cropped-5671.jpega cura di Massimo Gezzi

[La quinta uscita della rubrica dedicata ai poeti nati negli anni Ottanta ospita cinque poesie di Jacopo Galimberti (nato a Pavia nel 1981 e attualmente a Parigi, dopo diversi altri soggiorni all’Estero). I primi due testi sono inediti. Gli altri tre appartengono a Senso comune (Le Voci della Luna 2011, con introduzione di Biagio Cepollaro e postfazione di Andrea Inglese). Il cibo fa parte di una serie in lavorazione intitolata Anatomia atea (mg)].

Il salario

Cominciò con il primo foglietto enigmatico.
Gli importi da miseria, i tassi, lordo, defalca, storno,
le sommatorie, le trattenute cifrate, trattieni
qui un tempo
che ti appartiene,
mi dicevo, quando rubavo
al supermercato o alla Upim.
Il foglietto m’iniziò al rito delle equivalenze,
pietanza quotidiana di molti salariati.
Improvvisamente ogni spesa imprigionava fatica
in ore e minuti di vita.
Un pacchetto di sigarette parlava di cinquanta
lunghissimi minuti,
un cinema azzerava oltre due ore.
Mi passò la voglia di tutto,
perché niente era all’altezza
di me, e del mio tempo.
In banca ritiravo solo la mia mostruosa assenza
di valore, e vedevo amici con introiti vasti
smarrire il sentimento di un acquisto, vomitare
soldi morti, vuoti di ore.

Adesso è tutto finito, mi sono abituato.
Non ne sono uscito, mi sono addentrato piuttosto,
ma non ho smesso il taccheggio…
Ho accettato che il mio salario non sia corrispettivo
di una qualità, ma misura del disprezzo
del lavoro vivo e mero prezzo
della mia disponibilità
a vendere tempo. Ora, ho smesso
quelle equivalenze.
Questo il consuntivo.

*

Il cibo

Dopo pranzo mi abbandono
al torpore naturale
della digestione.
La pancia gorgheggia
i pensieri si fanno indulgenti.
Nel dormiveglia capisco
che l’insalata e gli gnocchi
stanno diventando me

*

Un antenato

Adesso accendo la luce e faccio la doccia.
Fintanto che c’è. Mi accendo persino la stufetta.
Poi scendo dal cinese a lasciargli i maglioni,
sarà un mattino terso.
Andrò a vedere al cantiere se hanno bisogno,
mi hanno detto che cercavano.
Sembro più vecchio di quello che sono, forse.
Questo è certo, l’attesa segna.
La colazione: al bar.
Il cameriere con il ghigno correrà tra i tavoli,
io farò sempre attenzione alle solite pagine degli annunci,
poi la spesa. Se è bello vado al parco
a vedere i cigni. Magari mi fumo un sigaro.
Io dico che prima o poi arriverà una lettera.
Credere al destino non logora mai.
Il destino di questa casa, mi copre,
ma non sa quanto mi costa.
Questo soffitto bianco è la pace raggiunta,
le formiche irretite nel loro tran tran…
le spugne erano animali che respiravano?
La luce l’ho accesa, ora alzarsi, fare la doccia.
Tutto intorno gli amici sottratti alle cure terrene:
la bici sul balcone, le maniglie consunte, la stessa
pattumiera, gli interruttori
nella loro mandorla di nume domestico.
Solo che non hanno una figlia loro.
Smetterla di cercare lavoro
spegnere la luce.

