cropped-manifesti_manifesti_elettorali_2013_11.jpegdi Rino Genovese

Post festum non è elegante, lo so, cominciare con un “l’avevo detto”: però resta il fatto che in un intervento del novembre scorso, intitolato “Bersani nell’impasse“, mi ero spinto a prevedere che la coalizione di centrosinistra non avrebbe superato la soglia del 33% dei voti (ed ero ancora ottimista), perché Bersani e il Pd avevano sbagliato non tanto a dare vita al governo Monti quanto a tenerlo in piedi troppo a lungo, contro ogni ragione sostenendone la cura da cavallo. Sicché ovunque nel paese – la cosa era tangibile – montavano lo scontento, il risentimento, la sorda protesta contro le politiche di austerità europee. Alle elezioni generali si sarebbe dovuti andare già nella primavera dell’anno scorso, tutt’al più in autunno, facendo cadere il governo “da sinistra” (come una volta si era spinto a proporre Stefano Fassina), in modo da contenere sia la ripresa del berlusconismo (del tutto nelle previsioni, perché chi ha una posizione dominante nei mezzi di comunicazione di massa, e sa usarli demagogicamente, può ripresentarsi come se fosse arrivato in quel momento sulla scena) sia l’onda di piena grillina. Invece il Pd e Bersani (per tacere della più piccola Sel) ne sono rimasti sommersi, cedendo alla fine il tre o quattro per cento dei voti al neoqualunquismo “2.0” di Grillo.

Non era fatale. Sarebbe stato sufficiente un po’ di coraggio, spingersi a dire (pensate un po’) che il montismo avrebbe dovuto semplicemente cessare, chiedendo i voti per governare da soli, e dando almeno la sensazione se non la fiducia che si potesse realizzare una svolta rispetto alle politiche di rigore… Invece niente: l’eccesso di prudenza, tipico di una sinistra come quella italiana da sempre alla ricerca di se stessa, ha condotto infine in un pantano come finora in Europa non se n’erano mai visti. Rendendo credibili i bugiardi che non vogliono cambiare nulla, o perché abbarbicati ai loro interessi privati o perché allegramente fiduciosi nelle ricette neoliberiste, e portando il paese – sotto l’onda della protesta inconcludente – a un passo dalla prosecuzione della “strana maggioranza” con il commissariamento di fatto da parte dall’Europa.

La via proposta adesso da Bersani va esplorata: una maggioranza relativa di centrosinistra al senato potrebbe diventare una maggioranza assoluta con l’apporto della incerta nebulosa dei rappresentanti grillini. Ma quanti Scilipoti si nascondono tra queste file? E anche ammettendo che si tratti soltanto di bravi ragazzi più o meno incompetenti, quale affidamento può dare il loro leader buffonesco, adatto agli spettacoli di piazza più che a mettere insieme programmi di governo?

Diciamoci la verità, in una democrazia non deformata come quella italiana lo scenario prospettato dai risultati elettorali del 25 febbraio sarebbe quello delle “larghe intese”: ma in Italia esso non è nient’altro che un’ipotesi subordinata del montismo, quella del sostanziale commissariamento del paese da parte di un’Europa tuttora dominata dal conservatorismo della signora Merkel. Allora bisogna puntare sulla differenza tra il populismo berlusconiano e il grillismo. Il primo finge soltanto di essere contro l’austerità, ma questa gli andrebbe benissimo se gli consentisse di restare in gioco e continuare a difendere i propri interessi, mentre il secondo, sia pure in modo confuso, potrebbe contenere in sé un’aspirazione autentica, e alla prova dei fatti perfino realistica, a una svolta.

Si tenti perciò, con un programma aperto anche a una riforma della politica (riduzione dei compensi dei parlamentari e del numero degli stessi), la strada indicata oggi da Bersani. Ma sapendo che, ammesso che riesca, la cosa non potrà durare, che l’anno prossimo, o tra un paio d’anni, si ritornerà al voto.

[Immagine: manifesti elettorali (gm)].

