cropped-bersanimonti.jpegdi Rino Genovese

 I

Nonostante, a mio modo di vedere, le elezioni del prossimo febbraio servano soltanto a determinare la dose di montismo che dovremo ancora sorbire, pure io non penso affatto che non ci sia una posta in gioco e che votare sia inutile. Una cosa è un montismo che si trovi di fronte a una forte affermazione del centrosinistra, e per questo debba cedere il posto di presidente del consiglio a Bersani, altra un montismo che riesca a mandare a gambe all’aria il centrosinistra al Senato, costringendo Bersani e Vendola (quest’ultimo magari dall’esterno) a sostenere un nuovo governo Monti; altra ancora è l’ipotesi, per nulla così peregrina, di una prosecuzione della “strana maggioranza”, qualora al senato la situazione sia ingovernabile al punto da ricorrere all’appoggio di un berlusconismo oggi di nuovo in crescita nei sondaggi.

Nel primo caso si potrebbe pensare – non senza una lotta da parte della sinistra della coalizione – a una modifica dell’Imu in senso progressivo, a una qualche forma di patrimoniale, e ancora si potrebbe sperare (sempre che ci sia un minimo di ripresa a livello europeo e mondiale) in incentivi per l’occupazione, soprattutto giovanile, con una diminuzione della precarietà del lavoro. Nel secondo, niente di tutto questo: i diritti sociali sarebbero ulteriormente a rischio, e di quelli civili neanche a parlarne grazie alla rafforzata egemonia vaticana sul governo Monti 2. Nel terzo caso – il più catastrofico – non solo il populismo rialzerebbe la testa, ma neppure i conti dello Stato, già così duramente ridotti a ragione, dormirebbero più sonni tranquilli.

Dunque il mio invito è a votare per il centrosinistra rafforzando l’ala sinistra dell’alleanza, cioè il raggruppamento di Vendola che – sebbene, con l’inserimento del suo nome nel simbolo, non lo abbia reso molto appetibile a chi come me ha un’allergia per i partiti personali – appare comunque una “promessa di felicità” a sinistra: una cosa di cui ci sarebbe estremo bisogno nei frangenti attuali.

Le prossime elezioni hanno poi alcuni motivi di particolare interesse per un osservatore della stravagante politica italiana. Un asse è dato dalla singolare alternativa che si profila, a destra, tra grillismo e populismo. Sia chiaro che sarà solo grazie a Grillo se, alla fine, il recupero leghista-berlusconiano sarà limitato; e nella misura in cui il suo neoqualunquismo 2.0 perde consensi nei sondaggi, nella stessa misura – grazie alle apparizioni e alle liti televisive – il berlusconismo ne riguadagna. È una sfida tra titani della comunicazione politica: Internet contro le televisioni. Chi vincerà? Anche qua è possibile, anzi probabile, un pareggio. Un grillismo intorno al dieci per cento significherebbe una specie di pareggio berlusconiano, e finirebbe forse col dare il “la” a un secondo governo della “strana maggioranza”. Invece un grillismo al quindici per cento (oltre a mettere probabilmente nei guai anche le liste Monti) sarebbe una sua sostanziale vittoria, e forse segnerebbe anche al senato la possibilità di un’assemblea più governabile da parte del centrosinistra vittorioso alla camera. Paradossale situazione quella in cui un elettore di sinistra debba augurarsi un certo successo grillino.

Un secondo asse d’interesse delle prossime elezioni è dato dal voto cattolico. Come si orienterà? In precedenza, una piccolissima parte fu intercettata dal Pd, pur nato a questo scopo; la sua quota più consistente – gerarchia ecclesiastica in testa – andò invece a destra, cedendo al demone berlusconiano. Adesso la Chiesa ha ritrovato il suo partito di sempre, con le liste neodemocristiane del centro: ma i cattolici seguiranno il consiglio del loro pastore? Fino a che punto leghismo, berlusconismo, qualunquismo, non sono penetrati nel tessuto stesso del cattolicesimo italiano, definitivamente corrompendolo?

È una questione essenziale, da cui potrà sortire, alla fine, sia un successo del montismo propriamente detto sia un successo di quel montismo “doc” presente nel Pd anche dopo la defezione di Ichino. Quanto vale ancora elettoralmente il cattolicesimo di centro, e quanto quello di centrosinistra, dopo Ratzinger e le sue simpatie berlusconiane?

II

Mentre noi vorremmo stare qua a ragionare di alta politica, al Monte dei Paschi la guardia di finanza indaga su una presunta maxitangente pagata dai vertici dell’istituto per portare a casa la peraltro fallimentare acquisizione dell’Antonveneta. Così Monti, la destra leghista-berlusconiana, Grillo, Ingroia e quant’altri hanno una preziosa arma impropria a disposizione per colpire l’alleanza Bersani-Vendola-Tabacci, già di per sé non esaltante, con il pretesto che il Pd è parte in causa nella brutta storia per via dei legami storici con Siena e il suo istituto di credito.

A questo punto l’orizzonte elettorale si fa buio: non ci sono che pochi punti di vantaggio dell’alleanza di centrosinistra sull’inseguitore leghista-berlusconiano, e possono essere erosi da qua a tre settimane, come già accadde a Prodi nel 2006. Anche se un redivivo berlusconismo di governo non appare nell’ordine delle cose politiche, un suo sostanziale pareggio sì. E non è che da una situazione di stallo si esca poi facilmente ripetendo a breve le elezioni (come pensano taluni), ma più probabilmente rifacendo le “grandi intese” e un’altra “strana maggioranza” ancora più a destra della precedente. A costo di ripeterci, è questa la posta in gioco, tipicamente italiana, delle prossime elezioni. Quanta destra vi va di sorbire? Se ne volete una dose massiccia, non soltanto montiana ma berlusconiana, può esservi servita su un piatto d’argento.

Il discorso che sto facendo non si distacca molto da quello del “voto utile”, che in linea di principio non mi piace affatto perché condanna al male minore, cioè, com’è evidente, pur sempre a un male. Ma tant’è: o ci si astiene del tutto, in attesa della rivoluzione, o se si sta al gioco parlamentare, appare evidente che votare una lista come quella di Ingroia, improvvisata e raccogliticcia, con scarse prospettive, significa fare il gioco dell’avversario che mira non soltanto a pareggiare al senato – obiettivo del tutto raggiungibile con l’attuale legge elettorale -, ma anche ad avere un risultato tale alla camera da rendere politicamente, oltre che numericamente, plausibile la prosecuzione dell’impasse che ha il nome di “governo tecnico”.

III

Parlo con due giovani amici, colti, intorno ai trent’anni, insegnanti neanche troppo precari o traduttori dal francese, eterni ragazzi italiani d’oggi, sostenuti soprattutto dalle famiglie. Mi dicono che non sanno per chi votare. Sono disorientati, penso: ma scopro che sono indecisi tra Monti e Grillo.

Sbalorditivo ma non troppo. Una delle sottopartite della strana partita che si sta giocando con queste elezioni riguarda l’altalena nei sondaggi tra la lista neoqualunquista (o qualunquista 2.0) di Grillo e le liste neodemocristiane di Monti. È la lotta per il terzo e quarto posto. Quanto più Monti andrà male, tanto più Grillo riprenderà le posizioni di partenza, accreditate intorno al 15%. Quanto più Grillo si avvicinerà al 10, invece, tanto più si apriranno spazi di manovra per la grande strategia “casinista” (nomen est omen) che punta a ottenere la presidenza del consiglio pur senza avere la maggioranza relativa in parlamento.

Monti, nella percezione dei miei interlocutori come di molti altri, non è il demiurgo cattoliberista e neodemocristiano che in realtà è sempre stato; è vissuto come il “tecnico”, l’ “esperto” che risolve i problemi (naturalmente quando non è accusato di essere l’uomo delle banche, quello che avrebbe dato i soldi al Monte dei Paschi prendendole dalle tasche degli italiani con l’Imu). Così si spiega che la sua presunta serietà faccia colpo su giovani seri ma sprovveduti.

E Grillo? Come mai può fare colpo anche lui sugli stessi giovani e nello stesso tempo? Una spiegazione ce l’ho, e la comunico ai miei interlocutori. Il qualunquismo, fin da Giannini, è sempre stato per affidare il governo ai tecnici: contro la politica assimilata tout court a una sporca faccenda, contro le ideologie, contro la partitocrazia. Grillo è la reincarnazione, tramite i sofisticati mezzi attuali, dell’anima rozza di Giannini, che non era un comico genovese dedito a Intenet ma un commediografo napoletano che aveva fondato un giornale (“L’Uomo Qualunque”, appunto).

Tecnici e qualunquisti sono facce della stessa medaglia. Quanto più i primi vengono avanti, sostituendosi alla politica aperta per condurne una larvata, tanto più i secondi danno fiato alle trombe, tuonando non solo contro i politici ma anche contro quei tecnici non abbastanza tecnici e troppo politici. Prova ne sia che al comune di Parma, dove il grillismo ha stabilito il suo laboratorio, non sapendo in fin dei conti chi collocare nei posti di assessore, si sono scelti soltanto dei tecnici.

Ma il mio è un ragionamento troppo complicato per i giovani amici. Che, avendo sentito parlare per la prima volta di uno chiamato Giannini, continueranno imperturbati a oscillare tra Monti e Grillo.

[Una prima versione di questo articolo è uscita sul sito di «Il Ponte»].

[Immagine: Pier Luigi Bersani e Mario Monti (gm)].

67 thoughts on “Riflessioni pre-elettorali

  1. Più che un articolo, ciò che scrive Genovese potrebbe a ragione essere definito una confessione d’impotenza. Lasciamo perdere il termine montismo, perchè alla fine questo Monti si è rivelato in pieno senza infingimenti una sottospecie di Berlusconi, come questo pronto a smentite ripetute, a fare promesse e buffonate di questo tipo.
    Il termine corretto è liberismo e Genovese ammette che con la sua scelta per il centrosinistra egli finisce per accettare il liberismo riservandosi una remota possibilità di ridurne la dose.
    Il fatto è qui parliamo di un liberismo che, pur risultando trionfante a livello mediatico e culturale in generale, è nel suo operare già sconfitto, con la prospettiva del tutto verosimile di un fallimento bancario globale. Questo livello di disperazione causa un’impossibilità del liberismo di scendere a patti, deve per tentare di prolungare la propria agonia, essere feroce e rifiutare ogni compromesso distruggendo ogni resistenza e divorando rapidamente (ed inutilmente) ogni risorsa economica.
    Il PD ha accettato il fiscal compact fino a votare per la modifica costituzionale, ha accettato di rientrare dal debito ad una cadenza del 5% annuo che taglierebbe le gambe a qualsiasi possibilità di uscita dalla crisi, ha accettato quei vincoli che l’Europa come oggi si presenta impone ai suoi paesi membri.
    Insomma, non v’è spazio alcuno di manovra, le cose sono messe molto peggio di come crede Genovese ma anche di come probabilmente crede lo stesso Bersani, e la radicalità delle scelte sarà evidente presto, ma temo per chi non ha ancora compreso il livello dello scontro, comunque troppo tardi.
    Ma la cosa davvero paradossale è che questi elettori di centrosinistra, non solo si sentono impotenti, ma pretendono che anche gli altri condividano questa sensazione, e il fatto che si sia coagulata una formazione elettorale che rifiuta il liberismo nella sua interezza ed ha compreso che con esso non si possono stipulare compromessi, viene considerato fuori dalle regole, come qualcuno che passasse col rosso ai semafori. Nella loro visione angusta, se ci si schiera contro quest’ordine criminale globale, allora bisogna prenderti la multa, non stai negli schemi soprattutto mentali dei piddini doc.

  2. Lo scritto di Rino Genovese non mi sembra ‘una confessione d’impotenza’ ma una riflessione razionale dal mio punto di vista (non di piddina doc!) del tutto condivisibile. Cucinotta parla di una ‘formazione elettorale che rifiuta il liberismo nella sua interezza’, a cosa si riferisce? Alla scelta dell’astensione dal voto? Perché altri ‘partiti’ orientati in quel senso non ne vedo. Mi dispiace sempre il massimalismo velleitario (non si arrabbi, Cucinotta, per carità…) perché mi chiedo a chi giovi.

  3. Frequento assiduamente questo sito, e di Bocchedirosa non ne ho mai visto intervenire, così devo credere che dietro questo pseudonimo si celi un commentatore abituale, che proprio per il fatto di nascondersi non meriterebbe interlocuzione.
    Ad ogni modo, mi riferivo alla lista “Rivoluzione Civile” che se si fosse informato/a, non avrebbe avuto necessità di chiedere a me, come se venisse dalla luna.
    Infine, si sa che l’impotenza viene giustificata come la risposta razionale al velleitarismo, ma si tratta di vuote parole che non possono nascondere il fatto che non solo il centrosinistra nostrano ma l’intera socialdemocrazia europea non abbia sulla crisi neanche uno straccio minimo di strategia: lei, dove la poggia questa razionalità, sul nulla?

  4. Mi spiace, Vincenzo, non sono un commentatore abituale, è la prima volta che lascio un commento, e lo lascio su questo sito perché mi piace e lo seguo sempre. Sono una signora di quasi 62 anni e lo pseudonimo è un mio antico nom de plume di un’altra stagione della vita, quando facevo una fanzine letteraria con amici e scrivevo, si figuri, racconti erotici. Adesso è niente più che un vezzo. Per segnalare, in ogni caso, che amo la figura e la musica di De André, dunque conservo un’anima più anarchica che piddina. Eppure concordo con il discorso di Genovese. E che io voti Vendola e lei Ingroia, mi perdoni, è la tragedia della sinistra italiana (la posso annoverare nella sinistra, vero?) : perennemente divisa. Infine: mi deve credere, che la lista Ingroia promettesse di rifiutare il liberismo nella sua interezza non l’avevo proprio capito.

  5. Non è chiaro. Vincenzo Cucinotta, in riferimento all’opinione dell’autore dell’articolo lei scrive: “il fatto che si sia coagulata una formazione elettorale che rifiuta il liberismo nella sua interezza ed ha compreso che con esso non si possono stipulare compromessi viene considerato fuori dalle regole, come qualcuno che passasse col rosso ai semafori.” E ancora: “Nella loro visione angusta, se ci si schiera contro quest’ordine criminale globale, allora bisogna prenderti la multa, non stai negli schemi soprattutto mentali dei piddini doc.

