di Fernando Pessoa (traduzione e nota di Luca Vaglio)

 

 

 

Fado della censura

 

 

In questo campo della Politica

Dove la Guardia ci trattiene,

Parlo, e risponde la Censura;

Guardo, ma non vedo bene.

 

C’è un campo fangoso

Dove cresce il bestiame;

Ma, nell’aria più elevata,

Nelle sfere del pensiero,

Aleggia una polvere grigia,

Una polvere chiamata Critica.

L’Idea diventa rachitica

Solo per il fatto di respirare sempre.

Ecco perché l’aria è così cattiva

In questo campo della Politica.

 

A volte, in questa pianura,

Se il vento soffia da Nord,

La polvere diventa più fitta,

E allora si chiama Censura.

È una polvere più densa,

Lo si percepisce molto bene,

E l’Idea, colpita, ha quasi

L’impressione di una botta,

Come quelle che dà la polizia

Dove la Guardia ci trattiene.

 

La polvere sembra piovere,

Fluttua in tutte le direzioni,

Riempie la bocca e le orecchie,

Ormai nessuno parla o sente,

Se la mia bocca si muove,

Non appena si apre

La riempie questa sabbia scura.

Ingoio soltanto e mi sento deglutire.

È una conversazione silenziosa.

Parlo, e risponde la Censura.

 

Allora mi si avvicina qualcuno,

Di quelli che possono aprire bocca,

infuriato, mi tocca sul braccio,

E dice, “Non vedi la strada?

Il tuo dovere quotidiano

Di patriota sta lì”.

Vedi la strada e non vieni?!”.

Per questa ragione, che sfortuna!

Se la polvere mi è finita negli occhi,

Guardo, ma non vedo bene.

 

* * *

Fado da censura

 

Neste campo da Política
Onde a Guarda nos mantém,
Falo, responde a Censura;
Olho, mas não vejo bem.

 

Há um campo lamacento
Onde se dá bem o gado;
Mas, no ar mais elevado,
Na altura do pensamento,
Paira um certo pó cinzento,
Um pó que se chama Crítica.
A Ideia fica raquítica
Só de sempre o respirar.
Por isso é tão mau o ar
Neste campo da Política.

 

Às vezes, nesta planura,
Se o vento sopra do Norte,
O pó torna-se mais forte,
E chama-se então Censura.
É um pó de mais grossura,
Sente-se já muito bem,
E a Ideia, batida, tem
Uma impressão de pancada,
Como a que dão numa esquadra
Onde a Guarda nos mantém.

 

O pó parece que chove,
Paira em todos os sentidos,
Enche bocas e ouvidos,
Já ninguém fala nem ouve.
Se a minha boca se move,
Logo à primeira abertura
A enche esta areia escura.
Só trago e me oiço tragar.
É uma conversa a calar.
Falo, responde a Censura.

 

Vem então qualquer vizinho,
Dos que podem abrir boca;
No braço, irado, me toca,
E diz, «Não vê o caminho?
O seu dever comezinho
De patriota aí tem.
Vê o caminho e não vem?!»
Para isso, bolas aos molhos!
Se este pó me entrou prós olhos,
Olho, mas não vejo bem.

 

*

Nota

di Luca Vaglio

 

Nella vasta e multiforme opera letteraria di Fernando Pessoa Fado della censura occupa un posto senza dubbio peculiare e a modo suo unico. Si tratta, infatti, di un testo che richiama le forme della  poesia popolare, spesso affidata a una trasmissione orale, e gli stilemi dei canti politici e di protesta, che hanno segnato la storia del fado, in particolare verso la fine dell’Ottocento e nelle prime due decadi del Novecento. La poesia propone lo schema usato in composizioni tradizionali denominate décimas, in cui a una quartina che definisce il tema del testo seguono quattro strofe di dieci versi, ciascuna delle quali si chiude con un verso della quartina iniziale. Fado della censura è stato pubblicato per la prima volta nel 2006 e non risulta che sia mai stato cantato o musicato, sebbene il suo andamento ritmico e la costruzione sviluppata mediante una serie di giochi di parole e doppi sensi rendano il suo testo idoneo a un’esecuzione performativa.

 

La poesia, scritta nel 1927, è di poco successiva al colpo di stato del 28 maggio del 1926 con il quale in Portogallo venne instaurata la Dittatura Militare. Si tratta di una sferzante rappresentazione satirica dei limiti alla liberta di espressione che a partire da quel periodo segnarono la vita pubblica del paese e che, per certi versi, prefigura la censura che Pessoa stesso subì alcuni anni dopo, nel 1935, in seguito alla pubblicazione, il 4 febbraio di quell’anno sul Diario de Lisboa, di un articolo contro il disegno di legge che proibiva le società segrete. In un primo tempo l’opera era stata intitolata Canzone di Bristol, prendendo spunto dal nome di un locale notturno fatto chiudere dai militari. È singolare che nello stesso anno Pessoa abbia scritto anche il pamphlet Interregno, di fatto ripudiato nella nota biografica 1935, che sembra contenere una difesa della Dittatura Militare. La contraddizione, però, è soltanto apparente, o quantomeno parziale, poiché, come evidenziano le poesie antisalazariste del 1935 e i suoi numerosi scritti fortemente critici nei confronti del fascismo, Pessoa non appoggiò mai governi e forme di stato di stampo autoritario. In realtà, in Interregno, senza sostenere esplicitamente le singole azioni del regime, si confida che il governo provvisorio dei militari riporti un po’ di tranquillità nella vita pubblica portoghese, tormentata negli anni precedenti dalle lotte tra monarchici e repubblicani, e contribuisca a consolidare un’idea possibile di identità nazionale, di cui, secondo Pessoa, il Portogallo difettava, essendo provvisto, invece, anche in virtù della sua storia, di una coscienza imperiale.

*

Bibliografia

Fernando Pessoa, Sul fascismo, la dittatura militare e Salazar, a cura di José Barreto, edizione italiana a cura di Vincenzo Russo, Quodlibet, 2022.

José Barreto, A poesia politica de Fernando Pessoa, Revista do Núcleo de Estudos de Literatura Portuguesa e Africana da UFF, Vol. 7, n° 14, 1° sem., abril 2015, pp, 189-209.

Armando Nascimento Rosa, Fado da Censura de Fernando Pessoa: exemplo raro de poema de intervenção política destinado ao canto, Revista Internacional em Lingua Portuguesa, n° 37, 2020: Artes e Musica, pp. 115-125.

Fernando Pessoa, Poesia 1931-1935 e não datada, M. Parreira da Silva, Ana M. Freitas e Madalena Dine, Assírio & Alvim, 2006.

José Barreto, Mussolini é um louco: uma entrevista desconhecida de Fernando Pessoa com um antifascista italiano, Pessoa Plural, n. 1, 2012a, pp. 225-252.

José Barreto, A publicação de O Interregno no contexto político de 1927-1928, Pessoa Plural, n. 2, 2012b, pp. 174-207.

 

 

[Immagine: Maria José de Lancastre, Fernando Pessoa, immagini della sua vita, Adelphi, 1988. Fernando Pessoa ritratto in una via del quartiere del Chiado a Lisbona con l’amico Augusto Ferreira Gomes].

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