cropped-GettyImages-4836607621.jpgdi Valerio Magrelli

[Oggi inauguriamo Gesti sportivi, una nuova rubrica di «Le parole e le cose». Abbiamo chiesto ad alcuni scrittori di commentare il gesto di un atleta in uno sport qualsiasi. L’unica contrainte è che il gesto sia archiviato su Youtube, cioè che il pezzo contenga il video in cui si mostra ciò che lo scrivente ha commentato o sta per commentare. Non ci sono altre regole: si può scrivere quello che si vuole, come si vuole, per la lunghezza che si vuole; il gesto può essere un gol, un canestro, un punto, ma anche un movimento, una finta, un’esultanza, una postura – o, come in questo caso, un gesto clamorosamente antisportivo].

La proposta di «Le parole e le cose» mi ha fatto subito piombare all’interno di quell’enciclopedia sportiva che ognuno di noi porta con sé. Colpi di tacco, grandi volé tennistiche, veroniche dei sommi matador e così via. Eppure, ignorando tanti tesori visivi, mi sono arrestato davanti una notizia “audio” che mi ha lasciato letteralmente sbalordito.

Il fatto, anzi il fattaccio è avvenuto ad agosto, durante l’incontro fra Nick Kyrgios e Stan Wawrinka, al secondo turno del “1000” di Montreal. Siamo nel primo game del secondo set. Il ventenne di Camberra sta servendo in vantaggio per 40-0, ma sembra nervoso: infatti, dopo avere sprecato un set-point, ha appena perso il tie-break del primo parziale per 10 punti a 8. Il tutto, mentre l’avversario si è lamentato per la fretta con cui si sposta tra un punto e l’altro. E’ così che all’improvviso, mentre il cameraman lo inquadra, l’australiano esclama: “Comunque mi dispiace dirti che Kokkinakis è andato a letto con la tua ragazza”. Wawrinka non sente, e il match prosegue regolarmente fino a metà del terzo set, quando lo svizzero si ritira per un problema alla schiena.

E’ Tutto. Adesso, lasciando stare il resto della storia, che cosa ci dice l’aneddoto? Nulla di nuovo, pensando a quanto accade nel calcio: basti ricordare l’insulto di Materazzi e al successivo “colpo di testa” di Zidane. Ma finora, negli stadi, si è (quasi) sempre assistito a insulti generici, come i cori razzisti o le classiche insinuazioni sulle donne di famiglia. Insomma, resti del paleolitico. Qui, invece, troviamo ben due novità. Innanzitutto il teatro dell’azione è rappresentato da uno sport elitario come il tennis, inesorabilmente plebeizzatosi con l’allargamento del pubblico – plebeizzazione che riguarda ovviamente tanto gli spettatori quanto, soprattutto, i giocatori. Ah, signora mia, direbbe Arbasino…

Più interessante, però, il secondo elemento, ossia l’introduzione di una guerra psicologica ad personam e senza esclusione di colpi. Anche qui il football, come sport di squadra, avrebbe molto da insegnarci, e lo dimostrano gli striscioni che talvolta colpiscono gli atleti sul piano personale (vedi gli ormai leggendari copertoni di Schillaci). Tuttavia, in una sfida a due, in un vero duello, un’offesa talmente tagliente resta probabilmente con pochi precedenti. Che il tennis fosse un esercizio psichico, un setting analitico, una seduta di autocoscienza, lo sa chiunque abbia provato a giocarlo. Kyrgios, però, ha compiuto un deciso passo avanti: così, alla plebeizzazione di questa disciplina, fa seguito adesso la sua “paleizzazione”.