    Genovese invece ha scritto: “appare evidente che votare una lista come quella di Ingroia, improvvisata e raccogliticcia, con scarse prospettive, significa fare il gioco dell’avversario che mira non soltanto a pareggiare al senato – obiettivo del tutto raggiungibile con l’attuale legge elettorale -, ma anche ad avere un risultato tale alla camera da rendere politicamente, oltre che numericamente, plausibile la prosecuzione dell’impasse che ha il nome di ‘governo tecnico’”.

    Insomma: Genovese formula un’ipotesi sulla base delle intenzioni di voto, ovvero ragiona di numeri. Lei definisce queste ipotesi “regole” (come il fermarsi al rosso dei semafori) e poi “schemi soprattutto mentali”. Affinché l’accostamento non sembri inappropriato, dovrebbe spiegare in che senso queste affermazioni sarebbe connesse a delle “regole”. E perché, secondo lei, sarebbero “schemi soprattutto mentali”.

    Cioè:
    a) ritiene che tali ipotesi non siano verosimili (e in questo caso dovrebbe fornire una argomentazione a sostegno, anch’essa basata su numeri)?
    b) ritiene che, in generale, le ipotesi basate sulle intenzioni di voto non sono generalmente sensate, il risultato delle elezioni non è affatto prevedibile, e allora le scelte di voto devono prescindere da calcoli di questo tipo (ma un’idea di questo tipo sarebbe senz’altro davvero naif).
    c) ??

  6. Caro Rino,
    mi metti in imbarazzo: sono d’accordo su tutto, direi. Sia sul sostegno a un centrosinistra che possa trattare da posizioni di forza con il centro; sia sulla diagnosi della situazione; sia sulle giuste considerazioni sul rapporto tra “culto dei tecnici” e “derive grilline”. Sulla diagnosi, aggiungerei solo che la rimonta di Berlusconi ci sarà solo nel senso che aumenta il rischio di instabilità, non nel senso che possa davvero arrivare a un pareggio. Il voto dei berlusconiani e della lega si disperde da diverse parti: non va solo verso Grillo, c’è una parte che cerca una collocazione moderata ma che non accetta Monti (proprio oggi parlavo con una ex elettrice di Berlusconi che esprimeva questa posizione). Quindi, se il centrosinistra non vince, l’esito più probabile è la frammentazione.
    Il problema è ragionare politicamente. Il ventennio berlusconiano (che è stato tale come forma di “egemonia culturale”, al di là della effettiva durata dei governi) ha paralizzato il sistema politico italiano proprio in questo: ha portato gli italiani a disimparare la politica. Il caso dei due giovani incerti tra Monti e Grillo mi impressiona proprio per questo. Non solo per le cose che giustamente sottolinei tu: il rifiuto della politica, dei partiti ecc. Ma anche perché in loro, come in altri su altre posizioni, avverto la mancanza di intelligenza politica: la vera valutazione degli effetti politici delle scelte, da cui deriva anche la facile conclusione che non esiste destra e sinistra ecc. In fondo, Grillo e Monti sono uniti anche in questo: per loro destra e sinistra non hanno valore come categorie politiche.

  7. Infatti dovremmo fare un partito con Piras, di cui lui sarebbe il “centro” e io la “sinistra”. Un partito bi-personale. Un passo avanti rispetto a quello personale.

  8. @dm
    Purtroppo. lei rappresenta il caso emblematico di un certo modo, secondo me degradato, di vedere la politica nel nostro paese (ma non escludo che ne siano aflfitti anche altri paesi).
    Il modo a mio parere miope di vedere la politica è quella che è centrata sugli schieramenti.
    Il suo punto di vista sembra a tutta prima molto razionale, come non tenere conto dei numeri, questo sciocchino di Cucinotta vuole, udite udite, ignorare i numeri, ma come fa?
    Ebbene, apparentemente lei non si rende conto che prima dei numeri vengono i contenuti. In altre parole, le tattiche politiche, le alleanze, le ipotesi di schieramenti sono elementi certo decisivi in politica, ma l’errore starebbe nel far coincidere questi aspetti importanti con l’universo della politica.
    Allora, lei può benissimo tenere al fatto che il centrosinistra possa avere la maggioranza assoluta dei seggi anche al senato, ma io invece, sperando di non essere il solo, credo che ci si debba porre la questione del perchè sia importante che questo avvenga. Insomma, ho bisogno di convincermi che il centrosinistra con questa maggioranza faccia qualcosa di differente da quello che hanno fatto prima Berlusconi e poi Monti, e sennò perchè mai mi dovrei appassionare di questa maggioranza, non le pare che il mio sia un punto di vista logico, anzi l’unico logico, perchè sarebbe ben strano che io facessi i conti e dimenticassi perchè ho comprato pesche invece di susine.
    Ora, questa domanda che io mi faccio, molti elettori del PD e di SEL non se la pongono, a mio parere colpevolmente. E la colpa sta nel chiudere entrambi gli occhi sull’ultimo anni e rotti di legislatura.
    I giornali e Napolitano dicono che c’è un’emergenza vitale che non consente di tenere elezioni anticipate? Cosa fa il PD se non dire sì, rinunciare a una vittoria a man basse e sostenere il governo Monti. Per mesi e mesi lo stesso PD ha costantemente appoggiato questo governo votandogli non so quante volte la fiducia, ed arrivando a votare nel silenzio assoluto, senza quindi coinvolgere l’opinione pubblica e neanche i propri elettori sulla questione del pareggio di bilancio.
    Ora, questo non è un episodio come un altro, qui si parla di modifiche costituzionali che cambiano la stessa natura della politica, ormai sottomessa all’economia.
    E’ così assurdo caro mio interlocutore che, vedendo PD, PDL, UDC, Monti, tutti nella stessa maggioranza a votare i medesimi provvedimenti, a sostenere lo stesso esecutivo, io giunga alla conclusione che stringendo stirngendo, tra costoro non v’è differenza? Che vedendo Hollande assoggetarsi alle politiche europee rimaste sostanzialmente uguali a quando presidente francese era Sarkozy, ma ancora andare di corsa a stringere la mano a Monti, sia uno spettacolo penoso che mi conferma della assoluta inesistenza di un’alternativa soscialdemocratica.
    Io parlo di politica, ma qui passo per velleitario perchè i miei interlocutori credono in una politica alla D’Alema, in cui si fanno i conti, dimenticando nel frattempo che in politica devono esistere dei fini, degli obiettivi senza cui non si è politici, si è soltanto politicanti.

  9. Caro Genovese, voglio sperare di non essere l’unico insegnante trentenne che non è indeciso tra Grillo e Monti (oibò! Si può essere indecisi tra Nenni e Almirante?), che sa chi fosse Giannini e ha le idee abbastanza chiare su chi votare (pur ammettendo di non avere troppo entusiasmo, quello dei tempi eroici dei padri: sono – mestamente – nato troppo tardi, con i cartoni di Italia uno alle 16 e alle 20) .
    Dice che siamo messi così male? Mi sconforta… Forse i suoi due interlocutori non sono statisticamente significativi. O dice di sì?

    Se fonda un partito con Piras magari vi voto… :-)

  10. C’è qualche problema. Vincenzo Cucinotta: lei ritiene che il mio sia un modo “degradato, di vedere la politica del nostro paese”. Ne prendo atto. Tuttavia me ne stupisco; dal momento che in nessuno dei commenti pubblicati qui ho manifestato il mio modo di vedere la politica.
    Come è evidente, il mio ultimo è unicamente una richiesta di chiarimento rispetto al penultimo suo, in cui, nonostante il tono assertivo, non si trovano argomenti chiari a sostegno della confutazione di quelli di Genovese.
    Idem per il suo ultimo. Ovvero:

    L’autore del post ha ipotizzato alcuni scenari possibili, tra cui quello di “un secondo governo della ‘strana maggioranza’”. E’ opinione dell’autore del post che l’avveramento di quest’ipotesi sia un male. Lei condivide questo giudizio (infatti scrive: “Monti si è rivelato in pieno senza infingimenti una sottospecie di Berlusconi”). Oltre a ciò, l’autore del post ritiene che votare per Rivoluzione civile significhi “fare il gioco dell’avversario che mira non soltanto a pareggiare al senato … ma anche ad avere un risultato tale alla camera da rendere politicamente, oltre che numericamente, plausibile la prosecuzione dell’impasse che ha il nome di ‘governo tecnico’. Ovvero, secondo l’autore del post, votare per una lista come quella di Ingroia contribuisce all’avveramento dello scenario in cui figura strana maggioranza.
    Ora. Poiché pure per lei la strana maggioranza è un male, poiché ritiene opportuno di votare per la lista di Rivoluzione civile, per coerenza logica perciò, a suo avviso, non è vero che votare per la lista di Rivoluzione civile contribuisce al ritorno in campo della strana maggioranza. Questo è dunque motivo di divergenza dall’opinione dell’autore del post che lei commenta. Per questo è fondamentale che venga chiarito. Purtroppo, lei non lo sostiene in maniera intelligibile, ma si serve di metafore che non è facile comprendere (e di qui viene la richiesta di chiarimento del mio ultimo commento). E’ evidente che se lei non riesce a sostenere in maniera intelligibile l’argomento da lei contrapposto a quello dell’autore del post, ovviamente i suoi interventi non risultano persuasivi, né credibili.

  11. M’è piaciuto assai “il demone berlusconiano” a cui ha ceduto la Chiesa.
    Che decadenza…où sont les démons d’antan? Dalle messe nere alle cene eleganti.

  12. Beh, caro dm, che lei non riesca a comprendere ciò che dico, fa parte del problerma.
    Lei è così pervaso del pensiero mainstream, che non riesce neanche a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di chi se ne distacchi anche di poco.
    Nel precedente commento, le dicevo (in italiano, mica in un linguaggio per lei remoto, le è familiare l’italiano vero?), che non ha senso fare conti se prima non si stabilisce a cosa servano quei conti. Ne dovrebbe convenire anche lei, mi pare una cosa ovvia.
    Possibile che l’ipotesi che Monti e Berlusconi non vadano bene, debba necessariamente implicare per lei che mi debba andare bene il centrosinistra? Da dove trae questa conclusione in modo così ingiustificatamente automatico?
    Le ho scritto, ma forse era distratto quando leggeva, che ritengo che PDL, centro e PD, avendo nella scorsa legislatura partecipato alla stessa maggioranza, non abbiano oggi titoli per distinguersi l’uno dall’altro. Non è ragionevole, ma forse addirittura ovvio che non mi senta in alcun modo coinvolto nell’influenzare gli equilibri all’interno di questa area politica così vasta, visto che sono convinto che avendo tutti questi accettato determinati vincoli economici, abbiano per questo stesso fatto mortificato la dimensione politica riducendola ad ancella dell’economia?
    Ora, mi dica, non le pare che ci sia una logica in ciò che scrivo, e che possa trovare illogico fare i conti piuttosto che parlare di finalità politiche?
    Dopodichè, avendo semplicemente esposto alcune elementari considerazioni, mi devo arrendere alla possibilità che qualcuno non capisca, con chi parla cinese del resto, mi capita sempre.

  13. No, caro Lo Vetere, i miei due trentenni non sono statisticamente significativi: sono significativi soltanto del fatto che si possa dare un’oscillazione nel voto tra Grillo e Monti (cosa spiegabile, secondo me, solo tirando in ballo Guglielmo Giannini). L’altra (finta) indecisione è tra Berlusconi e Grillo. Questa sembrerebbe più logica, però è un’oscillazione che non c’è: chi si dice indeciso tra i due alla fine voterà per B., cioè per la prosecuzione della “strana maggioranza” attraverso il potere d’interdizione berlusconiano (per esempio su qualsiasi forma, anche minima, di patrimoniale).
    L’altroieri la signora che abita di sotto – un personaggio spaventoso che infila una parolaccia ogni tre parole – urlava nel telefono: “Voto Grillo o Berlusconi, perché questo ha fatto delle cazzate nel suo privato ma non ha mai messo le mani nelle tasche degli italiani”. In effetti, quindi, aveva già deciso.
    Del resto un episodio come questo spiega perché io sia spinto, in media ogni quindici giorni, ad allontanarmi dall’Italia per respirare.

