cropped-awe_final11.jpgdi Stefano Raimondi

[Presentiamo sei poesie tratte da Per restare fedeli, il nuovo libro di Stefano Raimondi pubblicato di recente da Transeuropa. I testi appartengono alla sezione III, intitolata Blog-out. Come informa la nota al libro, «i passi in esergo sono tratti dalle pagine  del “Manifesto”  e da “Internazionale”, del marzo-aprile 2003» (mg)].

[4 marzo 2003]

Hai ragione tu:
bisogna onorare la gioia.

E allora stammi vicino, così
fino alla penombra, al buco rosso
del passaggio colato via, per terra
vicino al mare. Tra poco saranno
le sirene a darci corde, tappi di cera
paura. Da una città all’altra si inizierà
a morire per caso. L’acqua la prenderemo
finché ci basta, finché la sete la riconosceremo
ancora, dagli occhi e dalle labbra, nei baci.

*

20 marzo 2003 3.35 ora italiana Con ‘Decapitation Storke’ inizia l’attacco americano all’Iraq. Il secondo in un decennio. Era davvero necessario? Come si sono formate le coalizioni che l’hanno determinato? E, soprattutto, quali scenari sono ipotizzabili dopo la sua conclusione? ‘La fredda guerra’ analizza in chiave geopolitica le strategie che hanno preceduto il conflitto e la politica del ‘nuovo ordine mondiale’ voluta dall’amministrazione Bush

[20 marzo 2003]

Abbiamo fatto l’amore sul treno
in mezzo a tutti, allo scoppio
delle prime bombe: era un sogno
l’amore e la tua forza serena di dirmi
addio prima del tempo, prima
che scoppiassero davvero le carezze
la galleria, la luce e le costole
si infilzassero nel tuo costato bianco
come il bianco degli occhi di quelli
stesi vicino a noi, neppure ventenni
neppure conosciuti. Sapevamo
la forza, il tocco, il morso
ma non lo scoppio. Guardami
da dove sei andata: statua di sale
bacio da trincea.

*

Pioggia di missili, la vera guerra a Baghdad. I marines attaccano dal sud. Battaglia a Bassora primi morti. Saddam sfugge al bombardamento.

[21-22 marzo 2003]

I bambini giocano a squadre, alleati
sbiancati in corsa. Resistono
da un tiro all’altro odiandosi
tra pali di lane ammonticchiate.
Si chiamano senza nomi, si aspettano
nel chiaro: si schierano, sparano,
attaccano, si uccidono, salgono
sulla bicicletta, spariscono.
L’erba rimase così
come l’hanno lasciata.
Si dice che la notte, quella notte
avesse raccontato a ogni filo
una storia di guerra
e fatto vedere bambini
sdraiati come a sognare.

*

[24 marzo 2003]

[frammento di lettera]

[…] Quando sento il bollettino di guerra non capisco se stiano parlando anche di me da quando sei andata, o di entrambi, dal nostro luogo d’abbraccio, perso per sempre. Qui i bombardamenti mi avvengono con le stesse scadenze di Baghdad: tra un allarme e l’altro si corre a vivere, a fare scorte, provviste. Bacili pieni d’acqua nera, bava di stelle mute impigliate alle grondaie. Si corre sempre, amore, per salvarsi, per tenere il pane pronto per la fame e si nascondono pleniluni sani dietro gli occhi per non spaventare i bambini. Si esce a fare scorte, sì, provviste… ma poi si ha paura… e non si è ancora tornati, tornati indietro in tempo, nei rifugi […]

*

[26 marzo 2003]

Ci sono giorni dove correre è
l’unico modo per salvarsi
altri dove è l’immobilità
e l’aria spessa del rifugio
a farci stare fermi con gli occhi
dentro a un cuore puntato
dalle sirene, per la notte.
Poche cose vicino dicono
l’angolo dove ci si siede ad aspettare
lo stesso che potrebbe non farci
vedere più da nessuno.
Si tengono a galla i topi:
uno sull’altro passano da qui.
Vedessi, amore, come sono fieri.
Hanno la tragedia negli occhi: quella
delle fogne perlustrate durante i matrimoni
che saziano le macchine e i futuri.

“Siediti qui – mi dice un bambino –
i miei giochi li ho tolti ieri dal cesto.
La mamma mi dice che presto
finirà tutto”.

Non ho saputo nulla dopo lo scoppio
dopo che mi ha lasciato con la sua trottola
che gli girava ancora tra le mani.

*

[30 marzo 2003]

Anche qui è tutto un bombardamento
una guerra guerreggiata tra cuori
scapole, polmoni, femori, caviglie.
E non si sa il nome di nessuno
la faccia di chi crepa tra le mani
e neppure di chi ci stava vicino da tempo
con la sua pigiata, ben trovata
con la notte e il suo silenzio.
Dai colpi, dagli incendi, dalle bombe
non escono che pezzi tolti alla cieca.
Amore dove sei?
I primi spari sono partiti.
La colpa incendia gli amanti
e gli armamenti. La polvere ci copre gli occhi
e il fiato è tolto come un’esplosione.
Feriti a Bassora, morti a Baghdad
e di te non so più niente. Qui
si mischia tutto. Le notti arrivano già cariche
e ferite: il sangue tra le gambe frena.

 

[Immagine: Baghdad 2003].

 

3 thoughts on “Per restare fedeli

  1. Sentimento e ragione si fondono in questi bellissimi versi, la cui intensità è (leopardianamente) sorretta da una profonda consapevolezza filosofica.

  2. ritrovo in questi versi bellissimi nuovamente la “città dell’orto” di Stefano ma in spazi sempre più ristretti, drammaticamente colloquiali con la Storia e con la storia personale in un respiro con la Prima affannato, pauroso con la seconda inizialmente franto e poi di perdono, dove Stefano rompe ne rompe il fiato.
    Andrea De Alberti

  3. Leggo nel primo commento al post un riferimento a Leopardi… Ecco, a me viene in mente che la “naturalezza” è cosa rara nella poesia. Grazie. Sono molto belle.
    Daniele

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