Il neologismo viene dal Palio di Siena, l’unica attività ludica al mondo (oltre alla politica italiana) dove ogni infamia è lecita, dove non vige alcuna forma di sanzione, dove l’inganno fa tutt’uno col gioco. Lo so, esistono anche il Vale tudo brasiliano, il Calcio Storico fiorentino o il Free Fight anglosassone, ma insomma: ci siamo capiti. Qui non si tratta di colpi proibiti, bensì di lotta a tutto campo, fatta di ingiurie e oltraggi, provocazioni e affronti. In un futuro simile, l’atleta dovrà ingaggiare un detective privato, per scoprire il tallone d’Achille del suo avversario. Un tempo si parlava di scheletri nell’armadio. Da oggi, con buona pace della privacy, toccherà a quelli negli spogliatoi.

[Immagine: Nick Kyrgios].

8 thoughts on “Gesti sportivi /1

  1. Piacevole, ammicante, democraticamente e non arbasinianamente snob (“Insomma, resti del paleolitico”). Il tutto su una cazzata. Le parole senza le cose. O le parole al posto delle cose (che contano). Viva la nuova rubrica! Viva la nuova letteratura!

  2. @ LPLC

    Grazie. Ma io non sono un atleta né mi occupo di gesti sportivi. E continuo a stupirmi che persone serie possano farlo. Avvisatemi quando metterete su una rubrica sulle gesta dei nostri politici, mafiosi, intellettuali tromboni, ecc.

  3. Però, se posso permettermi, il gesto mi sembra molto più interessante del poco che ne dice l’intervento.

  4. Che qualche esperto di Palio mi coregga se sbaglio, ma l’idea che esso sia una gara dove “vale tudo” non mi sembra coglierne lo spirito.
    Rispetto al fair play degli sport moderni questa corsa premoderna ha certo un’idea di lecito e non assai meno rigida (i fantini si possono colpire col nerbo, gli accordi a suon di denaro per ostacolare una contrada rivale sono permessi), ma si tratta di tutt’altro che di un’assenza di regole. Semmai precisamente del contrario: persino gli atti poco specchiati (come i succitati) o quelli “violenti” (l’aggressività verbale contro i rivali – anche se capita che si trascenda dalle mere parole -) sono rigorosamente codificati (in canti, feste a tono goliardico), in altre parole ritualizzati.

    A dimostrazione di ciò: nel Palio del 2 di luglio di quest’anno il fantino del Valdimontone ha disarcionato con placcaggio in buono stile rugby il fantino rivale del Nicchio. Solo che non si può fare e il fantino è stato squalificato.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/07/03/news/palio_di_siena_sospeso_il_fantino_veleno_ii-118294077/

  5. Il gesto è interessante invece. Forse bisogna essere appassionati di tennis per coglierne a fondo la portata. Il campo da tennis è un luogo fatto di silenzi e di pochissime parole. Ogni sillaba pronunciata conta. Oggi, grazie alla tecnologia, una frase detta a mezza voce come quella di Kyrgios, viene amplificata in mondovisione (tra l’altro la traduzione esatta dallo slang australiano è ancora più cruda: “si è scopato la tua ragazza”), alzando di colpo l’asticella della violenza verbale di cui, un tempo, John McEnroe era il re. Chissà se David Foster Wallace, già autore di diversi articoli sul tennis, ci avrebbe scritto su qualcosa. Purtroppo non lo sapremo mai. Nel frattempo, però, aspetto che il calendario tennistico rimetta di fronte Wawrinka e Kyrgios per vedere come i gesti sportivi risponderanno alle parole antisportive.

  6. Ritengo ciò che scrive Magrelli, con la solita chiarezza analitica, una lezione (sapientemente “occultata”) di etica: viviamo, oramai, in un mondo con molte connessioni “omeriche”, dove l’estrema competitività distrugge ogni dignità umana, dove l’eroe usa ogni “inganno”, ogni “violenza”, al fine di ottenere la “vittoria”. La differenza? L’eroe “omerico” vince, senza regole, in nome della «demou femi» (comunità); l'”eroe” tardo-moderno, in nome del denaro e del successo individuale. Questo aneddoto, che sembra buttato lì, inoffensivo, centra il nucleo della società moderna, della vita trendy, dello star system. Spunto di riflessione importante.

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