  14. Caro Genovese,
    la sua vicina del piano di sotto sarà anche una sciagurata, ma come politica non è mica male. In effetti, mentre il sobrio e casto Monti ha fregato cinque anni di pensione anche a lei, per tacere del resto, il buffone priapico Berlusconi no: per il banale motivo che mentre Berlusconi doveva rispondere anche a un elettorato, Monti doveva rispondere solo ai centri di potere che lo avevano insediato.
    Se lei va all’estero per dimenticare questi fatti clamorosi, le conviene restarci, perchè da come si prospetta il fututo, le cose continueranno ad andare così come le ha impostate il Governo Monti, cioè: autonomia della politica italiana = zero (0,2, va’)

  15. QUATTRO APPUNTI A MARGINE DI UNA DISCUSSIONE TRA AMICI SULLE PROSSIME ELEZIONI

    1. La mia polemica sull’inefficacia (per me provata e da riferire all’attuale fase che attraversa questo Paese) del voto può dispiacere i credenti nelle sue virtù taumaturgiche, ma basterebbe controllare stato dei salari (rispetto ai profitti), disoccupazione alle stelle, stagnazione della produzione, ecc. per farsi venire qualche dubbio o per evitare di definirla « una sorta di intrusione in una sfera di libertà» [il voto, ndr]. Una libertà astratta è probabilmente una falsa libertà;

    2. Sosterrei l’«antiamericanismo quale condizione di una vera democrazia»? Chiedere (è questo che ho fatto) una valutazione delle guerre che soprattutto gli Usa (e gli europei) stanno “producendo” dal 1990 in poi mi pare richiesta legittima da non liquidare affacciando il fantasma dell’”antiamericanismo”;

    3. Per gli « stati certamente democratici ( nel senso che ancora va attribuito a tale nozione ) » vale quanto detto per la libertà astratta. Mancando delle verifiche sull’ effettivo avanzamento delle libertà concrete, ci dobbiamo ormai affidare solo alla parola e alla parola ‘democrazia’ o al senso comune “democratico”? Mi pare l’atteggiamento di un credente (nella libertà, nel voto, nel progresso, ecc.) non quello di uno che vuole ragionare e la vuol vedere, toccare questa libertà…Credere che si possa contrastare o almeno riequilibrare l’egemonia americana « intervenendo sulla propria politica interna» significa tacere su quanto il personale politico-burocratico-militare dello Stato italiano è, compresi oggi i politici di sinistra, profondamente servile verso gli americani; e non valutare quanti blocchi hanno trovato tutte le ricerche della verità (giudiziaria e storica) che da Piazza Fontana ad Ustica hanno portato a piste che hanno a che fare con gli interessi americani;

    4. Ho spiegato bene in che senso ( non qualunquistico) va intesa la mia frase ” tutti i politici sono eguali “. Uno può scegliere il “meno peggio” e vantarsene. Si tratta però di capire se oggi, nella situazione a cui siamo arrivati è meno peggio sostenere Monti o Bersani (mi pare che Berlusconi o la Lega per te [l’amico interlocutore] non rientrino nella scelta da fare) o non sostenerli. Non ho detto che « chi vota sia più debole» di chi si astiene o non va a votare. Ho detto che, in assenza di certe condizioni (programmi chiari, partiti degni di questo nome, movimenti di disobbedienza organizzati o rivolte non individuali), il voto o il non voto sono inefficaci; e la danza politica (pessima) la continueranno a condurre le solite lobby politiche, che di destra o di sinistra accettano pienamente o con pochissime distinzioni secondarie il sistema liberista (capitalista). Questo “meno peggio” a me non interessa. Lo rifiuto, anche se “non conto politicamente”. Né gli contrappongo un “meno peggio” consistente nell’astensionismo o nel non voto (fenomeni del resto spontanei e in crescita indipendentemente da quel che faccio io come singolo…). Faccio semplicemente obiezione di coscienza. Possiamo ancora permetterci una cosa: essere intellettuali critici (anche se del tutto irrilevanti socialmente e politicamente). Stop.

    APPENDICE: LETTURA DI RAFFORZAMENTO

    Cavallaro su Revelli / Le due destre ( stralci)

    http://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/176-dodici-anni-fa-marco-revelli-pubblico-un-libro-intitolato-qle-due-destreq.html

    Dodici anni fa, Marco Revelli pubblicò un libro intitolato “Le due destre”. Vi si sosteneva che lo scenario politico italiano vedeva contrapporsi non una destra e una sinistra, bensì due destre, una tecnocratica ed elitaria, l’altra populista e plebiscitaria. Che entrambe avevano l’obiettivo di offrire una sponda al processo di ristrutturazione in corso nel mondo produttivo, smantellando le regole e le garanzie su cui si era costruito il compromesso socialdemocratico della seconda metà del ‘900. Che entrambe rimettevano al centro del discorso politico l’impresa, in pro della quale si prefiggevano privatizzazioni del patrimonio industriale pubblico, flessibilizzazione del mercato del lavoro e tagli delle prestazioni sociali (dalle pensioni alla sanità alla scuola). E che, unite nei fini, esse si distinguevano nei mezzi, la destra tecnocratica ed elitaria puntando essenzialmente alla mobilitazione dei ceti medi riflessivi in un progetto di società individualizzata e competitiva, la destra populista e plebiscitaria rivolgendo invece la propria offerta politica alle fasce sociali che più avrebbero sofferto del crollo della domanda indotto dalla dissoluzione del precedente patto sociale, vale a dire la piccola e media impresa, i disoccupati, i precari, i sommersi (e mai salvati).

    Invece, dopo breve tempo, quell’analisi cadde nel dimenticatoio. Troppo forte era il contrasto fra l’opinione che analisti, dirigenti ed elettori avevano del centrosinistra (e dei Ds in primis) e l’acuta ipotesi di Revelli secondo cui proprio il centrosinistra sarebbe stato l’hardware su cui avrebbe girato il software della destra tecnocratica ed elitaria: occorreva una capacità di straniamento analoga a quella che portò Copernico a intuire (e poi a dimostrare) che non era il sole che girava intorno alla terra, ma l’esatto contrario. Proprio per ciò, la tesi di Revelli subì negli anni successivi uno slittamento concettuale e di campo affatto radicale: le “due destre” scomparvero e lasciarono il posto a due sinistre, l’una “moderata” e l’altra “radicale” (o “antagonista”), che competevano per l’egemonia della rappresentanza politica e sociale del mondo del lavoro.

    Oggi la scelta del Pd di sopprimere ogni riferimento alla “sinistra” e di “correre da solo” alle elezioni consente finalmente di far chiarezza. Per riprendere la metafora, è come se tutti noi fossimo stati d’improvviso proiettati al di fuori del nostro sistema solare, in modo da vedere che non è il sole a girare intorno alla terra, ma appunto il contrario. Non c’è nulla di polemico in queste considerazioni: la realtà è realtà, e solo chi ha interesse a nasconderla (o magari a non vederla) può scambiare la sua analisi con un attacco ad personam, come fece la Chiesa quando Galileo disse che Copernico aveva ragione.

    Resta piuttosto da dire che la dimostrazione ex post factum della fondatezza dell’ipotesi delle “due destre”, oltre a spiegare al meglio i pressanti rumors di “grande coalizione”, costringe la sinistra a un’analoga operazione chiarificatrice.

  16. Vincenzo Cucinotta, credo che sia utile leggere attentamente ciò che lei scrive:

    “Beh, caro dm, che lei non riesca a comprendere ciò che dico, fa parte del problerma.”

    Qualche volta, chi non riesce a contrapporre argomenti coerenti logicamente ed efficaci, a quelli del proprio interlocutore, sostiene irritato di essere incompreso. Può non essere il suo caso, ovviamente.

    “Lei è così pervaso del pensiero mainstream, che non riesce neanche a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di chi se ne distacchi anche di poco.”

    E’ una cattiva abitudine, oltre che poco efficace dal punto di vista retorico, quella di attribuire pensieri inespressi al proprio interlocutore. Io non ho espresso pensieri politici (ho argomentato, sto argomentando sull’efficacia e la tenuta delle sue affermazioni). La telepatia è più un vizio che un superpotere.

    “non ha senso fare conti se prima non si stabilisce a cosa servano quei conti. Ne dovrebbe convenire anche lei, mi pare una cosa ovvia.”

    Certo, e 2+2 fa 4. Ci serve in questa discussione?

    “Possibile che l’ipotesi che Monti e Berlusconi non vadano bene, debba necessariamente implicare per lei che mi debba andare bene il centrosinistra?”

    Le mie affermazioni non implicano che per lei “debba andare bene il centrosinistra”. Dove lo ha letto? (Si tratta di un’inferenza telepatica).

    “Da dove trae questa conclusione in modo così ingiustificatamente automatico?”

    Non la traggo, appunto.

    “Le ho scritto, ma forse era distratto quando leggeva, che ritengo che PDL, centro e PD, avendo nella scorsa legislatura partecipato alla stessa maggioranza, non abbiano oggi titoli per distinguersi l’uno dall’altro.”

    Lei ha scritto che “PD e PDL non abbiamo titoli per distinguersi l’uno dall’altro”? Non è scritto, ma ad ogni modo: è interessante. Lei sostiene perciò che non è più possibile distinguere il PD dal PDL. Poiché si parla qui di elezioni: significa inevitabilmente che per quanto la riguarda, un governo futuro con a capo Silvio Berlusconi sarebbe lo stesso che un governo con a capo Pier Luigi Bersani? E’ interessante. Non so bene quanto lungimirante, e acuto politicamente. Ma è la sua opinione, la rispetto.

    “Non è ragionevole, ma forse addirittura ovvio che non mi senta in alcun modo coinvolto nell’influenzare gli equilibri all’interno di questa area politica così vasta, visto che sono convinto che avendo tutti questi accettato determinati vincoli economici, abbiano per questo stesso fatto mortificato la dimensione politica riducendola ad ancella dell’economia?”

    Lei si domanda retoricamente se è ovvio che non si sente coinvolto ad influenzare gli equilibri politici. Non so se è ovvio, è il suo pensiero. Tuttavia lei è necessariamente coinvolto nell’influenzare gli equilibri all’interno di questa area politica, quale che sia la sua scelta elettorale. In quanto, a rigor di logica, il suo voto influenzerà gli equilibri politici.

  17. Caro dm,
    dica pure quello che vuole, ma la sostanza che lei tenta disperatamente di nascondere, immagino per eccesso di orgoglio, è non avere inizialmente colto il senso della mia critica a ciò che scrive Genovese.
    Ammetto che nel sollevare una cortina di fumo che nasconda questo fatto, lei mostra una certa abilità, ma le assicuro che ammettere i propri errori è preferibile a nasconderli seppure abilmente.
    Per allontanarte questo fumo, torniamo alla natura dell’obiezione che mi ha fatto all’inizio.
    Ecco la frase di genovese che lei cita:
    “Genovese invece ha scritto: “appare evidente che votare una lista come quella di Ingroia, improvvisata e raccogliticcia, con scarse prospettive, significa fare il gioco dell’avversario che mira non soltanto a pareggiare al senato – obiettivo del tutto raggiungibile con l’attuale legge elettorale -, ma anche ad avere un risultato tale alla camera da rendere politicamente, oltre che numericamente, plausibile la prosecuzione dell’impasse che ha il nome di ‘governo tecnico’”.
    Bene, lei mi rivolge l’accusa che Genovese formula in senso generale, fare il gioco dell’avversario.
    Ciò che da alcuni interventi tento di farle capire, ma lei fa finta di non capire per non ammettere di avere commesso inizialmente questo errore, è che Berlusconi, bersani e Monti non si possono considerare veri avversari, avendo fatto parte della stessa maggioranza per 14 mesi, e quindi, paradossalmente è Bersani che ha fatto il gioco del presunto avversario Monti sostenendolo incessamente e fedelmente per 14 mesi. Questi sono fatti, il resto sarà bella letteratura, ma non cambia la natura del mio dissenso rispetto a genovese.
    Punto, adesso ci dia un altro e spero ultimo esempio di arguzia, non le risponderò, ciò che avevo da dire, l’ho detto e l’avranno capito anche le pietre, non trattandosi tra l’altro di un concetto così profondo, quasi un’ovvietà direi.

  18. Vincenzo Cucinotta, non è mia intenzione irritarla. Lei continua a vedere delle accuse in quello che le scrivo. Mi piacerebbe che avesse chiara la distinzione tra accuse e obiezione ad argomento. Posso sbagliarmi, ma ho la sensazione che lei abbia delle ottime intenzioni, una passione politica che non vengono sorrette da argomenti altrettanto buoni.
    Nella fattispecie, non è vero che io le abbia rivolto “l’accusa che Genovese formula in senso generale, fare il gioco dell’avversario.” (En passant, neppure Genovese formula una “accusa”). Lei si confonde.
    In logica. Genovese ritiene che la situazione X è stata un male; e ritiene che la scelta Y possa portare alla situazione X. Pertanto Genovese ritiene poco opportuna la scelta Y. Lei anche, Vincenzo Cucinotta, ritiene che la situazione X sia stata un male; ciononostante ritiene comunque opportuno fare la scelta Y, dunque in contrapposizione rispetto a quanto scrive Genovese.
    A questo punto è piovuta la mia obiezione: lei ritiene comunque opportuna la scelta Y perché non ritiene, in disaccordo con Genovese, che la scelta Y possa portare alla situazione X? Se è questa la sua idea, nei suoi commenti non non vi è traccia.
    Resta una sola possibilità: lei è d’accordo con Genovese quanto al fatto che la scelta Y possa portare alla situazione X, ed è d’accordo anche sul fatto che X sia un male; tuttavia, ritiene comunque opportuna Y, perché…. perché sì. (E’ un ragionamento rispettabile, ma senza il patentino logico, questo è più che palese).

  19. Beh, dm, pensavo di avere a che fare con una persona adulta, ma vedo che ho a che fare con un bimbo che si balocca con roba tipo “se X, allora Y…”, visto che il suo scopo non è articolare una tesi politica, qualunque essa sia, ma solo dimostrare che lei è più logico di me (gli adolescenti se la misurano, lei fa qualcosa di simile…).
    Dopo aver fatto di questi esercizi del tutto inutili, ancora non riesce a dare una motivazione del perchè sia preferibile che sia premier Bersani invece di Monti. Quando si sveglia dai suoi giochetti adolescenziali, si accorgerà che oggi stesso Bersani ha solennemente confermato che farà un governo con Monti, ma a quanto pare tutto questo non corrisponde alle sue tesi visto che X è differente da Y che è differente da Z.
    Nel frattempo, un gruppo di criminali molto potenti portano il mondo intero verso un tracollo economico di dimensioni storiche di fronte a governi imbelli che però soddisfano alle sue elucubrazioni sedicenti logiche.

  20. Vincenzo Cucinotta, stranamente lei scrive:
    “ma vedo che ho a che fare con un bimbo che si balocca con roba tipo ‘se X, allora Y…'”. A me pare che valutare la coerenza logica di una argomentazione non sia un “giochetto adolescenziale”, come lei sembra sostenere.
    Poi scrive:
    “ancora non riesce a dare una motivazione del perchè sia preferibile che sia premier Bersani e non Monti”. Com’è evidente, non ho espresso pensieri politici, lei continua a chiedermi conto di ciò che non ho detto.

    Inoltre, lei giustamente afferma “un gruppo di criminali molto potenti portano il mondo intero verso un tracollo economico di dimensioni storiche di fronte a governi imbelli”. Tuttavia i governi imbelli spesso (non nel caso di quest’ultimo, ma tutti gli altri) sono l’amaro frutto delle elezioni. Se i “giochini adolescenziali” fossero un po’ più diffusi e pertanto la maggior parte degli elettori avesse verso la politica un atteggiamento un po’ più razionale, è probabile che i governi sarebbero meno imbelli (e imbelle significa fiacco, debole). A me pare che il motivo alla base della scrittura di quest’articolo, sia proprio la volontà di elaborare una via affinché il prossimo governo sia meno imbelle. Naturalmente è criticabile. Però ci vogliono argomenti non troppo friabili, e un po’ di “giochetti adolescenziali” vale a dire il pensiero razionale.