*

La clinica

Il bello di stare in una metropoli è che in periferia
ci sono cliniche che fanno esperimenti.
Giugno: si è iscritto sul sito ma non l’hanno chiamato.
Ora li contatta lui.
Riceve un plico con una raccomandata.
Egregio, testare un medicinale per la lotta contro i tumori.
Quattro settimane di degenza, due passaggi di controllo (10 min.)
a distanza di sei e nove mesi.
Prenderebbe tre volte lo stipendio di sua madre,
salderebbe i debiti cumulati in un anno da studente
e ci sarebbe anche spazio
per una settimana di scialo,
a settembre.
Questo medicinale è stato testato in Germania su 49 pazienti:
4 hanno accusato saltuarie emicranie
2 attacchi di panico
1 svenuto
Animali: con dosaggio 150 volte superiore a quello che Le sarà somministrato,
un cane di taglia media è deceduto.
Una gatta gravida ha perso i cuccioli.
Da quando mesi fa a Essen tre cavie sono morte
i salari sono raddoppiati.
È adesso che non trovano, è adesso che hanno i media addosso.
Controlla alcuni forum,
è la stessa società che fa le pomate che usa per la dermatite.
Tocca inavvertitamente lo schermo:
osserva il grasso dell’impronta digitale.
Si fa un caffè, porta dentro i panni (c’è aria di temporale).
Tira su col naso, sente il muco partire dietro gli occhi.
Lo immagina scivolare in una botola buia,
e avanzare strozzato in un budello bituminoso
che sbocca sullo sfintere.
Domani chiede un parere al suo ragazzo.
È sotto la doccia, s’insapona, s’asciuga;
prende il tronchesino,
si taglia le unghie dei piedi.

*

La placca adriatica impattò.
Questi sassi si sradicarono a un crampo millenario
iniziando a aggredirsi, a fondere.
Vennero poi trasportati
sui dorsi limacciosi dei ghiacciai
o rasi al suolo
dilavati da piogge di zolfo.
Morsi ora da una muta verde,
i cavalloni protraggono le loro ernie segrete
montandosi o franando
in schiume glabre,
su un letto di scisti.
Con gesto grande i primi licheni si inerpicarono
su questi scogli in secca
sotto un cielo livido di monsoni.

Con il treno entriamo nella montagna.
Nel tunnel pare di sapere da sempre
che tra i crepacci torneranno
le danze immense e i corteggiamenti
dei cetacei.

 

[Immagine: Jörg Sasse, Image 5671 (1996) (gm)].

 

13 thoughts on “Nuovi poeti /5: Jacopo Galimberti

  1. !

    Intanto, le salvo in archivoo, perché “Salario” mi ha preso alla nuca (ma c’è quel “vomitare/soldi morti, vuoti di ore.” che ne guasta l’irruenza che c’è già, senza doversi rallentare con questi due versi troppo già dati).

    Anche “Cibo” è una concessione che si fa a se stesso, ma da “Antenato” in giù c’è il distacco che non rifiuta anzi fa un passo indietro per poter incontrare di nuovo l’incanto.

    “tra i crepacci torneranno
    le danze immense e i corteggiamenti
    dei cetacei.”

    Viene voglia di leggerle tutte, queste poesie, come pillole di un flacone che si spera non ci lascino sul pavimento senza scendiletto.

    Un saluto,
    Antonio Coda

  2. Abbastanza interessante e nuovo. Un oggettivismo di ampio respiro. Ricorda in maniera sinistra il teatro di Franz Xaver Kroetz per la sua fredda brutalità
    A tratti, nelle poesie più lunghe, qualche eco di neoavanguardia ( che stucca un po’), ma niente male davvero.

  3. Grazie di cuore dei commenti, che mi sembrano tutti molto centrati. Della neo-avanguardia mi piacerebbe avere qualcosa di pagliarani. Forse antonio ha ragione e alcuni versi vanno rivisti.
    Sono contento che piaccia La clinica. 5/6 anni fa, quando la scrissi, sembrava abbastanza improbabile, forse i gusti stanno cambiando.

    Se volete comprare il libro basta che mi scriviate jacopogalimberti@yahoo.it costa 10 euro (piu spese di spedizione).

  4. Online ho trovato il free ebook “Dal basso e altre poesie (2004-2007)”.

    La raccolta “Senso comune” ne è una espansione, un aggiornamento o i due libri non si scambiano poesie?

  5. Senso comune e’ un libro, piu’ che una raccolta, come Dal basso e altre poesie. Tuttavia, la prima versione di alcuni testi di Senso Comune (una minoranza) si trova in quella raccolta, per altro piena zeppa di refusi.

  6. si sa che galimberti è la mejo gioventù che c’è oggi in poesia in italiano. grazie a massimo gezzi (la scelta dei 5 testi è azzeccatissima) adesso lo sa anche qualcuno in più
    l.

  7. Ringrazio Galimberti per la sua risposta – e passo alla scrittura privata per la richiesta del libro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.