[E’ da poco uscito Discorso a due di Luciano Neri per le edizioni de L’arcolaio. Qui una scelta di testi].
La franchezza espone – sino alla ferita
(E. Lévinas)
L’innamorato in preda alla loquela (…) manipola la sua ferita d’amore
(R. Barthes)
1.
Può sembrare l’anestesia
di un moribondo questa lista
del dispendio d’amore.
All’ora di cena il volto
sparecchiato dalla fame
e la carne messa a cuocere
al fuoco lento della perdita –
senza nutrimento
quell’andatura senza peso
dalle ombre che emana
dimentica i resti dei morti
in bocca ai vivi –
invece è la vita di uno
trasformato dal presente
del passato, si è estinta
e ha ritrovato l’infanzia
al giudizio mortale del caso –
senza giudicare
2.
L’immagine di chi si ama
all’istante è un quadro
senza cornice, situazione
reale, ambiente senza
figure né protezioni,
una folla intorno
i rumori quotidiani
un gesto, un sorriso,
un’inflessione
il mistero si spalanca
all’improvviso
come sorpresa unica
e l’amata diventa il quadro
3.
Le ha chiesto di entrare
e lei è entrata
in punta di piedi
senza clamore
ne andava fiero
lui invece chiassoso
il cuore gli si
stringeva al cuore
della grande ombra
ogni giorno morente
il cuore e se stesso
ancora una volta
a un calore diffuso
di abbracci
si tenevano stretti
nemici
4.
Prima di entrare subito non ha parlato
non ha parlato neanche dopo
e neppure alla fine e dopo ancora
si intravedeva un paesaggio spianato –
l’amore non è di questa terra
era un motto per entrare nello specchio
magico di una bellezza diafana
la chiave incustodita nel mistero
quello che avrebbe potuto dire
5.
Era senza dimora fissa
quando le ha chiesto di entrare
curioso e insaziabile.
Prima le ha chiesto di esitare.
Perché l’incontro fosse vero
le ha chiesto delle prove.
Era passato un anno
da quella prima esitazione
e alla fine le prove erano
solo le prove da superare.
Chiedevano evidenza
a un fantasma – a più di uno –
il seno e le labbra erano
attraenti
e un attimo dopo invisibili
6.
Gli amanti sono forme
di quando coincidono i sogni ai racconti
sopravvivono a ogni dolore profondo
delle loro paralisi di maschere
per potersi narrare
e nell’intimo ricordo che dovrebbero tacere
i sogni divenuti racconti si vegliano
e si confondono come il malato
che riceve l’ultima persona
che riconosce
al suo capezzale c’è uno specchio
in mezzo alle loro parole più limpido
della vita e la morte si discosta
nella sua prole superba e perduta
e non si sa più chi parla e chi ascolta,
se il racconto o il sogno
7.
Siamo stati come quegli amanti
che si riscoprono mesi dopo
in un vicolo cieco
come serpenti
che hanno mutato pelle,
vicini a una tana pronti
a entrare sottoterra
con in mano rami
e giacigli e una torcia
fissa nell’angolo buio
e ferito –
più premurosi di allora
in un cortile interno
in un giardino come quelli
senza una trama
da farsi perdonare
ci siamo annusati
senza paura di seguire
l’altro per annullarci
nel corpo che cede
a un altro volere
[Immagine: Opera di Henrik Uldalen, Foto © di Ian Cox].