  21. Trovo molto divertente il tentativo di chi si firma dm di ridurre Cucinotta alla logica (impresa difficilissima). È la premessa maggiore che è sbagliata: neppure Ingroia (figuriamoci poi Di Pietro che sta con lui) presenta la sua lista come un’alternativa totale al liberismo, tanto è vero che propone – ammesso che riesca a entrare in parlamento e a essere determinante al senato – di essere alleato di Bersani al posto di Monti. E Bersani è quello delle liberalizzazioni, il sostenitore del governo Monti fino in fondo, una sorta di liberista democratico. Dunque si tratterebbe soltanto di mandare Monti all’opposizione per fare, ancora una volta, una politica non troppo distante da quella condotta dal “governo tecnico” precedente. E questo con il quattro o cinque per cento dei voti (se va bene), perché la lista Ingroia di più non prenderebbe.
    L’autentica posta in gioco delle prossime elezioni sta nel determinare la quantità di destra con cui si dovrà convivere prossimamente. La quantità massima è che tutto continui come prima, con un’altra “strana maggioranza”, con il berlusconismo dentro e la prosecuzione della paralisi politica. La quantità intermedia è quella del centrosinistra con Monti (Sel, in questo caso, potrebbe dare un appoggio esterno al governo). La quantità minore è quella del centrosinistra puro e semplice. Altre ipotesi non esistono.

  22. @Genovese
    Lei si riferisce a un iniziale atteggiamento assunto da Ingroia che faceva profferte di alleanze sia al centrosinistra che a Grillo e che personalmente non ho condiviso. Ho potuto osservare che nel proseguo, anche per ragioni oggettive, Ingroia ha abbondato questo atteggiamento.
    Coem può immaginare, io non svolgo alcun ruolo dentro “Rivoluzione civile”, sono soltanto un potenziale elettore, e quindi, per rispondere alle sue obiezioni, posso soltanto riportare testualmente il primo punto del programma come appare sul sito ufficiale della lista:

    “Per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie.

    Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pil deve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale.”

    Non so come lei interpreta questo breve testo, a me pare evidente che qui si propone un punto di vista integralmente alternativo al liberismo trionfante in Europa. Spero solo che dm si voglia astenere dalle sue disamine che egli pretende essere logiche, ma in fondo bisogna lasciar divertire tutti, anche chi obietta su considerazioni politiche, senza articolare neanche un frammento di opinione.

  23. Per fare quello che viene proclamato nel primo punto del programma della lista Ingroia, ci vorrebbe un partito di dimensioni europee, transnazionale, che riuscisse a vincere le resistenze conservatrici per andare verso un’Europa federale e sociale. Sarebbe il programma di una socialdemocrazia all’altezza del nome. Non può essere quello di quattro gatti italiani: un po’ di magistrati, un pizzico di movimenti, tre partitini decotti e quant’altro.

  24. Caro Genovese, nel frattempo che si costituisca questa forza europea, portiamo avanti pedissequamente la linea liberista Merkel/Draghi, questo sì che si qualifica come un atteggiemnto coerente. Insomma, sta forza europea come dovrebbe nascere, unifromandosi all’ondata liberista?
    Misteri della fede.

  25. Potrebbe nascere da una pressione dei movimenti in Europa. Se ce ne fossero di sufficientemente ampi, i movimenti sociali potrebbero dare un grande contributo al cambiamento. Ma ce ne sono pochi in giro, e soprattutto discontinui. Illusorio è confondere le elezioni con i movimenti. Non si riesce né ad avere un successo elettorale né a sviluppare i movimenti sovrapponendo i piani: quelli che sono restati fuori dalla lista Ingroia perché troppo elettoralistica hanno dimostrato, se non altro, coerenza.

  26. Cari Cucinotta e Genovese,
    mi permetto di intervenire nel loro dialogo per suggerire una lettura diversa della situazione politica italiana.

    1) le prossime elezioni italiane sono politicamente importanti per un motivo principale, questo: se Monti (e chi gli sta dietro in Italia ma soprattutto fuori) prenderà abbastanza voti e/o si varrà di pressioni extraelettorali abbastanza persuasive da poter forzare la mano al partito di maggioranza relativa, si inizierà il processo di “taglio delle estreme” da Monti già annunciato, con la graduale cancellazione anche formale del discrimine destra/sinistra, che verrà sostituito, ancora una volta secondo annuncio montiano, con il discrimine progressisti (=proeuro, proUE)/conservatori (controeuro, controUE).

    2) Se invece Monti & C. non avranno la forza di fare quanto sopra, tutto continuerà come adesso, e il dibattito politico continuerà a svolgersi intorno al (falso) discrimine destra/sinistra. Il discrimine destra/sinistra oggi è falso perchè, per complesse ragioni storiche che a richiesta sarò lieto di illustrare, le forze maggiori attualmente incarnanti la destra e la sinistra “ideali eterne” fanno sostanzialmente la stessa politica, e hanno sostanzialmente lo stesso grado di autonomia (anche intellettuale, oltre che politica), cioè zero.

    3) Se avverrà quanto descritto al punto 1 sarà una sciagura nell’immediato, un fatto positivo nel medio e lungo periodo, perchè almeno si chiarirà *dove sta lo scontro politico vero*, e con la progressiva disgregazione dei margini estremi dei partiti politici maggiori, si libereranno le forze indispensabili per tentar di uscire dalla trappola mortale in cui ci troviamo. Sarebbe una condizione certo insufficiente, ma necessaria per non fare la fine della rana che viene cotta nella pentola d’acqua prima fredda, poi tiepida, poi calda, poi bollente, insomma per saltar fuori prima di venire lessati.

    4) Lo scontro politico vero, infatti, sta proprio dove lo indica Monti (uno dei personaggi che umanamente e politicamente mi stanno meno simpatici in assoluto, più o meno al livello di Pietro Badoglio e Vidkun Quisling). E non si tratta dell’alternativa scema euro/lira: solo uno scemo direbbe “torniamo alla lira e tornerà l’Italia di Carosello”.

    5) Lo scontro politico vero sta intorno alle seguenti domande (più altre che non vedo o dimentico):

    a) La UE va sostanzialmente bene così com’è? SI/NO
    b) L’euro va sostanzialmente bene così com’è? SI/NO

    Se abbiamo risposto SI, tutto va ben Madama la Marchesa, e investiamo grosso nelle aziende di brioches.
    Se abbiamo risposto NO, le domande successive sono:

    d) La UE è riformabile per mezzo di trattativa tra gli Stati? SI/NO
    e) La riforma possibile e desiderabile può e deve andare in direzione di uno Stato Europeo Federale o Confederale? SI/NO

    Se abbiamo risposto SI alla domanda al punto precedente, ci chiederemo:

    f) E’ compatibile l’esistenza di uno Stato Europeo Federale con l’attuale configurazione della NATO e la presenza delle basi americane sul territorio europeo? SI/NO
    g) Su quali basi di legittimazione è possibile costruire uno Stato Europeo Federale? E’ compatibile e operativamente funzionale la legittimazione democratico-parlamentare di uno Stato che mette insieme tanti popoli, interessi, opinioni, etc. diversi? SI/NO

    Se invece abbiamo risposto NO alla domanda al punto e), ci dovremo chiedere:

    h) E’ possibile preservare forme di integrazione economica e politica europea dopo una sostanziale modifica dell’attuale configurazione UE che preveda il recupero totale o parziale di sovranità statuali? SI/NO
    i) E’ possibile e auspicabile, ad esempio, l’istituzione di zone euro (euro 1, 2, etc.)? SI/NO
    l) E’ possibile e auspicabile l’introduzione concertata di un protezionismo calibrato sulle diverse realtà economiche europee, sia verso l’interno di Eurolandia sia verso l’esterno? (altrimenti detto, è possibile sganciarsi progressivamente dalla globalizzazione a guida USA?) SI/NO
    m) Il recupero di sovranità politica degli Stati è compatibile con la progressiva integrazione europea nei campi della difesa e della ricerca? SI/NO

    E qui mi fermo, anche se potrei facilmente esaurire un paio di alfabeti. Se ho ragione almeno al 30%, mi pare evidente che nessuno, ripeto nessuno dei partiti presenti nel Parlamento italiano oggi e anche domani, dopo le elezioni di febbraio, ha la capacità e soprattutto la voglia non solo di rispondere alle domande suelencate, ma neanche e soprattutto di porle, a se stesso e al popolo italiano. Il problema vero sta qui. Salvo una Pentecoste politica, perchè queste domande siano poste al centro del dibattito è necessario che i partiti politici italiani si disgreghino (parzialmente) e che, riorganizzzando le forze così liberate, si configuri mettendole al centro del suo programma e della sua cultura politica. (Lo so, non è uno scherzo).

    Per concludere, invito tutti a leggere con attenzione un saggio teorico recentissimo di Jacques Sapir, pericoloso estremista antieuropeo, troglodita populista e direttore della Ecole d’Hautes Etudes Sociologiques di Parigi, che affronta a livello teorico il problema cruciale del rapporto fra legalità, legittimità e sovranità, alla luce dell’attuale situazione della UE e degli Stati e dei popoli che la compongono.

    L’analisi prende in esame il rapporto fra legalità e legittimità in Carl Schmitt, ne vaglia le critiche alla democrazia, ne mette in luce le aporie, e stabilisce una prezioso parallelo tra il dominio del politico (Schmitt, Benjamin, Agamben) e il dominio dell’economico (Simmel, Hayek).

    Il titolo della prima delle cinque parti del saggio è, eloquentemente,
    “Comment sommes-nous dépossédés de la démocratie”. Lo trovate qui: http://russeurope.hypotheses.org/763.
    Il sito “Conflitti e strategie” sta pubblicandone la traduzione italiana: http://www.conflittiestrategie.it/ii-legalite-legitimite-et-les-apories-de-carl-schmitt

    E’ un saggio appassionante, ma non è un poliziesco: posso quindi riportare qualche riga dall’ultima parte senza guastare la lettura a nessuno.

    “L’analyse des fondements de la légitimité permet alors de revenir sur la problématique de la tyrannie, analysée cette fois dans un contexte contemporain. Le dépassement de l’État-Nation dans des structures multinationales, ou à l’échelle régionale comme l’Union Européenne, en est un exemple. Les accords régissant ces structures peuvent être envisagés de deux manières radicalement différentes. On peut les considérer comme des éléments de droit international. Il s’agit alors de règles de coopération et non de règles de subordination. Elles restent donc nécessairement limités et temporaires et peuvent être récusées à tout moment par l’un des partenaires. Elles ne sauraient fonder de légitimité propre. Tel est l’interprétation qu’en donne d’ailleurs la Cour Constitutionnelle de Karlsruhe[11]. Mais on peut aussi les considérer comme l’amorce de la Constitution d’un nouvel État-Nation, fédéral, en devenir. Dans ce cas, elles doivent nécessairement être fondées sur une légitimité démocratique et non sur le seul respect de règles juridiques, comme les prétendent des juristes inspirés par Kelsen, et ceci en raison des arguments que l’on a donnés contre toute primauté de la loi sur la souveraineté[12]. Contrairement à ce que prétendent les tenants d’une approche fonctionnaliste de la construction européenne, le fait que les règles de droit aient été respectées dans les mesures constituant le cadre en devenir de l’Union n’est pas une garantie au risque de tyrannie. Bien au contraire.”

    http://russeurope.hypotheses.org/799

  27. Erratum corrige:
    “Salvo una Pentecoste politica, perchè queste domande siano poste al centro del dibattito è necessario che i partiti politici italiani si disgreghino (parzialmente) e che, riorganizzzando le forze così liberate, si configuri

    UNA NUOVA FORZA POLITICA

    mettendole al centro del suo programma e della sua cultura politica. (Lo so, non è uno scherzo).

  28. Il ritorno a una sovranità nazionale (alcuni la chiamano anche “deglobalizzazione”, come se la globalizzazione fosse poi una realtà così certa e non una costruzione molto imperfetta), con tanto di protezionismo in chiave magari anticinese, è un’idea regressiva di estrema destra. Preferisco una democrazia “commissariata” dalle élite liberali, massoniche, ebree, ovviamente omosessuali, anziché il mondo prospettato dal sor Buffagni.

  29. Caro sor Genovese,
    a casa del sor Buffagni le idee non si giudicano per quel che c’è dentro, non per l’etichetta (oltretutto sbagliata) che qualcuno ci appiccica: tant’è vero che il sor Buffagni legge anche quello che scrive lei, e magari sbagliando ci ragiona su.
    Se poi proprio non può fare a meno delle etichette, le segnalo che Jacques Sapir, che propugna un ritorno alle sovranità nazionali e il protezionismo ragionato à la List (Friedrich), appartiene da sempre alla sinistra socialista francese, ed è un allievo del noto estremista di destra Charles Bettelheim.
    Quindi, o lei non ci ha capito un tubo, o Sapir è diventato “di estrema destra”, o magari è da sempre un infiltrato nazi nelle schiere del Bene di Sinistra.
    Secondo me è lei che non ci ha capito un tubo, e per il peggiore dei motivi: che per puro pregiudizio e tifo paracalcistico non vuole neanche provarci.
    Fosse un problema suo, sarebbero fatti suoi. Purtroppo, lei è in numerosa compagnia.

  30. So bene che anche gente di sinistra è vicina ad alcune delle cose che dice lei. Purtroppo la confusione è al suo punto massimo. Però lei tanto confuso non è. È un fascio-leghista e si vede.

  31. Ma complimenti, caro Genovese, per la sua brillante analisi politica e psicologica. Lei invece è solo un un maleducato.