6 thoughts on “Bersani nell’impasse

  1. Caro Rino,
    concordo sulla conclusione, ma a quanto pare questa strada sembra difficile da percorrere, perché Grillo non si decide a diventare grande; oppure sta facendo proprio come i politici più navigati, quelli che i suoi elettori pensano di voler mandare a casa, cioè alza la posta, fa un gran polverone, per poi poter contrattare al momento dell’accordo. Io sinceramente spero che sia giusta la seconda, perché il purismo intransigente serve solo a distruggere la democrazia, a gettare ancora di più le classi più deboli nella crisi economica e, al limite, a portare Grillo al 30% alle prossime elezioni. Su un paese distrutto, però.
    Altre cose.
    Nella tua analisi manca del tutto Renzi. Questo perché da sempre hai criticato le primarie. Ma se il PD avesse scelto il candidato senza primarie adesso sarebbe al 22%, forse non avrebbe neanche il premio di maggioranza alla camera. Il problema però non sono le primarie, ma Renzi. Si capisce da molte cose che molti di quelli che hanno votato Grillo (e anche una parte di quelli che hanno votato Berlusconi) avrebbero votato Renzi. Questa è una cosa su cui noi di questa sinistra qui (area PD-SEL, per intenderci) dobbiamo interrogarci, perché secondo i nostri parametri è completamente irrazionale: il programma di Renzi, specie sulla politica economica, è agli antipodi di quello di Grillo. Eppure. Dietro c’è la crisi colossale della rappresentanza, il personalismo, e, contraddittoriamente, anche il bisogno di partecipazione, che M5S ha saputo soddisfare. Dico le cose in disordine, perché ci vuole tempo per ragionare.
    Sugli errori del PD. Certamente, l’incapacità di rinnovarsi. Ma allora lì, attenzione, vuol dire che forse aveva ragione Renzi. Ci va bene?
    Sul sostegno al governo Monti: è chiaro che ci ha fatto perdere voti. Però qui ci sono due cose:
    1) continuo a pensare che, a guardare le realtà in faccia, non ci fosse possibilità di andare a votare né a novembre 2011 né nella primavera del 2012; noi ci balocchiamo con l’idea che la situazione non sia così grave, perché gli accordi dell’estate a livello europeo hanno fermato la speculazione; forse in autunno 2012 le cose sarebbero state diverse, non lo so;
    2) la demagogia smaccata del centrodestra, che ha appoggiato il governo Monti quanto il PD e poi lo ha attaccato come se venisse da un altro pianeta; il problema è che questa demagogia ha pagato, come la quota di demagogia che c’è nei discorsi di Grillo. Questo ci impone di riflettere sullo stato della democrazia nel nostro paese, sulle condizioni della cittadinanza che da noi sono del tutto carenti.
    Mi rendo conto che si tratta di considerazioni ancora molto approssimative, me ne scuso.
    mp

  2. Sono sempre gli altri incompetenti o inconcludenti.

    Io sono convinto che a voi la democrazia faccia paura.

  3. Carino il Bersani con la scopa-cresta punk in testa qui sopra. Magari qualche giovane in più l’avrebbe votato, se avesse mascherato così la pelata demodé, che fa tanto vecchio-da-rottamare-e-largo-ai-giovani. O forse il boccolo grigio grillesco è oggi insuperabile.

    Anche io mi auguro un governo PD-Sel con appoggio esterno del M5S.
    Temo però che abbia ragione Mauro, cioè che Grillo (o Casaleggio dietro di lui, o qualcun altro ancora più dietro: vogliamo parlarne? Sobriamente, senza immaginare la Spectre) eserciti già la consumata arte del politico e che stia facendo molta tattica per andare all’incasso.
    Temo anche che questo timore sia in realtà una speranza: vorrebbe dire, in fondo, che Grillo si pone il problema di governare e che magari la sua radicalità imporrà al Pd di fare – davvero – quelle riforme che già Bersani ha messo sul tavolo. Se invece Grillo crede davvero al suo stesso radicalismo iconoclasta, be’, saremmo al muoia Sansone con tutti i filistei.

