di Federico Italiano

 

[Esce oggi per Guanda Godzilla e altre poesie, il nuovo libro di Federico Italiano. Proponiamo tre testi in anteprima].

 

MONSTERA

 

 

Tra l’armadio e il sofà, radici lunghe

metri cercano il senso minerale

di una vita in penombra,

l’ossigeno di gioie, il vapore acqueo

dei biasimi che pervade la sala

foresta succedanea

per la nostra Monstera.

 

Tentacoli di un dio arboreo scendono

verso il parquet

cablano il battiscopa

come un incubo biomeccanico

e quando spuntano da sotto il canapè

le riannodiamo presto dentro il buio

che si estende dietro le nuche.

 

Silenziose, resistono alle piccole

frane nel cuore della notte, all’algebra

del mattino. Ce ne dimentichiamo

spesso, eppure quelle radici regolano

l’umidità dei litigi

e del nostro desiderio –

noi siamo loro, non possiamo reciderle.

 

CORO MATTUTINO

 

C’è un momento tra il mattino e la notte

in cui non senti macchine passare,

né una voce, né tacchi, non un’eco, non si ode

nulla d’umano e lo spazio tra le case e gli alberi

appartiene soltanto a loro – merli

cornacchie, capinere, cinciallegre,

parrocchetti e gabbiani, i loro appelli

le loro lamentele, un greve coro

mattutino di becchi dodecafonici,

stridulo, irato, spaventoso – finché non senti

una moto, no, un taxi scivolare timidamente

accanto al marciapiede, poi pneumatici

squittire contro il cordolo –

e per un attimo ti credi in salvo.

 

 

GHAZAL DEL RESIDUO

 

 

Una squama, una scaglia, un petalo – siamo residui,

materia oscura, oscuro velo, siamo residui.

 

Siamo i superstiti, briciole di matzah sul parquet,

seme evaporato sul lenzuolo, siamo i residui

 

della sete, oncia d’acqua tiepida nella caraffa

mai servita, svuotata nel lavello, siamo residui

 

di pelle e peli sulle piastrelle del bagno, polvere dietro

l’armadio, lanugine ombelicale, siamo residui

 

siamo piume di fagiano sul campo di colza in inverno,

silenziosi rimasugli del terrore, siamo i residui

 

di un fanale rosso, sbrodolato nel buio della brughiera,

macchia di sangue prima che il sole cali, siamo i residui

 

di una combustione, girasoli secchi e neri

tra la gramigna paralizzata da brina e sale, siamo residui

 

spoglie di un poltergeist, denti di spettro e peli di cane

sparpagliati lungo i filari, tra la terra e il sole, siamo i residui

 

dei nostri tradimenti, else di spade nel fango, scheletri

nei ghiacci, fragranze di sesso sul polpastrello, siamo i residui

 

di mille battaglie, le invisibili mura di Azincourt, navi

achee delle nostre gelosie, siamo farfalle, siamo i residui

 

appiccicosi del miele, alveari abbandonati, memoria

di polline ed esagoni, di aculei e ali, siamo residui

 

siamo gli ultimi – squame, scaglie, petali.

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