  32. dice rino genovese
    “Il ritorno ad una sovranità nazionale è un’idea regressiva di destra”

    come dire” il diritto di un popolo all’ autodeterminazione “è un concetto terroristico
    come dire” fatevi massacrare nello spirito e nel corpo senza tanti se e tanti ma”
    come dire” Preferisco una democrazia “commissariata” dalle élite liberali, massoniche, ebree, ovviamente omosessuali, anziché il mondo prospettato dal sor Buffagni”
    lei è veramente un uomo di “sinistra”
    lei è nel coro del “più europa per tutti” parafrasando il comico

    compagno fascista buffagni:) lei è un uomo eccezionalmente tollerante
    e talmente di buon senso che i suoi pensieri risultano chiari anche alla casalinga di bergamo, casalinga molto spaventata e di sperata perchè i pensieri/ni del signor genovese, pensierini assai diffusi, ti lasciano nel più profondo sconforto e/o sono pura istigazione alla violenza :)
    cari saluti
    la funambola, confusa e anche male educata :)

  33. Beh, la funambola, qui o il difetto sta nell’esprimere un’opinione fuori dal coro perchè non corrisponde alla logica di chi legge che non capisce quale sia X o quale sia Y e così traduce le sue disattenzioni in contraddizioni logiche. Oppure, non si viola alcuna regola logica, ma si viola il bon ton, ed allora questi va epistrofato come fascista e (sic!) leghista.
    Bisogna capirli, il pensiero unico non ammette scarti neanche minimi, tutti nel gregge a belare senza fare storie.

  34. Cara Funambola,
    la ringrazio di cuore delle sue gentili parole. Cosa vuole, le ideologie dominanti sono così; finchè dominanti restano, che se ne sente spalleggiato alza la voce anche quando non ha niente da dire. Dicono però che il tempo è galantuomo. Di nuovo ringraziandola, la saluto cordialmente.

  35. Ammesso e non concesso che il rigurgito nazionalista anticomunitario non sia di destra (estrema!), dove finisce il diritto all’autodeterminazione? Nella regione, nel comune, nella valle, nel quartiere, nella proprietà? Possibile che gli antieuropeisti non si accorgano che stanno lavorando sostanzialmente per la reazione clericale? (l’intelligente Buffagni secondo me lo sa, ma lui è fieramente reazionario, come è nel suo diritto)

  36. caro larry
    in non sono antieuropeista io sono contro questa moneta unica che sta dimostrando i suoi effetti devastanti in tutti i paesi del sud europa che l’hanno adottata.
    accusare di antieuropeismo coloro i quali non si conformano al mantra feroce assurdo fascista del “ce lo chiede l’europa” è operazione o disonesta o fortemente inconsapevole o fortemente disinformata.
    un cambio rigido ha sempre portato le nazioni più deboli ad una situazione di crisi spaventosa, crisi pagata dalle fasce più deboli della popolazione e dal ceto medio e medio basso.
    se non puoi svalutare la tua moneta, svaluti giocoforza i salari e i sinistri che contano quelli che ci hanno portato in europa, quelli del “più europa” lo sapevano bene come lo sapevano i paesi “virtuosi”.
    con la promessa:) di un europa dei popoli cooperanti, solidali, finalmente in pace, finalmente liberi dal fantasma delle guerre, finalmente tutti tarallucci e vino :), ci hanno tolto man mano sovranià monetaria politica fiscale economica.
    ci hanno incaprettati e per questo disegno criminoso non verranno processati perchè il tempo non è galantuomo, la storia si ripete sempre uguale e al popolo bue, del quale faccio parte, non resta che assolvere con dignità e onestà il suo ruolo di perdente cornuto e mazziato.
    il rigurgito nazionalista cresce fertile sul terreno della disperazione alimentato e mantenuto dagli stessi che si professano Europeisti.
    giuda, porello, roso dal senso di colpa si è impiccato.
    ma giuda era tropppo una persona per bene:)
    caro larry sono contenta di salutarla e mandarle un bacio
    la funambola

  37. Cara Funambola, anche io sono contento di salutarla. Per il resto, nessuno dice che l’Europa va bene così com’è (a parte i tedeschi…). Ma l’Europa, fin dagli anni ’50, l’ha fortemente voluta anche l’Italia, che se si darà dei governanti decenti sarà forse in grado di farla ulteriormente evolvere, prima di tutto verso l’unificazione finanziaria, in modo da ottenere i necessari danari in prestito a uno stesso tasso di interesse (vale sia per lo Stato che per le imprese, nonché che per i singoli cittadini, perché un conto è ottenere un mutuo al 2% un conto è ottenerlo al 4 o al 5 o al 6 evvia evvia).

    Io penso, nel mio modesto, che l’Italia non può che dipendere da istituzioni sovranazionali, per via che deve scontare di aver inventato il fascismo, nonché perso la guerra. Ora siamo nella strana situazione che dipendiamo sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Europea, ma sempre meglio che dipendere dai capricci dello Stato Vaticano (ex Stato Pontificio…), che pure fa la sua parte nell’impedirci di evolversi. Dopodiché, se vogliamo dirla tutta, chi si è battuto rivendicando sovranità, da Moro a Craxi a Bossi, non è che è finito tanto bene… Va aggiunto che il popolo italiano è quello che è, sostanzialmente corrotto e corruttibile, e che da quando una minoranza, spesso opaca, cerca di farsi spazio brandendo la clava dell’onestà, si sono persi 25 punti di PIL… vale a dire un quarto di ricchezza.

  38. Se c’è una cosa che fa scomparire la distinzione tra destra e sinistra, questa è l’assenza di pensiero razionale. Di qui i mostri etc.

  39. Caro Massino,
    mettiamo un po’ a posto il vocabolario.

    a) Europa e UE sono due realtà diverse. Per quanto mi riguarda, io sono molto ma molto a favore di una integrazione sempre maggiore degli Stati europei, e sono molto ma molto contro alla Unione Europea così come si è formata.

    b) un conto, infatti, è una *integrazione* di Stati europei sovrani, un conto la *subordinazione* degli Stati europei, non più sovrani, ai centri di potere privi di legittimazione popolare democratica che si etichettano UE: i quali a loro volta sono integrati e subordinati agli USA.

    c) negli anni Cinquanta, e anche prima, sono stati formulati e perseguiti sostanzialmente due progetti di integrazione europea. Il primo, targato De Gaulle-Adenauer, in forma di progressiva integrazione di Stati sovrani; l’altro, targato Jean Monnet (il francese che gestì il Piano Marshall per l’Europa), in forma di subordinazione di Stati non più sovrani, etc. Ha vinto (per ora) quest’ultimo, ma non si tratta dell’unico possibile progetto – Europa.

    d) la sua idea che l’Italia deve dipendere da organismi sovranazionali perchè ha dato origine al fascismo mi sembra, francamente, un po’ balzana. Io do un giudizio storico negativo del fascismo, più negativo ancora del nazismo. Con questo, far pesare per l’eternità sui tedeschi e gli italiani una maledizione incapacitante mi sembra un’idea barbarica. Non esistono i popoli buoni o cattivi per natura. Gli Stati Uniti hanno commesso un genocidio sui popoli amerindi, senza giustificazioni di necessità militare hanno sganciato non una ma due bombe atomiche su città giapponesi inermi, hanno conservato l’istituto della schiavitù fino al 1865 e la segregazione razziale fino al 1970, ma a quanto pare nessuno ne chiede l’interdizione dai pubblici uffici. L’impero britannico non è stato edificato con i mazzi di fiori (chieda notizie agli irlandesi, e gliene daranno di stupefacenti). Poi, certo: abbiamo perso la guerra. Sono anche passati settant’anni, e l’ultima giustificazione per accettare la tutela degli USA è sparita con l’URSS. Semmai, il nostro problema nazionale è che l’Italia intera ha perso la guerra, ma la classe dirigente antifascista che è stata insediata al potere dagli angloamericani ha voluto credere e far credere che a perdere la guerra era stato il solo fascismo, e che ad averla vinta erano gli antifascisti, soli veri italiani: errore simmetrico a quello fascista, che identificava vero italiano e fascista.

    d) penso che lei faccia troppo credito al Vaticano, il più debole dei poteri forti. Oltre tutto, il Vaticano è sostanzialmente allineato e coperto rispetto alla UE, e lo resterà almeno fino a quando le centrali UE non lo staneranno imponendo sistematicamente delle legislazioni anticattoliche (e probabilmente oltre, per paura)

    e) non è lessicalmente esatto definirmi un reazionario (non che ci sarebbe da vergognarsene). Sono a favore della democrazia parlamentare, e sono un patriota. Mi hanno insegnato che l’Italia è la nostra casa, e che va servita a prescindere dalla forza politica che fa da custode alla casa comune. Per me, un problema serio sorge solo quando il custode della casa Italia la svende, come oggi purtroppo avviene.

    f) vero che a rivendicare la sovranità italiana, da Mattei in poi, si rischia grosso. La politica però è questo: rischiare grosso; anche la vita, se è necessario. Il resto è amministrazione o interesse personale.

  40. “Come Rumkowski, anche noi siamo così abbagliati dal potere e dal prestigio da dimenticare la nostra fragilità essenziale: col potere veniamo a patti, volentieri o no, dimenticando che nel ghetto siamo tutti, che il ghetto è cintato, che fuori del recinto stanno i signori della morte, e che poco lontano aspetta il treno”

    molti baci a tutti tranne ai collaborazionisti

    la funambola

  41. @Massino
    La questione della sovranità prescinde dalla dimensione del territorio coinvolto.
    C’è un’alternativa reale tra sovranità statale e mercato, questo e non altro è il vero scontro che è in corso ai nostri giorni.
    Esistono delle entità statali la cui giustificazione sta interamente nella storia, e non essendo di derivazione logico-deduttiva, non ha valore assoluto, e difatti le entità statali cambiano.
    Sarebbe tuttavia ben strano se a una redistribuzione della divisione in stati corrispondesse anche la scomparsa del diritto dei popoli ad autodeterminarsi, così come definire il sostenere tale diritto una forma di nazionalismo.
    Insomma, non cambiamo le arte in tavola , il globalismo non è un processo di passaggio da enità territoriali più piccole ad altre più grandi, no, si tratta del percorso trionfante del liberalismo nella sua versione più estrema e crudele.
    Capisco che ci saranno anche tanti in sè sinceramente convinti di potere essere contemporaneamente liberali e difensori dei privilegi della sovranità statale, ma in verità l’unico modo per opporsi alla distruzione della stessa esistenza di autorità statali è essere antiliberali. Dedicherò le modeste risorse che mi rimangono proprio a una lotta coerente e inflessibile al liberalismo che rimane per me la follia più pericolosa per il genere umano.

  42. Riporto la “Lettera ai francesi” del noto estremista di destra fascioleghista Maurice Allais, Premio Nobel per l’economia 1988 per i suoi contributi determinanti per la teoria dei mercati e l’utilizzo efficiente delle risorse.
    Vi si parla di:
    a) le ragioni della crisi economica attuale, e in particolare della disoccupazione di massa
    b) come uscirne. Ruolo del protezionismo
    c) ruolo dei mass media, silenziamento sistematico delle voci dissonanti

    Lettre aux Français

    Le cri d’alarme du seul prix Nobel d’économie français :

    CONTRE LES TABOUS INDISCUTÉS
    par Maurice Allais
    “Marianne” n°659, 5 décembre 2009.

    Le point de vue que j’exprime est celui d’un théoricien à la fois libéral et socialiste. Les deux notions sont indissociables dans mon esprit, car leur opposition m’apparaît fausse, artificielle.

    L’idéal socialiste consiste à s’intéresser à l’équité de la redistribution des richesses, tandis que les libéraux véritables se préoccupent de l’efficacité de la production de cette même richesse. Ils constituent à mes yeux deux aspects complémentaires d’une même doctrine. Et c’est précisément à ce titre de libéral que je m’autorise à critiquer les positions répétées des grandes
    instances internationales en faveur d’un libre-échangisme appliqué aveuglément.

    *Le fondement de la crise : l’organisation du commerce mondial*

    La récente réunion du G20 a de nouveau proclamé sa dénonciation du « protectionnisme » , dénonciation absurde à chaque fois qu’elle se voit exprimée sans nuance, comme cela vient d’être le cas. Nous sommes confrontés à ce que j’ai par le passé nommé “des tabous indiscutés
    dont les effets pervers se sont multipliés et renforcés au cours des années » (1). Car tout libéraliser, on vient de le vérifier, amène les pires désordres. Inversement, parmi les multiples vérités qui ne sont pas abordées se trouve le fondement réel de l’actuelle crise : l’organisation du commerce mondial, qu’il faut réformer profondément, et prioritairement à l’autre grande réforme également indispensable que sera celle du système bancaire.
    Les grands dirigeants de la planète montrent une nouvelle fois leur ignorance de l’économie qui les conduit à confondre deux sortes de protectionnismes : il en existe certains de néfastes, tandis que d’autres sont entièrement justifiés. Dans la première catégorie se trouve le protectionnisme entre pays à salaires comparables, qui n’est pas souhaitable en général. Par contre, le protectionnisme entre pays de niveaux de vie très différents est non seulement
    justifié, mais absolument nécessaire. C’est en particulier le cas à propos de la Chine, avec laquelle il est fou d’avoir supprimé les protections douanières aux frontières. Mais c’est aussi vrai avec des pays plus proches, y compris au sein même de l’Europe. Il suffit au lecteur de s’interroger sur la manière éventuelle de lutter contre des coûts de fabrication cinq ou dix fois moindres – si ce n’est des écarts plus importants encore – pour constater que la concurrence n’est pas viable dans la grande majorité des cas. Particulièrement face à des concurrents indiens ou surtout chinois qui, outre leur très faible prix de main-d’oeuvre, sont extrêmement compétents et entreprenants.