    Infine una domanda, un dubbio atroce: se anche Pd, Sel, M5S si accordassero sui temi della riforma istituzionale, della moralizzazione, dei costi della politica, ecc…, come potrebbero farlo intorno ai temi economici? Scomparsi. Come se si desse un governo che facesse in un anno quelle riforme non facendo assolutamente nulla in economia.
    Forse non se ne parla, perché tutti sanno che un accordo, su quei temi lì, è fantascienza?

  4. Molto rapidamente. Credo che si continui, da ogni parte, a sottovalutare la portata di Grillo, anche in quest’analisi è trattato un po’ come lo scemo del villaggio elettorale. Io stesso nutrivo questo stesso convincimento, fino al giorno prima delle elezioni; quando Mentana ha mandato in onda un lungo comizio in piazza dello stesso, più uno stralcio d’intervista a una tivù spagnola, ho avuto la nettissima sensazione che avrebbe preso una miriade di voti. Ho paura che Grillo, o chi per lui che regge le fila, non sia un fuoco di paglia del momento. Ho paura che dietro la scarna ideologia – del tutto irragionevole in quanto a ambizioni – della democrazia diretta via internet e delle energie alternative e della produzione a chilometro zero, si nasconda qualcosa di molto più forte – se non un pensiero, uno stile politico che di “soft” ha soltanto la faccia, e che questo pensiero o stile incontri qualcosa che a molti italiani piace da tempo e continuerà a piacere. Quindi non so cosa sperare; che Bersani riesca a piatire un accordo col Movimento (con chi? con Grillo? con Casaleggio? Con ciascuno degli eletti? Chi è l’interlocutore? Sarebbe ora che venisse detto chiaramente) sembra a tutti l’unica via praticabile. Ma siamo sicuri di aver capito cosa sia il Movimento?

  5. @lo vetere
    Caro Daniele, se fossi in te mi augurerei un governo PD-SEL-M5S solo se tu fossi un imprenditore o un artigiano o una “partita IVA”.
    Nel caso Tu fossi uno statale, un parastatale, un docente universitario, un insegnante, un pensionato, un ricercatore, un magistrato, etc. non me lo augurerei.
    Un governo del genere potrebbe fare solo manovre d’effetto (riduzione del numero dei parlamentari, conflitto d’interesse, etc.) ininfluenti dal punto di vista economico, mentre dal punto di vista dell’economia potrebbe fare solo disastri.
    Sei disposto a scommettere con me? Dopo 30 / 40 gg. di governo PD-SEL-M5S scatterà il ricorso al Fondo Salva Stati e verremo (finalmente) commissariati, con terapie lacrime e sangue sui pensionati, dipendenti pubblici, etc. etc. e non conterà più chi ci governa.

  6. Who is Casaleggio?
    di Giuliano Guzzo

    E’ importantissimo, ma quasi sconosciuto. Una celebrità per i suoi, ma decisamente poco noto agli altri. Soprattutto è l’ideologo del partito oggi numero uno in Italia. Eppure Gianroberto Casaleggio ondeggia ancora, schivo come sempre, fra il ruolo di stregone e quello di stratega, un po’ uomo-ombra e un po’ uomo-chiave. Quando scompare, talvolta rilascia dichiarazioni o scrive, come ha fatto per esempio al Corriere della Sera; quando riappare, di solito, se ne sta invece puntualmente in silenzio. Ma chi è e, soprattutto, che cos’ha in mente questo guru della rete militante cui, bel paradosso, Wikipedia dedica meno spazio che a Topo Gigio o al Gabibbo [1]?

    Classe 1954, nato nel Canavese, prima di divenire imprenditore ed eminenza grigia della politica il Nostro era perito informatico e grande appassionato del settore. Tanto che fu tra i pionieri della rete tra la fine dei Novanta e l’inizio del Duemila, quando anche da noi, per la prima volta, «cominciavano a circolare le riunioni tra ingegneri e smanettoni che sognavano un futuro da Steve Jobs e invece si ritrovavano a Milano, in qualche teatro con sala-aperitivo, a guardarsi in faccia tra i primi blogger italiani. Casaleggio c’era, ma non si faceva vedere più di tanto, come adesso» [2].

