di Antonio Tricomi
[Esce in questi giorni il nuovo libro di poesia di Antonio Tricomi, Anni venti, con il quale Arcipelago Itaca Edizioni inaugura la nuova collana Talweg, diretta da Renata Morresi e Danilo Mandolini. Proponiamo un testo della raccolta].
Per banale convenienza
I
Avanguardie o calche di formiche,
ai primi caldi ancora incerti,
vengono e vanno sulle pareti
del lavatoio o sulle vesciche
che in terra – nei pressi dello scolo
per l’acqua piovana o delle soglie
d’ingresso in cucina o sotto foglie
a volte portate, morte, dall’ostro –
sembra le stagioni abbiano inferto
col sole, col gelo al pavimento,
un filo scorticato, qua e là,
se non per incuria, per vetustà.
In uno spazio – sempre il terrazzo –
non ingente, ma che il loro sguardo
non credo possa cingere intero,
tali folle d’ambulanti le vedo
dare scacco perciò all’infinito
trovando costrutto in traiettorie,
in faticate imprese motorie
soltanto paghe del proprio ordito.
Di un’agita sapienza liminare
su quant’è in premessa alla salvezza
di ogni specie: la sopravvivenza
di ecosistemi da abitare.
II
Mi distraggo da tanto tribolare,
mi appassiono al nostro ineguale
vagolare tra ansie di profitto
e commiserazioni dell’abisso.
Sbircio, a ridosso del mio cielo,
colate su colate di cemento
e sopra il mare, all’orizzonte,
i fantasmi di due piattaforme.
Studio l’ipermercato sotto casa,
oppresso da colonie di vetture,
stracolmo di foghe e di premure
per liste, corse di desiderata.
Confinante giace una pineta
anno dopo anno impoverita
dal selciato, che a bave cammina
su radici rimestate, sull’erba.
Quello che fa l’aria a tratti spessa –
pur se, di questi tempi, uno pensa:
rifiuti che rilasciano vapore –
è fumo dai comignoli in funzione.
O brusio che sale dalla strada
e su su si smorza in una cappa
coi sentori d’un malinteso eterno:
un rovistare che diventa sterpo.
III
Avessimo l’identica saggezza
minimale, noi stolidi umani,
di certi insetti. Senza ideali
e, per meta, appena l’esistenza.
Nulla a consolarci, indiarci.
Convinti che, se in troppi segnata
hanno la sorte, invece beata
per pochi (o anche meno) ben nati,
in un incastro di sperequazioni
cui mal si adattano paragoni,
allora banalmente converrebbe,
alla massima parte della gente,
l’eguaglianza formale, sostanziale:
il socialismo contro la barbarie.
Né giova a chicchessia, se ha averi
tanto più, che il globo si squaderni.
Sembra chieder nulla all’emozione
questo consegnarsi all’interesse
quale solo credibile movente
di pur vaghi afflati di ragione.
Ma contrindicazione di ogni fede
detti il bene – la storia ce l’insegna –
è l’assolutoria falsa coscienza
di chi non all’uomo: ai dogmi crede.