    *Il faut délocaliser Pascal Lamy ! * [all’epoca direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio]

    Mon analyse étant que le chômage actuel est dû à cette libéralisation totale du
    commerce, la voie prise par le G20 m’apparaît par conséquent nuisible. Elle va se révéler un facteur d’aggravation de la situation sociale. À ce titre, elle constitue une sottise majeure, à partir d’un contresens incroyable. Tout comme le fait d’attribuer la crise de 1929 à des causes protectionnistes constitue un contresens historique. Sa véritable origine se trouvait déjà dans le développement inconsidéré du crédit durant les années qui l’ont
    précédée. Au contraire, les mesures protectionnistes qui ont été prises, mais après l’arrivée de la crise, ont certainement pu contribuer à mieux la contrôler. Comme je l’ai précédemment indiqué, nous faisons face à une ignorance criminelle. Que le directeur général de l’Organisation mondiale du commerce, Pascal Lamy, ait déclaré : ” Aujourd’hui, les leaders
    du G20 ont clairement indiqué ce qu’ils attendent du cycle de Doha : une conclusion en 2010
    ” et qu’il ait demandé une accélération de ce processus de libéralisation m’apparaît une méprise monumentale, je la qualifierais même de monstrueuse. Les échanges, contrairement à ce que pense Pascal Lamy, ne doivent pas être considérés comme un objectif en soi, ils ne sont qu’un moyen. Cet homme, qui était en poste à Bruxelles auparavant, commissaire
    européen au Commerce, ne comprend rien, rien, hélas ! Face à de tels entêtements suicidaires, ma proposition est la suivante : il faut de toute urgence délocaliser Pascal Lamy, un des facteurs majeurs de chômage !
    Plus concrètement, les règles à dégager sont d’une simplicité folle : du chômage résultent des délocalisations elles-mêmes dues aux trop grandes différences de salaires… À partir de ce constat, ce qu’il faut entreprendre en devient tellement évident ! Il est indispensable de rétablir une légitime protection. Depuis plus de dix ans, j’ai proposé de recréer des
    ensembles régionaux plus homogènes, unissant plusieurs pays lorsque ceux-ci présentent de mêmes conditions de revenus, et de mêmes conditions sociales. Chacune de ces «
    organisations régionales » serait autorisée à se protéger de manière raisonnable contre les écarts de coûts de production assurant des avantages indus a certains pays concurrents, tout en maintenant simultanément en interne, au sein de sa zone, les conditions d’une saine et réelle
    concurrence entre ses membres associés.

    *Un protectionnisme raisonné et raisonnable*

    Ma position et le système que je préconise ne constitueraient pas une atteinte aux pays en développement. Actuellement, les grandes entreprises les utilisent pour leurs bas coûts, mais elles partiraient si les salaires y augmentaient trop. Ces pays ont intérêt à adopter mon principe et à s’unir à leurs voisins dotés de niveaux de vie semblables, pour développer à leur
    tour ensemble un marché interne suffisamment vaste pour soutenir leur production, mais suffisamment équilibré aussi pour que la concurrence interne ne repose pas uniquement sur le maintien de salaires bas. Cela pourrait concerner par exemple plusieurs pays de l’est de l’Union européenne, qui ont été intégrés sans réflexion ni délais préalables suffisants, mais
    aussi ceux d’Afrique ou d’Amérique latine.
    L’absence d’une telle protection apportera la destruction de toute l’activité de chaque pays ayant des revenus plus élevés, c’est-à-dire de toutes les industries de l’Europe de l’Ouest et celles des pays développés. Car il est évident qu’avec le point de vue doctrinaire du G20, toute l’industrie française finira par partir à l’extérieur. Il m’apparaît scandaleux que des entreprises
    ferment des sites rentables en France ou licencient, tandis qu’elles en ouvrent dans les zones à moindres coûts, comme cela a été le cas dans le secteur des pneumatiques pour automobiles, avec les annonces faites depuis le printemps par Continental et par Michelin. Si aucune limite n’est posée, ce qui va arriver peut d’ores et déjà être annoncé aux Français : une augmentation
    de la destruction d’emplois, une croissance dramatique du chômage non seulement dans l’industrie, mais tout autant dans l’agriculture et les services.
    De ce point de vue, il est vrai que je ne fais pas partie des économistes qui emploient le mot «bulle ». Qu’il y ait des mouvements qui se généralisent, j’en suis d’accord, mais ce terme de «bulle » me semble inapproprié pour décrire le chômage qui résulte des délocalisations. En effet, sa progression revêt un caractère permanent et régulier, depuis maintenant plus de trente
    ans. L’essentiel du chômage que nous subissons —tout au moins du chômage tel qu’il s’est présenté jusqu’en 2008 — résulte précisément de cette libération inconsidérée du commerce à l’échelle mondiale sans se préoccuper des niveaux de vie. Ce qui se produit est donc autre chose qu’une bulle, mais un phénomène de fond, tout comme l’est la libéralisation des échanges, et la position de Pascal Lamy constitue bien une position sur le fond.

    Crise et mondialisation sont liées

    Les grands dirigeants mondiaux préfèrent, quant à eux, tout ramener à la monnaie, or elle ne représente qu’une partie des causes du problème. Crise et mondialisation : les deux sont liées.
    Régler seulement le problème monétaire ne suffirait pas, ne réglerait pas le point essentiel qu’est la libéralisation nocive des échanges internationaux. Le gouvernement attribue les conséquences sociales des délocalisations à des causes monétaires, c’est une erreur folle.
    Pour ma part, j’ai combattu les délocalisations dans mes dernières publications (2). On connaît donc un peu mon message. Alors que les fondateurs du marché commun européen à six avaient prévu des délais de plusieurs années avant de libéraliser les échanges avec les nouveaux membres accueillis en 1986, nous avons ensuite, ouvert l’Europe sans aucune
    précaution et sans laisser de protection extérieure face à la concurrence de pays dotés de coûts salariaux si faibles que s’en défendre devenait illusoire. Certains de nos dirigeants, après cela, viennent s’étonner des conséquences !
    Si le lecteur voulait bien reprendre mes analyses du chômage, telles que je les ai publiées dans les deux dernières décennies, il constaterait que les événements que nous vivons y ont été non seulement annoncés mais décrits en détail. Pourtant, ils n’ont bénéficié que d’un écho de plus en plus limité dans la grande presse. Ce silence conduit à s’interroger.

    Un prix Nobel… téléspectateur

    Les commentateurs économiques que je vois s’exprimer régulièrement à la télévision pour analyser les causes de l’actuelle crise sont fréquemment les mêmes qui y venaient auparavant pour analyser la bonne conjoncture avec une parfaite sérénité. Ils n’avaient pas annoncé l’arrivée de la crise, et ils ne proposent pour la plupart d’entre eux rien de sérieux pour en sortir. Mais on les invite encore. Pour ma part, je n’étais pas convié sur les plateaux de
    télévision quand j’annonçais, et j’écrivais, il y a plus de dix ans, qu’une crise majeure accompagnée d’un chômage incontrôlé allait bientôt se produire, je fais partie de ceux qui n’ont pas été admis à expliquer aux Français ce que sont les origines réelles de la crise alors qu’ils ont été dépossédés de tout pouvoir réel sur leur propre monnaie, au profit des banquiers.
    Par le passé, j’ai fait transmettre à certaines émissions économiques auxquelles j’assistais en téléspectateur le message que j’étais disposé à venir parler de ce que sont progressivement devenues les banques actuelles, le rôle véritablement dangereux des traders, et pourquoi certaines vérités ne sont pas dites à leur sujet. Aucune réponse, même négative, n’est venue d’aucune chaîne de télévision et ce durant des années.
    Cette attitude répétée soulève un problème concernant les grands médias en France : certains experts y sont autorisés et d’autres, interdits. Bien que je sois un expert internationalement reconnu sur les crises économiques, notamment celles de 1929 ou de 1987, ma situation présente peut donc se résumer de la manière suivante : je suis un téléspectateur. Un prix Nobel… téléspectateur, Je me retrouve face à ce qu’affirment les spécialistes régulièrement invités, quant à eux, sur les plateaux de télévision, tels que certains universitaires ou des analystes financiers qui garantissent bien comprendre ce qui se passe et savoir ce qu’il faut faire. Alors qu’en réalité ils ne comprennent rien. Leur situation rejoint celle que j’avais constatée lorsque je m’étais rendu en 1933 aux États-Unis, avec l’objectif d’étudier la crise qui
    y sévissait, son chômage et ses sans-abri : il y régnait une incompréhension intellectuelle totale. Aujourd’hui également, ces experts se trompent dans leurs explications. Certains se trompent doublement en ignorant leur ignorance, mais d’autres, qui la connaissent et pourtant la dissimulent, trompent ainsi les Français.
    Cette ignorance et surtout la volonté de la cacher grâce à certains médias dénotent un pourrissement du débat et de l’intelligence, par le fait d’intérêts particuliers souvent liés à l’argent. Des intérêts qui souhaitent que l’ordre économique actuel, qui fonctionne à leur avantage, perdure tel qu’il est. Parmi eux se trouvent en particulier les multinationales qui sont les principales bénéficiaires, avec les milieux boursiers et bancaires, d’un mécanisme économique qui les enrichit, tandis qu’il appauvrit la majorité de la
    population française mais aussi mondiale.

    Question clé : quelle est la liberté véritable des grands médias ? Je parle de leur liberté par rapport au monde de la finance tout autant qu’aux sphères de la politique.

    Deuxième question : qui détient de la sorte le pouvoir de décider qu’un expert est ou non autorisé à exprimer un libre commentaire dans la presse ?

    Dernière question : pourquoi les causes de la crise telles qu’elles sont présentées aux Français par ces personnalités invitées sont-elles souvent le signe d’une profonde incompréhension de la réalité économique ? S’agit-il seulement de leur part d’ignorance?
    C’est possible pour un certain nombre d’entre eux, mais pas pour tous. Ceux qui détiennent ce pouvoir de décision nous laissent le choix entre écouter des ignorants ou des trompeurs. •
    Maurice Allais.
    _________________
    (1) “L’Europe en crise. Que faire “?, éditions Clément Juglar. Paris, 2005.
    (2) Notamment “La crise mondiale aujourd’hui”, éditions Clément Juglar, 1999, et “La Mondialisation, la destruction des emplois et de la croissance : l’évidence empirique”, éditions Clément Juglar, 1999.
    * * * * *

  43. Ma il “blog” – la forma “blog” in generale – è naturalmente “di destra”, perché spinge a non argomentare, a sfogarsi, a infrangere la logica? Può darsi che sia così, può darsi che la cosa a cui più assomiglia, il “blog”, sia la conversazione da bar: un bar in cui però, grazie alla parola scritta, si può anche apparire colti, eventualmente fare citazioni, etc.

    Quello della signora che si firma “funambola” è un tipico sfogo insensato. L’euro ha posto fine a un’economia italiana già arrivata alla frutta con il sistema delle svalutazioni periodiche fatte per potere ritornare a competere sui mercati, e quindi dell’inflazione fuori controllo. Il grande debito pubblico accumulato negli anni (ma soprattutto nel periodo democristiano-craxiano) è il frutto proprio di quel tipo di politica – basato, tra l’altro, sull’evasione fiscale e sull’acquisto dei titoli di stato da parte degli stessi evasori, premiati poi dall’inflazione in un circolo che si autoalimentava. L’euro è stata la grande occasione data al sistema industriale italiano per rinnovarsi, sviluppare la ricerca tecnologica, competere a un livello più alto. Non è andata così. Perché la cultura capitalistica italiana è quella che è. Perché nel 2001 inizia il periodo del berlusconismo a tutto vapore. Perché il leghismo diffuso nel nord del paese ha dato spazio alle pulsioni peggiori, quelle anti-immigrati ed euroscettiche, e non certo a una mentalità da innovazione tecnologica. Insomma, la melma italiana di sempre. Nonostante questo, in un periodo di crisi come l’attuale, l’euro ci ha difesi da una ripresa galoppante dell’inflazione.
    I problemi italiani – ormai irresolubili su scala puramente nazionale – potrebbero trovare una soluzione solo all’interno di una maggiore integrazione europea. Che purtroppo tarda a venire per le resistenze conservatrici e la presenza dei populismi.

  44. Caro Genovese,
    qualificare di “sfogo insensato” le posizioni contrarie alle proprie è la caratteristica principale delle “conversazioni da bar”, nelle quali non mancano mai gli insulti a vanvera quali quello, ossimorico, che lei mi ha cortesemente indirizzato, di “fascio-leghista”.
    E ingrediente principale della “melma italiana di sempre”, fin dalla crisi di fine Cinquecento, è la credenza autolesionista che qualche benintenzionato straniero risolverà i nostri problemi e ci rimetterà, gratis et amore Dei, sulla retta via dei paesi più avanzati.
    Più sopra ho postato la “Lettre aux francais” di un altro fascioleghista, l’economista Premio Nobel Maurice Allais (che si autodefinisce, subdolamente, liberalsocialista).
    Se il Moderatore cortesemente risponde al mio appello e la recupera dallo spam, se la potrà leggere.
    La preavviso però che quanto vi è argomentato articola i contenuti dello “sfogo insensato” postato da “la funambola”.
    Così che si presenta alla sua attenzione il caso di “un tipico sfogo insensato” da bar nel quale sostengono le medesime scemenze una casalinga bergamasca e un premio Nobel per l’economia francese; mentre a dar voce alla ragione, per fortuna, c’è lei.

  45. signor genovese
    speriamo che questa accozzaglia di luogocomunisti sia perlomeno in buona fede
    può sempre ravvedersi, può sempre studiare, può sempre tentare un minimo di onetà intellettuale
    le suggerisco un antipasto

    di sperando :) la saluto

    la funambola

    http://goofynomics.blogspot.it/2011/11/luscita-delleuro-redux-la-realpolitik.html
    http://goofynomics.blogspot.it/2012/08/le-aporie-del-piu-europa.html
    http://www.costituzionalismo.it/articoli/406/

  46. Genovese, io sono sostanzialmente d’accordo con lei, sui contenuti (tranne che su ” I problemi italiani – ormai irresolubili su scala puramente nazionale – ” perché penso che purtroppo essi sono irresolubili su scala puramente ” Razionale “, date le continue ventate identitarie spiritualiste, dalle quali non sono immuni nemmeno alcuni articolisti di LPLC , come già appurato). Però che bisogno c’è di sottolineare l’insensatezza degli interventi altrui? Non potrebbe trattarsi di legittime idee avverse alle sue (nostre)?