    Esperto di rete, dunque, con incarichi fondamentali all’interno del MoVimento 5 Stelle. Basti ricordare che la sua azienda, la Casaleggio Associati s.r.l. – società con sede nel cuore di Milano, i cui clienti sono soliti pagare tariffe stratosferiche [3] – cura direttamente il blog di Grillo nonché «la rete dei Meetup, la comunicazione esterna, le strategie del Movimento 5 Stelle sulla Rete. La società è anche la casa editrice di tutte le pubblicazioni del comico genovese e gestisce buona parte dell’organizzazione dei suoi tour di spettacoli. Lo stesso Grillo riconosce che lo sviluppo e i successi del suo movimento sono dovuti in gran parte alla sinergia con l’azienda di Gianroberto Casaleggio» [4].

    Considerazioni, queste, che confermano l’anomalia di un personaggio centrale, anzi insostituibile per M5S, eppure all’apparenza solitario, enigmatico, allergico ad una visibilità lasciata volentieri all’amico Beppe, uno al quale si può rimproverare tutto ma che sul palco e con le battute ci sa fare. Per questo il co-fondatore del MoVimento 5 Stelle merita attenzione: ha plasmato una creatura politica importante, dimostrando di conoscere molto bene gli Italiani. Il punto è che sono loro, i cittadini, a conoscere poco di lui, del suo pensiero, del suo modo di intendere il cambiamento. Un vuoto a cui si può rimediare dando un’occhiata a Siamo in guerra, preparato a quattro mani con Beppe Grillo, una sorta di manifesto del grillismo.

    Il libro, scritto in modo accessibile e di facile lettura, si apre con la premessa secondo cui sarebbe in corso «una guerra totale, che coinvolge ogni aspetto della nostra vita […] i giornali stanno scomparendo, poi verrà il turno delle televisioni, seguite dai libri […] tutta l’informazione confluirà in Rete e chiunque potrà diventare prosumer, ossia al tempo stesso produttore e fruitore dell’informazione»[5]. Poche, iniziali parole che però dicono già molto del Casaleggio-Grillo pensiero, in larga parte incentrato su una sorta di liberazione dell’informazione che attualmente sarebbe controllata dal «vecchio mondo» identificato coi partiti, col controllo, col potere.

    Questo passaggio è interessante per le sue analogie col pensiero gnostico. Infatti, come il grillismo, da un lato, considera il cittadino prigioniero di un’ignoranza e di un potere corrotto dei quali sbarazzarsi per purificarsi tramite la Rete, così la gnosi, d’altro lato, ritiene ogni uomo detentore di «una scintilla divina, che però ha avuto origine nel mondo superiore, nel quale è tuttora tenuta prigioniera», con l’unica possibilità, l’unica via d’uscita di una liberazione «dai legami materiali» [6]. E cos’è la libera conoscenza della Rete invocata da Grillo e i suoi, se non una «verità a portata di click» [7] che favorisce la liberazione «dai legami materiali», rendendo l’uomo-cittadino finalmente libero di apprendere senza più limiti né ostacoli?

    Un ulteriore indizio della prossimità di una figura come quella di Casaleggio a gnosi ed esoterismo ci arriva dalle parole di Massimo Introvigne, sociologo ed esperto di religioni, a detta del quale il co-fondatore del M5S sarebbe – culturalmente parlando – un discendente di Alexandre Saint-Yves d’Alveydre (1842 – 1909), esoterista il cui pensiero, fra le altre cose, presenta «una grande critica nei confronti dei politici che sono considerati tutti dei ladri disonesti che fanno male al popolo. E c’è anche la proposta di sostituirli con una forma politica molto semplificata e brutale: solo tre ministeri, uno della politica, uno della democrazia e uno della religione che sulle rovine di tutte le vecchie religioni avrebbe dovuto edificare un nuovo culto della scienza» [8].

