagliarani di scrittori, poeti, amici e compagni di strada

saranno presenti Maria Concetta Petrollo Pagliarani e Liarosa Pagliarani

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L’amicizia e l’insegnamento sono stati due punti di forza di Elio. E si assomigliano: in entrambi i casi è in gioco la trasmissione di un esempio, la condivisione di qualcosa che si considera importante. Elio è stato un grande amico, per quelli della sua generazione, e l’amicizia ha saputo celebrare come pochi (nelle dediche dei suoi versi, nelle umorose pagine del Pro-memoria a Liarosa sulle mitiche trattorie di Milano e Roma, Poldo e Cesaretto); ed è stato un grande pedagogo, per quelli più giovani di lui. Il suo è stato un insegnamento intransigente e generosissimo. Dal 1977 al 1988 i suoi Laboratori di Poesia sono stati fra le non molte cose vive della città dove aveva scelto di vivere: di lì sono transitati tutti gli autori maggiori delle generazioni seguenti – ciascuno dei quali se n’è poi andato per una strada diversa, tutti mantenendo viva però quella lezione. Una lezione che s’è poi riverberata sui più giovani ancora, più o meno a distanza. E che per gli scrittori di oggi, in versi e in prosa, resta una delle poche spendibili. Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, resta l’eco d’una voce che non era solo un prodigioso, terribile strumento musicale. Ma soprattutto la sferza di un carattere che «non concede smarrimenti» (da «alfabeta2»).

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