    @Buffagni, ero rimasto all’altra volta, quando pendevi più lato reazionarietà cattolica (quando si parlava di famiglie omogenitoriali). Ora pari più un conservatore spinto (dalla disperazione patriottica…). Scherzo… ma la discussione è troppo lunga… In sintesi continuo a pensare che in campo ci sono due partiti: europeisti e antieuropeisti. Per pigrizia non mi va di perdere troppo tempo con la politica (la quale vuol dire anche POTERE, che per forza di cose non può che essere opaco), e tengo a priori per gli europeisti, magari per i socialisti europei che si battono per migliorare l’Europa comunitaria, sia dal punto di vista dei diritti individuali che da quello dell’equità sociale. Naturalmente so bene che ci sono tante contraddizioni e opacità anche nel mio campo, ma preferisco queste a le altre, e non ignoro che sempre di potere, alla fine alla fine, si tratta, dal quale conviene a mio avviso stare il più possibile a distanza di sicurezza.

  47. Caro Massino,
    lei è proprio simpatico, anzi, visto che preferisci il tu, sei proprio simpatico. Non devi stupirti se una volta i trovi reazionario cattolico, l’altra conservatore spinto, etc. “Dio, Patria e Famiglia” ti ricorda niente?
    Sul resto, sono d’accordo con te che i due partiti veri sono pro e contro UE (non pro e contro Europa, pro e contro UE), e dunque la destra e la sinistra attuali non rispecchiano il conflitto reale.
    Poi, visto che tu tifi a priori pro, ci vediamo allo stadio, mi trovi nell’altra curva.
    Ciao, e stammi bene.

  48. In mancanza d’altro, si potrebbero stuprare le vecchiette, andare tutti allo zoo comunale, uscire, fare cose, vedere gente, frequentare salotti, darsi all’ippica, convertirsi al buddismo, aderire a scientology, comprare una due cavalli, una carrozza, un paio di tod’s, vestirsi di nuova cultura, travestirsi di sapienza, sfoggiare saccenza, mettersi le dita nel naso, annodarsi una cravatta rosa, abbottonarsi una camicia a righe, indossare un paio di jeans, farsi una colt o una colf, giocare a golf, leggere Le Goff. Oppure, appunto, votare centro-sinistra, rafforzando l’ala sinistra e l’ascella radicale. La politica per voi tanto vale. Buonanotte popolo.

  49. caro roberto buffagni
    un’ apolide metafisica:) quale mi definisco io si sente molto più al sicuro con un reazionario conservatore quale è definito lei in questo luogo ameno che con coloro i quali, per pigrizia, per partito preso, per inconsapevolezza , per cattiva fede, per sprezzo del popolo comunque bue, per (mala/buona) fede in un “sogno” europeista che la storia smentisce drammaticamente, consegnano la terra in cui sono nata ad organismi sovranazionali col mandato di saccheggiare e ridurre milioni di persone alla disperazione.
    la grecia fa da esperimento a questi squallidi feroci squali troici che saggiano fino a che punto può spingersi impunemente la loro crudeltà e inumanità.
    come definire le persone che consapevolmente o inconsapevolmente legittimano schieramenti politici falsamente antagonisti? compagni che sbagliano? insensati? traditori?
    pour moi sono povere persone che hanno scelto si scegliere il loro ruolo nella “zona grigia”
    io, di mio, non riesco a perdonarli perchè non sanno quello che fanno!
    io, di mio, di spero :)
    con affetto
    la funambola

    p.s. questa è una deriva identitaria spiritualista? qualcosina in più del tifo da stadio :)

  50. Gentile funambola,

    Vorrei con la presente pregarla, nel prosieguo del dibattito, di non citare in modo tanto improprio e decontestualizzato alcuni passi estrapolati dalle mie opere. Questo per due ragioni: sia perché, morto da ormai 25 anni, sono stato del tutto alieno a simili problematiche e dibattiti (tanto quanto, da.scienziato, a “derive identitarie spiritualiste”), sia per la mia preferenza per uno stile discorsivo più sobrio. Agli editoriali di La Repubblica, si sa, ho spesso preferito la terza pagina di La Stampa.
    Scusate il disturbo di questa piccola burla -dopotutto ero un uomo piuttosto attratto dal gioco. Buona continuazione

  51. Sarà un paradosso dei tempi incerti in cui viviamo, ma io che vengo da una storia di sinistra (fino agli anni Settanta c’era) mi trovo d’accordo CON MOLTI DEGLI ARGOMENTI di Roberto Buffagni, che qui è stato etichettato ( Ahi, Genovese, proprio non me l’aspettavo!) “fascio-leghista”. Ma vedo che, a pensarla in un certo modo e a dribblare senza patemi d’animo le etichettature cuci-bocca, siamo in parecchi.
    E, a mo’ di ulteriore esempio, mi permetto di copiare l’intervento di Gianfranco La Grassa dal sito Conflitti e strategie, che le cose qui scritte nel mio commento (sopra) le dice davvero “fuori da denti”, con un linguaggio che disturberà certe orecchie assuefatte ai canti di certe Sirene ma ha qualcosa “d’antico” e veritiero:

    FUORI DAI DENTI, di GLG 9 feb 13

    Se si va avanti così, si rischia di far diventare meno antipatico il “coniglio”, perché i suoi avversari sono una cloaca a cielo aperto, con odori sempre più nauseabondi che ci investono e ci fanno temere una terribile pestilenza di tipo medievale. La destra è di una rozzezza e anche di una ribalderia che lascia senza dubbio attoniti. La sinistra è tuttavia l’annientamento di ogni briciolo di sovranità italiana, e non nel semplice senso del liberismo insensato e del filo-americanismo da venduti e servi nemmeno tanto ben pagati. Non ci si obietti che ormai destra e sinistra sono denominazioni senza significato, che vedere una differenza fra loro è pressoché impossibile per chi non si attenga alle semplici etichette. Per certi versi è vero, ma non si pensi che siano perfettamente eguali, che la loro competizione sia soltanto per il governo (e il sottogoverno). Certamente questo scopo è prioritario, tuttavia ci sarà qualche motivo perché quando sento parlare un destro mi viene da correre in bagno a vomitare, mentre quando sento un sinistro digrigno i denti e istintivamente porto la mano destra al fianco, dove però non porto alcuna pistola (e del resto non so sparare, per cui mi salvo da “grane”).
    La sinistra continua a cianciare di operai e lavoratori (intendendo solo i salariati). In realtà, è pronta ad aiutare la magistratura a distruggere le poche realtà industriali veramente importanti per dare un minimo di forza al nostro paese, per favorire i “cotonieri”, i farabutti dell’industria/finanza più strettamente legati agli Usa, che ormai ridurranno il nostro paese a semicolonia; e sono talmente inetti e sanguisughe che nemmeno ne faranno il “paradiso” dei miliardari americani che vogliano godere del Sole, di buona cucina e quant’altro. I lavoratori di riferimento di simile “sinistra” sono quelli dei settori improduttivi (nel senso più letterale del termine, non in quello scientifico di Marx); non sono scansafatiche, ma mal diretti da furfanti posti ai vertici di dati apparati elefantiaci dalla sinistra, da politicanti che mai hanno svolto un qualsiasi lavoro socialmente utile. E quale desiderio e impulso a lavorare possono avvertire quando non sanno che fare, si intrigano l’un l’altro da quanti sono, ecc.?
    Una parte della destra ciancia invece a favore del ceto medio. Voi direte; ma che cos’è? Come si distingue in questo confuso ammasso chi ha vera utilità e produttività e chi la “sfanga” in lavori mal definiti? Non importa, è in questo ammasso che dovranno ormai emergere, nel mondo moderno, nuovi strati sociali adatti alla conduzione di settori produttivi più avanzati e magari di carattere strategico. Difendiamo per carità il lavoro salariato, è giusto che abbia retribuzioni da vivere civile e senza troppi patemi d’animo. Tuttavia, non si può consentire il massacro dei ceti medi per mantenere milioni di elettori di sinistra, pescati appunto tra i lavoratori dei settori meno utili o quanto meno enormemente sovradimensionati rispetto ai bisogni di un normale ed efficiente sistema produttivo nazionale.
    Volgiamo pure la nostra attenzione alla politica estera; e dovremo trarre conclusioni simili. La destra ha partecipato (ma con dei distinguo non indifferenti) alla turlupinatura delle “rivoluzioni della primavera araba”. Lo stesso loro leader, il “coniglio”, ha tradito “l’amico Gheddafi”, lo ha lasciato massacrare dai sicari di Obama (di quei dati ambienti statunitensi intendo ovviamente dire). Tuttavia, ha almeno affermato – sia pure “a babbo morto”, atteggiamento sempre disgustoso – che si è trattato di aggressione ad una libera nazione, che non c’è stato alcun coordinamento e decisione comune, che Gheddafi era amato dal suo popolo, ecc. ecc.
    La sinistra, invece, ha osannato la “primavera araba”, ha gioito del massacro libico, ha aderito alle più mostruose menzogne (ha subito accettato le balle delle fosse comuni vicino Tripoli o dei bombardamenti aerei sulla piazza principale della Capitale, affollata di “democratici in lotta per la libertà”, balle smentite in breve volger di tempo). Abbiamo sentito il vero capo di questa sinistra ultrafilo-americana, Napolitano, sostenere che dovevamo adempiere i nostri doveri verso la Nato nell’aggredire il libero paese per sottometterlo alle smanie di Obama. Questa la differenza tra (parte della) destra e sinistra; sia quindi in politica interna che estera non sono esattamente la stessa cosa.
    Non accetto in questa specifica fase storica il “meno peggio”, e quindi non andrò certo a votare nessuno dei due schieramenti; e nemmeno quelli che – onestamente o furbescamente, non m’interessa – recitano l’antipolitica. Tanto meno i miserevoli rigurgiti di una “sinistra radicale”, che è ormai soltanto una disperata difesa della propria nullità e ribalderia da parte dei suoi dirigenti e la manifestazione di una vera patologia da parte dei seguaci. Sono però conscio che, quando vincerà, come credo, la “sinistra” (nel senso che c’è già un pateracchio per governare con Monti e il sedicente “centro”), inizierà la discesa agli Inferi dell’Italia. Desidero sia rapida, di modo che si verifichino tali sconvolgimenti (e impoverimenti) del ceto medio da provocare infine qualche “sana” reazione di rigetto. Non è sicuro, sia chiaro, solo sperabile.
    La “sinistra” è un grosso flusso di agenti patogeni, penetrato nel corpo italico per ucciderlo e viverci poi da saprofita. Normalmente, un organismo sano ha i suoi “soldati”, i globuli bianchi, che si oppongono agli invasori e li annientano. E’ però indispensabile la sussistenza di un midollo spinale funzionante, che li produca. Il ceto medio (nel senso di una sua decantazione con emersione dei suoi settori vitali per il paese) dovrebbe essere questo midollo spinale. Al presente sembra proprio che siamo degli invertebrati. Speriamo per il futuro. Resti un punto fermo: la “sinistra” è l’agente patogeno per eccellenza, quello che apporterà la morte sicura. In futuro chiarirò che questa non è nemmeno “sinistra”, giacché usurpa perfino il nome di coloro che comunque erano per un riformismo interno al sistema capitalistico. La nostra “sinistra” non è una simile forza riformista (la socialdemocrazia), è gentaglia senza dignità né onore, sempre in vendita, piena zeppa di traditori pronti a rinnegare chiunque; non rinnegano gli Usa solo perché farebbero una brutta fine, la fine di tanti Bin Laden.
    Quindi basta destra e sinistra, ma non semplicemente perché si tratterebbe di etichette di eguale contenuto. Abbiamo a che fare con specie diverse di “pessimi soggetti”. L’importante è sapere che da una parte stanno i più pericolosi, quelli che uccideranno ogni speranza di questo paese. Sono pure i più odiosi perché si fingono morali e nel contempo più colti, intellettuali, maggiormente preparati politicamente. Se per preparazione s’intende il servire meglio lo straniero (e i “cotonieri” italiani legati agli interessi di questo straniero, che è poi lo statunitense), non vi è dubbio cha da una parte stanno i migliori servitori, i migliori annientatori del nostro paese e del suo sistema di vivere civile. Non andiamo a votare i loro avversari, pieni di compromessi e di viltà; ma se per caso scendessero un giorno in campo i veri “liberatori”, i “leucociti” prodotti da un rinnovato “midollo spinale” (un infine decantato e più limpido e decifrabile ceto medio), accogliamoli con entusiasmo e aiutiamoli nelle loro meritorie operazioni difensive.

  52. Liberatevi dalla democrazia e della democrazia. E, soprattutto, della stampa e della Stampa.

  53. Cara Funambola,
    la ringrazio delle sue gentili parole. Non si preoccupi, le “derive identitarie spiritualiste” sono l’ultimo dei nostri problemi. E per quanto male vada, l’Italia esiste, ed esiste anche l’Europa (senza etichette). Esistono come realtà spirituali, e anche come realtà storiche, sebbene oggi spirito e storia non si presentino proprio nella loro forma migliore. Del resto, per voler bene alla patria, qui da noi, c’è sempre voluto un notevole senso dell’umorismo: tant’è vero che abbiamo inventato la commedia dell’arte. Stia serena. Non siamo un paese inventato, e neanche una espressione geografica, siamo un’antica nazione, un po’ malconcia e confusa, che si può ritrovare, se vuole. Ricambio con affetto i suoi saluti.

  54. caro roberto buffagni

    le dedico questo sguardo

    ” probabilmente ciò che temiamo accadrà. ma è ancor più certo che le cose temute scompaiono, e quelle sperate deludono. esamina la speranza e il timore, e ogni volta che non si darà certezza, scegli in tuo favore: credi a ciò che preferisci. se la paura avrà più argomenti a suo favore, nondimeno inclina alla speranza e smetti di essere causa dei tuoi crucci”
    (seneca- lettere a lucillo)

    il mio,di sguardo, purtroppo, è più affine a questo

    “quello che irrita nella disperazione è la sua fondatezza, la sua evidenza
    la sua “documentazione” è cronaca.
    esaminate invece la speranza, la sua munificenza nella falsità, la sua mania affabulatrice, il suo rifiuto dell’evento: un’aberrazione, una finzione.
    la vita, proprio di questa finzione si nutre.
    (cioran sommario di decomposizione :) adelphi pg.64)

    con stima
    la funambola

    colgo l’occasione per saluatre caramente ennio abate e vincenzo cucinotta

  55. Desidererei sapere dalla redazione dov’è finito il mio ultimo commento. Anche nell’eventualità che sia stato censurato, sarebbe credo un elemento di minima correttezza, comunicarmelo, magari con uno straccio di motivazione. Grazie.