    Il principale e fidato collaboratore di Beppe Grillo è quindi interprete di un pensiero, strano ma vero, tutt’altro che nuovo. Esoterico e gnostico – oltre che per quanto abbiamo già ricordato poc’anzi – anche per i sistemi di controllo quasi maniacale dei propri associati, meccanismo che sovente si registra proprio nei gruppi religiosi di stampo gnostico, fondati cioè su una verità iniziatica e settaria da non contaminare [9] e, anzi, da servire senza alcuna forma di iniziativa personale che sappia di deviazione e che sarebbe pertanto oggetto di provvedimenti repressivi o di espulsione, cosa effettivamente già accaduta, come sappiamo, per alcuni componenti del MoVimento 5 Stelle ritenuti inadempienti.

    Il paradosso è che non solo il primo partito italiano, dunque, non è affatto portatore di un’ideologia nuova, ma non si configura nuovo, a ben vedere, nella sua natura. Infatti, se da un lato si pone come evidente alternativa a tutti gli altri partiti, d’altro lato – com’è stato osservato – «paradossalmente ha dovuto riprodurre, sia pure in modo nuovo, molte delle funzioni che in passato svolgevano i partiti e che oggi sono spesso gestite in modo molto insoddisfacente o abbandonate. A cominciare dalla creazione di una rete di attivisti distribuiti sul territorio, dalla selezione e dal controllo dei candidati eletti nelle istituzioni fino alla raccolta e alla trasmissione delle domande dei cittadini» [10].

    Riepilogando: il co-fondatore del M5S, movimento le cui sfumature ideologiche originali – come abbiamo visto – vanno ben oltre quelle di generico “partito di protesta” ed andrebbero quindi approfondite, propone una rielaborazione in chiave informatica della concezione gnostica dell’essere umano applicata, in questo caso, al cittadino, visto come prigioniero della corruzione planetaria e bisognoso di una liberazione che solo la Rete, in quanto forma di conoscenza decontaminata, può assicurare. Non tutti i numerosi elettori di Beppe Grillo – un anno fa uno su tre simpatizzava per lui [11], oggi quasi uno su tre lo vota – sono naturalmente tenuti a questo approfondimento (neppure a tutti gli elettori degli altri partiti sono familiari i relativi pensatori!), però c’è da scommettere che neppure tutti i militanti del M5S conoscono bene il pensiero del loro stratega. Una bella anomalia anche questa.

    giulianoguzzo.wordpress.com

    Note: [1] Cfr. Wikipedia: 200 parole alla voce «Gianroberto Casaleggio», oltre 1.000 per quella «Topo Gigio» e più di 1.300 per «Gabibbo»; [2] Rizzini M. Il boss e la spectre.it. Casaleggio guru di Grillo, un nome che sa di formaggio, una funzione che sa di tante strane cose, «Il Foglio», 2/6/2012, pag. V; [3] Cfr. Vespa B. Il Palazzo e la piazza. Crisi, consenso e protesta da Mussolini a Beppe Grillo, Mondadori, Milano 2012, p. 339; [4] Biorcio R. – Natale P. Politica a 5 stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo, Feltrinelli editore, Milano 2013, p. 24; [5] Casaleggio G. – Grillo B. Siamo in guerra. Per una nuova politica, Chiarelettere, Milano 2011, p. 3; [6] Ries J. Mito e Rito. Le costanti del sacro, Jaca Book, Milano 2008, p. 508; [7] Casaleggio G. – Grillo B. Op. cit. p. 39; [8] Introvigne M. intervistato in. Del Vigo F.M. Casaleggio techno-guru tra esoterismo e fantasy, «Il Giornale», 8/9/2012, p. 10; [9] Cfr. Crippa M. Il progetto totalitario del dottor Grillo e della sua setta, «Il Foglio», 8/11/2012, p. 3; [10] Biorcio R. – Natale P. Politica a 5 stelle. Idee, pp. 31-32; [11] Cfr. Mannheimer R. Un italiano su tre simpatizza per i grillini, «Corriere della Sera», 27/5/2012, p. 15.

    Tratto da: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2013/03/who-is-casaleggio/#more-120541

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