di Adelelmo Ruggieri
[Adelelmo Ruggieri è un poeta purissimo che da un po’ ha preso a pubblicare anche libri di prosa, ultimo dei quali Subito o domani. Non è la stessa cosa, appena uscito per Italic Pequod. Un poeta sempre intenso e lievemente inceppato, titubante. Lo è al telefono, lo è quando scrive sulla scrittura degli altri, lo è quando parla dei luoghi in cui viaggia.
Una scrittura cordiale, senza agonismo. I suoi libri non hanno alcuna smania di essere letti. Adelelmo non fa parte di nessuna cordata, è smarrito nel mondo e anche dentro se stesso. Uno smarrimento quieto, a bassa voce. Uno smarrimento che conviene seguire. Adelelmo Ruggieri è un maestro senza precetti. Non vuole orientare il tuo sguardo da nessuna parte. In questo libro ti dice dove si trova, dov’è andato, dove sta andando. Dice di un andare e di un tornare, di un passare in un punta di piedi davanti a un quadro o sulla foce di un fiume. C’è il piacere di seguirlo, di stargli a fianco, proprio perché non te lo chiede. La sua scrittura se ne sta sola al mondo, sola e spaiata come tutti i luoghi e tutte le creature. Una scrittura mitemente sgretolata, minuta, precisa, eppure sempre accogliente, spaziosa. Eccone un estratto (fa)].
Il fatto è presto detto: cercavo un epilogo, e dentro l’epilogo cercavo il titolo. Per nove mesi, quanto doveva durare nelle mie intenzioni, ma non è fatto di sole intenzioni un viaggio, né, tanto meno, un libro, il titolo è stato Adriatica. Poi i nove mesi sono passati, e ne sono passati altri tre, un anno esatto. Ma il nome non era più Adriatica. Cambiava ogni giorno di questi tre mesi che intanto passavano. E allora mi sono messo a cercare un titolo che fosse appeso al filo dell’ultima riga.
Anche oggi l’umore non è un granché, ma è sabato, ma è agosto, e la vacanza d’agosto non è finita, manca poco, e tre ore tocca uscire. E allora sono uscito. E è venuto, senza pensarci tanto su, il posto dove andare. E il fatto, come sopra, è presto detto: ci sono tre fiumi che bagnano il fermano, e ne individuano lo spazio. A nord c’è il Tenna, in mezzo l’Ete Vivo, a sud l’Aso. Una manciata di chilometri divide le tre foci, una ventina, trenta minuti, se l’Adriatica non è intasata. Ecco, voglio vedere le tre foci. Non le ho viste mai tutte e tre insieme, una di seguito all’altra, in fila indiana. Si tratta di tre foci semplici, a un solo ramo.
La prima è stata quella del Tenna. La bocca della foce saranno stati trecento metri, quattrocento, forse di meno, non di più. Uno spesso cordone di ghiaie, largo almeno tre metri, separava il fiume dal mare. A nord c’è una scogliera a pettine. Lo sbocco nel mare era proprio lì, tra la scogliera e il cordone, e sarà stato non più di un metro. C’erano tante persone sul cordone, chi a pescare, chi a prendere il sole, chi a camminare, un via vai, e poi c’erano gli ambulanti, ne ho visti passare non meno di dieci. Toglievano le scarpe e superavano il piccolo sbocco. All’inizio non capivo, ma era semplice: quel cordone di ghiaie era il percorso più breve fra la spiaggia a sud della foce e la spiaggia a nord della foce.
La seconda foce, quella dell’Ete Vivo, in linea d’aria saranno dieci chilometri. La bocca della foce un centinaio di metri. Qui non c’era il cordone di ghiaie, ma una spiaggia di sassi e di rena conformava l’alveo nel suo ultimo tratto. E anche qui lo sbocco del fiume non occupava per intero la bocca della foce, saranno stati una ventina di metri. Anche qui c’erano delle persone, ma meno. La foce, a nord, è limitata dal muro paranoie del porto, a sud da una scogliera a pettine. C’erano un po’ di pescatori e due donne sulla scogliera. C’era un bambino che pescava con la retina sulla spiaggia che dava forma alla foce. E anche qui si ripete la scena degli ambulanti, ma il guado stavolta non è un metro, ma venti volte tanto. È che tra il fiume e il mare, in quei venti metri di sbarco, un rialzo del fondo permetteva un facile guado, e allora potevano passare lì, bagnandosi fino alle caviglie e non di più. E anche il bambino con la retina è passato lì, per raggiungere la madre sulla scogliera, che già lo chiamava da venti minuti. Mentre andavo via è arrivato un giovane pescatore. Tutto preso da stupore mi guarda, e poi mi dice che non aveva visto mai pescare lì (con il bambino, sulla spiaggia che dava forma alla foce, c’erano altri due pescatori), lui avrebbe fatto tutto il muro paraonde, e non restava tanto, solo due lanci.
La terza foce dista dalla seconda saranno, anche questi, dieci chilometri. Qui la bocca della foce era duecento metri, forse qualcosa di più. E anche qui, come nella prima, uno spesso cordone di ghiaie divideva il mare dal fiume, e un piccolo passaggio di due metri era lo sbocco, a sud, contro la scogliera. Qui le persone erano di meno della prima foce, ma un po’ di più della seconda. C’erano anche, acquartierati per la notte sulla foce, una decina di viaggiatori in camper; stavano preparando le braci per la cena. I pescatori erano cinque. Due sul cordone di ghiaia. Tre sulla scogliera a sud. Di questi tre, due erano giovani e uno era anziano. Ho chiesto all’anziano se la foce è sempre così, con il cordone di ghiaie che la divide dal mare. Pensavo fosse del posto, ma non era di qui, stava qui per la vacanza d’agosto.
* * *
Stasera in piazza c’è l’ultimo mercatino d’agosto. Ormai è una tradizione. Poi l’estate continua ancora, ma l’estate dei festeggiamenti alla diva estate, per non pochi in città così finisce. E anche per me a questa maniera finisce.
Sto facendo la ripida costa del Brunforte, poi comincia la lunga passeggiata in salita (lieve) della Strada Nuova, che termina su in alto al piazzale dei pullman, poi viene l’arco, poi c’è la piazza.
Molte persone stanno salendo; molte le macchine che stanno arrivando; due giovani spingono veloci due carrozzine; una ragazza chiede all’amica che hanno fatto ieri sera, e l’amica le risponde: C’era l’ultimo evento, presentavamo una bibita energizzante.
Singolare vettore di senso è toccato, in qualche decennio, a questa parola, evento: dalla concezione dell’essere alla presentazione dell’ultima bibita energizzante, però! Però, a pensarci sopra, però, un qualche rapporto, e anche strettissimo, fra essere e energia esiste, eccome se esiste. Eccomi arrivato. Ecco la fermata dei pullman. Ecco l’arco. Ecco la piazza. C’è una grande animazione.
Il Polo museale è aperto. Contiene dipinti di altissimo riguardo. Ci sono anche Andrea Da Bologna (con le sue carpenterie impagabili) e Francescuccio di Cecco Ghissi, con il suo fare un poco anchilosato e meccanico, come ebbe a definirlo Zeri (il fare di Francescuccio). Chissà, non ricordo. È tanto che non vado. Devo andare.
[Immagine: Tullio Pericoli, Paesaggio (particolare) (mg)].
Complimenti per il blog, molto ben curato!
Vi lascio l’indirizzo del mio
http://arghiroculture.blogspot.it/
Se vi fa piacere dare un’occhiata ^^