  56. Per Vincenzo Cucinotta

    sì, è stato censurato. Violava il nostro regolamento:

    “Non saranno tollerati interventi il cui scopo sia quello di insultare o delegittimare l’interlocutore. Le critiche dure sono benvenute, purché pertinenti, rivolte al testo e non alla persona, e scritte in un linguaggio non offensivo”.

    http://www.leparoleelecose.it/?p=2783

  57. Innazitutto, trovo gravissimo che la redazione aspetti una mia sollecitazione per farmi sapere (e l’avrebbe potuto fare anche in forma privata) di avermi censurato.
    Nel merito poi del mio intervento, vorrei che chi legge non equivocasse, non ho insultato nessuno, ho solo accusato Genovese di incompetenza in campo economico, cosa che non capisco come possa essere considerato un insulto.
    Ricordo ad una redazione apparentemente distratta che Genovese è lo stesso soggetto che poco prima mi aveva accusato di essere privo di senso logico, scrivendo testualmente:
    “Trovo molto divertente il tentativo di chi si firma dm di ridurre Cucinotta alla logica (impresa difficilissima).”
    Il concetto che esprimevo prescindeva dalla persona di Genovese, e riguardava piuttosto questo modo propagandistico di parlare di economia. non è possibile far credere alla gente come diceva Genovese, che la svalutazione e l’inflazione siano dei mali assoluti, sono dei fenomeni economici che possono risultare in alcuni casi dannosi, ma in altri appropriati ed anzi necessari. Pensare che le colpe della classe politica stia nelle continue svalutazioni è semplicemente falso, ben altre sono le responsabilità e non vedo come i dirigenti del PD se ne possano considerare immuni.

  58. Una parola ai Moderatori sulla questione della censura.

    Naturalmente non ho letto l’intervento censurato di Cucinotta, e dunque non apro bocca nel merito.

    Il regolamento di “Le parole e le cose”, come riportato nell’intervento del Moderatore, mi sembra più che sensato e opportuno per evitare la rissa da bar, che fa perdere tempo e sciupa le occasioni di autentico dialogo, già così rare.

    Forse, però, quel che difetta è un’applicazione metodica e uniforme.

    Ad esempio, nella discussione fluviale sul matrimonio omosessuale [qui: http://www.leparoleelecose.it/?p=7419%5D “gli interventi il cui scopo *era* quello di insultare o delegittimare l’interlocutore”, e/o di provocarlo, si sono sprecati, senza che il Moderatore intervenisse.

    Un paio di spigolature:

    Una con simpatica offesa blasfema alla mia religione: “Poi.. tutta questo essere contro alla procreazione surrogata da parte di un cattolico integralista come lei non me lo aspetto:
    dopotutto la Maria Vergine Immacolata non è mica una gestante surrogata; per gli scopi celesti va bene, per quelli terreni no? Suvvia Buffagni le chiedo sempre di più coerenza ideologica !!!” [Ares, 18 gennaio 2013 alle 17:01]

    E un altro con cortese riferimento alla mia famiglia, ai miei figli, alla mia vita intima: “Non tutti pagano per avere da una donna un figlio… a lei é sucesso Buffagni?” [di nuovo il simpatico Ares, 3 dicembre 2012 alle 14:00]

    E ci sono diversi altri commenti su questo tono, mai censurati.

    Anche in questa discussione, Genovese (che pure in confronto ad Ares è un gentiluomo d’altri tempi) mi ha replicato in tono infastidito e offensivo, dandomi del “fascio-leghista”, un ricercato ossimoro politico che nelle sue intenzioni è, presumo, un insulto equivalente a “mestatore populista e nazionalista di estrema destra”.

    La trovo una maleducazione fastidiosa, ma niente di più, insomma non mi impressiona e non mi turba, magari i nostri problemi fossero tutti qui.

    Certo però i Moderatori comprendono che se si comincia a censurare gli interventi, bisogna premurarsi di farlo con equanimità e sistematicità; altrimenti non si può che dar luogo al sospetto, certo ingiustificato ma dannosissimo, di parzialità.

  59. Caro Abate,
    io non ho certo smesso di dialogare con Genovese quando egli mi ha insultato, io sono stato semplicmeente zittito nel modo più definitivo quando la redazione non ha pubblicato un mio intervento.
    Per quanto a mia conoscenza, Genovese non coincide con la redazione, e non ho ragioni per addebittare a lui le mie vicissitudini. Per mia forma mentis, non faccio illazioni circa possibili ispirazioni. Pertanto, posso dire di non avere mai interrotto la discussione con Genovese, e di conseguenza non sono nelle condizioni di doverla riprendere, ma solo continuarla, almeno per quanto riguarda me.

  60. Per Roberto Buffagni e Vincenzo Cucinotta.

    Vi ricordiamo che cosa dice il nostro regolamento:

    “chiediamo ai nostri lettori di avere fiducia nel buon senso e nella buona fede di colui che modera il post. Per evitare che il dibattito sulla moderazione distrugga il dibattito sui contenuti, le eventuali
    proteste non saranno pubblicate. ‘Le parole e le cose’ è contro la moviola”.

    Può darsi che i nostri criteri non vengano sempre applicati in modo uniforme: nessun arbitro è perfetto. E d’altra parte nel nostro sito si avvicendano moderatori con visioni del gioco diverse. Ciò non deve generare una moviola infinita. Vi chiediamo pertanto di evitare commenti sulle scelte dei moderatori.

  61. Mi si dice che sono un incompetente in economia e, accidenti, è vero; un po’ meno lo sono in storia, e mi pare che un’aria simile a quella del nostro bar virtuale, trasformatosi nel frattempo in una birreria, si respirasse a Weimar negli anni venti…
    L’inflazione non è di per sé un male quando si ha qualcosa da vendere e il mercato “tira”. Se una crisi come quella attuale – prima finanziaria e dei cosiddetti debiti sovrani, adesso classicamente di sovrapproduzione – si fosse sommata con un’inflazione fuori controllo saremmo sì a Weimar. Fin quando le cose andavano bene, o benino, si poteva anche pensare di cavarsela con una qualità relativamente scarsa dei prodotti svalutando la lira. Adesso non più. Perché pensate che, alla fine, i greci abbiano accettato la pesantissima cura da cavallo loro prescritta dall’Unione europea (quella attuale, non quella che potrebbe diventare…)? Perché, fatti i conti, hanno visto che con la reintroduzione di una dracma pesantemente svalutata le loro (scarse) esportazioni non avrebbero potuto controbilanciare l’impoverimento ulteriore… Se si tornasse oggi alla lira, si calcola che la svalutazione sarebbe tra il venti e il trenta per cento. Questo significa che un euro che abbiamo in tasca varrebbe di colpo tra i settanta e gli ottanta centesimi. Se la signora che si firma “funambola” avesse qualcosa da vendere, se fosse una commerciante all’ingrosso, in teoria potrebbe ancora guadagnarci; se invece è una lavoratrice a reddito fisso o una pensionata, no. Ma poi che cosa si vende quando è il mercato che non “tira”, se le automobili restano invendute, se non si producono abbastanza auto elettriche per rimettere in movimento il mercato, se non ci sono sufficienti incentivi pubblici per riconvertire l’economia? Dunque c’è bisogno di porre fine all’austerità europea con politiche redistributive del reddito, che permettano una ripresa della domanda e, quindi, dell’occupazione. Ciò significa che si debba avere come obiettivo esclusivo il controllo dell’inflazione? Per nulla. L’inflazione potrebbe anche risalire, in una certa misura, se al tempo stesso ci fosse una ripresa della domanda. E questo si può ormai fare solo a livello europeo: con più Europa, non con meno Europa; con una maggiore cessione della (ormai inutile) sovranità dei vari Stati verso forme sempre più ampie di federalismo.
    Scusate la “lezioncina” da incompetente. Mi metto in viaggio verso il mondo della socialdemocrazia dell’avvenire e non mi sentirete per un bel po’. Grazie a tutti.

  62. Mah, io mi riferivo a questa parte di un commento di Genovese:
    “L’euro ha posto fine a un’economia italiana già arrivata alla frutta con il sistema delle svalutazioni periodiche fatte per potere ritornare a competere sui mercati, e quindi dell’inflazione fuori controllo. Il grande debito pubblico accumulato negli anni (ma soprattutto nel periodo democristiano-craxiano) è il frutto proprio di quel tipo di politica “.
    Nell’ultimo intervento, Genovese parla invece del presente, che quindi non c’entra proprio nulla con le mie obiezioni, del resto del tutto di principio come si capisce credo dal mio precedente intervento.
    Per quanto riguarda il presente, io sono fermamente convinto che siamo in presenza di un sistema bancario globale sostanzialmente fallito, e la cui sopravvivenza viene assicurata soltanto da continue iniezioni di liquidità da parte degli stati.
    Ricordo che la BCE di Draghi che non ha mosso un dito a favore della Grecia, cioè di uno degli stati membri dell’eurozona, ha stampato mille miliardi di euro, una cifra così alta da essere difficile anche da immaginare, a favore delle banche dell’eurozona perchè con tutta evidenza senza tale liquidità, esse sarebbero fallite, in primis le banche francesi e tedesche, quelle stesse per intenderci che risultano creditrici della Grecia, da cui pretendono interessi a due cifre, mentre ricevono la liquidità che serve loro per questa attività di strozzinaggio al simbolico interesse dell’1% dalla BCE, cioè dalla banca centrale anche della Grecia: c’è qualcuno che giudica normale tutto questo?
    Nel frattempo, la FED stampa sistematicamente 40 miliardi di dollari al mese e lo farà ancora per gli anni a venire.
    “Too big to fail”, in nome di questo osceno principio, i governi che dovrebbero rappresentare i loro cittadini, sembrano invece avere come loro esclusivo scopo quello di proteggere le banche.
    Tutto ciò potrebbe essere perfino accettato, ma il punto è che questa politica non potrà risultare risolutiva di alcunchè. Con una facile metafora, si potrebbe dire che è come dare dosi crescenti di droga a un tossicodipendente, nessuno crede che servirà a salvarlo, si tratta soltanto di un modo abbastanza rozzo di prolungare un’agonia, e tutto ciò avviene a spese della gente comune.
    Se le politiche quotidiane dei governi anche quelli dell’eurozona si scrivono in questo quadro catastrofico, si capisce quanto siano del tutto inadeguate e in fondo arbitrarie, per risanre i bilanci statali tasse sempre crescenti, mentre per salvare le banche si stampa denaro fresco. Ci si chiede dove stia la logica. Ebbene, logica non ce n’è, è solo la politica del tirare a campare, molto più approssimativa dei governi a guida Craxi degli anni ottanta così aspramente giudicati da Genovese.
    L’unica ricetta, piaccia o non piaccia ai globalisti di tutto il mondo, è difendere la propria struttura produttiva, il lavoro dei propri cittadini, il lavoro che rappresenta tanta parte della nostra stessa vita. A questo scopo, non vanno escluse misure protezionistiche, ma, si badi, verso le merci, non verso le persone.
    Insomma, in un mondo impazzito, isolarsi non è neanche una scelta, è l’unico modo per sfuggire a una catastrofe mondiale ampiamente annunciata.

  63. @ Genovese

    In questa discussione si sarà (davvero?) respirato aria di Weimar anni Venti, ma allora bisognerebbe riflettere e indicare meglio i “replicanti” di quella stagione (ammesso che la storia si ripeta etc…). Mi permetto di ricordare a uno storico come lei, che sta per mettersi in viaggio «verso il mondo della socialdemocrazia dell’avvenire»  le responsabilità della sua antenata  d’inizio Novecento; e in particolare I danni di quella sua cecità economicista, che a me pare svelarsi ancora oggi in questa sua affermazione: «L’inflazione potrebbe anche risalire, in una certa misura, se al tempo stesso ci fosse una ripresa della domanda». Più Europa/ meno Europa? Ma se la sigla Europa (o  meglio l’UE) viene usata solo per dare addosso  alle funambole e ai funamboli come noi o, di tanto in tanto, per ricavarci (sempre a nostre spese) un po’ di “volenterosi” per guerre in Libia o sostegni alle guerre al “terrorismo” (ultima quella del Sarkozy/Holland di turno)? Grazie, comunque, a lei  che ci saluta e a chi, eventualmente, volesse continuare a discutere.

  64. dice rino genovese:

    “Mi si dice che sono un incompetente in economia e, accidenti, è vero”
    nonostante questa meritoria confessione auspica però più europa e soprattutto “UNA MAGGIORE CESSIONE DELLA (ORMAI INUTILE) SOVRANITA’ DEI VARI STATI VERSO FORME SEMPRE PIU’ AMPIE DI FEDERALISMO”

    “UNA MAGGIORE CESSIONE DELLA (ORMAI INUTILE) SOVRANITA’ DEI VARI STATI VERSO FORME SEMPRE PIU’ AMPIE DI FEDERALISMO”

    “UNA MAGGIORE CESSIONE DELLA (ORMAI INUTILE) SOVRANITA’ DEI VARI STATI VERSO FORME SEMPRE PIU’ AMPIE DI FEDERALISMO”

    confido che questo commentino, depurato del pensierino irrispettoso e ironico, non sia censurato :)

    con rispetto
    la funambola

    http://vocidallestero.blogspot.it/2012/11/il-costo-del-federalismo-nelleurozona.html

  65. vorrei però aggiungere che non c’è “pietà” nelle parole dello storico
    la storia infatti non ha mai insegnato la pietà e gli storici che storici sarebbero se usassero un metro “umano” nel raffigurarsi la storia che pretendono di raccontare
    distintamente saluto
    la funambola

    machiavelli era un uomo quantomeno onestino

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